Un busto inedito di Zenobia del Carretto Doria, Principessa di Melfi, opera di Taddeo Carlone

di Paolo MANGIANTE

Dopo un “esilio” ispanico di più di cinque secoli è tornata in Italia, a Genova e a Finalborgo, patria dei Del Carretto, il busto marmoreo di Zanobia Del Carretto Doria, moglie di Giovanni Andrea Doria, capitano della Galee Genovesi alla Battaglia di Lepanto e quindi dal 1583 Grande Ammiraglio della flotta Spagnola di Filippo II (fig.1).  

Fig.1. Taddeo Carlone, Zenobia Del Carretto Doria,principessa di Melfi, Collezione privata

L’opera proviene dalla collezione madrilena del grande amatore e conoscitore d’arte Miguel Granados, dove si è avuto modo di riconoscere  nella nobildonna effigiata la principessa, moglie di Giovanni Andrea Doria, il che non solo ne giustificava la presenza nella capitale spagnola, ma aumentava il desiderio di riportarla a Genova e in particolare a Finalborgo, luoghi di origine della stirpe carrettesca (fig.2,3,4).

Fig. 2.Il mastio a punte di diamante.di Castel Govone (sec.XII-V), residenza dei Marchesi Del Carretto, posto a difesa di Finalborgo, capitale del Marchesato. Fig.3.I resti del castello fatto distruggere per sfregio dai Genovesi appena dopo aver acquistato il Marchesato di Finale dalla corona spagnola. Fig 4.Ignoto scultore genovese o lombardo. San Giorgio che uccide il drago e libera la principessa,, Finale ligure. GiĂ  portale della chiesa di castel Govone, ora portale di villa Mangiante

Tuttavia l’identificazione del busto con l’effigie di Donna Zanobia non è stata agevole perché se la foggia della sua veste, identica a quella del busto di Antonia Marina de Franchi consorte di Lercari, eseguito da Taddeo Carlone (vedi sotto, fig.9) la poneva sicuramente nell’ambito della nobiltà genovese dell’epoca, senza però poter precisare la sua identità, visto oltretutto che quasi tutti i suoi specifici ritratti si sono nel tempo dispersi, sia i due eseguiti da Alessandro Semino nel 1591, sia quello a mezza figura presente ancora nel 1876 assieme al pendant di suo marito  nel palazzo Doria di Roma, sia anche un piccolo ritratto ovale della Principessa Doria ricordato in un inventario settecentesco; l’unica immagine che rimane di Zenobia per un confronto risultava quella in  cui  lei e suo marito vengono presentati rispettivamente da Santa Caterina da Genova e da San Giovanni Battista alla SS.Trinità in gloria, la grande pala posta sull’altare maggiore della chiesa di San Benedetto, attigua al palazzo di Fassolo, eseguita da Alessandro e Cesare Semino «di cui tali artefici non fecero mai la migliore» e ai quali furono saldati nel 1592 ben milletrecento lire, una cifra decisamente alta per l’epoca e per gli autori “e non certo mal pagata”, come asseriva Giovanni Andrea nel suo mandato di pagamento.

Figg.5- 6.Veduta sei-settecentesca di Loano con al centro il Palazzo Doria, con alla sua sinistra la torre

Ora il caso ha voluto che Zenobia per posare per quel dipinto indossasse, non solo la medesima veste con la delicata gorgiera sotto mentoniera che porta anche nel busto marmoreo preso in esame, ma soprattutto che portasse sulla testa una sorta di “diadema” serico, intessuto forse di perle, che, ancorato all’elaborata acconciatura posteriore della sua capigliatura, le scendeva a ricoprire il centro della fronte, il quale, per essere di foggia così particolare e  nello stesso tempo  perfettamente simile a quello  calcato sul capo della  nobildonna scolpita dal Carlone, rende inoppugnabile l’identità delle due figure femminili.(figg. 7- 8 ).

Fig.7 Taddeo Carlone. Busto di Zanobia Del Carretto Doria. Genova. Collezione privata
Fig.8 Cesare e Alessandro Semino. La Gloria della Santissima TrinitĂ  (particolare).Genova Chiesa di San Benedetto

Per meglio inquadrare la figura di Zenobia Del Carretto all’interno della famiglia Doria si  ricordi  che Andrea Doria aveva sposato Peretta Usodimare figlia di Gherardo Usodimare e di Teodorina Cybo,  divenuta Del Carretto in quanto in prime nozze aveva impalmato Alfonso I Del Carretto.

Fig.9. Taddeo Carlone. Busto di Antonia Maria De Franci. Genova, Palazzo Lercari
Fig.10.Taddeo Carlone, Monumento funebre di Giovan Battista Doria, Sampierdarena, Chiesa di Santa Maria della Cella

Da questo matrimonio non erano nati figli, per cui Andrea Doria aveva adottato Marcantonio Del Carretto, figlio di prime nozze  della stessa Peretta Usodimare e di Alfonso I Del Carretto, il  quale Marcantonio che alla morte di Andrea aveva ereditato il principato di Melfi, sposa Giovanna de Leyva dalla quale ebbe come unica figlia, appunto Zanobia.

Giovanni Andrea Doria (Genova, 1540-1606), futuro sposo di Zanobia, era figlio di Giannettino Doria – erede designato di Andrea il grande, che, come si è detto, non aveva discendenti diretti – e di Ginetta Centurione. Dopo l’uccisione di suo padre Giannettino, nel corso della congiura dei Fieschi, Giovanni Andrea fu allevato ed educato dal vecchio Andrea Doria e sin da fanciullo condotto sulle galee,in quanto destinato a succedere a lui e al padre e destinato a divenire ammiraglio. Per garantire la solidità del patrimonio e del potere della famiglia furono stretti, quando Giovanni Andrea  Doria aveva circa dieci anni, i patti matrimoniali che dovevano legarlo a Zenobia del Carretto, nipote acquisita di Andrea; l’unione con Zanobia, determinata da ragioni dinastiche, fu comunque felice tanto che nel  testamento Giovanni Andrea scrisse di essere  seppellito con una ciocca di capelli della moglie in mano, sua “Signora et vera amica” (Borghesi 1996).    

Zenobia dunque, nata a Melfi nel 1541, figlia come si è detto di Marcantonio Doria del Carretto, erede del marchesato di Finale (vedi sopra figg. 2,3,4) e, per essere stato adottato da Andrea Doria, anche principe di Melfi, e di Giovanna di Leyva (1521-1545), all’età di appena diciotto anni nel 1558 sposò Giovanni Andrea Doria, marchese di Torriglia e conte di Loano a cui portò in dote il principato di Melfi. I due abitavano a Genova nel Palazzo del Principe a Fassolo, ma durante la stagione invernale spostavano la loro dimora in riviera, non tanto a Finale ancora saldamente in mano ai Del Carretto, quanto nella vicina Loano dove Giovanni Andrea Doria aveva fatto edificare nel 1578  da Giovanni Poncello un imponente Palazzo (fig.11), sulla cui porta si legge: 

D.ZANOBIA ET IO.ANDREAS AURIA COMITES LODANI / POST OPPIDUM MOENIBUS ET PROPUGNACULIS CINCTUM /  AC TORMENTIS BELLICIS MUNITUM AEDES HAS EREXE- RUNT A.S.  MDLXXVIII
Fig.11. Loano, Palazzo Doria (158) dimora invernale di Zanobia Del Carretto Doria e del marito Giovanni Andrea Doria conti di Loano

Nel 1575, dopo 28 anni, succeduta a Eleonora Cybo Fieschi, sfortunata sposa di Gianluigi Fieschi il Giovane, Loano ebbe di  nuovo una contessa sovrana, Zenobia Del Carretto Doria. La contea di Loano era pervenuta al principe Gianandrea come eredità del fratello Pagano, morto nel 1574 durante la difesa della Goletta a Tunisi, e la coppia avrebbe eletto  il palazzo di Loano preferibilmente come residenza invernale, ivi costruendovi accanto la torre ottagonale di difesa ,la chiesa di Sant’Agostino e il convento del Carmelo, un sito residenziale che ancor oggi caratterizza, attorno alla sua piazza, il quartiere dominante dei  Doria nel tessuto urbano loanese. Lontani da Genova, qui  loro e i rispettivi figli (e in seguito i nipoti) sarebbero cresciuti in un ambiente tranquillo, circondati dall’affetto della popolazione grata a Zenobia che le dedicava continue attenzioni: in un clima ben diverso da quello della villa di Fassolo, dove l’ufficialità rendeva tutto più difficile e complesso.

Zenobia insieme al marito, era particolarmente devota alla religione cattolica di stampo controriformistico in linea con i dettami del visitatore apostolico Bossi, col quale i due coniugi fondarono, rinnovarono e dotarono numerosi edifici religiosi: al loro devoto connubio si deve l’ampliamento ed il restauro della chiesa di San Benedetto, attigua a Villa del Principe; la fondazione a Genova del monastero dello Spirito Santo, a Loano della chiesa e convento di Sant’Agostino e del complesso del Carmelo, terminato dal figlio di Giovanni Andrea I, Giovanni Andrea II; nonchè la creazione all’interno della dimora di Fassolo di numerose cappelle, che segnano l’ingresso della tematica sacra nella decorazione del palazzo. Per l’esecuzione di tutte queste fabbriche e per il loro decoro, lavorarono al servizio di Giovanni Andrea e di donna Zanobia  numerosi artisti e artigiani come i pittori Brandimarte, Cesare e Alessandro Semino, Luca Cambiaso, Cesare Corte, Giovan Battista Paggi, e  gli scultori Gio. Batta Orsolino e Taddeo Carlone l’autore del  busto di Donna Zanobia.

Taddeo Carlone nato a Rovio vicino a Lugano nel 1543, non ancora ventenne fu condotto dal Padre Giovanni scultore a Genova dove, dopo aver fatto un suo proficuo tirocinio a Roma, realizzò le sue prime sculture

“alcuni angioli che ornavano sei cappelle, pure da lui architettate, della demolita chiesa di San Francesco di Castelletto” e successivamente per il nobile “Franco Lercaro ornò con due termini ignudi il portale del suo palazzo di strada Nuova” che,  come ancora ricorda il Soprani

“tanto  piacquero a quel signore che tosto gli diè la commissione di due ritratti in marmo, che uno ha l’effige di esso Lercaro e l’altro di sua sposa…   e che al presente si veggono sopra due basi presso la sala di quel medesimo palazzo” 

Dopo aver servito altri illustri committenti come il nobile Sig. Paride Salvago cui scolpì due “uomini selvaggi” per ricordare il suo nome nel fregiare il portale del suo palazzo della stessa strada Nuova e aver ornato per il Duca di Tursi di figure il frontale della Magnifica porta e di mascheroni di bella invenzione le finestre del suo grande  palazzo della già ricordata Strada Nuova, iniziò nell’ultimo quarto del cinquecento ad aver rapporti sempre più intensi con la famiglia Doria a principiare da Ceba e Giovan Battista Doria per i quali eseguì rispettivamente nel 1574 e nel 1576 le cappelle funerarie nella chiesa di Santa Maria della Cella a Sampierdarena.

Quest’ultimo incarico lo mise in stretto contatto anche con Il principe Giovanni Andrea Doria  e la sua consorte Zenobia Del Carretto che abitavano nel fastoso Palazzo fatto edificare nella vasta tenuta di Fassolo dal loro avo Andrea Doria dove, come si è già accennato, i due nuovi coniugi Del Carretto  Doria con l’aiuto precipuo dello stesso Taddeo Carlone  si preoccuparono di continuare ad adornarne l ’interno e soprattutto l’ampio giardino alla pari del loro grande avo.

Agli inizi del cinquecento Andrea Doria, ormai all’apice del suo potere in Genova aveva voluto farsi costruire, a Fassolo fuori mura per non urtare la sensibilitĂ  della rissosa nobiltĂ  genovese,  alla pari degli altri principi italiani come i Gozaga a Mantova, i Montefeltro a Urbino o gli Este a Ferrara, una dimora degna della sua acquisita posizione degna oltrettutto di ricevere l’imperatore Carlo V alla sua prossima venuta in Italia. Per fare questo assoldò  di architetti, scultori e pittori quanto di meglio era rimasto in Italia dopo il sacco di Roma. In particolare al Montorsoli affidò la cura di adornare il palazzo ma soprattutto il vasto giardino di sculture e fontane come ad esempio la grande peschiera con al centro la statua del Tritone poi ridotta a semplice fontana (figg. 12 – 13)

Fig.12. Giovannagelo Montorsoli. Fontana prima peschiera del tritone. Genova,Fassolo,Palazzo del Principe
Fig.13.Giovannangelo Montorsoli. Satiro come Giano Bifronte assiso su un delfino . Raccolta privata.

Il successo di questa fontana fu immediato e il Vasari ricorda che il Montorsoli  fece una replica  di questo mostro marino per il ministro imperiale Perrenot de Granvela e inviata in Spagna.

Il motivo del Mostro che tiene stretto a sé un delfino a cui allarga la bocca perché dalla sue fauci esca copiosa l’acqua della fontana venne dal frate scultore replicato più volte e anche in forma più ridotta solo che in quest’ultimo caso, alle fattezze del tritone,mostro marino, il Montorsoli diede forme mostruose terrestri di satiro (fig.13).                        

Per le sue dimensioni ridotte la fontana era stata progettata per venire alloggiata non nel giardino, ma forse all’interno stesso del Palazzo del Principe in maniera simile alla fontanella di Nettuno di Taddeo Carlone nella sala di Costantino (fig.14).  

Fig.14.Taddeo Carlone, Fontana da parete del Nettuno, Genova, Palazzo di Andrea Doria Sala di Costantino

La visita di Carlo V a Genova ospite nel Palazzo del Principe genovese non solo aveva suggellato l’alleanza della Repubblica di Genova con la Spagna sul piano politico e militare con l’assunzione di Andrea Doria a capo della flotta spagnola, ma aveva favorito anche il passaggio dell’arte italiana, in particolare di quella “genovese” in terra di Spagna. 

Montorsoli non si limitò a ritrarre Andrea Doria  a figura intera, seppure vagamente allegorica quale virtuale principe della città per il Palazzo ducale di Genova, ma, come ricorda il Vasari si impegnò a ritrarlo due volte in forma di busto anch’essi all’antica, i quali come altri due ritratti analoghi di Carlo V eseguiti a Genova nel Palazzo del Principe, sembra finirono in Spagna (figg.15 -16.).

Fig.15 Giovannagelo Montorsoli, Ritratto di Carlo V,  Museo del Prado
Fig.16 Giovannagelo Montorsoli, Ritratto di Carlo V .Museo del Prado

Dopo l’omaggio al monarca spagnolo del suo ritratto e di quello dello stesso Carlo V scolpiti da Giovanni Montorsoli  quando i l’imperatore era ospite a Palazzo Doria di Fassolo e ora al Museo del Prado, seguì l’invio a Madrid dalla spettacolosa fontana scolpita sempre dal Montorsoli nel suo cantiere genovese, di cui il principe Doria fece generoso dono al suo imperatore (fig.17).

Fig. 17 Giovannangelo Montorsoli e aiuti. Fontana dell’Aquila, Madrid. Patrimonio Nacional. Galeria de las Colecionas Reales.(foto ArsMagazine).

Un’operazione questa dell’esportazione di opere d’arte di artisti  al loro “servizio” in Spagna, iniziata così dell’avo Andrea Doria, ma perseguita anche dai suoi eredi Zanobia e Giovanni Andrea Doria che  consideravano questo scambio culturale di opere d’arte, oltre che una cortesia , una componente importante della loro politica filospagnola

Allo stesso modo con cui Andrea Doria aveva affidato alle cure del Montorsoli  (coadiuvato dal Cosini),l’arredo scultoreo e architettonico del giardino del suo Palazzo di Fassolo con sculture, peschiere e ninfei, così il suo erede Giovanni Andrea, per non essere da meno e mantenere alta la magnificenza del sito, che si dimostrò sommamente utile a mantenere vivi i contatti politici ed artistici con la corte spagnola, affidò tali incombenze artistiche al successore ed “allievo” del Montorsoli, Taddeo Carlone e al suo collaboratore Gio.Batta Orsolino. Nasce così nel 1599  la fontana marmorea di Nettuno a sostituire il colossale Nettuno in gesso a suo tempo eretto dal Montorsoli sulla falsariga di quello rifiutato del Bandinelli (Fig.18)

La grande fontana del Nettuno, eseguita in collaborazione con il fratello Giuseppe e il figlio Battista (Cfr., Merli-Belgrano, p. 70; Kruft-Roth, p. 318) per il giardino del palazzo Doria a godeva un notevole effetto scenografico nell’insieme del giardino, ma purtroppo oggi non più apprezzabile, poiché la fontana non mantiene più la posizione e le proporzioni originali.

Fig.18 Taddeo Carlone, Vasca col Nettuno, Villa Doaria Panphili
Fig.19 Giovannangelo Montorsoli o Taddeo Carlone, Fontane a guisa di Delfini. Raccolta privata.

Tuttavia appare ancora grandiosa, decorata con motivi classici e con animali simbolici. Strettamente affini alle decorazioni della suddetta fontana sono due inedite fontane da interno a guisa di delfini, simili a quelli che ornano la fascia esterna della fontana, ma la cui qualitĂ  richiama anche la mano del Montorsoli(fig.19).

A Taddeo Carlone viene anche attribuita da Kruft-Roth la fontana da parete col Nettuno che orna la Sala Costantino del Palazzo (vedi sopra, fig.14)

L’attività del Carlone e della sua bottega presso i principi Doria doveva essere stata intensa come si può dedurre da un breve stralcio dal “Libro dei conti Doria” da cui  risulta ad esempio:     

1590- 13 marzo pagate alli Mri Taddeo Carlone et Batta Orsolino scultori a bon conto del tabernacolo di marmore bianco et gesso conforme al disegno datogli ch’anno da fare tra qui e l’ultimo di luglio…Chiesa di Loano L.150. 

1590- 5 luglio, pagate a Mro Gio Poncello scuti 20 d’oro per dei viaggi fatti a Loano e per tutti li altri lavori fatti a Loano e per  tutti li altri lavori fino al presente giorno L.84,20. 

1590-24 settembre, pagate a Mro Tadeo Carlone e Batta Orsolino L.308 che con altre L.100 che anno avute sono L.408  e cioè L.400 per aver fatto un tabernacolo di marmo per la chiesa di Loano e L.8 per haver lustrato le quattro porte che vanno al detto tabernacolo, e li doi Angeli che vanno sopra l’altare di detta chiesa.

1591- 25 0tt0bre,pagati a Giobatta Paggi pittore a bon conto  delle pitture che ha da fare in Genova e a Loano L.106,6 

1590-24 dicembre, pagati a Cesare e Aless. Semini pittori a bon conto della pittura fatta a una anconapper la mia chiesa di Loano L.200.

Oggi è assai difficile  distinguere l’ apporto di Zanobia da quello di Giovanni Andrea in queste iniziative artistiche anche  se non doveva essere poco in campo della committenza che in quello dell’ideazione, sia per quanto riguarda l’edilizia sacra sia per il relativo corredo artistico e,decorativo tanto che Franco Renzo Pesenti sostiene che sino al 1590 in questo campo «l’iniziativa di Giovanni Andrea è forse promossa più che condivisa dalla moglie Zenobia del Carretto», la quale giungeva  a dettar gli stessi i soggetti dei quadri, come è attestato ad esempio per la una  perduta tela raffigurante la Vergine che intercede per i miseri mortali e per leanime del Purgatorio dipinta da Luca Cambiaso per un oratorio del palazzo Doria di Loano.

La comunione d’intenti della principessa Zenobia con il principe suo marito non sussisteva soltanto nel comune spirito fortemente religioso ed artistico, ma si estendeva anche sul piano sociale e politico che, allorquando Giovanni Andrea per le alte cariche politiche e militari era costretto ad assentarsi da Genova e dall’amata Loano, era Zanobia a rappresentarlo e addirittura a sostituirlo e una ecclatante prova di questo lo abbiamo ad esempio nella seguente lettera inviata, in assenza del marito, a Sua Santità il papa Pio V nel1567: 

Il Comen.re Maggiore mi ha fatto intendere chela S.ta V.ra si vorria servire di tante galee di Gio.Andrea, che ptessero levar mille fanti, cheha da mandar in Avignone. Et se bene Gio.Andrea non si ritrovi qui, spendo che la sua volontà è di servire  V.sta non solamente delle galee, ma con la propria vita, ancora per gli infiniti obblighi, che le ha, mi è parso di rispondere subito al Comen.re, che al primo avviso a V. S.tà si faranno mettere ad ordine tante galee, che saranno capaci per levare detti mille fanti. Non dirò di farle mettere alla via tutte,poi che per il viaggio, che fecero in Corsica, sono ritornate con qualche numero di malati, oltre che vi è ancora qualche chiurma nuova. Nel resto non mi stenderò più oltra,  che in supplicare V. S.tà  si degni tenerci nella sua buona grazia et servirsi delle cose di Gio.Andrea, le quali saranno sempre pronte ad ogni suo comandamento.Con questa fine bacio riverentemente li piedi di V.S.tà Iddio pregando, che le dia lunga vita, et prosperità à beneficio et conservatione della sua S.ta Chiesa.  Di Genova a XI di Novembre 1567. (Arch. Doria 79/53).

Così pure, in assenza del marito, facendo le veci di Giovanni Andrea, come autorizzata dallo stesso sovrano spagnolo, Zanobia nel Palazzo di Fassolo, sapeva ricevere anche i più illustri personaggi che arrivano dalla Spagna e da altri siti in visita a Genova come ad esempio nel 1573 dell’ambasciatore di Spagna, Juan de Idiáquez, il quale nell’apprezzare le bellezze della dimora e i giardini di Fassolo rimase così impressionato delle opere scultoree di Taddeo Carlone da commissionargli, forse anche  dietro il consiglio della stessa Zenobia, grande ammiratrice dell’artista, il monumento sepolcrale dei suoi genitori in Spagna.(fig.20)

Fig.20 Taddeo Carlone Monumento sepolcrale di Don Alonso de Idiaquez e consorte, San Sebastian, Convento di San Telmo

In questa lunga attivitĂ  rientra certamente come opera certa di Taddeo Carlone il busto di gentildonna ritrovato in Spagna a Madrid che, ad eccezione del viso, ricalca alla lettera quello di Antonia Maria de Franci sposa di Franco Lercari che, assieme al suo, aveva commissionato i due ritratti a Taddeo Carlone (figg. 21 -21)

Fig.21 Taddeo Carlone, Busto di Antonia Maria de Franci, Genova. Palazzo Lercari.
Fig.22 Taddeo Carlone, Busto di Zanobia Del Carretto Doria, Genova. Collezione privata.

Il busto di Zenobia del Carretto Doria ritrovato a Madrid potrebbe infatti rientrare  benissimo nell’ambito degli scambi di cortesie e donativi intercorsi fra la corte di Spagna e la famiglia Doria in cui in prima fila stavano l’invio di ritratti di famiglia a testimoniare l’attaccamento concreto di fedeltà e di amicizia.

Le grandi benemerenze acquisite dai Principi Doria da più di una generazione nei confronti della Monarchia Spagnola e i legami  di amicizia e di Ospitalità che legavano i massimi esponenti della famiglia Doria con gli stessi regnanti di Spagna nonché coi  loro più alti ufficiali e rappresentanti con i conseguenti scambi di doni e di massime cortesie può così spiegare come il ritratto di Zenobia, in quanto moglie del principe Giovanni Andrea Doria grande Almirante di Spagna, possa essere giunto sin da tempi remoti a Madrid o altrove in Spagna donato  in omaggio a qualche membro della monarchia Spagnola o a qualche illustre personaggio della corte spagnola dell’epoca, per cui è logico che si trovasse  in Spagna al momento dell’ acquisito da Miguel Granados.

E come Giovanni Andrea Doria, al momento in cui  sigilla la sua fedele alleanza mettendo la sue galee al servizio della flotta imperiale spagnola, viene investito da Filippo II dell’Ordine di Santiago, così la corte spagnola e in particolare gli stessi monarchi Carlo V e Filippo II non rimasero insensibili agli onori e donativi dei principi Doria, di cui forse ha fatto parte anche l’omaggio del presente busto di Zanobia del Carretto Doria, tanto che per ricambiare simili doni ad esempio Filippo II regalò a Giovanni Andrea Doria un magnifico molosso il cui gradimento si può constatare dalla maniera con cui il bel cane appare trattato da un suo paggio in un dipinto celebrativo del grande pittore Aurelio Lomi (fig.23.), 

Fig. 22 Aurelio Lomi Il Cane Roldano strigliato da un paggio di casa Doria.Genova Palazzo Doria Pamphili

o da un altro ritratto del molosso Roldano  in compagnia del quale egli stesso si fece aulicamente ritrarre da un pittore fiorentino, Alessandro Vaiani (fig.23.)

Fig.23. Alessandro Vaiani, Giovanni Andrea Doria con il fedele Roldano, Genova Palazzo Doria

Paolo Erasmo MANGIANTE  Genova 9 Novembre 2025

BIBLIOGRAFIA:

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GUP (Genova University Press), collana ARTI VISIVE E PATRIMONIO CULTURALE, ISBN:9788894943030