Tendenze del Contemporaneo in Sicilia, una tri/personale a Catania tra psiche e sentimento (Galleria “Arte civica 28”, fino al 25 Luglio)

di Francesca SARACENO

UNA TRI-PERSONALE DI ARTE CONTEMPORANEA A CATANIA, TRA PSICHE E SENTIMENTO.

Sarà visitabile fino al 25 luglio, una mostra d’arte contemporanea appena inaugurata presso la Galleria “Arte Civita 28” di Catania, dove espongono alcune loro opere le artiste Angela Vasta, Anna Maio e Romualda Sciuto (fig. 1).

Fig. 1) Locandina evento

La Galleria catanese (figg. 2-3), di cui la Vasta è titolare, è da alcuni anni punto di incontro e di confronto tra realtà artistiche e culturali diverse,

Fig. 2) Immagine Galleria Arte Civita 28
Fig. 3) Immagine Galleria Arte Civita 28

e ha assicurato una location elegante e molto curata nell’allestimento (figg. 4-5-6), per questa esposizione di opere davvero sorprendenti, per quantità e qualità dei significati che riescono a esprimere.

Fig. 4) Immagine allestimento (opere di Anna Maio)
Fig. 5) Immagine allestimento (opere di Angela Vasta)
Fig. 6) Immagine allestimento (opere di Romualda Sciuto)

Le tre artiste protagoniste dell’evento, tutte siciliane, hanno voluto offrire al pubblico una selezione di dipinti a tema, ciascuna secondo la propria sensibilità e indirizzo stilistico, ottenendo un notevole riscontro in termini di partecipazione ed entusiasmo.

Il segno e il colore sono al centro delle sperimentazioni di Angela Vasta, il cui percorso artistico inizia dopo un lungo periodo come insegnante di matematica e scienze, a riprova di come i sentieri della vita spesso seguano percorsi imprevedibili; ma aveva qualcosa dentro che chiedeva di “uscire”, di trovare espressione in forma artistica. Qualcosa, però, di non totalmente disgiunto dal suo ambito professionale, perché una mente analitica pensa e si esprime nelle forme più lineari ed essenziali.

Non a caso, all’inizio del percorso artistico, la sua pittura rielabora la grande tradizione del passato, spaziando dalla paesaggistica alla figura umana, reinterpretando perfino grandi movimenti artistici come il post-Impressionismo, il Divisionismo, le avanguardie novecentesche, attraverso un uso dei colori e dello spazio pittorico che si potrebbe definire “chirurgico”, e che eleva la più classica tecnica a olio a un livello iper-moderno.

Fig. 7) Angela Vasta, Contemporaneo (in alto), Melodia (in basso)

Scenari naturalistici e immaginifici (fig. 7), nelle opere di questa artista, diventano geometrie del pensiero, schegge di materia pittorica cucite insieme come un patchwork, dove la sensazione straniante di una realtà che sfugge, riesce a placarsi nella evocazione delle atmosfere di un immaginario Seminatore di Van Gogh che feconda la terra con la Melodia affilata di un violino; perché quello che dai alla terra, la terra restituisce.

O dove la complessità dell’universo femminile Contemporaneo, espressa in un caleidoscopio di colori pastosi che si compenetrano l’uno nell’altro, lascia ai margini del tempo, come interdetta, un’esile figura maschile quasi monocroma, rassegnata a poter solo osservare questa emancipazione progressiva e inarrestabile.

La sensazione spiazzante di incomprensibilità, che spesso suscitano le opere d’arte contemporanea, nei dipinti di Angela si scioglie nel richiamo tranquillizzante di una forma conosciuta, di un ricordo, di un suono; qualcosa che l’astrazione non riesce a eclissare. Ed ecco che anche un profilo di donna stilizzato può evocare l’immagine ancestrale della nostra montagna, l’Etna; solenne ed eterna come un’antenata di cui ci portiamo dentro i geni e il carattere. Allo stesso modo una macchia di freddo blu, tra schizzi esplosivi di rosso scuro, come sangue rappreso, richiamano alla mente gli orrori di tutte le guerre, e il deserto di valori in cui si perde la ragione e il senso della vita.

É una danza vibrante di sensazioni vivide che cercano quiete e raziocinio, e li trovano in una svolta espressiva che l’artista catanese elabora tirando fuori la sé più intellettuale, riducendo al minimo l’elemento figurativo per sondare le profondità e l’essenza del colore, che da solo trasmette il pensiero, quasi senza forma, con tratteggi convulsi e modulari; come se l’artista volesse osservare il brulicare del mondo “a distanza”, fino all’astrazione. É una nuova fase in cui le opere non necessitano nemmeno di un titolo che le definisca, basta un aggettivo progressivo (Opera prima, seconda, terza, ecc.) perché ormai sono sensazioni allo stato puro, espresse con un unico colore che ne trasmette il senso e l’intensità.

Ne scaturisce un’arte concettuale che non dimentica la lectio accademica, tra disegno e prospettiva; minimale eppure densa di significati, che ciascun osservatore può trovare seguendo semplicemente la propria sensibilità, perché è attraverso la sensibilità di ciascuno che l’opera d’arte contemporanea acquisisce senso e valore.

Le “radici” come metafora di appartenenza e di legame profondo con la natura (fig. 8) sono state la tematica affrontata da Anna Maio, artista siciliana straordinariamente creativa, che coltiva da sempre la passione per la pittura, grazie a un talento innato che ha fatto crescere nel tempo con una formazione variegata e in continuo aggiornamento.

Fig. 8) Anna Maio, Dalle radici alla luce

Osservare un dipinto della Maio scatena un flusso di pensieri, un’onda anomala di significati. Lei riesce dove spesso l’arte contemporanea difetta: la comprensione immediata del messaggio. Caratteristica peculiare di questa artista è la riflessione sulle connessioni “universali”, attraverso le forme stilizzate di uomini e donne senza volto, perché la “connessione” azzera le differenze e per questo diventa “universale”. E questa relazione empatica, colma di pathos, è la voce della terra “madre”, della natura di cui l’uomo e la donna senza volto sono parte attiva e reattiva. Dalla terra nascono, nella terra vivono, in un interscambio perpetuo che è armonia assoluta.

Lo stile particolarissimo di Anna, difficilmente incasellabile in un preciso movimento o corrente artistica, manifesta echi di Surrealismo, superati da una straordinaria e innovativa tecnica pittorica, che non si limita al binomio colore-pennelli, ma esplora le infinite possibilità dei materiali più diversi, da quelli di origine naturale, come la cenere lavica, alle stoffe, alle polveri sintetiche. L’uso di questi elementi alternativi, sapientemente combinati al più classico colore, produce un effetto doppiamente valoriale, estetico e comunicativo; parla di una profonda sensibilità dell’artista, che non teme l’azzardo, non diffida delle diversità, perché sa che proprio nella relazione tra ciò che è apparentemente incompatibile risiede il senso stesso dell’armonia. E questo vale nella vita e ancor più nell’arte.

Non è un caso che la Maio usi i colori caldi della nostra Sicilia, i materiali che la natura, generosa, elargisce: l’oro del sole, le terre, la sabbia, gli intricati reticoli delle fibre del ficodindia, che si innalzano ora irti come scogli, ora infuocati come esplosioni; paradigma delle insidie e delle criticità, delle contraddizioni inevitabili del nostro tempo. Ma “l’abbraccio” tra le sue figure senza volto è l’interfono eterno della connessione tra l’uomo e gli uomini, e tra l’uomo e la terra; una magia che la nostra epoca sta perdendo, quella del “contatto”, che scioglie tutti i nodi, e libera la bellezza dai lacci stretti dell’indifferenza.

In queste particolari opere della Maio la “madre” terra è l’elemento che contiene, custodisce e nutre le radici degli individui e dei popoli. Radici che si ergono, solide, dalla terra in forma umana e si irradiano generose dalle mani come un dono di crescita, di continuità. Radici metafora di appartenenza, ha affermato l’artista; ma aggiungerei anche ancore di salvezza in un mondo che ci vorrebbe “fluidi” e senza identità: “profili”, virtualmente connessi, realmente distanti.

La Maio, invece, inserisce le sue figure umane in contesti quasi sempre circolari, pervasi da una luce dorata; entità umane legate le une alle altre dallo stesso bisogno di “sentirsi e riconoscersi”. E lì, al centro di queste bolle calde di luce e colore, si ritrovano protette, al riparo dai sentori caotici del mondo di fuori. Lì dove affondano le radici, si ritrova il senso della vita. Non esistono differenze di genere, né privilegi di classe; si attinge tutti alla stessa fonte, si cresce nutriti dalla stessa linfa, dallo stesso amore antico. I verdi intensi, i gialli luminosi, i rossi e gli aranciati, come metafora dell’armonia con la natura. Il mondo… come dovrebbe essere. Un ordine che non è gerarchia ma inclusione.

Tutto è interconnesso: si affonda insieme, si emerge insieme. In un tempo che ha perso ogni valore, etico e morale, le opere di Anna Maio sono un inno alla tolleranza, al rispetto, alla solidarietà. Sono piccole oasi dove la pace è ancora un sogno “possibile”.

Infine, la mostra catanese propone il “colore sovrano” (fig. 9) negli infiniti mondi di Romualda Sciuto, artista protagonista di diversi eventi espositivi di successo, anche nazionali, che ha seguito un percorso artistico consapevole, forgiata da quella passione innata che la natura stessa infonde nel DNA degli artisti.

Fig. 9) Romualda Sciuto, La luna sull’albero

Gli studi d’arte in ambito scolastico le forniscono solide basi accademiche, teoriche e tecniche, con le quali comincia la sua avventura pittorica sulle orme dei più grandi maestri; dai fasti Rococò settecenteschi fino alle avanguardie artistiche del primo Novecento, passando per le visioni del post-Impressionismo. È un viaggio alla ricerca di sé attraverso espressioni artistiche diverse. Ma il “sé” di ciascuno di noi è in continuo divenire; e se le prime opere sono cariche di sentori di un glorioso passato, è la vita stessa a dettare i tempi del cambiamento.

Quello che vediamo oggi nei dipinti di Romua è il prodotto di una rivoluzione, intellettuale ed esistenziale, risolta dall’artista in un’esplosione di forme astratte e colori vivissimi, che riecheggiano le atmosfere di Kandinsky. Passione, tormento, gioia, tenerezza, razionalità, si esprimono con una intensità prorompente su ogni tipo di supporto lavorabile, e le nuove sperimentazioni tecniche con colori acrilici e smalti, veri protagonisti nei dipinti dell’artista, esaltano di intensa luminosità le volumetrie più singolari e le sfumature più delicate. È una fantasia vorticosa e deflagrante che segue il flusso inarrestabile dei pensieri, delle sensazioni dell’artista; immagini oniriche, iper-cromatiche, solo apparentemente astruse, evocano – invece –  forme intellegibili.

Come il Cuore matto di Romua, ad esempio, un motore dalla meccanica complessa ma efficiente e generosa, dove ogni valvola, ogni arteria, dispensa forza, entusiasmo, volontà. I colori densi e corposi, definiscono le forme e i volumi, conferendo slancio a un’idea pittorica in evidente espansione.  E poi cromie che esplodono, che muovono linee sinuose e modulari, accanto a forme geometriche. Contrasti che evocano le contraddizioni, le difficoltà dell’esistenza, e il senso di precarietà che spesso producono.

Ma in questo brulicare di vita, si incontrano anche intervalli di quiete e riflessione, dove la luce pervade lo spazio. L’artista la irradia in un cielo immaginifico, come un’aurora boreale del pensiero, e spande i suoi raggi da un orizzonte sfumato, su laghi di colori senza confini, dove aria e acqua si fondono in un abbraccio fluido; metafora della “creazione”, non solo artistica.

L’arte di Romua indaga le mille sfaccettature del mondo femminile. Reticoli di pensieri ed esperienze che si aprono come corolle dall’albero della vita, a dischiudere un gineceo dove un’idea di luna condensa anima e intelletto. E c’è un universo oscuro, costellato di piccole luci, racchiuso nel costato di ogni donna. Conflitti interiori che si consumano in silenzio ma le cui vibrazioni si aprono all’esterno come strappi dell’anima. Romua allarga per noi uno spiraglio su quella oscurità, ci permette di “perderci” in quelle profondità insondabili come fossimo un’unica entità femminile, da un angolo, con discrezione. Come solo le donne sanno fare.

Se il percorso introspettivo di un artista d’arte contemporanea si legge dai suoi dipinti, le opere di Romua sono un libro illustrato di storie emozionanti, dalle trame avvincenti, dai ritmi serrati, e quasi sempre, per fortuna, a lieto fine.

©Francesca SARACENO, Catania, 20 Luglio 2025.