di Claudio LISTANTI
Procede il Festival 2026 del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto con il successo de La promessa infranta una novità assoluta nata dalla collaborazione del musicista Federico Gardella con la librettista e regista Cecilia Ligorio che ha ottenuto un vistoso successo presso il Teatro Caio Melisso.

La musica contemporanea è uno dei cardini sui quali è costruito il Festival del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto che quest’anno è giunto al prezioso traguardo degli ’80 anni di attività mostrando una intatta vitalità che si manifesta nelle diverse proposte musicali e teatrali sempre di grande attrazione ed interesse.
Commissionare una nuova composizione da destinare al teatro in musica è una delle prove maggiori di questa attenzione verso il contemporaneo, soprattutto perché utile a consentire ai cantanti vincitori del concorso di canto di acquisire ed ampliare la loro professionalità ed il loro bagaglio personale con la frequentazione delle particolari linee vocali dei musicisti contemporanei.
Quest’anno, la scelta è caduta su Federico Gardella, compositore oggi molto apprezzato per il suo curriculum caratterizzato da diversi successi per le musiche eseguite in pubblico che hanno consentito al musicista di ricevere anche numerosi premi nei concorsi internazionali.
È nata così la nuova opera Una promessa infranta, ispirata all’omonimo racconto di Lafcadio Hearn, contenuto all’interno della raccolta Ombre giapponesi (Adelphi, 2018) per un soggetto ispirato quell’antica tradizione della cultura nipponica, il Kwaidan, genere incentrato su storie di fantasmi.
La stesura del libretto è stata affidata a Cecilia Ligorio, artista con la quale Gardella ha già lavorato in passato ricostituendo così un binomio artistico-teatrale che già ha dato ottimi frutti con la rappresentazione al Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano del 2021 di Else un’opera tratta dalla novella Fräulein Else di Arthur Schnitzler che ebbe un notevole successo e che può essere considerata in sostanza, pur nelle evidenti diversità, un’operazione analoga a questa vista oggi a Spoleto.
Un binomio di successo, considerando anche che nelle due occasioni, alla Ligorio è stata affidata anche la regia, elemento questo che ha contribuito a rendere lo spettacolo del tutto omogeneo, quindi, più fruibile e comprensibile in tutti i suoi aspetti

Una promessa infranta. Una indagine sulla psicologia dei personaggi.
Nel tradurre per il teatro in musica l’opera originale di Lafcadio Hearn gli autori hanno evitato tutte le tracce dell’esotismo in esso contenuto concentrando la loro attenzione sullo scavo psicologico dei personaggi principali offrendo al pubblico, attraverso il felice incontro tra scena, azione e musica, il senso di una storia drammatica dove sensazioni e atmosfere riescono a porre in evidenza il dramma assoluto della storia narrata.
In estrema sintesi Una promessa infranta evidenzia il dramma di un uomo che promette alla moglie, giunta in punto si morte, di non risposarsi, di seppellirla sotto un ciliegio e di tenere sempre nel cuore il ricordo della sfortunata sua sposa. Ciò non avviene perché poi l’uomo avrà un nuovo amore. Ma sulla nuova coppia si inserisce il fantasma della Prima moglie che terrorizzerà la Seconda moglie e che condurrà l’uomo al pentimento per la promessa rinnegata che, incidentalmente, provocherà prima la morte della Seconda moglie e poi per gli effetti di quella promessa tradita si toglierà la vita impiccandosi proprio sul ramo di quel ciliegio sotto il quale riposa il corpo della Prima moglie.
La vicenda è narrata con estrema semplicità realizzando il difficile percorso narrativo, soprattutto quella parte che vede il fantasma terrorizzare i due protagonisti, che la regista ha risolto prendendo spunto dalla tradizione giapponese del teatro, nel bunraku, affidando ad una marionetta il ruolo del fantasma elemento che ha reso intelligibile, in maniera del tutto appropriata questo particolare ruolo rendendolo così elemento di gran lunga suggestivo ed efficace nel comunicare la sorpresa e la tragedia infinita che la narrazione della storia evoca con forza.

Altro aspetto fondamentale dello spettacolo era quello di rappresentare le varie vicende distanti dall’arco temporale della storia ma con l’uso di frequenti flashback che rendevano la narrazione varia, coinvolgente e partecipata. Tutti i personaggi sono indicati con un nome generico e distribuiti tra cinque interpreti vocali, come per le due interpreti principali (Prima voce / Seconda moglie) per il soprano e (Seconda voce / Prima moglie / Fantasma della prima moglie) per il mezzosoprano. Poi tre interpreti maschili (Terza voce / Marito), e Primo custode e Secondo custode per gli altri due interpreti, che hanno il ruolo di raccontare alcuni fatti utili alla trama ma non esplicitamente rappresentati come, ad esempio, quello di far sapere al pubblico che il marito si era tolto la vita sul ramo del ciliegio. In contrasto diverse scene però erano esplicite e di facile presa sullo spettatore, come quella dell’incontro amoroso tra la seconda moglie e il marito e quella dell’apparizione del fantasma che terrorizza e sconvolge la Seconda moglie.
Su questa impostazione della parte esclusivamente teatrale la musica di Federico Gardella ci è sembrata del tutto ottimale per inserirsi nella storia ed offrirci uno spettacolo coinvolgente ed entusiasmante. La partitura risulta senza dubbio asciutta e priva di fronzoli cosa che a molti può sembrare un difetto ma qui, invece, si rivela indiscutibile pregio che valorizza l’asciuttezza sintetica della trama per regalarci una entità teatrale appassionante e partecipata. Per la parte musicale è stata utilizzato un ensemble di tipo cameristico di dieci strumentisti, cinque archi (due violini, viola, violoncello e contrabasso) e cinque fiati (clarinetto e clarinetto basso, flauto e flauto in sol, oboe, fagotto e corno) due gruppi felicemente uniti e bilanciati da una cospicua parte dedicata alle percussioni.

Altra caratteristica principale della partitura è la linea vocale, concepita da Gardella con pochi spunti melodici per avvicinarsi ad una sorta di recitativo orientato verso il parlato che ha avuto il pregio di rendere particolarmente intelligibile la comprensione della vicenda. Nel contempo, però, in special modo per le due parti femminili, la linea vocale sconfinava verso un moderno sprechgesang che creava una piacevole ‘polidimensionalità’ della linea vocale stessa che amplificava il ruolo, rendendolo assai vicina all’espressionismo. Elementi che hanno dato spessore drammatico ai punti chiave di questa opera, come quando la Seconda moglie scopre il mistero del legame del marito con la Prima moglie ed il tormento e l’allucinazione della presenza del relativo fantasma.
Alberto Favretto ha concepito un allestimento scenico del tutto funzionale all’impostazione dello spettacolo grazie anche ad un suggestivo impianto luci da lui stesso ideato. Tutti elementi la cui teatralità si completata con i costumi creati per l’occasione da Clelia De Angelis.

L’esecuzione musicale
La direttrice Mimma Campanale ha guidato musicalmente lo spettacolo forte della sua esperienza nel campo della musica del ‘900 e di quella contemporanea. Ha saputo dare alla partitura il giusto rielevo secondo lo stile e i contenuti espressi da Federico Gardella con il quale ha dimostrato piena sintonia con le scelte musicali per un risultato sonoro del tutto coinvolgente. Questo grazie alla partecipazione dei Solisti dell’Orchestra Filarmonica Umbra V. Calamani che ancora una volta hanno dimostrato la loro preparazione e il loro valore.
Un risultato sonoro di prim’ordine anche grazie alla partecipazione dei cinque cantanti scelti per la recita. La loro partecipazione è stata essenziale in termini di risultati in quanto hanno impreziosito tutta l’esecuzione, mostrando di aver sostenuto l’impegno con il massimo della serietà e della preparazione per un genere di musica che può, a prima vista, sembrare ostico per dei giovani cantanti che, però, hanno mostrato un certo grado di confidenza con questo particolare genere musicale.

Nella serata è emersa con forza la prova del soprano Benedetta Grasso, tra i vincitori del concorso 2026, che ha rinnovato a distanza di pochi giorni il pieno successo ottenuto in Dido and Aeneas di Purcell.

La Grasso, che nella serata ha sostenuto le parti di Prima voce / Seconda moglie, è un soprano delle emissioni sicure valorizzate da una buona potenza vocale che affianca ad una più che soddisfacente presenza scenica. Un mix che le ha consentito una interpretazione del tutto valida certificata al termine della serata da un buon successo personale.
Nell’altra parte femminile, per i ruoli Seconda voce / Prima moglie / Fantasma della prima moglie, c’era un altro prodotto di primo piano del Concorso dello Sperimentale, il mezzosoprano Emma Alessi Innocenti, prima classificata nel Concorso 2024, da noi più volte ascoltata nell’ambito delle Stagioni Liriche spoletine degli ultimi tre anni. Anche stasera ha offerto una prova del tutto valida, basata sulla sicurezza delle emissioni verso il registro grave che il compositore le ha riservato, abbinando ad essa una buona prova di recitazione. Le due donne sono il punto fondamentale di questa partitura e le due cantanti impegnate hanno assolto felicemente al loro difficile compito.

Al loro fianco ha ben figurato il baritono Gianpiero Delle Grazie nei ruoli di Terza voce / Marito proveniente dalle libere audizioni 2026, molto apprezzato per la parte recitata che ha realizzato grazie alla sua voce calda ma incisiva.
Per gli altri due ruoli maschili che hanno, forse, il compito un tantino più semplice per la parte vocale orientata più verso il recitativo-parlato ma utilissimi per lo sviluppo della trama. Sono Paolo Mascari proveniente dal concorso 2023 e Nicolò Sasso da libere audizioni 2026, che hanno sostenuto, rispettivamente, Primo custode e Secondo custode.
Nel complesso una recita molto soddisfacente sotto tutti i punti di vista, musicale e teatrale, che ci ha convinto a pieno e che ci lascia con la speranza che un’opera così costruita possa essere in futuro replicata in altri teatri.

Al termine della recita (21 agosto) lunghi, calorosi e convinti applausi per tutti gli intepreti ivi compresi i macchinisti determinanti per la realizzazione dello spettacolo, tributati da parte del pubblico convenuto più che numeroso nella bella e incantevole sala del Teatro Caio Melisso.
Claudio LISTANTI Spoleto 23 Agosto 2026
