Un “San Gerolamo” di Hendrick van Somer – “creduto dello Spagnoletto”- dalla collezione del cardinale Fabrizio Spada

di M. Lucrezia VICINI

 Hendrick van Somer (Amsterdam  1607 – Napoli  1656)

E. Van Somer San Girolamo in lettura, o/t, cm 103 x 75,8; inv. n 147; quarta sala; provenienza collezione cardinale Fabnrizio Spada

Il dipinto era di proprietà del cardinale Girolamo Casanate (Napoli,1620-Roma,1700) (1). Il cardinale Fabrizio Spada (1643-1717), pronipote del cardinale Bernardino Spada (1594-1681), lo acquistò in data 28 febbraio 1701,  insieme ad altre nove opere, per un totale di 146 scudi  (2). Di esse sono rimaste a far parte della Collezione Spada solo tre  cosiddette scene di generecosì registrate nell’atto di vendita,  con riferimento ad autore anonimo, invece eseguite da Pieter Van Laer, e oggi esposte nella IV Sala del Museo, e un Ritratto di dama, attribuito a Scipione Pulzone sia nell’inventario Casanate che Spada, e da identificarsi con quello  dubitamente riferito a Sofonisba Anguissola, posto in terza Sala (3).

Il dipinto con San Girolamo  nell’elenco inventariale Casanate è così descritto

n.37, un quadro di San Girolamo di quattro e cinque con cornice dorata del Ribera venduto al Sig. Cardinale Spada 40 (4).

L’attribuzione al Ribera rimane invariata anche negli inventari Spada, a partire dal quello di Fabrizio del 1717 dove  viene menzionato tra le opere dell’attuale prima Sala e come

Altro quadro in tela d’Imperatore rappresentante San Girolamo con cornice d’oro falzo opera si crede dello Spagnoletto stimato 21 (5).

Nell’Inventario del 1759 è segnalato sempre in prima Sala, così descritto:

Altro di palmi 4 e 5 in piedi cornicie liscia dorata rappresentante San Girolamo opera dello Spagnoletto, 150 scudi (6).

Il Fidecommesso del 1823 e l’Appendice al Fidecommesso del 1862 lo citano invece  in terza Sala e come: Altro S.Girolamo dello Spagnoletto (7). Nella ricognizione inventariale dell’avvocato Pietro Poncini del 1925 e nella coeva stima di Hermanin che valuta lire 10.000, figura ancora  in terza Sala, riportato  come  San Girolamo: Giuseppe Ribera (8). Nel 1951 il dipinto fu trasferito da Zeri nella quarta Sala dove ancora si trova.

La mano del  Ribera  è confermata  anche dal Barbier De Montault (9),  da  Porcella (10), che lo confronta con il San Gerolamo, già della Galleria Borghese,  e dal  Lavagnino (11).

Il Vasi (12) lo assegna a Luca Giordano, nello stile del Ribera. Zeri (13) fa il nome di Enrico Van Somer per le somiglianze stilistiche che anche lui denota con il San Girolamo della Galleria Borghese, ora presso la Galleria Barberini, nel quale, nel corso di un restauro eseguito nel 1942, vennero scoperte sul bordo del libro aperto, sotto la falsa firma del Ribera, la firma e la data Enrico.f.1652. Zeri  ne suggerisce una datazione intorno al 1650.

E. Van Somer San Girolamo in lettura, Roma, Galleria Barberini

Di Hendrik van Somer, pittore di origine nordica, attivo  a Napoli, dove partecipò al movimento naturalistico caravaggesco, attratto dalle maniere del Ribera, si conoscevano poche e contrastanti  notizie, fino a quando dati documentari (14) non hanno portato alla luce la sua vera identità e distinto la sua personalità,  da quella di un artista omonimo, Arrigo Semer, nato  il 23 luglio 1615, dal pittore di Bruxelles Barent van Somer e dalla figlia del pittore Art Mijtens, come riferisce  Hoogerwerff (15).

Lo studioso nell’attribuire a questo secondo artista sia il dipinto Barberini che Spada, gli unici della sua produzione risultanti essere  di stretta derivazione riberesca, aveva ricostruito per primo il suo percorso pittorico che lo vedeva inoltre autore di un’opera documentata Il Battesimo di Cristo del 1641 in Santa Maria della Sapienza a Napoli nel quale  l’adesione ai modi dello Stanzione e di Artemisia Gentileschi prevale sull’influenza riberesca, e di altri dipinti stilisticamente diversi tra loro.

Le notizie fornite da Hoogerwerff si contrapponevano ad un documento del 1636 in cui il pittore   “Enrico de Somer”, testimone a Napoli alle nozze di Viviano Codazzi dichiarava  di essere figlio del q.m. Gil, di avere ventinove anni e di essersi stabilito a Napoli da dodici anni (16). Dal De Dominici si apprende che a Napoli si era formato nella bottega del Ribera (17).

L’attribuzione dei dipinti Spada e Barberini al figlio di Barent van Somer, da parte di  Hoogewerff,   viene tuttavia   condivisa  da Schiattarella (18) e dal Bologna (19) ai quali si può unire anche  Zeri (20) se nella scheda del catalogo del 1954, il pittore Enrico van Somer, cui attribuisce il San Girolamo,  viene registrato  con   gli errati dati  dati anagrafici 1615-1684.

E’  respinta  invece da Spinosa ( 21) che di fatto riconosce nell’esecutore del prototipo Barberini l’ artista testimone di nozze, che dalle sue dichiarazioni risulta pertanto nato nel 1607 e attivo a Napoli dal 1624, dove  segue il  Ribera e muore nel 1656. Spinosa ricompone la cronologia delle opere  del pittore fiammingo, restituendogli quelle  erroneamente  attribuite all’omonimo,  avvicinando peraltro al dipinto Barberini, una delle tele  più tarde della sua produzione, altri due quadri di medesimo soggetto, presso le Trafalgar Galeries di Londra, siglato e datato 1651 e presso Giacomo Algranti di Londra, quadri ai quali può essere accostato anche il dipinto Spada. Già Zeri leggeva dal suo canto in entrambe le opere Barberini e Spada una medesima derivazione riberesca e vi vedeva uguaglianze talmente stringenti di cultura, tecnica e scrittura, che non gli lasciavano dubbi circa la loro appartenenza ad una medesima personalità.

 I due quadri,  Barberini e Spada, sebbene di diverso taglio compositivo, in diagonale il primo e in verticale il secondo, si contraddistinguono in effetti per le medesime  qualità pittoriche dalle calde tonalità rossastre  rese da larghe stesure cromatiche,  e per lo scorrere naturale della luce sul corpo  che appare  nel contempo di solida e morbida plasticità.

 Nel dipinto Spada il Santo è raffigurato in primo piano,  di profilo e in un ambiente angusto privo di riferimenti, avvolto da un manto rosso, secondo una antica tradizione che vuole sia stato anche Cardinale. E’ intento a spiegare un rotolo di pergamena contrassegnata da caratteri di scrittura ebraica. Ha davanti a sé il solo attributo del teschio, mentre mancano gli altri attributi consueti ovvero il flagello, il leone, il sasso, la croce, la tromba, il cappello cardinalizio e talvolta il rosario. In tale dimensione viene  dato principalmente rilievo alla sua attività intellettuale che svolse, nel tentativo di vincere le tentazioni materiali, durante un lungo periodo di solitudine e di espiazione nel deserto siriano prima, e poi a Betlemme, studiando l’ebraico e traducendo in latino il Vecchio e il Nuovo Testamento.

La traduzione delle Scritture  che ne scaturì, nota come Vulgata, venne poi proclamata dal Concilio di Trento testo canonico ufficiale della chiesa. Il dotto eremita divenne pertanto il simbolo della cristianità  e  modello da proporre ai fedeli del periodo post-tridentino  proprio per la sua condotta   di esemplare penitente, grazie anche all’opera dell’Ordine Gerolamitano che nel seicento ebbe un ruolo sociale di notevole importanza. Il vivo cromatismo e la resa naturalistica del Santo dalle membra rugose, rimandano ai molteplici  analoghi soggetti  riprodotti dal Ribera stesso, come il San Gerolamo della Galleria Doria Pamphili e un Santo Eremita del Museo del Prado.  Ma  quella intensa carica emozionale che trasmettono le sue drammatiche  immagini  del Santo raffigurato all’interno di caverne o ai margini di fossati ormai emaciato e stanco, proprio con l’intento controriformistico di rafforzare nei fedeli il valore sacramentale della  penitenza e della meditazione, si attenua nell’opera del Somer in una visione più intima e personale,  priva di eccessi formali, e minuziosamente descritta, in linea proprio  con i principi della sua originaria formazione nordica.

Dati del resto riscontrabili anche in suoi altri  quadri con lo stesso soggetto, quali il San Girolamo, presso il Pio Monte della Misericordia a Napoli e il San Girolamo in  Collezione privata tedesca.

E. Van Somer San Girolamo Pio Monte della Misericordia Napoli

M. Lucrezia VICINI  Roma 15 Marzo 2026

NOTE

1) Mori V., La dispersa raccolta di quadri del Casanante. Accademie e Biblioteche d’Italia, 1971, pp.422-429; Ceyssens,L., in Dizionario Biografico degli Italiani, 1978,n.21, pp.144-147, ad vocem
2) Cannatà R., Il Collezionismo del Cardinale Fabrizio Spada in Cannatà,R., Vicini,M.L.,La Galleria di Palazzo Spada. Genesi e storia di una Collezione, Roma,s.d.ma 1992, p.128
3) Per un approfondimento in merito, vedasi Vicini M.L. Il Collezionismo del Cardinale Fabrizio Spada, Roma 2006
4) Cannatà  R., op.cit.,1992,p.142,nota 56
5)Cannatà R., op.cit.1992,p.145
6)  Zeri F., La Galleria Spada in Roma, Firenze, 1954, pp.128,159,n.598; Cannatà R.,Vicini M.L. La Galleria di Palazzo Spada. Genesi e storia di una Collezione, s.d.ma 1992, p.170,n.598
7) Cannatà,Vicini,op. cit.1992, pp.187,190
8) Cannatà,Vicini,op.cit.1992,.pp.194,198
9) Barbier De Montault X., Les Musées et Galeries de Rome, Roma 1870,p.444
10) Porcella A., Le pitture della Galleria Spada , Roma, 1931,p 217
11) Lavagnino  E.,La Galleria Spada in Roma, Roma 1933, pp. 9, 13
12) Vasi M. Itinéraire instructif de Rome, Roma, 1792, p. 574
13) Zeri F., op.cit. 1954,p.128
14) Prota Giurleo U., Pittori Napoletani del ‘600, Napoli,1953,p.77
15) Hoogewerff  G.J., Hendrick van Somer, Schilder van Amsterdam, Novalger van Ribera, « Oud Holland, 1943,pp.158-172 ;
  16) Prota Giurleo U., op.cit.1953,p.77;
17) De Dominici B., Vite dei Pittori, Scultori e Architetti Napoletani, voll.3,Napoli, 1742-44,p.23
 18) Schiattarella  A., in Calalogo della Mostra Civiltà del seicento a Napoli, Napoli, 1984-85,p.176;
19) Bologna F., in Battistello Caracciolo e il primo naturalismo a Napoli, catalogo della Mostra, Napoli,1991,p.166;
20) Zeri F.,1954,op.cit.p.128;
21) Spinosa N., Aggiunte ad Hendrick van Somer “alias” Errigo Fiammingo, in F.Abbate, F.Scricchia Santoro, Napoli e L’Europa: Scritti in onore di Ferdinando Bologna, Catanzaro,1995,pp.223 e seg.
 Causa.  R.,Opere d’arte del Pio  Monte della Misericordia, Napoli, 1970, p.104 ; Causa. R.,La natura morta a Napoli nel Seicento e nel Settecento, in Storia di Napoli, Vol.8, Cava dei Terreni, 1972, nota 8  p.965; Cannatà R., Galleria di Palazzo Spada, Roma,1995,p.128; Vicini,M.L. Guida alla Galleria Spada, Roma,1998,p.91; Vodret R., in Caravaggio e i suoi. Percorsi caravaggeschi in Palazzo Barberini, in C.Strinati,R.Vodret, Catalogo della  Mostra, Napoli,1999,p.138 ;
Vicini M.L. Il Collezionismo del Cardinale Fabrizio Spada, Roma 2006, pp.202-203