“Tra gli edifici che egli fece costruire, quelli di maggior conto sono le terme che portano il suo nome…”. Straordinari capolavori riemersi alle Terme di Traiano nell’area di Colle Oppio (L’apertura al pubblico su prenotazione).

di Nica FIORI

Nella storia romana sono ben poche le personalità che hanno lasciato di sé un ricordo positivo come Traiano (98-117), il primo imperatore scelto per i suoi meriti e non per i vincoli di sangue, essendo stato adottato e associato al trono da Nerva. Tutte le doti che si richiedevano all’uomo di stato, dalla gloria militare alla saggezza legislativa, dal mecenatismo al rispetto dei valori civili, erano in lui concentrate, tanto da essere stato idealizzato nei secoli come l’optimus princeps per eccellenza, apprezzato dal senato, dall’esercito e dal popolo. Oltre ad aver portato l’impero alla sua massima espansione, Traiano si è distinto anche come costruttore di numerosi complessi monumentali.

A questo proposito Pausania scrive:

“Tra gli edifici che egli fece costruire, quelli di maggior conto sono le terme che portano il suo nome…” (Viaggio in Grecia V, 12, 6).
1 Ritratto di Traiano nel suo decennale. Musei Capitolini

Sono proprio queste terme, situate sul Colle Oppio, ad aver restituito delle straordinarie opere, tra cui un grande affresco e un gigantesco mosaico (in realtà di epoca precedente a quella traianea), che ora, dopo un intervento di restauro e riqualificazione realizzato nell’ambito del programma PNRR – Caput Mundi, saranno visibili, per ora gratuitamente su prenotazione, in quello che è diventato il Museo delle Terme di Traiano.

2 Resti delle terme di Traiano all’ingresso del Museo

I lavori hanno interessato gli spazi superiori della Grande Esedra e la Galleria sotterranea, dove arrivano le fondazioni delle Terme, con l’obiettivo di migliorare la conservazione, l’accessibilità e la fruizione di uno dei complessi archeologici più importanti del Colle Oppio. Come ha illustrato il Sovrintendente Capitolino ai Beni Culturali Claudio Parisi Presicce nel corso della presentazione alla stampa, sono state le indagini effettuate negli anni ’90 del secolo scorso all’interno della Polveriera Pontificia a dare il via alla scoperta della Galleria sotterranea, mettendo in luce capolavori che avevano preceduto le costruzioni termali.

In particolare, possiamo ora ammirare la Città Dipinta: un grande affresco a volo d’uccello raffigurante una città, che si estende su una superficie di ben 10 metri quadrati, considerato un unicum nel panorama della pittura di epoca romana. Si trova nello spicchio di congiunzione tra due grandi arcate che dovevano consentire l’accesso a un edificio a tre navate (quella mediana di 10 m di larghezza e le altre di 6 m).

3 Terme di Traiano ph WPS

Straordinariamente conservato nei colori, l’affresco riproduce due grandi piazze, una cinta muraria con torri e in basso un agglomerato di strutture che danno l’idea di una città densa di edifici, tra cui un’area porticata con statue dorate, un teatro con la caratteristica sagoma a semicerchio e ancora un porto con un ingresso dal mare, che sembra una porta aggiuntiva delle mura. Evidentemente si tratta di un’importante città portuale alla quale, però, non possiamo dare un nome. Probabilmente questa città non era l’unica dipinta, ma è la sola che si è conservata.

4 La Città dipinta

Oltre all’edificio dell’affresco, gli scavi hanno individuato a circa metà della galleria traianea un muro sul quale si conservano i resti del cosiddetto Grande Mosaico, chiamato anche “della Musa e del Filosofo”, per la presenza di due figure così interpretate. In seguito agli interventi del 2010-2011 e del 2013-2014, si è scoperto che doveva far parte della decorazione di una grande sala con orientamento Nord-Sud, della quale rimangono la parete Est (circa 15 m) e la parete Sud (circa 10 m), sulla quale si affacciava un grande ninfeo. Roma ha conservato solo in minima parte mosaici parietali (ricordiamo quello nella Caserma dei Corazzieri al Quirinale e quello pertinente agli Horti Luculliani sotto la Biblioteca Hertziana), mentre questo è il più grande del mondo finora scoperto e lascia stupiti per la grandiosità e per la raffinatezza del soggetto raffigurato.

La decorazione a mosaico policromo, che possiamo ammirare affacciandoci dall’alto di una passerella, raffigura un prospetto architettonico, diviso in due registri, che sembra ispirarsi a una scaenae frons teatrale, con una serie di edicole in prospettiva, architravi, capitelli e colonne ornate da ghirlande, girali vegetali e simboli dionisiaci.

5 Terme di Traiano. Sindaco e Sovrintendente ph WPS
6 Grande mosaico Terme di Traiano

All’interno di questa architettura illusionistica sono raffigurate sia statue, tra cui quella di un centauro e forse un Diomede col Palladio (ma potrebbe anche trattarsi di Enea), sia personaggi reali, come la figura maschile seduta al centro della composizione che, sulla base delle caratterizzazioni somatiche, sembra un ritratto, più che un personaggio idealizzato. Questo personaggio sta per essere incoronato con un serto da una figura vicina.

7 Grande mosaico Terme di Traiano ph WPS

Attualmente non si è ancora giunti a una lettura univoca della scena raffigurata, che risulta particolarmente complessa e oltretutto alquanto lacunosa.

Nel corso del progetto PNRR è stato possibile approfondire lo scavo che ha individuato più in basso un’ulteriore fascia decorata a mosaico e caratterizzata dalla presenza di una serie di edifici probabilmente affacciati sul mare, con personaggi sui moli, una barca che si avvicina, sempre in una visione prospettica. Chissà che non si tratti del Porto imperiale di Roma, alla foce del Tevere, che era stato inaugurato da Claudio nel 49 e che successivamente sarebbe stato ampliato da Traiano con un bacino esagonale più interno, in comunicazione con il Tevere.

Una quarta fascia con lastre di marmo è stata appena intravista. Non è stato possibile raggiungere il piano pavimentale della sala, ma allo stato attuale possiamo affermare che le sue pareti dovevano raggiungere circa 12 m di altezza. Anche questo complesso, così come l’edificio della Città Dipinta, può essere datato alla seconda metà del I sec. d.C., e quindi risalire all’età neroniana o a quella flavia. Poteva trattarsi di un museion: un luogo d’incontro di intellettuali, ovviamente ispirati dalle Muse, che si riunivano in questo ambiente spettacolare, concepito come un enorme ninfeo dalla volta stellata, per ascoltare poesie e musica.

8 Grande mosaico …ph WPS
9 Particolare del Grande mosaico ph WPS

Anche in questo caso, come avvenuto nella Domus Aurea, non si può escludere che siano qui penetrati, calandosi dall’alto, alcuni artisti del Rinascimento, ai quali si deve l’affermazione della decorazione a grottesche (così chiamata dalle “grotte esquiline”), tipica del Cinquecento. Lo ha ricordato Parisi Presicce che, insieme al sindaco Roberto Gualtieri, pure intervenuto alla presentazione, si augura che ulteriori approfondimenti saranno apportati da nuovi scavi.

Le Terme furono inaugurate da Traiano il 22 giugno del 109, come attestano i Fasti Ostiensi. Dobbiamo a Cassio Dione la notizia che l’architetto di Traiano fu Apollodoro di Damasco, che sarebbe stato poi inviso al suo successore:

“Adriano dapprima esiliò, poi condannò anche a morte Apollodoro, l’architetto che aveva costruito a Roma le opere di Traiano: l’agorà, l’odeion e il ginnasio …” (Storia romana, LXIX, 4,1).

Anche se in questo passo non vengono nominate esplicitamente le terme, è da supporre che siano da individuare nel termine “ginnasio”, perché le terme del Colle Oppio si rifacevano al ginnasio greco, affiancando ai bagni nelle vasche le attività ricreative del corpo e della mente.

Apollodoro di Damasco è uno dei pochi architetti del mondo romano che si ricordino. Già artefice del grande ponte sul Danubio all’altezza di Drobeta (Romania), che aveva dato il via alla seconda campagna di Traiano contro i Daci (105-106), l’architetto siriano fu incaricato dall’imperatore di realizzare a Roma il suo Foro (l’agorà di cui parla Dione), cosa che fece rivoluzionando l’assetto urbanistico dell’area tra il Campidoglio e il Quirinale, con l’eliminazione della sella che univa i due colli, alta ben 40 metri (la stessa altezza della Colonna Traiana, come ci fa sapere l’iscrizione sulla sua base).

10 Apollodoro di Damasco. Gliptoteca di Monaco

Sempre nell’Urbe fu incaricato della progettazione di un nuovo gigantesco edificio termale ad uso pubblico nella propaggine più meridionale dell’Esquilino, il colle Oppio. In quest’area Nerone aveva costruito la sua Domus Aurea, ma dopo la sua morte, avvenuta nel 68, l’enorme struttura edilizia non incontrò il favore dei suoi successori che pensarono di obliterarla per restituire alla popolazione la fruizione dell’area con opere di pubblica utilità. A Vespasiano e a Tito si deve l’Anfiteatro Flavio nell’area dello stagnum dell’immensa reggia neroniana e sempre a Tito si devono le terme sorte nella parte sudoccidentale del colle, probabilmente a servizio dei frequentatori del vicino anfiteatro, mentre Apollodoro progettò la costruzione delle Terme di Traiano nelle vicinanze, là dove sorgeva un padiglione neroniano circondato dal verde. La realizzazione deve essere avvenuta dopo l’incendio del 104, che aveva colpito parte della Domus Aurea, e portata a termine in quattro anni.

Come fa notare Rita Volpe nel suo contributo “Apollodoro e le Terme di Traiano. L’ideazione di un nuovo modello architettonico” (catalogo della mostra “Traiano. Costruire l’Impero, creare l’Europa”, 2017):

“Alle nuove concezioni urbanistiche e architettoniche di Apollodoro di Damasco si deve non solo la creazione di un nuovo modello architettonico, ma anche la ricerca del massimo sfruttamento delle fonti energetiche naturali: l’orientamento del nuovo imponente complesso su un asse girato di 35 gradi verso Ovest sembra condizionato dalla volontà di assicurare agli ambienti caldi il massimo potenziale della luce e del calore solare”.

Il nuovo orientamento, obliquo rispetto alle precedenti strutture neroniane, doveva essere limitato al solo complesso termale, probabilmente per quelle che oggi chiameremmo ragioni di efficienza energetica, mentre il resto del quartiere manteneva il suo assetto: di conseguenza dovevano essere adottate soluzioni di raccordo, soprattutto nelle linee di contatto tra edifici diversamente orientati e a quote differenti.

L’innovativo progetto prevedeva la realizzazione di una quota unitaria come piano di calpestio dell’intero complesso (circa 47 m s.l.m.); pertanto tutto ciò che superava la quota prescelta doveva essere demolito, mentre ciò che era più basso poteva essere utilizzato come parte delle fondazioni del grande terrazzamento. Nei punti “vuoti” furono costruite nuove strutture destinate a sorreggere e contenere il poderoso interro di dieci/undici metri necessario per il raggiungimento del livello previsto per le Terme: strutture parallele vennero costruite nel peristilio e altre furono addossate alla facciata della Domus per sostenere il terrazzamento.

Il recinto termale vero e proprio si estendeva su una superficie di m 298 x 220 circa. A quest’area, di oltre sei ettari, si deve aggiungere la superficie interessata dagli edifici di servizio (come il serbatoio a camere comunicanti, detto delle Sette Sale) e le strutture di collegamento, raggiungendo così dieci/undici ettari.

Grazie ai resti monumentali e al confronto con i successivi edifici consimili se ne può ricostruire la planimetria. Inoltre si conservano alcuni frammenti marmorei della Forma Urbis di età severiana (fine del II secolo d.C.), in uno dei quali si leggono le lettere AIA che sono state integrate in [THERMAE TR]AIA[NI]. Vi si vedono sia l’angolo nord-occidentale, perfettamente sovrapponibile alle strutture conservate, sia la parte del tepidarium e del calidarium.

Un recinto porticato circondava su tre lati il corpo edilizio con gli ambienti termali veri e propri; sul porticato si aprivano ambienti di varie dimensioni, tra cui le due esedre contrapposte a Est e Ovest, che presentavano due file sovrapposte di nicchie, non adatte a contenere statue ma piuttosto armadi per libri e documenti: ragion per cui vengono identificate come biblioteche o archivi. Queste esedre erano utilizzate anche per ospitare riunioni e letture, poiché in quella sudoccidentale sono stati individuati dei bassi gradoni, destinati probabilmente a far sedere le persone, come provano anche alcuni disegni incisi sui gradini stessi.

11 Grande Esedra Terme di Traiano ph WPS
12 Grande Esedra

Le due esedre simili sul lato Nord (di cui si conserva solo quella orientale) erano invece costituite da due strutture concentriche: nell’anello esterno erano collocati i servizi igienici pubblici (latrine), schermati all’interno del recinto da grandi ninfei monumentali.

L’ingresso principale si apriva verso Nord, su quello che rimaneva dell’antico percorso che portava verso la porta Esquilina. Scrive a questo proposito Rita Volpe:

“È evidente lo scopo ‘pubblicitario’ di tale scelta: l’accesso si rivolgeva ai quartieri abitati soprattutto da ceti popolari; l’impiego del bottino della guerra Dacica nella costruzione di questo edificio enorme, grandioso, pieno di luce e di spazi riccamente decorati, dove anche il più umile dei cittadini poteva godere degli stessi lussi di un ricco, forniva sicuramente un contributo sostanziale alla popolarità dell’imperatore Traiano”.

Dall’ingresso principale si accedeva alla struttura termale vera e propria, costituita da un’ampia natatio, cui faceva seguito la grande aula centrale (frigidarium), il tepidarium e il calidarium, disposti tutti sullo stesso asse. Ai lati erano disposti simmetricamente spogliatoi, palestre e altri ambienti. La mancanza di urbanizzazione dell’area del Colle Oppio in età medievale e moderna e la sua utilizzazione come area verde hanno favorito da un lato l’interramento del complesso, dall’altro la conservazione dell’elevato di alcune imponenti strutture. Queste appaiono tuttavia isolate all’interno del parco del Colle Oppio, la cui sistemazione, risalente agli anni Trenta, non consente oggi di percepire l’integrità del complesso termale. Sul lato meridionale è ancora ben distinguibile la grande esedra centrale semicircolare, dove oggi si apre l’accesso alla Domus Aurea, mentre a fianco di essa una serie di ambienti a volta (addossati alla facciata della Domus stessa) costituiscono la sostruzione della piattaforma su cui si ergevano le Terme. Tra i resti visibili all’interno del parco si conservano muri e anche resti di colonne colossali in granito rosa, rinvenute a metà dell’Ottocento, pertinenti probabilmente alla grande aula centrale. Nel 1939 furono rinvenuti alcuni tratti di tubazione in piombo all’esterno del perimetro termale, parallelamente ad esso. Le iscrizioni poste sulle tubature riportano la dicitura AQTR, che venne interpretata a suo tempo come aq(ua) Tr(aiana), ipotizzando così che l’acquedotto costruito da Traiano alimentasse anche le sue Terme. In realtà sulle fistule acquarie non era di norma indicato il nome dell’acquedotto, ma solo quello del proprietario della tubazione stessa (e quindi titolare della diramazione dal condotto principale) e/o quello dei fabbricanti. Questa ipotesi, pertanto, non è sostenibile, anche per problemi tecnici dovuti alle differenze di quote del terreno: il percorso dalle pendici del Gianicolo (dove arrivava l’acqua Traiana, proveniente dall’area intorno al lago di Bracciano) fino alla cima del Colle Oppio non garantiva, infatti, la pressione sufficiente a raggiungere il livello delle Terme.

Inoltre, la data di inaugurazione dell’acquedotto Traiano, anch’essa riportata dai Fasti Ostiensi, è di due giorni successiva a quella delle Terme.

Sappiamo che la zona dell’Oppio era alimentata dall’acquedotto Claudio, le cui acque venivano dall’alta valle dell’Aniene. Un suo ramo secondario, costruito ad opera di Nerone, se ne distaccava poco prima di Porta Maggiore per dirigersi verso il Celio e arrivare nella parte occupata dalla Domus Aurea.

L’acqua che riforniva le Terme di Traiano poteva anche essere la Iulia, che era stata portata a Roma da M. Vipsanio Agrippa (collaboratore e genero di Augusto) nel 33 a.C. e che arrivava da Grottaferrata. Certo è che nell’Urbe gli acquedotti erano numerosi (basti pensare al Parco dei Sette Acquedotti nel quartiere Appio-Claudio) e si sovrapponevano in più punti, cambiando poi nome nelle diverse diramazioni o nel tempo per via dei restauri effettuati dai diversi imperatori, e in seguito dai papi.

Nica FIORI  R0ma 13 Settembre 2026

Terme di Traiano, Via del Monte Oppio, angolo via delle Terme di Tito

Per prenotazioni tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 19.00)