di Marco FIORAMANTI
“L’Uomo, La Bestia e La Virtù”
di Luigi Pirandello
regia Ennio Coltorti
con Ennio Coltorti, Jesus Emiliano Coltorti, Adriana Ortolani
e con Riccardo Graziosi, Anita Pititto, Valentina Martino Ghiglia, Greta De Bortoli, Tito Marteddu, Nathan Macchioni.
Il teatro è il luogo dove si vive sul serio quello che gli altri, nella vita, recitano male.
Eduardo

Derivata dalla novella Richiamo all’obbligo (1906), la versione ‘coltortiana’ de L’Uomo, La Bestia e La Virtù – divertente opera in farsa del 1919 poco apprezzata all’epoca forse per un’eccessiva scabrosità della storia poi ampiamente rivalutata nel tempo – rigorosamente fedele al testo originale, come ci dice il regista stesso
trae ispirazione dalla Commedia dell’Arte e dall’Opera Buffa di fine Ottocento sottolineando l’aspetto grottesco e farsesco dell’opera pirandelliana, in cui la ‘bestia’ nascosta nelle convenzioni sociali emerge con forza.
La storia è nota. L’irreprensibile professor Paolino (l’Uomo, egregiamente interpretato da Jesus Emiliano Coltorti) è l’amante segreto della signora Perella (la Virtù, un’avvenente, splendida Adriana Ortolani), donna apparentemente pudica, ignorata dal marito, capitano di Marina (la Bestia, ca va sans dire, Ennio Coltorti, il Maestro), il quale ha costruito una seconda, illegittima, famiglia a Napoli. La Perella si scopre incinta del professore e questi – complici l’amico medico insieme suo fratello farmacista (Riccardo Graziosi, esilarante nella doppia parte) insieme a un pasticcetto afrodisiaco – per evitare uno scandalo decide di renderla appetibile nelle braccia del marito nell’unica notte possibile.
Calibrata con grande raffinatezza dei tempi di battuta, questa commedia, rappresentata stasera da un cast straordinario, ha nelle prime scene – come sempre accade nei film di Hitchcock – la chiave di volta dell’intero spettacolo. Esce subito fuori il Pirandello classico, quello del gioco dello scambio dei ruoli – L’Uomo e la Bestia facilmente invertibili – dove ciascuno indossa alla bisogna la propria opportuna ‘maschera sociale’.
Il rispettabile prof. Paolino tiene una lezione privata ai suoi due studenti (gli attori Tito Marteddu e Nathan Macchioni, quest’ultimo anche nel ruolo del marinaio). Chiede loro l’origine greca della parola “commediante” e ne dà direttamente la risposta: ὑποκριτής (upocritès), ipocrita.
Così continua nella sceneggiatura il Maestro di Girgenti: Che cosa fanno i commedianti? I commedianti recitano. Le pare giusto chiamare ipocrita uno che recita? Se recita fa il suo dovere, non può chiamarlo ipocrita. Chi chiama lei, cioè, con questo nome che i greci davano ai commedianti? Uno che finge. Ecco bravo, uno che finge come un commediante appunto, che finge una parte, beh che c’è di male in questo, quand’è che c’è il male invece? Quando non si è più ipocriti per dovere, per professione sulla scena, ma per gusto, per abitudine, per malvagità, per tornaconto della vita o anche per civiltà, Sissignori. Essere civili vuol dire appunto questo: “dentro neri come corvi poi bianchi come colombe, in corpo fiele in bocca miele”.

L’allestimento scenico, dello stesso Coltorti, si basa su un intelligente doppio registro ambientale, studiato sulla rotazione a cerniera della parete che divide lo studio del prof. Paolino dalla sala da pranzo dei coniugi Perella.
Grandi e prolungati applausi alla prima di uno spettacolo sold out che garantirà nelle repliche un sicuro afflusso di pubblico. Completano il cast Greta De Bortoli (nel ruolo di Nonò, figlio dei Perella), sostenuta da lunghi applausi per la sua prima esperienza teatrale, ottimamente riuscita; Valentina Martino Ghiglia (la governante) e Anita Pititto (la cameriera), entrambe dotate di grande presenza scenica.
Marco FIORAMANTI Roma 1 Febbraio 2026



