Successo a Santa Cecilia per Daniele Gatti ed il giovane pianista Lukas Sternath.

di Claudio LISTANTI

Il concerto di questa settimana in programma per la Stagione 2025-2026 dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia proponeva il ritorno sul podio dell’orchestra ceciliana di Daniele Gatti per l’occasione accompagnato da uno dei giovani pianisti più in vista di oggi, l’austriaco Lukas Sternath.

A questi due importanti interpreti si aggiungeva anche una felice scelta del programma eseguito composto da due significative composizioni di Johannes Brahms, le Variazioni in si bemolle maggiore per orchestra, op. 56a e la Sinfonia n. 3 in fa maggiore per orchestra, op. 90 abbinate a uno dei classici della letteratura musicale per pianoforte e orchestra, il Concerto in la minore per pianoforte e orchestra, op. 54 di Robert Schumann.

Fig. 1 Il direttore Daniele Gatti durante il concerto.

Tutto è apparso come il combinato disposto che ha catalizzato presso la Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone un pubblico davvero numeroso, come non si vedeva da un po’ di tempo qui ai concerti di Santa Cecilia escludendo, ovviamente, l’esplosiva inaugurazione della presente stagione con  Die Walküre di Wagner.

Per comprendere i motivi di questo importante successo c’è innanzi tutto da mettere in evidenza la partecipazione al concerto di Daniele Gatti, direttore molto stimato a Roma non solo per il suo impegno nei concerti ceciliani dove è stato direttore dal 1992 al 1997, lasciando un buon ricordo presso il competente pubblico della prestigiosa istituzione sinfonica della capitale, reiterando le sue partecipazione anche negli anni successivi ma, anche, per il suo impegno al Teatro dell’Opera di Roma del quale è stato direttore musicale dal 2019 al 2021 lasciando un buon ricordo per le sue intense direzioni operistiche. Se a tutto ciò si aggiunge la crescente stima che il direttore milanese riscuote in tutta Europa, che oggi gli vale la Direzione Principale della Staatskapelle di Dresda, una delle orchestre più blasonate del nostro continente, così come la partecipazione al Festival di Bayreuth che lo scorso 2025 ha inaugurato con una apprezzata esecuzione di Die Meistersinger von Nürnberg di Wagner, si può comprendere l’interesse per questo concerto che abbiamo ascoltato. Nonostante l’elenco sia estremamente semplificato e deficitario, è indubbio che un direttore come Daniele Gatti possa essere elemento catalizzatore per un pubblico dal palato raffinato come quello di Santa Cecilia.

Fig. 2 Il pianista Lukas Sternath durante il concerto.

Se poi si aggiunge che lo stesso pubblico ama i grandi interpreti dl pianoforte, la presenza del giovanissimo (classe 2001) Lukas Sternath, vincitore di numerosissimi premi tra i quali 63° Concorso Pianistico Internazionale Ferruccio Busoni di Bolzano e debuttante nei concerti dell’Accademia di Santa Cecilia, ha reso la serata particolarmente attraente al punto di terminare con un vero e proprio trionfo per tutti gli interpreti.

Come accennato prima, un altro elemento fondamentale per comprendere il successo di questo concerto è la scelta del programma. Agli estremi due composizioni molto significative di Johannes Brahms, autore che Daniele Gatti dimostra di avere nelle sue ‘corde’ emotive: le Variazioni in si bemolle maggiore per orchestra, op. 56a e la Sinfonia n. 3 in fa maggiore per orchestra, op. 90.

Fig. 3 Il direttore Daniele Gatti in un momento del concerto.

Sono due composizioni fondamentali per l’evoluzione musicale di Brahms. Le Variazioni su un tema di Haydn risultano essere propedeutiche alla grande stagione delle Sinfonie, che furono presentate in un periodo che va dal 1876 al 1875. Le Variazioni Haydn, invece, furono composte nel 1873 e con esse Brahms si impone come importante orchestratore utilizzando l’arte della variazione tramite la quale riesce ad attualizzare grazie ad una struttura sinfonica elegante ed incisiva. In questo caso parte dal “Chorale in honorem St. Antonii” che si presume scritto da Haydn quando fu al servizio di Esterhàzy. Un tema di carattere ‘popolaresco’ che Brahms riesce a plasmare e trasformare in un vero e proprio gioiello musicale. Le Variazioni su un tema di Haydn prevedono l’utilizzo di un organico composto, oltre agli archi, da ottavino, 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, controfagotto, 4 corni, 2 trombe, timpani, triangolo. Con magistrale ‘semplicità’ Brahms trasforma il tema di base di carattere ‘barocco’ in otto variazioni che evidenziano un sinfonismo grandioso ed eclettico per condurre l’ascoltatore nel finale dove riappare la cellula tematica che ha ispirato la composizione.

A chiudere il programma la Sinfonia numero Tre che giunge al mondo dopo 10 anni, nel 1883, quando in Brahms si rafforza la consapevolezza di essere un sinfonista di particolare carisma. È un anno questo particolare per la Storia della Musica perché è l’anno della scomparsa di Wagner ed in Brahms, secondo alcuni storici, si insinua un’altra consapevolezza, quella di essere ormai il musicista di punta nell’ambito della cultura musicale tedesca. Ciò avvalorato anche dalla trionfale prima avvenuta il 2 dicembre dello stesso anno a Vienna con i Wiener Philarmoniker diretti da Hans Richter. Sinfonia nell’insieme molto equilibrata permeata da una sapienza orchestrale di grande spessore i cui temi si intrecciano con straordinaria fluidità a partire dall’ Allegro con brio iniziale per transitare nel magico, quasi idillico, Andante rafforzato dalla potenza melodica del successivo Poco Allegretto che preludono allo strepitoso e coinvolgente Allegro dove i diversi temi si intrecciano con proficua determinazione. Una sinfonia che all’epoca lo stesso Richter definì, per i suoi contenuti e la sua determinazione, ‘l’Eroica di Brahms.

Al centro del concerto uno dei brani più importanti e significativi della prima metà del ‘800 ed uno di capisaldi del periodo romantico il Concerto in la minore per pianoforte e orchestra, op. 54 di Robert Schumann.

Scritto in diverse fasi comprese nel periodo 1841-1845 ebbe la sua prima esecuzione a Dresda il 4 dicembre 1845 con protagonista Clara Wieck, moglie di Schumann, sotto la direzione di Ferdinand Hiller al quale la composizione è dedicata. Dopo qualche settimana, il 1° gennaio 1846, il concerto ebbe la sua consacrazione al Gewandhaus di Lipsia sempre con Clara Wieck ma con la direzione d’orchestra di Mendelssohn.

Il carattere principale di questo concerto è il superamento del virtuosismo esclusivo della parte pianistica a favore di un più efficace e serrato dialogo tra solista ed orchestra elemento che sarà sempre il fondamento principale nei concerti di questo genere dove questo dialogo tra le due componenti sarà sempre più equilibrato nell’insieme per una ideale fusione tra le diverse sonorità. Qui il discorso si articola a partire dalla varietà del primo movimento dove l’iniziale Allegro affettuoso si bilancia con i successivi Andante espressivo e Allegro che ci conducono al centrale Intermezzo con l’elegante Andantino grazioso per concludersi con l’energico, e per certi versi trascinante, Allegro vivace.

Fig. 4 Il direttore Daniele Gatti ed il pianista Lukas Sternath durante il concerto

L’esecuzione del capolavoro di Schumann è stata qui a Santa Cecilia veramente esemplare, per la prova di Daniele Gatti e del giovane Lukas Sternath che, insieme, hanno nobilitato le caratteristiche corali di questo concerto con un dialogo tra le due componenti ben riuscite. Sternath ha evidenziato classe pianistica di primo livello alla quale manca, ma la cosa è naturale vista la sua età, quella completa maturazione nelle parti più liriche e riflessive che può valorizzare a pieno le sue interpretazioni. Per Sternath straordinario successo personale la cui prova è stata salutata trionfalmente dal pubblico con il quale, ci sembra, sia già nato un feeling particolare che può essere rafforzato in futuro.

Daniele Gatti ha guidato autorevolmente l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia con la quale ha mostrato di avere una particolare intesa che è emersa nel già citato concerto di Schumann come nell’esecuzione dei due grandi capolavori brahmsiani. Anche se ci è parso di ravvisare, soprattutto in qualche momento della Terza, degli scompensi tra le varie sezioni orchestrali, l’esecuzione è stata nel complesso brillante e, soprattutto, rispettosa di quella cantabilità che in Brahms è elemento essenziale e che è emersa con una certa continuità in tutta esecuzione.

Anche per Gatti (ci riferiamo alla recita del 31 gennaio) applausi ed ovazioni tributati da un pubblico chiaramente entusiasta per quanto ascoltato.

Claudio LISTANTI  Roma  1 Febbraio 2026