di M. Lucrezia VICINI
                                David con la testa di Golia

Esposizioni: Gian Domenico Cerrini. Il Cavalier perugino tra classicismo e Barocco. Perugia- Palazzo Baldeschi al Corso 17 settembre 2005-8 gennaio 2006
Il dipinto fu commissionato direttamente al pittore agli inizi del 1649 da padre Virgilio Spada (1596-1662) e da questi subito donato al fratello, il Cardinale Bernardino (1592-1661), come risulta dalle note di pagamento qui di seguito riportate, registrate in un libro mastro dello stesso Virgilio, e recanti sul loro margine sinistro l’annotazione Â
“donato”: A di 28 gennaio 1649, s. 8,60 per la cornice d’un David con gli intagli d’un leone; Al S. Gio. Dom. Perugino per la detta pittura s. 30. Per il legno della cornice s. 0,90. Â
Seguirà la doratura della cornice, saldata l’11 aprile con scudi 13,5 (1).
Ulteriori riscontri si leggono alla carta 29 del citato volume 833 del Fondo Spada Veralli presso l’Archivio di Stato di Roma.. Infatti, in data 15 aprile 1649 viene segnata la somma complessiva dell’opera di scudi 52,55 con l’aggiunta della seguente postilla ..per il quadro di David donato al S. Card. Spada (2). Il 5 agosto di questo anno Virgilio conferisce mandato di pagamento al Monte di Pietà di 30 scudi
al S. Gio. Dom. Cerrini, sono per gli colori d’un David fatto per mio servitio (3)
Come ha supposto Cannatà (4), il dipinto dovette interessare molto al cardinale Bernardino, estimatore del pittore, da spingere il fratello Virgilio a fargliene dono, cogliendo probabilmente l’occasione della ricorrenza del compimento del suo cinquantaseiesimo compleanno che cadeva il 21 aprile 1649, una settimana dopo la registrazione della donazione.
Non annoverata nell’inventario dei Beni ereditari del 1661 di Bernardino, nè in quello del 1662 di Virgilio, l’opera si rintraccia per la prima volta nell’inventario dei Beni mobili della famiglia Spada del 1759 presso la Camera del soffitto turchino dell’appartamento nobile, corrispondente alla attuale prima sala del Museo, dove è rimasta fino ad oggi. E’ descritta con l’attribuzione al Guercino e ancora con la cornice originaria, come:
Un quadro largo palmi 6 alto palmi 8 cornice ornata con un leone dorato rappresentante David con testa di Golia, opera originale del Guercino, scudi 600 (5).
Alla scuola del Guercino viene diversamente riferita nel Fidecommesso del 1823 e nell’appendice al Fidecommesso del 1862 (n.5, scudi 200) (6). Nella ricognizione inventariale del 1925 effettuata dall’avvocato Pietro Poncini, amministratore della famiglia Spada e nella coeva stima di Hermanin, che valuta lire 3000, è assegnata con dubbio a Bartolomeo Gennari (7).
La restituzione dell’opera al Cerrini, dopo che anche il De Montault si era espresso a favore del Guercino (8), è operata dal Voss (9), seguito da Porcella (10), Lavagnino (11), Watherhouse (12) e Zeri (13) che data al periodo tardo del pittore e assimila il dipinto al San Sebastiano reniano della Galleria Colonna.


L’incontro dell’artista con i due ecclesiastici Virgilio e Bernardino Spada, coincide con il tempo della sua prima permanenza romana, intorno al 1637-38, quando dipinse L’Assunta per la Cappella Spinelli presso la Chiesa Nuova, dove Virgilio era il personaggio di spicco della Congregazione degli Oratoriani di San Filippo Neri. La sua arte, delicata e raffinata, impregnata di cultura classicistica, fortemente sensibile alle maniere del Reni, si poneva in sintonia con le vedute artistiche di entrambi che divennero suoi protettori.
In una comunicazione scritta di Bernardino a Virgilio, risalente al 1644, il Cardinale approvava il soggiorno del Cerrini e di un suo amico nella dimora estiva di Tivoli, aggiungendo che già in passato
“..lui è stato meco altre volte in Tivoli et è conosciuto da chi ha cura di quella casa” (14).
Sempre nel 1644, Bernardino con una lettera minuta caldeggiava la sua candidatura, ma senza successo, alla Congregazione della Reverenda Fabbrica di San Pietro, di cui lui era componente, e Virgilio Sovrintendente ai lavori, proponendolo in tal modo:
:..Gio Domenico Cerrini Perugino pittore che già sett’anni si ritrova in Roma e che (ha dipinto diversi quadri) ha fatto opere in questa città , in quelle di Venezia, Bologna e Perugina e altrove…offerisce il proprio servitio per dipingere uno dei quadri o sopra porti che restano a farsi nella chiesa di San Pietro supplicando humilissimamente le SS.VV. di questa gratia e promettente servirle con ogni diligenza e fedeltà (15).
Diversi anni dopo, nel 1661, il Cardinale individuò nel Cerrini che gli chiedeva lavoro, il ritrattista capace di sviluppare un suo grande progetto che avrebbe consentito di tramandare le effigi di tutti i componenti della sua famiglia. In una lettera del 3 luglio del 1661 inviata da Tivoli al nipote Nicola che si trovava a Firenze si legge:
Gio Domenico Cerrini pittore Perugino mi scrive di dover venire a Roma in ottobre e mi chiede da dipingere. Gli rispondo che penso di far ritrarre in un quadro grande perlomeno una dozzina di nipoti.
Poi conclude:
..considero che in cambio di un quadro sarĂ meglio formarne doi, per non dire quattro-cinque come appresso..
e fa seguire un elenco di 29 persone suddiviso per gruppi di famiglie che il Cerrini avrebbe dovuto contenere nei cinque dipinti (16).

Purtroppo essi non vennero mai eseguiti per morte sopraggiunta del Cardinale il 10 di novembre di questo anno.
Preziosa ed inedita prova di ritrattista del pittore resta tuttavia un ritratto eseguito intorno al 1563, che raffigura il Cardinale Bernardino a mezzo busto, leggermente di tre quarti, esposto nella prima sala del Museo.
La storia biblica di Davide e Golia è narrata nel primo libro di Samuele (17,38-51). Pastore divenuto re d’Israele, Davide ispirato da Dio, si dispose volontariamente a capo dell’esercito israelita per combattere il gigante Golia di Gat, guida dei filistei. All’invito di Saul di predisporsi al combattimento con una adeguata  armatura rispose: Il Signore mi libererà anche dalle mani di questo Filisteo. Munitosi quindi di una sola fionda e di sassi, lo colpì sulla fronte e lo abbatté e con la sua stessa spada, gli mozzò il capo permettendo al suo popolo di sbaragliare il nemico.
Tutta la vicenda è qui sintetizzata in un momento che non ha riscontro biblico e che coglie Davide con gli occhi rivolti al cielo in segno di devozione e di ringraziamento, con il gesto della mano che lascia intendere che il merito dell’uccisione di Golia non è suo. Ai suoi piedi sono raffigurati i simboli iconografici della fionda e della spada, di cui si intravede l’elsa. Dietro di lui, su un blocco squadrato di pietra, poggia un variopinto cappello piumato, elemento in più in omaggio alla tradizione contemporanea. Il pittore ha voluto dare risalto nel dipinto alla umiltà e alla forza della fede nel Signore di David. La sua giovane figura permeata di calma interiore,  slanciata e ben tornita, di poco inarcata e bilanciata dalla diagonale formata dal tronco d’albero alle sue spalle, si staglia illuminata come da un flash, in un cielo turchino addensato di fosche nubi. Con l’altra mano sostiene la gigantesca testa di Golia poggiata su una solida colonna spezzata, a simboleggiare l’ira e la giustizia divina. Ad essa si ricollega il ramo tagliato e spezzato dell’albero in allusione, secondo la tradizione biblica, alla cattiva sorte riservata ai malvagi e agli ingiusti. Un’opera della piena maturità , eseguita con un linguaggio originale e alternativo rispetto alla cultura dominante cortonesca/17).Con pennellate morbide e dense l’artista definisce i contorni, adottando spunti dalle correnti classicistiche, principalmente dal Reni, nella posa elegante e statuaria del David, effettivamente affine nei tratti fisionomici e stilistici al poco più tardo San Sebastiano della Galleria Colonna(1652). Profonde ombreggiature di stretta derivazione guercinesca e lanfranchiana svelano un paesaggio misterioso, dai toni romantici, con vibrazioni coloristiche azzurrine di grande suggestività (18).
Maria Lucrezia VICINIÂ Roma 30 Novembre 2025
NOTE
