di Giuliano GIUBILEI
“Storie nascoste. Gli italiani d’Abruzzo e i soldati indiani nella Seconda Guerra Mondiale”. La mostra di Annu Palakunnathu Matthew.
Una guerra mondiale è un evento talmente vasto e devastante da poter essere osservato da prospettive pressoché infinite. Ogni punto di vista porta con sé dolore, memoria, significato e talvolta, silenzio.
Nel corso degli ottant’anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, esistono ancora angoli oscuri della storia, vicende marginalizzate e dimenticate, profondamente umane, che rischiano di svanire nella nebbia della memoria collettiva.

È proprio verso queste zone d’ombra che ci guida lo sguardo di Annu Palakunnathu Matthew. L’artista e fotografa anglo-indiana compie un gesto tanto estetico quanto politico: restituire visibilità a quelle tessere della Storia che, per ragioni ideologiche e culturali, sono rimaste ai margini del racconto ufficiale. Protagonisti della sua opera sono i giovani soldati indiani che combatterono in Italia al fianco dell’esercito britannico durante la Seconda Guerra Mondiale. Uomini dimenticati, intrappolati in una narrazione scomoda perché legata al passato coloniale.
Furono circa 2,5 milioni i soldati indiani arruolati nell’esercito britannico, rendendolo una delle più grandi forze volontarie della storia. Inviati su diversi fronti – dall’Africa all’Europa – molti di loro presero parte alla Campagna d’Italia (1943–1945), combattendo in battaglie sanguinose come quella di Montecassino. Alcuni morirono e furono sepolti nei cimiteri militari italiani di Forlì, Arezzo, Cassino, Sangro; altri furono fatti prigionieri e internati in campi fascisti come quello di Avezzano.
Attraverso fotografie d’archivio, video, oggetti e testimonianze, Matthew costruisce un ponte tra passato e presente, restituendo voce e volto a questi giovani. Alcuni si arruolarono per convinzione, altri per fame o necessità, spinti dalla miseria di un’India stremata dalla Grande Carestia del Bengala del 1943. Molti erano cuochi, sarti, esperti nella ricostruzione di strade e trincee.


Eppure, finita la guerra, vennero dimenticati. In Gran Bretagna, perché la narrazione eroica nazionale non contemplava il contributo delle colonie. In India, perché l’indipendenza conquistata nel 1947 trasformò quei soldati in simboli scomodi di collaborazione con l’oppressore. Il silenzio fu il prezzo pagato da chi aveva rischiato la vita. Tornati a casa, trovarono emarginazione, sospetto, oblio.
Nel corso della sua ricerca in Italia, l’artista indiana ha anche scoperto la storia del campo di prigionia di Avezzano e, soprattutto, delle famiglie abruzzesi che aiutarono i prigionieri a fuggire quando, dopo l’armistizio, l’Italia era in uno stato di caos. Donne e uomini che, a rischio della propria vita, offrirono rifugio, cibo e protezione a uomini stranieri per razza, lingua, religione – ma simili nella fragilità e nel bisogno.
Da qui nasce il lavoro di Annu Matthew dal titolo: Storie nascoste: gli italiani d’Abruzzo e i soldati indiani nella Seconda Guerra Mondiale (a cura di Cesare Biasini Selvaggi e Maria Teresa Capacchione), opera site-specific presentata per la prima volta a Tagliacozzo per la rassegna Contemporanea 25 (dal 4 agosto al 21 settembre 2025).
L’installazione – ospitata nella splendida cornice del Palazzo Ducale Orsini-Colonna di Tagliacozzo, luogo di memoria e rovina, cornice ideale per un’opera che riemerge dal silenzio – avvolge lo spettatore con testimonianze orali, filmati, fotografie, oggetti. Tra questi, nella meravigliosa cappella affrescata del Palazzo, è esposto come una reliquia il violino donato da un soldato indiano al figlio dell’infermiere che lo aiutò a evadere dall’infermeria del campo di prigionia, e il registro dell’ospedale del campo con i nomi dei prigionieri. Segni concreti di una solidarietà vissuta, non celebrata.

È impossibile non commuoversi di fronte alle atmosfere e alle suggestioni provocate dal lavoro di un’artista sensibile come Annu in particolare per chi, come me, ha avuto in famiglia una storia di prigionia. Verrebbe da dire che la prigionia è simile in tutte le latitudini e si paga non solo con anni della giovinezza sprecati, ma anche dopo. La prigionia è peggio della sconfitta: si può essere eroi anche se si è persa una guerra, ma se torni da ex prigioniero sei solo un perdente.

Mio padre trascorse tre anni della sua vita in un campo di prigionia inglese in India (e altri tre in Australia). Venne liberato, al pari dei 650 mila giovani soldati italiani che condivisero la sua sorte, quando la guerra era finita da quasi due anni, tornò a casa nel febbraio del 1947. Il loro calvario è stato presto dimenticato. Una “pagina rimossa” come ha scritto lo storico della Resistenza Claudio Pavone e come rammenta la meravigliosa mostra di Annu Matthew.

Giovani italiani prigionieri in India e giovani indiani prigionieri in Italia: uno specchio rovesciato, a indicare l’assurdità di tutte le guerre. La Matthew ha costruito un dialogo visivo tra mondi solo in apparenza lontani – l’India coloniale e l’Italia contadina – che la guerra ha fatto incontrare. Le immagini dei soldati indiani e delle famiglie italiane che li accolsero, proiettate sulle pareti logore del palazzo, assumono un valore simbolico potente: parlano di memoria, ma anche di appartenenza e umanità.
In un’epoca segnata da nuove guerre, migrazioni forzate, tensioni razziali e culturali, queste storie dimenticate risuonano con forza nuova. Il coraggio di chi aiutò, la dignità di chi fu aiutato, ci interrogano sul significato profondo di parole come “memoria”, “eroismo”, “identità”. Raccontare queste storie oggi, attraverso l’arte, significa riconoscere che la memoria non è un atto passivo, ma un gesto attivo di giustizia.

Ad Annu Palakunnathu Matthew, quindi, il merito di averci restituito queste voci, questi volti, questi silenzi: la sua opera non solo fa memoria, ma rende la memoria stessa contemporanea, viva, necessaria.

Poiché il racconto della Matthew è un percorso in itinere e si arricchisce continuamente di nuove storie, se qualcuno ha informazioni, aneddoti o fotografie legate ai soldati indiani, o alle famiglie italiane che li hanno nascosti durante la Seconda Guerra Mondiale possono scrivere ad Annu attraverso questa e-mail: Italyindianpow@gmail.com
Giuliano GIUBILEI Tagliacozzo (AQ) 10 Agosto 2025
*Giuliano Giubilei, giornalista, ex vicedirettore del tg3 Rai, è autore di “GIOVINEZZA. Guerra e prigionia di una generazione tradita” (Solferino editore, 2024).
Nel romanzo l’autore racconta il calvario dei 650 mila soldati italiani prigionieri di guerra degli inglesi e degli americani, internati per lunghi anni nei campi di concentramento dislocati in India, Australia, Sudafrica, Kenya e in altri paesi del Commonwealth oltre che negli Stati Uniti e nello stesso Regno Unito.
La mostra
Annu Palakunnathu Matthew
STORIE NASCOSTE. Gli italiani d’Abruzzo e i soldati indiani nella Seconda Guerra Mondiale
A cura di Cesare Biasini Selvaggi e Maria Teresa Capacchione
fino al 21 SETTEMBRE 2025
Contemporanea 25
Palazzo Ducale Orsini-Colonna, Tagliacozzo (AQ)
