“Velo d’acqua”, le opere di Beatrice Pediconi ed Ennio Tamburi da Sabato 13 allo spazio ETworks Studio (via dei Marsi 41, Roma)

redazione

Sabato 13 dicembre 2025 alle ore 18:00 inaugura la mostra Velo d’acqua con le opere di Beatrice Pediconi ed Ennio Tamburi a cura di Roberto Lacarbonara, nello spazio espositivo ETworks Studio, via dei Marsi 41, Roma (quartiere San Lorenzo).

Ciò che passa, ciò che scorre nelle opere di Pediconi e di Tamburi ha la minima consistenza, quella dell’acqua, della luce, dell’aria, insomma di cose così, eteree e fragili. Eppure questa esilità di immagini incorporee resiste con tenacia, ha una pelle che si aggrappa alla carta per via di trasparenze, fibra su fibra, adagiandosi come un velo di seta, come vapore, come la rugiada.

Beatrice Pediconi. Untitled small #18, 2019. Emulsion lift on watercolour paper, 66 x 50 cm, with frame and glass, 75 x 60 cm.
Beatrice Pediconi. Untitled small #11, 2019. Emulsion lift on watercolour paper, 66 x 50 cm, with frame and glass, 75 x 60 cm

L’amicizia che segnò i due artisti è tutt’uno con le intenzioni plastiche: per entrambi la pittura è una forma di discreta aderenza alla realtà, un linguaggio che privilegia l’evocazione alla visione diretta ed esplicita.

“La mia direzione – annotava Tamburi nel 2018 – è verso forme geometriche non finite, fluide, con la materia liquida dei colori lasciata libera di correre: io creo degli argini sulla carta, ma mi piace anche che le forme passino comunque, sfaldandosi. C’è in questo, credo, un nuovo senso drammatico che è entrato nella mia vita: in effetti, l’acqua è anche qualcosa che sfugge. Come il tempo”.
Ennio Tamburi. Marrakesch #1, 2014. Tempera su carta Nepal. 64,5 x 93,5 cm

Nelle sue opere in mostra, il tempo è un sedimento, scorre nella lenta stratificazione di fasce cromatiche azzurre o magenta, allineate a formare architetture incerte, aeree, leggerissime.

Ennio Tamburi. Senza Titolo, 1963. Gouaches su carta 50 x 70 cm

Come già in qualche gouache degli anni Sessanta, la resa atmosferica del colore è affidata a velature liquide e luminose, talvolta a qualche segno svirgolato che punteggia lo spazio con ritmiche presenze. Con gli anni, la stesura della tempera sulle sottili carte nepalesi ha conferito all’opera quella fluidità cercata, meditata e calibrata che l’artista rintraccia nell’equilibrio tra i segni e i vuoti, tra l’ordine delle forme e il loro dissolversi.

Beatrice Pediconi. Parliamo di Fiori #2, 2022. Acrylic and polaroid emulsion on canvas,  51 x 41 cm.
Beatrice Pediconi. Parliamo di Fiori #1, 2022. Acrylic and polaroid emulsion on canvas, 51 x 41 cm.

Questa idea di operare sul limite della sostanza, sullo sfaldarsi dei contorni, delle forme e dei supporti, caratterizza anche la pratica di Pediconi, affidando all’imprevedibile mutabilità dell’acqua il controllo sulla forma, il privilegio dell’ultima parola.

La pellicola pittorica, che si addensa sulle carte o sulle tele, proviene dal recupero dei filamenti di emulsione di vecchie polaroid [emulsion lift]; il pigmento è immerso in vasche piene d’acqua e qui raccolto, deposto e trasferito sul supporto: una tecnica che riversa il medium fotografico in quello del disegno, in un processo insieme alchemico e mentale.

Beatrice Pediconi. Parliamo di Fiori #5, 2022. Acrylic and polaroid emulsion on canvas, 51 x 41 cm.
Beatrice Pediconi. Parliamo di Fiori #2, 2022. Acrylic and polaroid emulsion on canvas, 51 x 41 cm.

Dalla casualità di movimenti e galleggiamenti, e dal tentativo di controllare e disporre su di una superficie piana questo esiguo velo pittorico, nascono corpi disincarnati di luce e di colore, memoria dei tonalismi di Pontormo e di Tiziano, evanescenti come petali di fiori e specchi d’acqua di Monet.

“Parliamo di fiori” – il titolo delle tele – declina il verbo al noi, si apre al colloquio, riporta in queste immagini il dialogo ininterrotto con l’amico, con l’artista, soffermando la caducità dell’esistenza – di un fiore, di un vivente – nella sua traccia lieve, residuale, che resta ben impressa in ogni opera.

Note biografiche
Beatrice Pediconi (Roma, 1972; vive e opera tra Roma e New York) è un’artista visiva la cui pratica
interdisciplinare include disegno, fotografia, pittura, video e installazione. Ha conseguito la laurea in Architettura presso l’Università La Sapienza di Roma nel 1999. Nel 1995 ha vinto una borsa di studio Erasmus a Parigi presso l’Università della Villette, dove ha studiato pittura e storia dell’arte. Ha ricevuto una borsa di studio per artisti in residenza a Djerassi (CA, NY) nel 2019, Yaddo (NY, USA) nel 2018 e la Lucid Art Foundation Artist residency nel 2010 (CA). Nel 2008 ha vinto la VII Biennale d’Arte Sperimentale di San Pietroburgo, in Russia, e ha ricevuto il premio speciale Videoinsight 2015 per artisti italiani. Le sue opere sono state esposte in mostre internazionali come: Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea, Roma 2023; Central Brooklyn Public Library, NY 2020; Noorderlicht International Photography Festival, Groningen, Paesi Bassi 2017; Palazzo della Triennale, Milano 2016; VII-Real Time video Biennial, Reykjavik, Islanda 2015; Les Rencontres d’Arles, Francia 2015; Frances Lehman Loeb Art Center, Vassar, NY 2013. Il suo lavoro è presente in collezioni pubbliche e private, tra cui il Parrish Art Museum di New York, La Maison Européenne de la Photographie di Parigi, il Macro Museo d’Arte Contemporanea di Roma e la Collezione Maramotti di Reggio Emilia.
Ennio Tamburi (Jesi, 1936 – Roma 2018).
Avvia la sua attività artistica tra Roma e Parigi negli anni ’50, affiancando a lungo all’attività di pittore quella di scenografo e disegnatore per il cinema e il teatro (collabora, tra gli altri, con Luchino Visconti, Roman Polanski, Giorgio Strehler, Luca Ronconi). Espone in numerose mostre collettive e personali, tra cui: Biennale di Venezia, 1975; Galleria La Tartaruga, Roma 1976; Kunsthalle, Kôln e Düsseldorf 1977; Galleria Salomon, Parigi 1980; Temple University, Roma e Philadelphia 1990; The Blaxland Gallery, New South Wales, Sidney 1992; Kunsthaus Richterswil, Zurigo 1998; Gallerie Anton Meier, Ginevra 2003; Biblioteca Casanatense, Roma 2006; Lazertis Galerie, Zurigo 2007; Museo del Convento di San Giovanni, Müstair 2009; Fabriano Space, Milano 2008; Cimitero Acattolico, Roma 2018. Nel 2012 la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma gli dedica una grande retrospettiva. Scompare a Roma nel 2018. Nel 2022, nel quartiere San Lorenzo di Roma, si apre lo spazio ETWorks Studio, sede dell’Archivio Ennio Tamburi.

Beatrice Pediconi, Ennio Tamburi.

Velo d’acqua

a cura di Roberto Lacarbonara, in collaborazione di  Sara Zanin
ETworks Studio, via dei Marsi 41, Roma

Opening: sabato 13 dicembre 2025, ore 18.00 Apertura: dal 13 dicembre al 22 aprile 2026. Ingresso gratuito
Orari: Giovedì e Venerdì, 16.00-19.00. Gli altri giorni su appuntamento
Informazioni: etamburiworks@gmail.com
ETworks Studio, via dei Marsi 41, 00185 Roma
etamburiworks@gmail.com / www.enniotamburiworks.co