Un ‘quesito caravaggesco’ ancora da sciogliere: “Il San Giovanni Battista che nutre l’agnello”.

di Francesco CARACCIOLO

L’enigma sul dipinto de “Il San Giovanni Battista che nutre l’agnello” È realmente di Caravaggio?

La storia dell’arte è ancora oggi una disciplina assai viva, palpitante e che suscita spesso forti dubbi e interrogativi tra coloro che la praticano, siano essi scrittori, critici o intenditori d’arte, quali galleristi, mercanti e antiquari.

Il motivo di questa considerazione risiede nel fatto che, nonostante la progressione degli studi e delle ricerche sull’arte antica e nella fattispecie della pittura, sussistono ancora oggi numerosi interrogativi e perplessità in merito all’ascrizione di alcuni dei più rimarchevoli ed affascinanti esempi di pittura antica e in modo particolare di uno dei periodi probabilmente più straordinari della storia dell’arte italiana e non solo, ossia il ‘600 (periodo storico di cui mi sono occupato con una insistente frequenza, sia con gli studi su Giambattista Maganza il Giovane che per quanto concerne lo sviluppo della poetica caravaggesca nel Nord Italia).

Colgo l’occasione per ritornare su un argomento che mi è particolarmente congeniale – discutendo in modo particolare sulle attribuzioni di alcune opere ancora al vaglio degli studi, oppure poco comprese riguardo all’aggiornamento del catalogo del Caravaggio, oppure ancora in merito ai pittori della luce e dell’ombra ancora da scoprire – mediante un nuovo breve contributo sul dipinto romano (1610 ca) raffigurante “San Giovanni Battista che nutre l’agnello” di collezione privata.

Pur non rientrando di diritto all’interno del prestigioso catalogo delle opere pittoriche di Michelangelo Merisi (Milano 1571- Porto Ercole 1610), il San Giovanni Battista di collezione romana (fig.1) è un quadro assai famoso e replicato in svariate immagini, sia nei testi a stampa che sul web.

1. S. Giovanni Battista che nutre un agnello, 1610 ca, Roma, collezione privata

In merito a questo bel dipinto romano permangono dei dubbi circa la sua attribuzione nonostante sia stato da tempo accostato alla produzione romana del Caravaggio, che sappiamo quanto amasse tale soggetto tanto da riproporlo in varie versioni, di cui posso proporre, per alcune affinità compositive e tipologiche della figura del Santo – l’esemplare del Battista (1604-1605), conservato presso la Galleria Nazionale d’Arte antica a Roma, precisamente nella sede di Palazzo Corsini (fig. 2).

2. Caravaggio, S. Giovanni Battista, 1604-1605, Roma, Galleria d’Arte antica, palazzo Corsini

Sicuramente il confronto tra i due dipinti potrebbe sciogliere molte rermore ancora non superate circa la possibile autografia del “Battista con l’agnello”, ma bisogna sempre essere cauti in quanto andranno valutati una serie di parametri che non includono soltanto il metodo della connoisseurship e quindi il confronto vis-à- vis per cercare di risalire all’autore, ma anche le indagini tecniche nonché le citazioni dalle fonti antiche.

La storia recente del dipinto, che misura cm 78 x 112, prende avvio negli anni Cinquanta del Novecento, quando il tentativo di esportazione all’estero dell’opera – il 6 settembre 1951- da parte del proprietario, fu bloccato dagli uffici ministeriali competenti, cosa che diede luogo ad un contenzioso tra lo Stato italiano e proprietario (nel frattempo il San Giovanni Battista era stato depositato alla Galleria d’Arte antica di Palazzo Barberini a Roma, essendo stato presentato come “copia molto prossima a Caravaggio”).

Successivamente il dipinto riapparve nel 2001 ad una mostra romana, occasione che permise di formulare una più precisa attribuzione da parte di Gianni Papi, lo studioso ritenuto tra i più esperti sui temi caravaggeschi, a favore dello Spadarino, adducendo come argomento abbastanza convincente la somiglianza tra il volto del San Giovanni Battista (di collezione privata) e quello del Narciso di Palazzo Barberini (fig.3), rimarcando vieppiù il volto reclinante (tipico dello Spadarino), ed evidenziando in entrambi una sensuale ambiguità.

3. Caravaggio (attr.), Narciso,  Roma, Galleria d’Arte antica, palazzo

Nel corso degli anni, a favore invece della paternità caravaggesca, si sono espressi alcuni tra i più autorevoli ed insigni storici dell’arte, tra i quali merita sicuramente citare almeno Maurizio Calvesi, il quale faceva riferimento ai pentimenti riscontrati nell’opera dopo un’operazione di restauro, nonché ad alcune caratteristiche di esecuzione che potevano confermare l’attribuzione certa al Caravaggio.

Infine, ritengo importante rimarcare l’importante scoperta documentaria di Sergio Guarino che ha studiato un inventario del 1681, conservato ai Musei Capitolini, dei beni del Giacomo Filippo Nini (Siena, 1629 – Roma, 1680) conservati a palazzo Lanci al Corso a Roma, e reso noto da Daniela Simone.

Per lo scrivente tuttavia sussistono dubbi circa l’autografia caravaggesca: quantunque il soggetto raffigurato e la materia pittorica di pregio indirizzino verso il maestro milanese, si possono notare nella figura del San Giovanni Battista alcuni aspetti esecutivi e compositivi che riconducono probabilmente ad altro maestro, sebbene molto vicino al Merisi: la materia pittorica più liquida e meno pastosa, l’assenza delle ombre marcate, i passaggi di luce e ombra meno audaci e più soffici e persino un disegno più impreciso: si veda, ad esempio,  come il braccio sinistro, completamente affogato nell’ombra, mostri delle palesi imprecisioni a livello anatomico; per cui ritengo che l’opera non sia ascrivibile al Caravaggio, forse allo Spadarino se non addirittura ad un maestro napoletano molto prossimo al linguaggio caravaggesco.

 Francesco CARACCIOLO  Vicenza 26 Aprile 2026

Fonti: F. Scaletti, Caravaggio, Catalogo ragionato delle opere autografe, attribuite e controverse, Nuova edizione, 2025, Ed. Paparo; E. Croce, da Talking about Caravaggio, 31/12/2024.