Maria Lucrezia VICINI
                               San Giovanni Evangelista

Esposizioni:
I Caravaggeschi francesi, Roma, Villa Medici, 15 novembre 1973-20 gennaio 1974
Nicolas Tournier. Un peintre caravaggesque, 1590-1639; Toulose, Museé des Augustins, 29 marzo-1 luglio 2001
Caravaggio- Darkness and ligtht, Sidney , National Gallery of New Sout Wales di Sidney dal 29 novembre 2003 al 22 febbraio 2004 e National Gallery of Victoria di Melbourne, 11 marzo- 6 giugno 2004
Di incerta provenienza, il dipinto si rintraccia per la prima volta nell’inventario dei beni mobili della famiglia Spada del 1759, descritto in terza sala con l’attribuzione al Guercino, come:
Un quadro di palmi 4 e 5 in piedi cornice antica liscia dorata rappresentante San Giovanni Evangelista, opera del Guercino, 50 scudi (1).
L’attribuzione al Guercino permane anche nel Fidecommesso del 1823 e nell’appendice al Fidecommesso del 1862, che lo registrano spostato in seconda sala, così descritto: San Giovanni Evangelista del Guercino (2). Nella ricognizione inventariale di Pietro Poncini del 1925 e nella coeva stima di Hermanin che valuta lire 5.000, il dipinto è elencato sempre tra le opere della seconda sala, ma con il diverso riferimento al Valentin, come: S. Giovanni Evangelista: Mosé Valentin (3). Dal 1951, in occasione del riassetto del Museo per la sua riapertura al pubblico, fu da Zeri trasferito in quarta Sala dove ancora si trova.
Il nome del Valentin era stato avanzato anche dal Vasi (4), mentre quello del Guercino dal De Montault (5). Venturi (6) lo attribuisce al periodo maturo del Caravaggio, seguito anche da Rouchès (7). Porcella (8) e Lavagnino (9) lo riferiscono a Pietro Novelli, detto il Monrealese, riferimento respinto da Longhi ( 10) che sottolinea la mescolanza fra accenti caravaggeschi, di tipo manfrediano e classicistici, suggerendo in via ipotetica che possa trattarsi di un’opera del primo periodo del Tournier.
Anche Zeri (11) ritiene priva di fondamento l’attribuzione al Guercino e incerta quella a Pietro Novelli. Secondo Zeri, il forte influsso di Bartolomeo Manfredi, unito ai modi del Valentin, e la mescolanza di Caravaggismo e classicismo rendono assai verosimile l’ipotesi suggerita con dubbio da Longhi che si tratti di un’opera giovanile di Nicolas Tournier.

Egli del resto trova il Santo iconograficamente affine a certi personaggi del pittore tolosano presenti nel Concerto del Musée du Berry a Bourges e nella Deposizione del Musée des Augustins a Tolosa e nota quel senso di ispirazione un poco triste e trasognata che pervade la figura, proprio delle tematiche del Tournier.
Zeri tuttavia, pur riconoscendo dati a favore del pittore, non ne concorda pienamente l’attribuzione, restando nell’incertezza anche successivamente, quando definisce l’opera:
un eccellente dipinto di un anonimo seguace del Caravaggio, forse il francese Tournier,
nel catalogo del 1970 pubblicato insieme a Luisa Mortari, allora direttrice del Museo (12).
 E’ riconosciuto del Tournier dal Milhau (13), Salerno (14) e Nicolson (15). Nel 2001 il dipinto è stato esposto come opera del Tournier nella mostra intitolata al pittore presso il Musée des Augustins di Tolosa.
Il Tournier risulta essere stato battezzato il 12 luglio 1590 nella chiesa riformata di Montbéliard in Linguadoca, dove la sua famiglia di religione protestante, originaria di Besancon, della Francia Contea, si era rifugiata dal 1572 sotto la protezione del duca di Wurtemberg dopo essere stata espulsa in questo anno dalla fondazione cattolica.
Formatosi presso la bottega del padre Andrea, stimato artista locale, dopo la morte di questi partì per Roma. Pur rimanendo oscure le notizie circa il suo percorso artistico giovanile, ricerche condotte da Jacques Bousquet (16) confermano la sua presenza a Roma dal 1619 al 1626, in pieno sviluppo del movimento caravaggesco. Ma è probabile, come è indotta a credere parte della critica, che a Roma vi fosse arrivato almeno due anni prima, forse proprio subito dopo la morte del padre avvenuta nel 1617. Dagli Stati d’Anime risulta che abitò nelle parrocchie di San Lorenzo in Lucina, Sant’Andrea delle Fratte, Santa Maria del Popolo e infine in via Ripetta, insieme ad artisti fiamminghi, tra cui un “Nicolò fiamengo”, identificato con il Regnier, dal quale risulta in effetti influenzato. Ma tratti stilistici legano la sua arte anche a quella del Manfredi, del Valentin e del Vouet, al punto da creare non poche confusioni attributive con le loro opere, talvolta non del tutto risolte, specie nei confronti del Manfredi.
Tale componente lascia supporre che nel soggiorno romano abbia avuto contatti diretti pure con loro, ma niente di certo su eventuali collaborazioni trapela dalle fonti. Si sa che rientrato in patria dopo la Pasqua del 1626, si trasferì a sud della Francia, a Carcassonne, dove risiedevano molti artisti suoi compatrioti, ricevendo commissioni dal capitolo metropolitano di Narbonne. Dal 1632 si ritrova stabilmente a Tolosa fino alla morte avvenuta intorno al 1660, realizzando opere importanti per ordini religiosi che eseguì sotto l’influsso delle vissute esperienze romane caravaggesche, contribuendo a fare di Tolosa uno dei centri più importanti della pittura di provincia francese del sec. XVII.
San Giovanni Evangelista fu uno dei primi discepoli chiamati da Gesù; è l’autore del quarto Vangelo e, secondo la tradizione, dell’Apocalisse. Nel dipinto è raffigurato giovane, intento alla scrittura sotto l’effetto dell’ispirazione divina, folgorato dal flash di luce celestiale che rivela i lineamenti marcati del suo volto. Con il fondo scuro ogni riferimento ambientale viene meno per dare risalto a pochi elementi: lo scrittoio, a cui è accostato con il busto eretto e in leggera torsione, la penna, sorretta da una mano che sembra distaccata dal corpo, e il libro, questi ultimi due suoi attributi, insieme all’aquila che non è raffigurata.
La parte superiore del busto e il viso, presentano somiglianze con la figura di San Giovanni presente nel  Cristo in Croce con Santi del Museo del Louvre, datato 1628. E ciò testimonierebbe una esecuzione avvenuta dopo il periodo romano. Una lieve differenza iconografica contraddistingue il viso del San Giovanni del dipinto Spada, modellato con più dolcezza rispetto a quello del Louvre, inoltre mostra un pomo d’Adamo prominente rispetto a quello del Louvre, dal un collo più lungo e dal doppio mento pronunciato.
Il dipinto Spada è concepito alla stessa maniera del San Giovanni Evangelista della Galleria Capitolina di Roma, del 1615 circa, di Bartolomeo Manfredi, già attribuito al Tourier, di cui esiste una copia di anonimo successiva al Tournier nella Galleria Pallavicini, e una variante del pittore stesso avente come soggetto Il Re David che scrive i salmi, databile intorno al 1624, della Walpole Gallery di Londra.
Altro dipinto con il quale mostra punti di riferimento è il San Paolo che scrive le epistole di Collezione privata a Roma, databile tra il 1620-1624 e di cui pure esiste una variante del pittore, sempre di questi anni, della Fondazione Blaffer di Huston.
Si tratta di citazioni che hanno come matrice comune il San Girolamo del Caravaggio della Galleria Borghese. Come negli altri due, il Santo del dipinto Spada è raffigurato in senso verticale, avvolto da una pesante tunica rossa che gli copre l’avambraccio e la spalla sinistra. Ma se negli altri due si percepisce un maggiore dinamismo dettato dal braccio destro dei protagonisti che si spinge in avanti sullo scrittoio, nel dipinto Spada si intuisce un maggiore rigore spaziale.
Maria Lucrezia VICINIÂ Roma 9 Novembre 2025
NOTE

