“Neon-Art verdunkelt das Deckenfresko in der Karlskirche zu Wien”. (Una istallazione Neon-Art oscura il cielo della chiesa di San Carlo a Vienna. Quando il contemporaneo annichilisce l’antico). Originaltext und Anmerkungen am Ende

di Kristina HERRMANN FIORE*

Un’ istallazione Neon-Art oscura il cielo della chiesa di San Carlo a Vienna.

Al viaggiatore già da lontano appare una delle chiese più importanti della città di Vienna e del Barocco europeo (fig. 1 Chiesa di San Carlo Vienna): la chiesa di San Carlo con la grande cupola e la facciata distinta da due alte colonne, ispirate alle colonne coclidi romane di Traiano e di Marc’ Aurelio.[1]

Vienna, la chiesa di San Carlo Borromeo, facciata

La citazione delle due colonne antiche era stata anche sperimentata dallo stesso architetto in apparati effimeri per un Arco di Trionfo per la famiglia degli Asburgo già nel 1690, e poi per il catafalco dell’imperatore Giuseppe I (1711).[2] I rilievi che circondano le colonne in spirali però non illustrano le antiche vittorie romane sui barbari, bensì la vita di San  Carlo Borromeo, famoso per l’impegno personale in un periodo di peste a Milano.

A Vienna Le colonne coclidi furono trasformate in campanili e dalle edicole aperte  in alto dovevano suonare le campane, come illustra l’incisione dell’autore Johann Bernhard Fischer von Erlach nel suo libro, da lui brillantemente illustrato con incisioni: Entwurff einer Historischen Architectur, ossia Progettazione di una  Architettura Storica del 1725.[3](fig.2, stampa in bianco e nero)

fig.2 ) La chiesa di San Carlo Borromeo, incisione in: Johann Bernhard Fischer von Erlach: Entwurff einer Historischen Architectur, Leipzig, 1725

Va ricordato che l’imponente chiesa fu promessa come dono votivo nel 1713 dall’ imperatore Carlo VI di Asburgo al Santo protettore del suo nome, S. Carlo Borromeo. La peste devastante finì a Vienna, fatto ritenuto per grazia ricevuta.

fig. 3) L’ altare maggiore della chiesa di San Carlo Borromeo a cura di Joseph Emanuel Fischer von Erlach.

La cessazione dell’epidemia fu attribuita infatti all’ intercessione di San Carlo Borromeo presso la Santissima Trinità. Il suo profilo risulta immortalato non soltanto nei rilievi delle colonne, ma soprattutto all’interno della chiesa nell’ affresco della sua apoteosi nella grande cupola ovale (alta 72m, lunga 55 m, larga 40m), orientata verso la tribuna dell’altare.

Come è noto, l’architettura, fu affidato dall’ imperatore Carlo VI non ai concorrenti Lucas von Hildebrandt o Ferdinando Bibiena, ma all’esimio architetto, Johann Bernhard Fischer von Erlach. Nel 1716 fu messo la prima pietra e, dopo la sua morte nel 1723, l’architettura fu portata a termine nel 1739 dal figlio Joseph Emanuel, impegnato anche nella scenografia barocca dell’interno, in particolare quella dell’altar maggiore. (fig.3 foto altar maggiore)

Il discorso tematico iniziato nelle due colonne della facciata con episodi della vita di San Carlo, trova quindi il suo culmine e completamento all’ interno della chiesa nell’ affresco della cupola ovale che è dedicato alla gloria celeste di San Carlo. La sua apoteosi viene assecondata dalla Madonna e dalle tre virtù teologali, Fede, Spes e Carità, nel momento, in cui S.  Carlo Borromeo inginocchiato intercede presso la SS.ma Trinità per la cessazione della peste. Il programma per il tema della decorazione si deve, come è noto, al consigliere di propaganda dell’immagine della corte imperiale, Conrad Aldolph von Albrecht, conservato nella Bibliotheca Nazionale austriaca (cod. Vindob,7853).

Il pittore Johann Michael Rottmayr creò questo affresco in cinque anni di lavoro dal 1725 al 1730. Come analizzato da Erich Hubala nella sua fondamentale monografia su Johann Michael Rottmayr (Laufen, 1656 – Mougins, 1730), riguardo a quest’opera della tarda etĂ  del pittore, si tratta di un capolavoro della pittura del barocco europeo che può essere considerata un momento storico cruciale, per una pittura moderna che rinuncia a tendenze drammatiche – tenebrose per manifestare un modo di decorare le volte con una misura nel senso dell’arte classica, con una nuova forza disciplinata, massimizzando le proporzioni in strutture obiettive e una coreografia lapidaria. [4] – Non sembra escluso a chi scrive un riverbero delle nuove tendenze del linguaggio stilistico temperato di Carlo Maratti, pubblicato in particolare tramite la grafica riproduttiva delle sue opere.[5]

Da circa un anno questo capolavoro di Rottmayr è reso invisibile da una installazione di Neon-Art che cancella la possibilitĂ  di vedere l’affresco nello spazio abbracciato dalla cupola ovale della Chiesa di San Carlo a Vienna. (fig.4 Neon Art) Non si può negare un certo fascino ai giri luminosi dei tubi di neon in cerchi, parabole, linee fulminanti, in parte quasi dritte o curve interrotte che ricordano i disegni spontanei di bambini. (fig.5 Neon Art con sfondo notturno).  –

fig. 4) Istallazione Neon Art nella cupola della chiesa di San Carlo Borromeo a Vienna presente dal 2024.
fig. 5) Istallazione Neon Art nella cupola della chiesa di San Carlo Borromeo a Vienna presente dal 2024.

Però quello che è inaccettabile è la totale mancanza di rispetto del luogo che dura ormai, come già detto, da un anno. L’ occasione di poter esporre in questo luogo privilegiato certamente giova al curriculum del Neon –artista dell’istallazione, che evidentemente fu autorizzato.

Comunque, con questo intervento Neon vengono eliminati i riferimenti tematici dell’impianto di tutta la chiesa di S. Carlo, riassunti sopra come monumento storico asburgico imperiale. Per osservatori sensibili ai volumi dell’architettura in questa chiesa, realizzati con incomparabile maestria dall’ architetto Johann Berhard Fischer von Erlach,–  risulta ora “occupato” quel meraviglioso spazio sotto la cupola, perchĂ© ostruito dai bastoni e dalle curve abbaglianti dell’ istallazione della Neon- Art.

Ai conoscitori o turisti, interessati alla pittura barocca è reso invisibile l’affresco di Rottmayr che trasforma l’ interno della cupola in un cielo illusionistico. Viene impedita anche la meditazione di eventuali devoti del Santo che non possono più vedere la gloriosa intercessione di San Carlo che, come detto, secondo le credenze rese fine alle vittime della epidemia, stimate in più di 80.000. E, soprattutto, va ricordata l’autentica scenografia della luce sublime barocca che si faceva strada dalla lanterna, dalle finestre ovali al piede della cupola, e dalle finestre arcuate del tamburo. Quella luce barocca viene come interrotta dai giri dei tubi Neon, senza contare la pioggia di numerosi fili che invade e taglia la originaria regia della luce, ciò per sostenere dall’ alto i segni luminosi, sparati dai Neon-tubi.

Si può soltanto esprimere l’auspicio che prima possibile venga ripristinata la fisionomia autentica e reso omaggio all’ architettura e all’ illusionistico cielo in gloria della chiesa di S. Carlo Borromeo a Vienna, e in particolare al capolavoro di Johan Michael Rottmayr e agli spazi della cupola ovale nel solenne spartito architettonico di Johann Bernhard Fischer von Erlach, opere di due artisti che furano esponenti apicali della cultura del primo Settecento Europeo.

*Kristina HERRMANN FIORE  Roma 14 Dicembre 2025

* Dedico queste considerazioni alla memoria di Elisa Debenedetti.

Neon-Art verdunkelt das Deckenfresko in der Karlskirche zu Wien.

Dem Wien -Reisenden fällt schon von ferne eine der bedeutendsten Kirchen der Stadt und der europäischen Barock Architktur in den Blick: die Kirche des hl. Karl Borromäus mit der grossen Kuppel und einer Fassade mit zwei monumentalen  Säulen, die von den  rőmischen colonne coclidi der Kaiser Trajan  und Marc Aurel inspiriert sind.[1](Abb.1) Die rőmischen Vorbilder wurden vom Architekten  der Kirche in vorhergenden festlichen Gelegenheitsarchitekturen experimentiert, bereits 1690 in einem  Triumphbogen zu Ehren der Familie Habsburg und 1711anlässlich des Katafalkes zum Tode Kaiser Josephs I.[2] Die Reliefs, die in Spiralen diese  Säulen der Karlskirche umwinden, illustrieren jedoch nicht die Siege der Rőmer űber die Barbaren, sondern vielmehr das Leben des Hl. Karl Borromäus, berűhmt fűr seinen persőnlichen Einsatz während einer Pestepidemie in Mailand (1576). Die Säulen in Wien waren als Glockentűrme konzipiert, denn oben aus den offenen Tabernakeln sollten sich die Glocken-Klänge in der Stadt verbreiten, wie es der Architekt, Johann Bernhard Fischer von Erlach, in seinem großen Buch illustriert, das mit brillianten Kupferstichen dem Thema “ Entwurff einer mHistorischen Architektur” gewidmet ist und 1725 erschien.[3](Abb.2)

Das Ende der Pest in Wien wurde der Fűrbitte des Hl. Karl Borromäus zugeschrieben. Seine Lebensgeschiche ist nicht nur in den Reliefs der Säulen der Fassade gewűrdigt, sondern vor allem im Inneren der Kirche im monumentalen Fresko der ovalen Kuppel (Hőhe72 m, Länge 55m, Breite 40m), das die Apotheose des Heiligen im Himmel darstellt. Bekanntlich beauftragte Kaiser Karl VI nicht die Konkurrenten Lucas von Hildebrandt oder Carlo Bibiena, sondern den hervorragenden Architekten Johann Bernhard Fischer von Erlach mit dem Entwurf der Kirche. 1716 wurde der Grundstein gelegt und nach dem Tod des Architekten von seinem Sohne Joseph Emanuel zu Ende gefűhrt im Jahr 1739. Er war auch fűr die Szenographie des Inneren der Kirche, insbesondere des Hochaltars  maßgeblich. (Abb.3) Der thematische Kontext, beginend mit dem Leben des Heiligen in den Reliefs der Fassade findet im Kuppelfresko seinen Hőhepunkt und Abschluss, das der himmlischen Glorie des Heiligen gewidmet ist. Seine Apotheose auf Wolken wird von der Madonna und den drei theologischen Tugend-Allegorien Glaube, Liebe und Hoffnung unterstűtzt, während der Heilige knieend vor der Dreifaltigkeit das Ende der Pest erfleht. Das thematische Programm wurde bekanntlich vom Verantwortlichen fűr die kaiserliche Propaganda, Conrad Aldoph von Albrecht entworfen, und ist in der Wiener Nationalbibliothek erhalten (Cod.Vindob. 7853). Der Maler Johann Michael Rottmayr schuf das Kuppelfresko in fűnf Jahren von 1725 bis 1730. Wie Erich Hubala in seiner grundlegenden Monographie des Johann Michael Rottmayr erläutert, handelt es sich in diesem Fresko, einem  Spätwerk Rottmayrs, gleichzeitig um einen Wendepunkt in der Geschichte der ősterreichischen Malerei.[4] Der Maler verzichtete auf eine herkőmmliche dramatische Tendenz mit betonten Hell-Dunkel Kontrasten und fűhrte eine maßvolle, an der Klassischen Antike und Renaissance orientierte Choreographie einer “beherrschten Kraft” in die Freskenkunst nőrdlich der Alpen ein. -Es scheint mir nicht ausgeschlossen, daß dabei auch ein Reflex der neuen stilistischen Tendenzen, aktuell in Italien durch Carlo Maratta, insbesondere  durch die reproduzierende Druckgraphik seinerWerke, die internationale Verbreitung fand, eine Rolle spielte.[5]

Seit einem Jahr nun ist dieses Fresko als Hauptwerk von Rottmayr kaum mehr zu sehen, auf Grund einer invasiven Installation von Neon-Art, die verhindert, das Fresko im Raumgefűge der Kuppel wahrzunehmen. Unzählige dűnne Metalldrähte, die wie Regen aus der Hőhe in den Kuppelraum eindringen, halten die Neonrőhren mit grellem Licht. Der Anblick   der Leuchtrőhren, in Kurven, Parabeln, blitzfőrmigen Schläuchen, zum Teil geradlinig oder in unterbrochenen Kurven kőnnte eine gewisse Faszination hervorrufen, die an spontane Kinderzeichnungen erinnert. Jedoch, was keineswegs akzeptabel sein kann, ist das totale Fehlen  des Respektes fűr Ort und Geschichte, und das seit einem Jahr. Die Gelegenheit Neon-Art in diesem hochbedeutenden kirchlichen Raum zu installieren, ist zweifellos dem Curriculum des Autors sehr nűtzlich, der offensichtlich dazu autorisiert wurde. Zusammenfassend kann man feststellen: Mit dieser Neon-Installation sind die thematischen Bezűge des gesamten Bauplanes eliminiert. Fűr Beobachter der räumlichen Volumetrie dieser Kirche, entworfen in unvergleichlicher Meisterschaft von Johann Bernhard Fischer von Erlach , ist dieser Kuppelraum “besetzt” von Stäben und blendenden Lichtkurven der Installation der Neon-Art. Den Kennern oder Reisenden, die an Barockkunst interessiert sind, ist das Fresko von Rottmayr, welches das Innere der Kuppel in einen illusionistischen Himmel verwandelte, derzeit nicht mehr in seiner Gesamtheit sichtbar.

Pilgern und Gläubigen, die den Hl. Karl Borromäus verehren, wird die Mőglichkeit, seine Glorie in einem barocken Himmel wahrzunehmen, verweigert. Nicht zuletzt ist daran zu erinnern, daß die sublime Lichtfűhrung im Inneren der Karlskirche , wo in der Kuppelzone die lichten Strahlen-Bahnen der Laterne, der ovalen Fenster in der Kuppel und der Bogenfenster der Tamburzone zusammen spielten, nun durch das Neon-Licht verblendet ist. Man kann nur betonen, daß es wűnschenswert und notwendig sei, so bald wie mőglich die authentische Physiognomie der Karlskirche in Wien wieder herzustellen, damit die Glorie des Hl. Karl Borromäus im Fresko Rottmayrs sowie die erhabene Architektur des Johan Berhard Fischer von Erlach wieder gewűrdigt werden, beides Spitzen- Kűnstler der europäischen Kultur des frűhen 18.Jahrhunderts.

K. Herrmann Fiore

NOTEN

[1] Ester Gordon Dotson, J.B. Fischer von Erlach Architecture as Theater in the Baroque Era, mit Photographien von Mark Richard Ashton,Yale University Press 2012, pp. 118-126.
[2] Peter Prange,Entwurf und Phantasie Zeichnungnen des Johann Bernhard Fischer von Erlach (1656-1723) Regie der Relation, Salzburg, Műnchen: Verlag Anton Pusstet 2006, pp. 254-255
[3] Johann Bernhard ischer von Erlach, Entwurff einer Historischen Architektur […] Leipzig: J.B. Fischer von Erlach 1725; Marco Folin, Monica Presti: DaGerusalemme a Pechino da Roma a Vienna. Sul saggio di architettura storica di J.B. Fischer von ErFranco Cosimo Pannii editore 2019.
[4] Erich Hubala, Johann Michael Rottmayr, Wien, Muenchen: Verlag Herold 1981, pp.83-91, 171-174.
[5] Simonetta Prosperi Valenti Rodinò und Benedetta Ciuffa, Carlo Maratti e l’ incisione, Roma: Artemide 2025, Stella Rudolph und Simonetta Prosperi Valenti Rodinò, Carlo Maratti (1625-1713)
tra magnificenza del Barocco e il sogno dell’Arcadia: dipinti e disegni, Roma: Ugo Bozzi 2024.
NOTE
[1] Ester Gordon Dotson, J.B. Fischer von Erlach Architecture as Theater in the Baroque Era,
photographer Mark Richard Ashton, New Haven, London, Yale University Press 2012, pp. 118-126 (con ottime fotografie dell’esterno e interno della Chiesa di San Carlo a Vienna.)
[2] Peter Prange, Entwurf und Phantasie Zeichnungen des Johann Bernhard Fischer von Erlach (1656-1723), Salisburgo: ed. Salzburgeer Barockmuseum 2004, cat. n.6, pp.102-103; Andreas Kreul, Johann Bernhard Fischer von Erlach Regie der Relation, Salzburg, Muenchen: Verlag Anton Pustet 2006, pp. 254-255
[3] Johann Bernard Fischer von Erlach, Entwurff einer Historischen Architektur […], Leipzig: J.B. Fischer von Erlach 1725.
Marco Folin, Monica Presti: Da Gerusalemme a Pechino da Roma a Vienna. Sul saggio di architettura storica di J.B. Fischer von Erlach , Modena: Franco Cosimpo Panini editore 2019
[4] Erich Hubala, Johann Michael Rottmayr, Wien, Muenchen: Verlag Herold 1981
[5] Simonetta Prosperi Valenti Rodinò e Benedetta Ciuffa, Carlo Maratti e l’incisione, Roma: Artemide 2025; Stella Rudolph e Sinonetta Prosperi Valenti Rodinò, Carlo Maratti (1625-1713) tra magnificenza del Barocco e il sogno dell’ Arcadia: dipinti e disegni, Roma,: Ugo Bozzi 2024.