“Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico”. Un’imperdibile mostra al Colosseo (fino al18 ottobre)

di Nica FIORI

Troia io pur t’abbandono, e di mal cuore, / Ché, di quante città contempla in terra / L’occhio del sole e dell’etèree stelle, / Niuna io m’aggio più cara ed onorata / Come il sacro Ilïon e Priamo e tutta / Di Priamo pur la bellicosa gente”.

Questi versi dell’Iliade (Libro IV, vv. 43-47), proposti nella poetica traduzione di Vincenzo Monti, vengono pronunciati da Zeus nel momento in cui gli dei, raccolti a consiglio nelle auree sale dell’Olimpo, devono deliberare se si debba portare avanti la guerra tra Ilio (Troia) e gli Achei (Greci) o ricomporre la pace tra i due popoli.

La guerra di Troia è uno dei racconti più celebri del mondo antico, giunto a noi grazie ai poemi omerici Iliade e Odissea, ai frammenti del cosiddetto Ciclo Epico e all’Eneide di Virgilio. Secondo il mito, durante il banchetto di nozze tra Peleo e Teti, il troiano Paride (figlio del re Priamo) fu chiamato a giudicare chi fosse la più bella tra le dee Era, Atena e Afrodite.

Il giovane principe scelse Afrodite, che gli aveva promesso la donna più bella del mondo: Elena, moglie del re di Sparta Menelao. Dal rapimento della donna ebbe origine la spedizione degli Achei guidati da Agamennone, re di Micene. La guerra, durata ben dieci anni, si concluse con la distruzione della città troiana, grazie allo stratagemma del cavallo di legno ideato da Ulisse.

Il mito e i rinvenimenti archeologici relativi a Troia, insieme a quelli legati alle origini di Roma rivivono nella bella mostra “Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico”, in programma dal 12 giugno al 18 ottobre 2026 nel Parco archeologico del Colosseo, diretto da Simone Quilici.

 1 Mostra “Troia e Roma Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico”

Il percorso è introdotto, già al primo ordine dell’Anfiteatro Flavio, da una replica monumentale del Cavallo di Troia, mentre nello spazio espositivo vero e proprio, allestito al secondo ordine, sono presentati oltre 300 reperti provenienti da importanti musei italiani e turchi.

Il progetto espositivo, a cura di Alfonsina Russo (già direttrice del Parco e ora a capo del Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale del Ministero della Cultura), Roberta Alteri, Alessio De Cristofaro, Massimo Cultraro, Bülent Gönültaş, Mehtap Ateş, Deniz Doğu Yöndem, Rüstem Aslan, si inserisce nel quadro dell’accordo bilaterale siglato nell’aprile 2025 a Roma tra i ministri della cultura dell’Italia e della Turchia, volto a rafforzare la cooperazione culturale tra i due Paesi. L’iniziativa, come ha dichiarato il curatore Aslan (direttore del sito archeologico di Troia antica), costituisce uno dei più ampi eventi espositivi mai dedicati a Troia, il più importante della sua quarantennale carriera di archeologo, capace di riportare al centro del dibattito scientifico e culturale la complessità storica di un sito a lungo identificato quasi esclusivamente con il mito e di rappresentare il suo legame con Roma.

2 Mostra Troia e Roma. Foto Simona Murrone- ParCo

L’individuazione di Troia nella collina di Hissarlik, presso lo stretto dei Dardanelli, è ritenuta oggi assolutamente attendibile, secondo il parere di molti studiosi, per il riscontro delle indicazioni geografiche fornite dai poemi omerici, per i dati che si desumono dalla documentazione epigrafica ittita e per i risultati delle indagini archeologiche lì effettuate. Scavi iniziati da Heinrich Schliemann nel 1871 e poi continuati, pur con qualche interruzione, sostanzialmente fino ai nostri giorni.

Anche se Schliemann era solo un dilettante, e quindi non affrontò gli scavi con rigorosi criteri scientifici, è alla sua visionarietà e perseveranza, a suo tempo criticata dagli accademici, che dobbiamo l’importante scoperta della città, che si è letteralmente materializzata davanti ai suoi occhi.

L’archeologia ha dimostrato che nel sito antico si sono sovrapposti nove strati dei resti di una città che, a partire dagli inizi del III millennio a.C. (età del bronzo) interessarono il periodo miceneo, greco arcaico, greco classico, ellenistico e romano, fino al 500 d.C.; le sue fasi vanno da Troia I a Troia IX, ma in tempi recenti è stato proposto di riconoscere un’ulteriore fase, denominata Troia X, databile al tardo periodo bizantino quando il sito, ormai privo dell’importanza avuta fino all’età romana, divenne sede vescovile.

3 Mostra Troia e Roma. Foto Simona Murrone, ParCo

Parliamo, quindi, di una storia urbana durata per oltre quattro millenni che già di per sé dimostra l’eccezionale importanza del sito. La sostanziale veridicità della guerra descritta nell’Iliade sembrerebbe confermata dalla distruzione di Troia VII (1250-1020 a.C.), la cui fase archeologica mostra tracce di incendio e di una violenta azione bellica, dimostrata dal rinvenimento di scheletri, di punte di freccia e resti di catapulte. Oggi si ritiene che il poema conservi la memoria di conflitti avvenuti tra il XIII e il XII secolo a.C. per il controllo del Mar Nero e delle sue risorse.

4 Tavoletta ittita con il nome Wilusa

Le fonti ittite menzionano una città chiamata Wilusa, da cui deriverebbe il nome greco di Ilio, coinvolta nelle lotte tra il mondo anatolico e gli Ahhiyawa, che potrebbero corrispondere agli Achei del poema omerico, anche se sulla base delle conoscenze attuali non si può stabilire con certezza se fossero i Micenei della Grecia centrale e del Peloponneso o piuttosto quelli stanziatisi in Anatolia, nella zona di influenza della “colonia” micenea di Mileto (o anche a Rodi e isole vicine).

Il primo reperto che accoglie i visitatori è un documento di particolare interesse, perché dimostra l’esistenza di Wilusa, citata nell’iscrizione in caratteri cuneiformi di una tavoletta in argilla ittita della tarda età del bronzo; seguono quindi altri reperti ittiti, tra cui ceramiche conformate a forma di torre e una stele in calcare del periodo imperiale ittita (1430-1200 a.C.) rinvenuta nella capitale Hattusa, nella cui iscrizione campeggia il cartiglio del re Thudaliya IV, sormontato da un disco solare.

5 Ceramica ittita a forma di torre
6 Stele ittita rinvenuta ad Hattusa

Tra i numerosi reperti provenienti dalla Turchia, 22 dei quali sono esposti per la prima volta al di fuori del loro Paese, troviamo anche manufatti provenienti dal sito di Troia.

Come in altre città della tarda età del bronzo anche in questo caso, soprattutto dalla fase VI (1750-1300 a.C.), la forma urbana riflette l’esistenza di un’autorità centrale. All’interno della cittadella sorgevano edifici di grandi dimensioni costruiti su terrazze artificiali, destinati ai gruppi aristocratici e alle attività amministrative. Sebbene nel sito non sia stato identificato un palazzo simile a quelli minoici o micenei, la monumentalità delle architetture indica una società fortemente gerarchizzata. Sigilli, armi, gioielli e ceramiche importate o imitate dal mondo miceneo documentano intensi rapporti con l’Egeo e il Mediterraneo orientale.

7 Mostra Troia e Roma, una vetrina espositiva

Per quanto riguarda i culti religiosi, le cui pratiche si svolgevano negli edifici pubblici, all’aperto e all’interno degli spazi domestici, gli scavi hanno restituito statuette antropomorfe e zoomorfe, idoli stilizzati in pietra e marmo, vasi miniaturistici, fosse rituali e deposizioni di oggetti dal forte valore simbolico.

La religiosità della Troade appare fortemente influenzata dal vicino mondo ittita, dotato di un sistema religioso caratterizzato da una pluralità di divinità associate ai fenomeni naturali e alla fertilità, oltre che da una complessa ritualità pubblica e dinastica, con pratiche di purificazione, rituali contro epidemie, magie apotropaiche e cerimonie destinate ad allontanare impurità e malattie. Alcuni rituali presentano analogie con pratiche documentate successivamente nel mondo greco. I culti della Troade riflettono, pertanto, il carattere di frontiera e l’identità interculturale della regione.

8 Vasi di offerta in terracotta a forma di toro, Ankara, Museo delle civiltà anatoliche

Dopo una prima ampia sezione dedicata alla ricostruzione storica, archeologica e topografica del sito di Troia e sulle diverse realtà culturali dell’Anatolia del III e II millennio a.C., segue una seconda sezione dedicata alla Guerra di Troia, con particolare attenzione ai protagonisti e agli eventi principali del conflitto.

Dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli provengono due affreschi trovati a Pompei: uno raffigura la consegna a Teti delle armi forgiate da Efesto per Achille, l’altro l’ingresso del cavallo di legno a Troia e insieme il momento dell’inganno.

9 Affresco da Pompei con il cavallo di Troia, MAN di Napoli

Uno dei reperti più spettacolari è il grandissimo sarcofago di Aurelia Botiane Demetria (marmo, 212-225 d.C., Antalya, Museo di Antalya), rinvenuto a seguito di scavi clandestini nella necropoli occidentale di Perge, città della Panfilia nella Turchia meridionale.

Su uno dei lati lunghi del sarcofago sono raffigurati tre episodi narrati nell’Iliade. Sulla sinistra Achille colpisce Tersite inginocchiato afferrandolo per i capelli. Al centro Afrodite trae in salvo Paride sconfitto, avvolgendolo in una nuvola e portandolo via dal campo di battaglia, quindi troviamo Ettore armato con Odisseo alle spalle nel ruolo di arbitro. Sulla destra, infine, è raffigurato Menelao che trasporta il corpo di Patroclo ucciso da Ettore.

10 Sarcofago di Aurelia Botiane Demetria, Museo di Antalya

Pure dal museo di Antalya proviene il cd. Mosaico di Teti (III-IV secolo d.C.), che faceva parte della decorazione di un complesso termale situato sull’acropoli di Xanthos, capitale della Licia. La scena raffigura la ninfa Teti, il cui nome è scritto in caratteri greci, mentre afferra il figlio Achille per il tallone destro per immergerlo a testa in giù nel fiume Stige: operazione questa che avrebbe reso l’eroe invulnerabile, tranne che nel tallone.

11 Mosaico con Teti e Achille
12 Rilievo da Afrodisia con Achille e Pentesilea

Da Afrodisia, località celebre per la scuola di scultura, provengono dei bellissimi rilievi, tra cui quello con Achille e Pentesilea, che mostra l’eroe mentre sostiene la regina delle Amazzoni morente, della quale s’innamora dopo averla colpita.

Il rilievo faceva parte della decorazione del Sebasteion di Afrodisia, un santuario dedicato alla dinastia giulio-claudia e ad Afrodite, e allude alla conquista della Britannia e dell’Armenia (che assumono le sembianze delle regine delle Amazzoni) conquistate da Claudio e da Nerone.

Un altro rilievo raffigura Anchise, Afrodite e il piccolo Eros. Dall’amore tra Anchise e Afrodite sarebbe nato il principe troiano Enea, la cui fuga da Troia in fiamme è raffigurata in un altro rilievo di Afrodisia.

13 Rilievo da Afrodisia con Anchise, Afrodite e il piccolo Eros
14 Rilievoda Afrodisia con Fuga di Enea da Troia

Proprio il mito di Enea, che dopo un viaggio avventuroso sarebbe approdato con i suoi Penati sul lido laziale, è alla base delle origini di Roma. Il suo viaggio è il tema della terza sezione espositiva, ricordato attraverso due focus archeologici, uno dei quali è dedicato a Castro, una località del Leccese dove una quindicina di anni fa è stato trovato un santuario di Atena proprio in uno dei luoghi toccati da Enea. Tra i reperti figurano una statuetta in bronzo di Atena Iliaca, la cui cronologia si colloca tra la fine del V e il IV secolo a.C. e alcuni oggetti preziosi appartenenti al tesoro della dea.

15 Reperti provenienti da Castro

L’altro focus è relativo alla necropoli di Santa Palomba, sulla via Ardeatina, che è stata identificata dagli studiosi che l’hanno scavata come la necropoli dell’età del ferro dei principi albensi, cioè quelli che abitavano i Colli Albani e quindi si collega alla città di Alba Longa, che avrebbe dato i natali a Romolo e Remo. Mentre a Enea viene attribuita la fondazione di Lavinium (individuata presso Pratica di Mare, nel Comune di Pomezia), Alba Longa sarebbe stata fondata da suo figlio Iulo (detto anche Ascanio).

16 Reperti provenienti da Santa Palomba

Grande rilievo viene dato nella mostra al Palladio, la piccola statua della dea Pallade Atena (corrispondente nel Lazio a Minerva) che si riteneva caduta dal cielo su Ilio, mentre il mitico re Dardano ne fabbricava il tempio.

17 Palladio, V sec.a.C., dal Museo Lavinium. Pomezia

Di questo tipo di statua sono esposti l’esemplare frammentario in marmo proveniente dal Museo Archeologico Nazionale di Sperlonga, retto dalla mano di un uomo (presumibilmente Diomede), e l’esemplare in terracotta a figura intera, del V secolo a.C., proveniente dal Museo Civico Archeologico Lavinium, nel comune di Pomezia.

Secondo un oracolo la salvezza di Troia era legata al possesso del simulacro e pertanto i greci Ulisse e Diomede se ne erano impadroniti, per consentire la presa della città, ma, secondo un’altra versione riferita da Dionigi di Alicarnasso (Antichità romane, II, 66, 5), gli eroi greci avrebbero rubato una sua copia, mentre il vero Palladio sarebbe stato portato da Enea nel Lazio, come riferito anche da Plutarco (Camillo, 20, 6), e conservato a Lavinium. Sarebbe stato poi collocato da Numa Pompilio nel tempio di Vesta, dove venne salvato da un incendio nel 241 a.C. dal pontefice massimo Cecilio Metello, che ne risultò accecato. Molti secoli dopo sarebbe stato spostato in un altro tempio dedicato da Elagabalo al Sole invitto, sul luogo forse dove è la chiesa di San Sebastiano al Palatino, un tempo detta in Palladio o in Pallaria.

La figura di Enea è ancora oggi di grande attualità perché rappresenta l’emblema dell’incontro possibile fra culture diverse. E in questo bisogna riconoscere che Roma ha avuto una grande duttilità nel recepire come progenitore un profugo troiano (sia pure di origine divina da parte di madre), al contrario degli Ateniesi che vantavano origini autoctone. È probabilmente grazie al mitico sbarco di Enea, cui credevano tutti, che Roma ha sempre accettato la diversità, tanto da arrivare con la costituzione di Caracalla del 212 d.C. a estendere la cittadinanza a tutti gli abitanti dell’impero.

La quarta sezione è dedicata al mito di Romolo e alla fondazione di Roma, attraverso l’analisi delle principali tradizioni e la presentazione di reperti e testimonianze figurative di grande rilevanza e si conclude con un focus sull’età augustea, su Virgilio e sulla canonizzazione della saga di Enea. Tra le opere esposte ricordiamo un’ara proveniente da Arezzo, raffigurante i due gemelli Romolo e Remo allattati da una lupa, il cosiddetto Aratore di Arezzo, un bronzo dal Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, nel quale si potrebbe vedere il rito di fondazione della città e il rilievo di fontana con una cinghialessa che allatta i cuccioli, proveniente da Palestrina, che testimonia il mito dell’età dell’oro e del ritorno alle origini troiano-romulee promosso da Augusto.

18 Focus dedicato alla fondazione di Roma
19 Aratore di Arezzo, Museo di Villa Giulia

La dea Afrodite, venerata da Augusto come Venere genitrice per via della sua appartenenza alla gens Iulia, è raffigurata in una statuetta in alabastro della tarda età ellenistica (I sec. a.C.) proveniente dal museo di Troia a Çanakkale, ma a lei potrebbero essere avvicinate le antiche figurine di dee madri presenti in vari Paesi del Mediterraneo, tra cui una dell’età eneolitica proveniente dalla Sardegna, come pure alcune statuine femminili in terracotta, collocate ai lati delle tegole in terracotta di una tomba (I secolo a.C., Museo di Edirne).

20 Statuina di Afrodite accanto a una testa di Augusto, Museo di Troia
21 Statuine femminili in terracotta accostate a una tegola, da Edirne

Oltre alla presenza di pezzi di straordinaria rilevanza e bellezza, la mostra si distingue per l’uso di una tecnologia immersiva di grande fascino, con alcuni filmati realizzati con l’intelligenza artificiale ma basati su dati scientifici autentici.

L’atmosfera epica della guerra di Troia è rievocata anche attraverso alcuni passi dell’Iliade che riflettono in parte il quadro geopolitico dell’epoca, come nel caso del cosiddetto “Catalogo delle Navi”, descritto nel II libro dell’Iliade (vv. 494-759), in cui sono enumerati i contingenti achei che furono imbarcati per raggiungere Troia, con l’indicazione diretta o indiretta della loro provenienza. Ovviamente è logico supporre che gli aedi, nel tramandare oralmente il testo poetico, lo modificassero nel corso dei decenni, magari per soddisfare le richieste dell’uditorio, sempre diverso nel tempo e nello spazio, o anche per i loro intendimenti “artistici”.

La mostra, come ha evidenziato Alessio De Cristofaro nel corso della presentazione alla stampa, ha anche il compito di far capire al normale visitatore che

mito e storia non coincidono, ma sono due racconti paralleli diversi e ognuno va decifrato e indagato con strumenti specifici.  Ognuno racconta una storia e queste storie parallele a volte hanno consonanze e analogie, a volte si sviluppano lungo percorsi propri ma non sono dal punto di vista scientifico uno più importante dell’altro, perché hanno tutti la stessa importanza documentale”.

Nica FIORI  Roma  14 Giugno 2026

Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico

Roma, Parco archeologico del Colosseo, Anfiteatro Flavio

12 giugno – 18 ottobre 2026

Orari di apertura della mostra: tutti i giorni tranne le prime domeniche del mese.

Fino al 30 settembre 8.30 – 19.15; dal 1° ottobre a fine mostra 8.30 – 18.30 (ultimo ingresso un’ora prima della chiusura)

Per info e biglietti: www.colosseo.it