di Claudio LISTANTI
Il Teatro dell’Opera di Roma ha recentemente rappresentato uno dei balletti più importanti, conosciuti ed apprezzati, della Storia della Danza, La Bayadère di Ludwig Minkus, riproponendo un proprio allestimento prodotto nel 2023, con le scene di Ignasi Monreal e la coreografia di Benjamin Pech confermando ed accresciendo il successo di tre anni fa.
Questa ripresa de La Baydère ha richiamato in teatro un foltissimo pubblico a testimonianza della validità dello spettacolo e dell’interesse per questo particolare repertorio ballettistico che lo pone tra i balletti più affascinanti della Storia della Danza.

Per riferire dello spettacolo e delle sue particolarità è importante fissare alcuni elementi storici e storiografici. Innanzitutto La Baydère, prodotta nel 1877, ebbe come antenata Le dieu et la Bayadère ou la courtisane amoureuse degli anni 30 dell’800 portata al successo dalla grande Maria Taglioni, ed è il frutto di quella attrazione del pubblico di allora verso quei soggetti di carattere esotico e favolistico che coinvolgeva gli spettatori. Solo nel balletto si può citare, oltre a La Baydère che fu ispirata dal dramma indiano Sakuntala di Kālidāsa, molti altri soggetti trionfarono sui palcoscenici europei come La Figlia del Faraone di Marius Petipa per coinvolgere addirittura anche all’opera lirica con l’illustre esempio di Aida.
Per questo desiderio di esotismo nel soggetto molto importanti furono le figure di quelle danzatrici sacre che in India erano conosciute con la parola sanscrita di Devadâsi. Di queste danzatrici sacre iniziò a parlarne addirittura Marco Polo che nel suo Milione dettato a Rustichello da Pisa parlò dell’attrazione di queste figure sui mercanti e viaggiatori che si inoltravano verso l’estremo oriente. Il termine bayadère deriva da baylhadeira parola utilizzata dai portoghesi per descrivere una danzatrice.
Poi ci fu la Francia con Jean Baptiste Colbert che nel 1664 creò la Compagnie des Indes Orientales, i cui racconti di viaggio sedussero molti artisti. Questi personaggi furono reinventati a corte con il balletto Le Triomphe de l’Amour (1681) la cui musica fu frutto del genio di Giovanni Battista Lulli con le coreografie di Beauchamps e le liriche di Quinault. Neanche Goethe fu immune a questa moda scrivendo la ballata Der Got und die Bajadere, Indische Legende (Il Dio e la Bajadere, una legenda indiana), che ebbe un grande successo e fu messa in musica anche da Schubert nel 1815. Théophile Gautier rimase anch’egli folgorato da queste danzatrici sacre. Partendo da Sakùntala del poeta Kālidāsa, creò il libretto per il balletto Sacountalâ, che andò in scena nel1858 con la coreografia di Lucien Petipa.

Si arriva così a Marius Petipa celeberrimo coreografo, il cui nome è particolarmente legato alle coreografie dei balletti su musica di Čajkovskij, che raccolse il testimone delle precedenti esperienze di Bayadère.
Ne fece tre versioni la prima del 1877 su libretto di Chudekov che dava più spazio alle scene pantomimiche e rituali. Poi nel 1884 e nel 1900 per celebrare i quaranta anni di carriera di Pavel Gerdt, Primo danzatore nobile del Balletto Imperiale di Russia. A comporre la musica di Bayadère fu Ludwig Minkus specialista per il balletto. La divisione originale è in quattro atti e sette quadri, il primo si svolge davanti al tempio dove il bramino offre il suo amore a Nikija la più bella tra le bayadere, ma viene respinto perché ama ricambiata Solor, che le giura fedeltà. Il bramino scopre il fatto e chiede vendetta agli dei. Il Rajah annuncia le nozze tra la figlia Gamzatti e Solor. Il Bramino, che gli rivela il legame tra Nikija e Solor, il Rajah decide che Nikija morirà. Sempre nel palazzo del Rajah Gamzatti incontra Nikija che danzerà a Palazzo all’annuncio delle sue nozze con Solor; le due donne si affrontano ma Nikija non può opporsi.
Nel secondo atto nel palazzo del Rajah durante i festeggiamenti Nikija danza, le viene porto un cesto con i fiori che lei lancia verso Solor ma c’è anche un serpente che la morde. Poiché Solor non rinuncia al legame con Gamzatti, Nikija rifiuta l’antidoto che il bramino disperato le porge e muore. Nel terzo Solor è nella sua stanza e fuma l’oppio e vede le ombre delle bayadere morte, la scena iconica del balletto e danza con l’ombra di Nikija. Nel quarto atto il giorno delle nozze nel tempio nel momento in cui c’è il giuramento nunziale gli dei irati fanno crollare il tempio uccidendo i presenti.

Questa è l’ultima versione immaginata da Petipa nel 1900 e la coreografia della scena delle ombre insieme al pas de deux di Solor e l’ombra di Nikija è quella più intatta giunta a noi. Durante la rivoluzione russa e la guerra civile il quarto atto non fu più rappresentato e alcune delle danze come il pas d’action di Solor e Gamzatti, la danza con i tamburi e l’Idolo d’oro furono spostati al secondo atto. Nel 1941 in URSS Vachtang Čabukiani, uno dei più grandi ballerini russi del ‘900, ampliò la parte di Solor ma non restaurò il quarto atto creando così la versione tramite la quale il balletto fu conosciuto in occidente. Poi La Bayadère fu ripresa all’Opéra di Parigi’ da Makarova e Nurejev.
La Bayadère è comparsa diverse volte qui a Roma. Spesso nelle stagioni estive presso le Terme di Caracalla ma, nel 2011, il Teatro dell’Opera ospitò una produzione con la coreografia di Petipa ricostruita da Rafael Avnikjan inserendo anche la ricostruzione del quarto atto. Dopo di questa rappresentazione, nel 2023, lo spettacolo fu affidato al coreografo Benjamin Pech, artista di lunga esperienza nel campo della Danza sia come interprete solista sia come Maître de ballet, personalità senza dubbio indicata per un compito così delicato e difficile ma che ha svolto con professionalità, come ha dimostrato anche la ripresa di questi giorni che, come accennato, ha avuto un deciso e coinvolgente successo.

Pech è un coreografo dalla lunga ed importante esperienza di palcoscenico. Ha svolto buona parte della sua carriera presso l’Operà di Parigi ed ha partecipato a diverse rappresentazioni de La Bayadère, soprattutto nella versione creata da Nurejev interpretando, negli anni, diversi personaggi maschili del balletto, sia il protagonista Solor ma anche il fachiro e l’idolo d’oro.
La sua particolare visione di Bayadère, appare molto evidente nell’illuminante intervista curata dallo storico del balletto Lorenzo Tozzi ed inserita nel programma di sala della rappresentazione, nella quale ci spiega il suo punto di vista di base, quello di creare uno spettacolo che rimane nel solco della tradizione e della storia ma che non rinuncia alla ricerca di una ‘modernizzazione’ più attinente all’attualità. Un mix apparso stimolante nei contenuti realizzato grazie ai diversi collaboratori coinvolti nell’operazione.
Innanzi tutto affidando la parte scenica ad Ignasi Monreal che è riuscito a creare ambienti particolarmente colorati evocanti paesaggi e architetture di stampo orientale, non specificatamente indiano ma, forse, più rivolto alle altre culture orientali come quella pakistana, cinese o iraniana. Una scelta questa più orientata verso una visione odierna del mondo orientale. Ad arricchire la parte visiva molto belli i costumi di Anna Biagiotti, in linea con l’impostazione dello spettacolo arricchita dalle suggestive luci create da Vinicio Chieli oggi realizzate da Jacopo Pantani.

Altro elemento determinate di questa coreografia di Benjamin Pech è quello di orientare i movimenti verso le parti ballate piuttosto che verso quelle mimiche riuscendo ad arricchire la narrazione soprattutto nel primo atto.
Il grande problema de La Bayadère è senza dubbio il quarto atto dove si rappresenta il crollo del tempio. Giudicato da Pech particolarmente difficoltoso per le caratteristiche di ‘colossal’ che pone in evidenza la cui realizzazione richiede l’utilizzo di notevoli risorse. Per comprendere la decisione di espungerlo dalla rappresentazione vogliamo citare le sue stesse parole pronunciate nella già citata intervista di Lorenzo Tozzi pubblicata nel programma di sala:
“Musicalmente non c’è un vero finale. In Nureyev Solor ha ritrovato Nikiya nei suoi sogni. Anche l’idea di portare in scena un quarto atto col crollo del tempio richiede una tecnica scenica importante ed è stata abbandonata. Dovevo trovare un compromesso. Solor è bloccato tra desiderio di potere e amore per Nikiya. È debole, non può dire di no all’offerta matrimoniale del Rajah, quindi è giusto che sia lui a soffrire (non il personaggio femminile come per Giselle, Bella addormentata o Manon). Dopo la sfilata delle ombre torniamo nella casa di Solor che al suo risveglio trova Gamzatti vestita per la cerimonia nuziale, mente Nikiya svanisce pian piano dietro un fiore. Il potere vince sull’amore: un finale triste. Anche per Gamzatti ho ampliato il ruolo, in origine un po’ sacrificato rispetto a Nikiya e le ho regalato una variazione nel primo atto”.
La Bayadère. La parte coreutica.
Nella recita alla quale abbiamo assistito il 5 febbraio i personaggi di Nikiya e Solor sono stati affidati a due ballerini ospiti, entrambi étoile all’Opèra di Parigi. La coreana Sae Eun Park ha offerto una prova molto convincente anche se a prima vista è sembrata un poco ‘fredda’ e quindi mancante della necessaria passione per il ruolo affidatole. Ma la sua danza è risultata delicata e leggera, regalando al personaggio la necessaria leggiadria soprattutto grazie ai movimenti misurati ma armoniosi che hanno reso una Nikiya credibile ed intensa. Per lei lusinghiero successo personale.

Portentoso è stato il Solor di Paul Marque, il danzatore francese che ha dato spessore al personaggio rendendolo avvincente e accattivante grazie ad una fisicità strabiliante che ha reso irresistibile il personaggio ottenendo al termine un particolare e indiscusso successo personale.
Con l’occasione vogliamo mettere in evidenza la prova di Susanna Salvi per l’interpretazione, a nostro avviso assai difficile, del personaggio di Gamzatti. La Salvi, étoile della compagnia del Teatro dell’Opera, ha mostrato ancora una volta di avere le carte in regola per questa importante carica. Come nel 2023 ci ha regalato un personaggio incisivo e determinato, spesso anche sensuale, mostrando però, rispetto alla passata edizione, una molto evidente maturazione del suo modo di interpretare che le ha permesso di rendere il personaggio in maniera incisiva con la dovuta intensità e credibilità. Per lei un successo personale di grandi dimensioni sottolineato da applausi e ovazioni. Una particolare menzione per Simone Agrò un convincente ed elegante Idolo d’oro.

Citare tutti gli intrepreti è impossibile ma vogliamo dire che Primi Ballerini, Solisti e Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma assieme agli Allievi della Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma hanno dato ognuno il loro prezioso contributo alla riuscita dello spettacolo mettendo anche in risalto la realizzazione della scena del Regno delle Ombre, irta di difficoltà, che ci è sembrata interpretata con la dovuta concentrazione per raggiungere l’efficacia scenica e drammatica che la contraddistingue.
Concludiamo citando la direzione d’orchestra fondamentale per la piena riuscita di uno spettacolo di balletto. Per l’occasione l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma è stata diretta dal francese Fayçal Karoui che ci è sembrato abbia condotto tutto lo spettacolo rispettando le esigenze dei danzatori senza trascurare gli elementi esotici e ambientali del balletto. Una prova senza dubbio convincente frutto dell’esperienza di Karoui nell’ambito del repertorio sinfonico ed operistico ma, come ci dicono le sue note biografiche inserite nel programma di sala, soprattutto acquisita con la direzione musicale del New York City Ballet.
Anche per lui molti applausi che hanno contribuito al successo pieno di una bella serata di Grande Balletto e Grande Danza.
Claudio LISTANTI Roma 8 Febbraio 2026
