Successo per L’EMPIREO (the Welkin), al teatro della Pergola (Firenze)

di Mauro CALBI

L’EMPIREO  (the welkin)

Firenze, teatro della Pergola

Lo spettacolo è un inno al teatro, a quello greco antico, alla solennità del coro –  gineceo ammodernato e condito da spruzzate di Shakespeare.

Una scena in penombra, una vaga atmosfera da inquisizione o stregoneria, e’ occupata da 14 sedie, di  cui 12 per le donne giudici popolari, 1 per la donna sotto processo per omicidio e 1 per il giudice che sarà poi anche dottore.

Bisogna assolvere o condannare la donna accusata di omicidio. Se ne discuterà ininterrottamente per 100 minuti.

Ho avuto l’impressione che  alla regista, la brava Serena Sinigallia, interessasse non tanto ciò che le donne recitano, ma come lo fanno. Cioe’, con un ritmo asfissiante, con una complicità attrici regista che vuole mostrare un teatro in cui la drammaturgia è la PAROLA,  assoluta recitata, un teatro in cui la drammaturgia è  la STATICITÀ , la immobilità dei personaggi in scena. I 14 attori, proprio così, sono immobili e recitano seduti per tutta la durata dello spettacolo.

Il dramma corale greco a cui accennavo agli inizi è in realtà meno solenne di quanto ci si aspetti perché viene antagonizzato da un forsennato ritmo recitativo.

E’ in questo aspetto che la regista mostra e dimostra la sua maestria nell’organizzare una partitura di interventi vocali senza neanche un attimo di sosta o di riflessione. Va a bersaglio la regista,  ottiene cio’ che desidera. Un teatro basato sulla parola. Una scenografia secondaria alla parola. Una drammaturgia  indipendente dalla scenografia.

Ancora,  va fatto un accenno al sesso maschile, in totale  minoranza nello spettacolo.

Si, a contrastare questo ginepraio di donne e parole c’è un convitato di pietra invisibile, un popolo maschile vociante immaginario, ascoltato da una  immaginaria finestra che talvolta si apre, che desidera solo la gogna per l’assassina, vuole vederla pendere dal cappio del boia.

È la violenza senza volto della società.

Infine, forse l’ultimo messaggio sottaciuto dello spettacolo e del testo della scrittrice inglese Lucy Kirkwood è l’invito alla coesione tra le  donne, alla solidarietà femminile, alla capacità di decidere all’unanimità;  purtroppo, nello spettacolo non sarà facile da ottenere.

Mauro CALBI  Firenze 22 Febbraio 2026