Un ritratto attribuito alla mano di Rembrandt riemerge tra le opere in esposizione alla mostra “Barocco e Neo Barocco. Da Rubens a Mitoraj” (Francavilla Fontana -BR- dal 21 Marzo)

di Francesco CAPRIOLI

Tra qualche giorno, precisamente il prossimo 20 Marzo verrà inaugurata l’importante mostra intitolata Barocco e Neobarocco. Da Rubens a Mitroaj, a cura di Pierluigi Carofano.

L’evento si tiene presso il Castello Imperiali di Francavilla Fontana (BR), nell’occasione, tra tanti capolavori, verrà esposto al pubblico un dipinto attribuito alla mano del grande maestro olandese  Rembrandt van Rijn.

A questo proposito riceviamo e volentieri pubblichiamo questo importante articolo del dott. Francesco Caprioli frutto di una lunga ricerca che si traduce in questa trouvaille destinata certamente ad attirare l’attenzione degli addetti ai lavori oltre che degli appassionati d’arte antica e che farà certamente discutere. Si tratta del “Ritratto di vecchio con cappello“, comunemente ritenuto il padre di Rembrandt, attribuito proprio alla mano del grande Maestro olandese, Rembrandt van Rijn- certamente tra i massimi artisti che la storia dell’arte abbia conosciuto-. About Art è impegnata da sempre nel favorire e far avanzare le ricerche e gli studi, soprattutto quando le novità che emergono hanno un rilievo di portata internazionale come in questo caso, senza avere peraltro la pretesa di condannare o limitare le prese di posizi0ni provenienti da studiosi, se possiamo dire così, outsider, purchè ovviamente i loro contributi siano frutto di analisi e ricerche verificabili e siano ritenute accettabili dagli studiosi esperti dei vari settori, che solitamente ci confortano con i loro pareri, come dimostrano le firme che nel corso di questi ormai 8 anni di esistenza abbiamo avuto il piacere e l’onore di ospitare. Tale è stato effettivamente ritenuto questo articolo che si presenta con i crismi della credibilità e della attendibilità filologica, intorno al quale peraltro si potrà discutere purchè nell’ambito della dialettica e del rispetto che dovrebbe sempre caratterizzare lo scambio di pareri anche molto differenti, mentre al contrario non di rado prevale un malinteso spirito di corpo. Saranno poi come sempre i lettori ad avere l’ultima parola.

REMBRANDT E LA SUA PITTURA: 

Rembrandt Van Rijn Misure: Olio su legno di quercia 24,6 x 17,7 cm (in vecchi cataloghi 25 X 17,8) Titolo: Man wearing a close cap – father of the artist?

La pittura di Rembrandt si appassiona ai particolari, che si possono trovare tra le pieghe di un colletto, nella fibbia della cintura di cuoio, tra le saldature di chiodi di un elmo. Tuttavia, quegli stessi elementi distintivi, per quanto essenziali alla realizzazione dell’opera, non riescono mai ad impadronirsi della scena, mentre il geniale pittore di Leida li fa invece dolcemente naufragare nella distribuzione della luce, rendendoli parte di un tutt’uno inscindibile.

Tale tendenza diverrà sempre più immanente man mano che la maturità dell’autore prenderà consapevolezza della maniera di trattare le forme, dove l’unico protagonista è la luce, anzi, la diffusione dei suoi bagliori fino alla percezione dell’occhio di chi osserva.

L’opera oggetto della nostra indagine, un olio su tavola di 24,6 X 17,7 cm su tavola di quercia, riassume tutta la forza creativa di Rembrandt, e per questo può essere considerata un lavoro sufficientemente maturo, perlomeno successivo all’incontro con i suoi grandi maestri di Amsterdam, in primis Pieter Lastman, ma anche Jan Pynas che avevano toccato con mano l’innovazione del Caravaggio e del “romano” Adam Elsheimer. Per quanto stiamo parlando di un giovane pittore poco più che ventenne, la tecnica che affronta il contrasto luministico nonché la psicologia del personaggio, permea totalmente l’invenzione artistica di questo vecchio con cappello e fa entrare l’opera a pieno diritto tra le note musicali dello spartito di Rembrandt,

La dedizione alle incisioni da parte dell’autore, ci aiuta a identificare meglio l’anno di produzione del soggetto ritratto, che è databile intorno al 1629.

Rembrandt van Rijn (1606–1669) – Man wearing a close cap;   ©National Galleries of Scotland

Infatti “Man wearing a close cap” è un’incisione piuttosto nota, normalmente prodotta in dimensioni attorno ai 7,5 X 6 centimetri, talvolta anche datata 1630, e quasi sempre è indicata come una probabile raffigurazione del volto del padre: in queste forme la troviamo nelle collezioni di maggiori istituzioni nazionali, tra cui le National Galleries of Scotland (acquisto del 1964), la National Gallery of Victoria (lascito Felton del 1933), e la Norton Simon Art Foundation, e sempre indicata come opera autografa di Rembrandt.

La fortuna di aver potuto discorrere dell’opera con Christopher Wright, che non finirò mai di ringraziare per avermi offerto un assaggio del suo Bakewell Pudding ricolmo di antichi sapori inglesi, ci permette di comprendere meglio l’identità dell’anziano signore ritratto.

L’opinione di Wright si basa sull’iconografia di opere consolidate, che ci portano a ritenere che il vecchio con cappello sia lo stesso che troviamo al Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum, una tavola di 21,5 X 17 cm che è qui sotto riprodotta, oltre ad essere ben referenziata :

Rembrandt van Rijn, Bust of Old Man in a Fur Cap, 1630, Innsbruck, Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum, ©Wikimedia Commons

Lo stesso soggetto appare in un dipinto conservato al Museo Mauritshuis, ed è stato a lungo studiato. Si tratta di un uomo anziano con baffi e pizzetto ritratto con una luce frontale. Indossa un cappotto marrone bordato di pelliccia e un berretto nero. Le rughe sul suo viso sono dipinte con delicata precisione. Quando Abraham Bredius, all’epoca direttore del Mauritshuis, acquistò il dipinto per la sua collezione nel 1892, Bredius stesso si riferì con entusiasmo alla propria acquisizione come “probabilmente il dipinto più interessante del padre di Rembrandt“.

Finché, ovviamente, non è saltato fuori un disegno di “Harmen Gerrits Van Rhijn”. Aveva un naso largo e una folta barba, e quindi sembrava molto più vecchio di questo soggetto, che peraltro è molto simile a quello del nostro dipinto nonché a quello precedentemente sopracitato. Così è lecito pensare che questo anziano sia stato un modello che Rembrandt pagò per posare per lui all’interno dello studio. Il dipinto pertanto potrebbe non essere un ritratto, ma semmai quello che gli olandesi chiamano un “tronie”, cioè un genere pittorico del periodo d’oro barocco fiammingo e in questo caso specifico uno studio di un uomo anziano pieno di carattere e non identificabile (ma questa è solo una supposizione senza riscontri oggettivi).

Lascia sorpresi che il Museo Mauritshuis abbia rinunciato all’autografia della propria opera solamente in base a una confusione iniziale in merito all’identificazione del soggetto (cioè il padre di Rembrandt) e soprattutto a causa del ritrovamento di tracce di “verditer” nell’analisi chimica del materiale pittorico. Ricordiamo che il verditer è un prodotto inorganico sintetico a base di carbonato di rame, inventato solo nel 1657 quando peraltro Rembrandt stesso era ancora in vita e magari lui stesso o qualcuno per lui avrebbe avuto voglia di ritoccare successivamente il dipinto.

Rembrandt (?), Portrait of a man with a fur collar, ©Mauritshuis Museum

Del resto, a meno che gli esperti del Mauritshuis siano in possesso di informazioni ulteriori che non ci sono note, quelle tracce di pigmento anomalo appaiono del tutto plausibili in ragione di una successiva ridipintura di un’opera che ha più di trecento anni. In estrema sintesi, da parte di chi scrive si ritiene che la scienza debba solo contribuire ad un’analisi più ampia anziché imporsi quale sostituto virtuale rispetto all’opinione di un grande esperto, dal momento che è del tutto legittimo far nascere un dubbio così come è desolante il voler imporre un giudizio di stampo “talebano”, il quale riduce l’arte nel limes del punto di vista dello strumento scientifico, cioè di un mezzo barbaramente tecnico e che tale rimane. Ma questo filone di indagini sulla metodologia di studio delle opere d’arte, merita di essere sviluppato in modo più colto rispetto a questo contesto circoscritto. Per fortuna, nel caso dell’opera esaminata ed oggetto della nostra discussione, la compatibilità del pigmento con i materiali del XVII è stata accertata

UN RITROVAMENTO INATTESO

Quando John Bass comprò quest’opera, cioè il 7 luglio del 1962, abitava al 923 della Quinta Strada a New York, ciò significa che era a due passi dai capolavori della Frick Collection. Siamo in grado di saperlo dal momento che l’indirizzo è menzionato nel contratto di acquisto firmato con la galleria di Paul Vogel-Brunner, nella signorile Reckenbuhlstrasse  di Lucerna.

Nello stesso atto di acquisto, troviamo un fanciullo con cappello di Pierre Auguste Renoir,  un pastello di Pablo Picasso pubblicato sul volume VII dello Zervos, una tavola di quercia raffigurante un generale anziano ad opera di Rubens, un Kees van Dongen pubblicato sul catalogo d’asta della Galleria Fischer del novembre 1960 al nr.1659, e un mezzo busto di donna eseguito da Modigliani: tutte opere ragguardevoli, acquistate ciascuna per un controvalore equivalente a qualche milione dei nostri tempi.

I meriti della Galleria Paul Vogel-Brunner di Lucerna producono anche oggi un eco di qualità, quando troviamo, a titolo esemplificativo, un’opera proveniente dal mercante di Lucerna che oggi appartiene alla collezione del Ackland Art Museum, un pregevolissimo Valentin de Boulogne che ritrae il San Giovanni Evangelista, come conferma una recensione edita dal Metropolitan Museum of Art di New York curata da Annick Lemoine e Keith Christiansen, e la cui immagine è qui sotto riprodotta:

Valentin de Boulogne, San Giovanni Evangelista, c. 1622 -23, oil on canvas cm. 97,3 x 134,5. Ackland Art Museum University of North Carolina at Chapel Hill. The William A. Withaker Foundation Art Found, 63.4.1

I coniugi John e Johanna Bass fecero confluire la propria mirabile collezione nel Museo Bass di Miami solamente due anni dopo, nel 1964, in un grazioso edificio in stile Art Déco degli anni ‘30 che era stata la biblioteca di Miami Beach.

L’opera di Rembrandt “Ritratto di uomo anziano” venne lì esposta e catalogata al n.99 del catalogo del museo, in compagnia di un Frans Hals e di un Sandro Botticelli.

Ciò che colpisce è che a partire dal 2009 venne rinnovato il consiglio del museo con la nomina di un nuovo direttore che, ci è dato constatare, ha venduto parecchi capolavori della collezione originaria.

                                            Vecchia edizione del catalogo del museo Bass 

Andando a “spulciare” nei cataloghi delle vecchie aste, abbiamo scovato un Rembrandt della collezione Bass che fiorisce come un bucaneve dall’inverno delle tendenze innovative del museo stesso, in un’asta Christie’s del 29 ottobre 2019 con un prezzo base piuttosto punitivo, cioè tra i 15 e i 20 mila dollari.

Il risultato finale fu stupefacente poiché, vendicandosi della bassa valutazione, l’opera raggiunse la ragguardevole cifra di 675.000 dollari (senza contare spese ed ammennicoli vari). La curiosità fu tale che si ritenne necessario entrare meglio nel merito di questa bizzarra vicenda, e per puro caso venne in nostro soccorso un articolo particolarmente profondo a cura di Jacob Willer del 13 novembre 2019, e pubblicato sul “The Critic”, un magazine inglese che si autoproclama per essere il “più civilizzato” tra le riviste: non male davvero, come inizio…

Willer riuscì a rintracciare Jan Six, un esperto olandese che di Rembrandt bene s’intende, il quale sostenne la tesi dell’attribuzione a Isaac de Joudreville, un allievo del grande maestro, riconoscibile per la linea mandibolare piuttosto oblunga. È peraltro, questa, una tesi stilistica abbastanza forzata, come giustamente sottolinea Willer, che ritrova gli stessi stilemi nei Rembrandt degli anni ‘30 del seicento, e correttamente cerca di spiegare come sia ormai largamente accettato l’intervento del Maestro sulle opere degli studenti.

Rimane quindi lo stupore nell’osservare il calore delle ombre sotto gli occhi, realizzate con pennellate decise, sapienti, assieme a tanti altri particolari di alta qualità pittorica, tanto da farsi ingannare da uno Joudreville quando ci si limita ad osservare da lontano, per poi lasciarsi attrarre dai particolari e scorgere Rembrandt, e poi ancora altro Rembrandt.

Come nelle migliori opere letterarie, ciò che rimane del giorno, è un senso di smarrimento quando pensiamo all’opportunità persa dal museo che ha incassato una pipa di tabacco rispetto all’apprezzamento del mercato. Ma la “missione” del museo, come afferma chiaramente il sito web, va in un’altra direzione: ora è solo quella di “creare connessioni tra l’arte contemporanea internazionale e il pubblico eterogeneo del museo“, con buona pace di Rembrandt … Rembrandt chi?

In realtà Willer ci va giù piuttosto duro con i responsabili del museo, quando sputa fuori il rospo che ha in gola e così scrive:

Il fatto che a loro non importasse a quanto il dipinto venisse venduto suggerisce che non lo stessero vendendo a tutto il suo valore, ma che se ne stessero sbarazzando. C’è un disprezzo diffuso ma accuratamente nascosto per l’arte antica, tra coloro che lavorano con l’arte moderna e contemporanea. Liquidano l’arte antica come elitaria e propagandistica, sebbene segretamente siano gelosi delle qualità superiori che temono possa realmente possedere e delle virtù superiori che sanno possa realmente incarnare. Ma altro non sono che persone alla moda, con un atteggiamento pretenzioso, e quindi provano istintivamente repulsione per ciò che non è più – al passo con i tempi – (…) L’esistenza stessa di quel vecchio dipinto polveroso poteva sembrare loro un affronto, nonostante fosse nascosto alla vista nei loro magazzini, posso almeno immaginare quanto li gravasse. Quindi, via il vecchio, e dentro qualcosa di nuovo, scintillante e rassicurantemente costoso. Se solo lo sapessero!”.

Cosa possiamo dire, se non che The Critics è veramente civilizzato nell’esprimere un’idea, anche quando si tratta di un’opinione forte!

Ritratto o Autoritratto di Rembrandt? – già Christie’s 29 ottobre 2019

L’IMPORTANZA DELLA LETTERATURA: 

Opinioni moderne a parte, siamo riusciti – non lo neghiamo – tramite un piccolo escamotage che per pudore ci rifiutiamo di rivelare, a rintracciare le vecchie perizie dei grandi critici di Rembrandt dell’inizio del secolo scorso, ovviamente per gentile concessione del museo Bass, il quale era riuscito nel frattempo a fare riattribuire maldestramente l’opera a Christian Wilhelm Ernst Dietrich (Weimar, 1712 – Dresda, 1774).

É possibile che l’abbiamo fatto per vendere l’opera ancora più in fretta? O forse facevano meglio a gettarla tra le onde dell’oceano, nel senso che ci si sono messi proprio d’impegno ad “incolpare” il povero Dietrich, il quale al massimo può aver imitato Rembrandt per puro diletto. Per fare tutto ciò qualcuno ha scomodato la storica Margarita Russell, che sarà stata anche una valida professionista, ma non siamo proprio riusciti a trovarla nel novero degli esperti dell’autore, a parte un testo del 1990 denominato “Dipinti e Tessuti del museo Bass” dal titolo generico, che non chiarisce la specializzazione di chi scrive, la quale rimane pertanto nella folta schiera dei carneadi dell’arte di Rembrandt.

Con una certa ostinazione abbiamo invece scovato una pubblicazione del 1994 dal titolo “Caspar David Friedrich to Ferdinand Hodler, A Romantic Tradition: Nineteenth-Century Paintings and Drawings from the Oskar Reinhart Foundation” che tradisce una specializzazione fuori tema, e cioè Romantico-ottocentesca, ed una  monografia su Willem van de Velde il giovane, pittore di genere marinaresco così come Jan van de Cappelle, altro olandese, che poco hanno a che fare con il modus operandi di Rembrandt.

Ma lasciamo le polemiche che ci portano nel cul-de-sac del nulla e torniamo al nostro piccolo successo: il ritrovamento degli “expertise” di Bode e Hofstede de Groot. Si tratta degli autori del lavoro monumentale su Rembrandt Harmenszoon van Rijn, denominato “The Complete Works of Rembrandt.” Questa pubblicazione ad opera di Bode era spesso curata con collaboratori come C. Hofstede De Groot, e catalogava l’opera completa del pittore olandese, fungendo da punto di riferimento storico e critico sull’arte di Rembrandt.

The complete work of Rembrandt. History, description and heliographic reproduction of all the master’s pictures with a study of his life and his art” – BODE, Wilhelm and Cornelis HOFSTEDE DE GROOT. Published by Charles Sedelmeyer, Paris, 1897

Riportiamo qui sotto entrambe i documenti peritali dell’opera:

Documento di autenticità Hofstede De Groot
Documento di autenticità Hofstede De Groot

 

Documento di autenticità Bode

VECCHIE RAPPRESENTAZIONI DEL PADRE DI REMBRANDT:

Per gli appassionati di fisiognomica, abbiamo effettuato una ricerca, la quale, avvertiamo, è superata rispetto alle sensibilità recenti della “dottrina scientifica”. Tuttavia è piacevole ritrovare il volto presunto o supposto del padre di Rembrandt, così come veniva un tempo accettato in una vecchia pubblicazione a cura di A. Bredius.

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Rembrandt’s Father: Haag, Mauritshuis (Lending A. Bredius)
Rembrand’s Father: London, Mrs F. Fleischmann
Rembrand’s Father: Boston, Museum of Fine Arts

©Francesco CAPRIOLI  Venezia 18 Marzo 2026