Una mostra per Antonio Achilli, un protagonista del Novecento da riscoprire (Guidonia, fino al 21 settembre)

di Lucrezia RUBINI

Antonio Achilli: un grande artista del Novecento da riscoprire

L’artista Achilli Antonio (Roma 1903-1993), per quanto pressoché sconosciuto e ingiustamente trascurato dalla critica, è uno dei maggiori rappresentanti di quel periodo storico-artistico che, negli anni Venti / Quaranta dello scorso secolo, ha trovato nell’espressione plastica della figuratività il suo valore più profondo,  da lui testimoniata con una produzione copiosissima sia di opere da cavalletto, sia di grandi cicli pittorici: dall’affresco nell’Aula Magna del Palazzo del Consiglio Nazionale delle Ricerche, alla decorazione delle chiese dell’Immacolata in via Taranto, del Divino Amore, di S. Emerenziana, della Cappella di San Colombano nelle Grotte Vaticane, al Sacrario dei Vigili del Fuoco, al Cimitero del Verano, tutte opere presenti a Roma. Ha lavorato poi al Santuario di S.Giovanni Rotondo a Foggia, a Molfetta, per citare solo alcuni dei numerosissimi luoghi per cui sono state commissionate le sue opere, diffuse, peraltro, in tutto il mondo (Libia, Libano, California).

A Guidonia Montecelio (RM) l’artista ha lasciato un’opera ad affresco, nell’abside della chiesa di S. Maria di Loreto, eseguita nel 1938 – proprio nel periodo immediatamente successivo alla fondazione di Guidonia stessa (1937), città legata all’aeroporto militare – in cui ha dato prova di saper correlare, con una freschezza d’inventiva che sfiora la genialità, il tessuto cultuale locale con le specificità socio-culturali ed economiche del territorio, inserendo sullo sfondo dell’immagine– la Madonna col Bambino sopra la Santa Casa di Nazareth sorretta da due angeli– la pista di atterraggio dell’Aeroporto militare, con alcuni aerei in volo e gli hangar (Fig.1). Ha inoltre eseguito le storie di santa Sinforosa, presso la chiesa della tenuta della famiglia Todini a Setteville di Guidonia.

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La mostra in corso, dal 13 al 21 settembre 2025, presso il Museo Rodolfo Lanciani a Guidonia Montecelio, curata criticamente dalla scrivente, si inserisce nell’ambito delle celebrazioni per il Novantesimo della Posa della prima pietra per la Fondazione della città, organizzata dall’Associazione culturale “La cera di Dedalo” (Presidente l’arch. Giorgio La Bianca) e sponsorizzata dalle “Lanterne Rosse s.r.l.”; costituisce un’occasione unica per ricostruire tutto il percorso artistico di Antonio Achilli, corroborando il contributo apportato nell’altra mostra, con relativo catalogo, già tenutasi a Guidonia dal 18 al 28 ottobre 2007[1], grazie anche ad ulteriori indagini che ho potuto condurre, in quanto studiosa di Achilli, con i preziosi documenti messi a disposizione dal pronipote, il sig. Massimo Montani, e ai circa quaranta “bozzetti” della Collezione Stefano Tartaglia,  relativi ai cicli decorativi realizzati in tutta la produzione dell’artista.

2 Antonio Achilli, Autoritratto

La Collezione Massimo Montani ci permette di ricostruire gli affetti familiari dell’artista, poiché raccoglie diversi ritratti familiari, della madre, della nipote Aba, della sorella Teresa (Desy), di due nonni, oltre al proprio autoritratto (Fig.2); si tratta prevalentemente di opere da cavalletto, olio su tela o su tavola, ma sono presenti anche bozzetti a matita e incisioni, coprendo un periodo ampio, che va dalle prime ricerche collocabili negli anni Trenta, fino agli anni Ottanta.

La Collezione del sig. Stefano Tartaglia, di Bassano del Grappa, è stata acquistata dallo stesso nell’ambito dei mercati di antiquariato del Veneto. Costituisce un patrimonio prezioso per ricostruire e conoscere la genesi di pressoché tutti i cicli ad affresco, musivi e vetrari delle chiese (sono tutti soggetti sacri) realizzati da Antonio Achilli. Si tratta di oltre 40 “bozzetti” a colori, con la tecnica del “guazzo”[2] oppure a matita, china o carboncino. L’eccezionalità testimoniale dei materiali esposti è dovuta non solo al fatto che spesso Achilli appuntava sul retro dei bozzetti degli appunti preziosi, relativi al luogo, il soggetto, la data della realizzazione dei cicli decorativi commissionati, ma costituiscono chiavi di lettura per risalire alla genesi delle opere stesse. Molte opere sono state realizzate ed esistono ancora in loco, come indicato nelle didascalie delle immagini illustrate nel catalogo della mostra. Talvolta la realizzazione finale era diversa da quella elaborata in un primo momento, assecondando il desiderio del committente[3] (Fig.3).

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 Sono presenti in mostra, inoltre, alcuni “cartoni”[4], delle Collezioni della scrivente e del maestro Placido Scandurra, riferentesi alla chiesa di sant’Antonio a Long Beach (California).

 L’artista Antonio Achilli sicuramente è stato ingiustamente trascurato e dimenticato dalla critica, almeno negli ultimi decenni della sua vita – anni Ottanta e Novanta -, e dopo la morte, forse per un’ormai anacronistica damnatio memoriae, che ha coinvolto gli anni del Fascismo, impedendoci di valutare serenamente, sul piano storico e culturale, quanto di prezioso pure è stato prodotto in quegli anni: si tratta, specificamente per Antonio Achilli, quasi di una beffa, dal momento che la sua posizione di antifascista si rivelò quando nel 1935, all’inaugurazione del salone centrale del CNR a Roma, si presentò Mussolini ed egli si rifiutò di indossare la camicia nera.

La presente mostra intende pertanto rivalutare e riscoprire un artista di grande spessore e riallacciare i fili, di un percorso di studio, rimasti per troppo tempo spezzati.

Lucrezia RUBINI  Roma 14 Settembre 2025

NOTE

[1] La mostra fu organizzata in occasione del Settantesimo della Fondazione della città di Guidonia; ebbe il patrocinio della Regione Lazio e del Comune di Guidonia Montecelio, nell’ambito delle iniziative previste dalla Legge regionale Lazio n.27/2001, sempre con l’organizzazione dell’associazione culturale “La cera di Dedalo” e la mia cura critica. In quella mostra furono raccolte oltre cinquanta opere appartenenti ai pronipoti della moglie di Antonio Achilli, Rosina Cimaglia, comprendenti opere da cavalletto – ritratti, paesaggi, nature morte, soggetti sacri – litografie e incisioni, cartoni preparatori per cicli di affreschi e bozzetti (si veda il catalogo relativo). 
[2] Il “guazzo” è costituito da colori ad acqua rinforzati dalla tempera, per cui conservano la fluidità dell’acquarello e allo stesso tempo hanno la consistenza della tempera: è la tecnica maggiormente usata da Achilli per i suoi bozzetti a colori
[3] È quanto ci testimonia lo stesso Achilli (cfr. A. Achilli, «San Michele devi farlo che schiaccia il demonio», in Casa Sollievo della Sofferenza”, 28, 1982, n.10, 15-30 maggio).
[4] Mentre i bozzetti come abbiamo visto, sono progetti di piccolo formato, da presentare ai committenti, i cartoni sono disegni di grandi dimensioni, le stesse della decorazione da realizzare, da trasferire sul muro mediante la tecnica della ‘quadrettatura’; spesso sono a colori, come le opere presenti in mostra delle Collezioni Scandurra e Rubini.