Uno studio per la “Vucciria” di Renato Guttuso: “Ragazzi e pesce spada”.

di Lisa SCIORTINO

Ragazzi e pesce spada (studio per Vucciria) di Renato Guttuso

Il presente studio concede un nuovo spunto per accostarsi ancora una volta alla pittura di Renato Guttuso custodita in collezioni private[1].

La ricerca si inserisce nel personale percorso di storica dell’arte, di ricerca di opere d’arte e raccolte private che chi scrive prova a rendere pubbliche e fruibili; un vasto ed interessante patrimonio che rischia di essere dimenticato e di finire nel silenzio. I tanti recuperi realizzati e pubblicati sono stati possibili grazie alla lungimirante disponibilità dei collezionisti che, aprendo le porte di casa, concedono allo studioso l’opportunità di conoscere e far conoscere tesori altrimenti ignoti e ingiustamente “di seconda categoria”[2].

È proprio in quest’ottica che si innesta la presente pubblicazione che consente di trattare ancora una volta del maestro Renato Guttuso, artista figlio di Bagheria che ebbe il primo approccio all’arte pittorica grazie alla frequentazione delle locali botteghe di pittori di carretti, quella di Emilio Murdolo [3] e dei fratelli Ducato, figli del celebre capostipite Michele. Tali laboratori furono per Guttuso luoghi di grande importanza soprattutto perché gli fornirono uno straordinario campionario di fantastiche iconografie e colori iridescenti che egli farà propri e rielaborerà nel tempo sulle sue opere.

Il questo saggio è studiata per la prima volta la gouache intitolata Ragazzi e pesce spada (Fig. 1).

1. Renato Guttuso, Ragazzi e pesce spada (studio per Vucciria), gouache, 1974, Palermo, coll. privata.

La gouache, o guazzo, è una tecnica che utilizza colori a base d’acqua, coprenti e che tendono a schiarire leggermente asciugandosi, ottenuti mescolando pigmenti con un legante a base di gomma arabica e l’aggiunta di pigmento bianco. Versatile, si presta sia a lavori rapidi, come schizzi preparatori, sia a composizioni dettagliate, grazie alla sua opacità che consente di sovrapporre colori chiari su colori scuri. L’opera di collezione privata di Palermo, firmata dal maestro bagherese, è uno dei diversi studi propedeutici alla realizzazione della grande tela di Renato Guttuso Vucciria [4] del 1974, custodita presso la Sala delle Armi di Palazzo Chiaromonte-Steri a Palermo proprio per volontà del maestro e adottata dalla città sin dalla sua nascita.

Il celebre dipinto, forse il più conosciuto dell’artista, è caratterizzato da realismo crudo e sanguigno come le carni esposte nel noto mercato di Palermo, detto appunto Vucciria. È espressione di una delle tante anime della città siciliana, ed è talmente forte il segno dell’artista insieme al senso del colore che sembra sprigionare il vocio e la cantilena quasi arabeggiante dei “vanniaturi” del noto mercato e pare emanare i profumi dei freschi prodotti tipici, frutta e verdura, salumi e ortaggi, carne e pesce, esposti sulle bancarelle, ingredienti indispensabili per la prelibata cucina siciliana. I variopinti banchi sono in parte celati dai colorati tendoni nell’inestricabile intreccio delle botteghe, delle merci e della folla che passa (Fig. 2).

2. Renato Guttuso, Vucciria, olio su tela, 1974, Palermo, Palazzo Chiaromonte-Steri.

Il mercato palermitano è molto più di un luogo dove si vendono vivande e dove si va per comprarne. È un sogno, un miraggio, per usare le parole di Leonardo Sciascia. La famosa tela di Guttuso non incontrò il favore di chi guardava ai linguaggi più sperimentali del contemporaneo, ricusando in un angolo l’obsoleta pittura figurativa. Un’opera, la Vucciria, che ancora divide, sopravvalutata secondo alcuni per quella cifra folcloristica e candidamente descrittiva, fermamente negata da Cesare Brandi, e un capolavoro della pittura del Novecento per altri, tra critica e letteratura italiana.

La gouache in esame fu acquistata nel 1974 presso “La Tavolozza” di Palermo [5], la galleria di Vivi Maggio Caruso che dalla metà degli anni Sessanta contribuì al risveglio culturale della città [6], quando nel dicembre del 1974 era stata organizzata una mostra [7] in cui Guttuso presentava al pubblico la Vucciria e tutti gli studi preparatori che l’hanno riguardata [8] elencati nel catalogo realizzato per l’occasione [9] (Fig. 3).

3. Elenco delle opere in esposizione alla Galleria “La Tavolozza”, 14 dicembre 1974-15 gennaio 1975.

Riporta L’Ora:

“L’esposizione del grande quadro della ‘Vucciria’ e delle opere collaterali di Guttuso alla Galleria La Tavolozza continua a richiamare migliaia di visitatori. Nei giorni scorsi anche numerose scuole hanno organizzato visite collettive alla Galleria. Sono venuti anche da Bagheria e da altri paesi. Le imponenti dimensioni dell’affluenza hanno indotto l’artista e la direzione della Galleria a protrarre fino a sabato 25 [gennaio] l’esposizione delle opere. La mostra avrebbe dovuto chiudere ieri. In realtà l’esposizione delle ultime opere di Guttuso assume quasi un carattere ‘a tempo indeterminato’, nel senso che si cercherà di prolungare l’esposizione della ‘Vucciria’ il più possibile, compatibilmente con gli impegni già assunti dall’artista con alcune gallerie di Roma e Milano”[10] (Fig. 4).
4. “L’Ora”, 16 gennaio 1975

Il dipinto, datato 1974, è una sintesi di oggetti e individui: un mix di natura morta insieme a due personaggi che incontrano la gente che va e passa dal mercato. La visuale si sviluppa in verticale (cm 69×54) e alterna l’attenzione ora sui due giovani venditori, ora sulla merce ordinatissima delle orate tra la decorativa e profumata alga fresca, pesci che incombono quasi a crollare tanto sono posti in verticale, ora su particolari messi in evidenza come il grosso trancio di pesce spada.

Predominano il rosso del sangue, linfa che è vita esasperata ma anche morte che serpeggia, e l’arancione della camicia di uno dei due personaggi accompagnati da colori che divengono più chiari: bianchi, grigi e azzurri del pesce pescato, il verde chiaro delle alghe in un’atmosfera imbevuta di sole (Fig. 5 a-b).

5a Foto del dipinto Ragazzi e pesce spada.
5b foto verso con autentica di Guttuso: Questa foto riproduce un mio acquerello autentico. In fede Renato Guttuso, Palermo, coll. privata

Si tratta di una prova, di uno studio per realizzare al meglio la bottega della pescheria nel complesso impianto della Vucciria.

6. Renato Guttuso, Vucciria, olio su tela, 1974, Palermo, Palazzo Chiaromonte-Steri, part.

Nella soluzione finale, l’impostazione definitiva avrà una resa differente: i venditori non sono più due ma uno e la rimozione del secondo personaggio lascia posto ai tipici canestri di vimini colmi di pesci, ad una grossa ricciola rosata e ad altri tranci di pesce spada con i loro rostri svettanti. Uno di questi è tenuto fermo dalla mano sinistra del venditore che con la destra impugna la mannaia pronta ad affettare. Il suo sguardo non fissa più lo spettatore, come nello studio, ma partecipa al viavai del mercato. La bocca schiusa si prepara a bandire il prodotto fresco, secondo un uso antico ancora oggi vivo e tipico dei mercati popolari del sud, mischiando l’impasto di voci, i passi, il brusio, le liturgie dei “vanniaturi”, con la merce urlata, esposta, recitata, accatastata. Il capo del pescivendolo rimane coperto dalla caratteristica coppola ma il colore della camicia indossata cambia: da verde passa ad un intenso color ruggine, richiamo agli altri rossi che pervadono la tela definitiva (Fig. 6).

Scrive Guttuso:

“Chi conosce la ‘Vucciria’, questo straordinario avvallamento urbano nel quale si incastrano e si accavallano le mille botteghe del mercato di Palermo, sa in quale intrigo di vicoli, di piazzette, di crocicchi, di scalinate, esso si articoli; sa l’importanza che hanno il vocìo, il frastuono, gli odori, il brulichio di gente. Come fare per raffigurare qualcosa, almeno, di tutto ciò nelle due dimensioni di una tela? Dopo molte esitazioni ho scelto una misura quadrata (3 metri per 3 metri). Ho eseguito il primo disegno d’insieme il 20 luglio ed ho continuato a disegnare e dipingere opere ‘di contorno’; studi, se si vuole, nati più per trasformare un fervore immaginativo in azione, e partire dall’azione per affrontare il quadro che è stato dipinto dal 1° ottobre al 6 novembre 1974. Disponevo di un gran numero di fotografie fatte da me e dall’amico Ninni Mineo. Me ne sono servito, ma come per ‘ripassare’ un testo, che però si andava strutturando in senso opposto ai suggerimenti che ricevevo dalle foto. Il quadro infatti non è una ‘immagine’ e neppure una serie di immagini. È una sintesi di elementi oggettivi, definibili, di cose e persone: una grande natura morta con in mezzo un cunicolo entro cui la gente scorre e si incontra. E vuole essere, soprattutto, un segno di gratitudine, a livello delle mie forze, per il grande debito che ho nei confronti della mia città[11].

Diversi sono gli studi eseguiti dal maestro bagherese in preparazione di Vucciria, sia per la raffigurazione complessiva del mercato che per i dettagli che lo compongono. Si pensi, ad esempio, al disegno Bozzetto per la Vucciria (secondo studio per la Vucciria) della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma [12] e a quello della Galleria Anna D’Ascanio pure a Roma intitolato Gli agnelli (Cinque agnelli) [13], all’acquerello Studio per la Vucciria [14] e alla tela Peperoni (studio per la Vucciria) [15] di collezione privata, tutti databili al 1974.

A proposito di Vucciria, annota Fabio Carapezza Guttuso:

“La Sicilia, lega a sé Guttuso con un cordone ombelicale che resiste anche per chi, attraversato lo Stretto di Messina, ritenga di averlo reciso. Un legame devozionale, che obbliga l’artista ad offrire la propria madre terra il ricorrente tributo di un’immagine. Le offerte votive si allineano di fronte all’iniziale divinità senza riuscire a placarne il desiderio. Solo un’immagine riesce a racchiudere in sé la complessità della Trinacria, la sua storia e i suoi colori, la sua gente e le sue cose, restituendo alla Sicilia alla sua stessa immagine, sciogliendo così l’artista dal tributo: è la Vucciria, uno dei quattro mercati che dal periodo arabo arricchiscono Palermo. È il mercato, infatti, la dimensione nella quale le persone e le cose si incontrano: «una grande natura morta con in mezzo un cunicolo nel quale la gente scorre e si incontra», la definisce Guttuso. Il quadro quindi, pur rappresentando pienamente il mercato della Vucciria, come Guttuso lo conosce fin da bambino per averlo attraversato tante volte, è tuttavia diverso dalle immagini che l’artista ha scattato, dai suoi stessi ricordi e da ciò che un viaggiatore può trovare visitandolo. Inutilmente percorreremo gli intricati vicoli alla ricerca di un angolo corrispondente all’immagine che Guttuso ha creato. I fatti e le immagini, i ricordi e le fotografie si sono trasformati in un’idea: l’idea del mercato, quasi un paradigma. «Un’idea» però ci avverte Guttuso «che è un oggetto, da trattare come tale e percepibile, visibile da ogni parte». Se però dalla visione di insieme del quadro fissiamo la nostra attenzione sui singoli particolari, le uova, i pesci, le olive, allora ritroviamo intatta la pulsante realtà delle mercanzie che emergono con quella forza e ricchezza espositiva che solo i mercati di paesi poveri, Marrakesh come Taskent, possiedono, per offrire anche a quelli che non possono comprare nulla di partecipare, almeno visualmente, a quella ricchezza. «È una visione, un sogno, un miraggio», scrive Leonardo Sciascia, «un mangiar visuale: e con effetti di appagamento e delizia pari a quelli delle ‘bevute visuali’ di Magalotti». Guttuso stesso ricordava come fosse diverso consumare il suo povero pane e panelle camminando tra le botteghe della Vucciria con la vista e l’olfatto, nonché l’udito per le grida dei venditori, sollecitati dalle prelibatezze offerte[16].

Lisa SCIORTINO  Bagheria  30 Novembre 2025

NOTE

[1] Cfr. L. Sciortino, Renato Guttuso scenografo e costumista. L’inedita ‘Ballerina’ di una collezione privata a Bagheria, in “AboutArt online” 12 gennaio 2025 (Cfr. https://www.aboutartonline.com/renato-guttuso-scenografo-e-costumista-una-inedita-ballerina-in-collezione-privata-a-bagheria/ )
[2] Ringrazio il collezionista per la gentile disponibilità mostrata.
[3] Cfr. L. Sciortino, Biografia di Renato Guttuso, in Da Sciuti a Dorazio. La collezione d’arte moderna della Regione Siciliana, catalogo della mostra a cura di S. Troisi, Palermo 2011; L. Sciortino, Emilio Murdolo pittore, premessa di G. Tornatore, Bagheria 2011; L. Sciortino, Emilio Murdolo. Temi iconografici nell’arte popolare siciliana, Palermo 2022.
[4] Cfr. Renato Guttuso. La potenza dell’immagine 1967-1987, catalogo della mostra a cura di F. Carapezza Guttuso e D. Favatella Lo Cascio, Troina 2007, pp. 423-433, che riporta la bibliografia precedente.
[5] Sita in via Libertà, n. 39, Palermo.
[6] Cfr. S. Picone, Sciascia e le gallerie d’arte, cenacoli della sua Palermo, in “la Repubblica”, 4 dicembre 2020.
[7] La mostra fu organizzata dal 14 dicembre 1974 al 15 gennaio 1975, salvo poi essere prorogata per la grande affluenza di visitatori.
[8] H. Marsala, La Vucciria di Guttuso compie 50 anni: un’icona popolare e la sua storia, in “Artribune”, 29 dicembre 2024.
[9] In elenco al n. 19 l’opera in esame.
[10] Fino al 25 la “Vucciria” di Guttuso, in L’Ora, 16 gennaio 1975.
[11] R. Guttuso, Presentazione, in catalogo “La Tavolozza”, dicembre 1974, p. 33.
[12] Renato Guttuso…, 2007, pp. 189 e 433
[13] Renato Guttuso…, 2007, pp. 188 e 433.
[14] Renato Guttuso…, 2007, pp. 186 e 432.
[15] E. Crispolti, Catalogo ragionato generale dei dipinti di Renato Guttuso, Milano 1984, vol. III, p. 202, n. 74/34.
[16] F. Carapezza Guttuso, Renato Guttuso, le radici segrete dell’immaginazione, in Renato Guttuso…, 2007, pp. 28-29. L. Sciascia, Premessa, in catalogo “La Tavolozza”, dicembre 1974, p. 18.