Spigolature e curiosità tra attualità e storia nelle mostre al Palazzo Chigi in Ariccia. Venerdì 24 presentazione del “San Girolamo in un paesaggio del Cadore”, capolavoro ritrovato di Tiziano e Campagnola.

di Vitaliano TIBERIA

Organizzate brillantemente dal Conservatore, architetto Francesco Petrucci, si segnalano due mostre in corso nel palazzo Chigi di Ariccia, suggestivo museo del barocco nella Campagna Romana nato da un’intuizione dell’indimenticabile Maurizio Fagiolo dell’Arco, il quale donò la sua raccolta di dipinti del XVII-XVIII secolo al Comune di Ariccia, seguito in questa sua virtuosa iniziativa da munifici collezionisti come Lemme, Laschena, Ferrari ed altri; grazie a queste figure illuminate è oggi possibile ammirare in quell’insigne palazzo, fra, gli altri, dipinti di Giambattista Gaulli, Pietro da Cortona, Andrea Sacchi, Lazzaro Baldi, Ciro Ferri, Carlo Maratta, Pompeo Batoni, Sebastiano Conca, Corrado Giaquinto, Agostino Masucci, Pierleone Ghezzi.

Ultimo splendido ingresso in questa eletta raccolta d’arte è il dipinto attribuito al Caravaggio, La Cattura di Cristo, che vi resterà esposto in comodato d’uso, come ha ricordato Petrucci, per un quinquennio. L’opera, di cui esiste un’altra versione pertinente la locale Compagnia di Gesù, ma attualmente nella National Gallery of Ireland, proviene dalla collezione dell’antiquario Mario Bigetti, ed è di grande suggestione, anche se le mani intrecciate in primo piano del Cristo e di san Pietro sembrano formalmente inconsuete rispetto alla potenza delle forme anatomiche caravaggesche.

Riccardo-Tommasi-Ferroni Autoritratto.-collezione-privata

La prima mostra presentata dallo stesso Petrucci su questa stessa rivista il 21 settembre scorso, è dedicata ai Tommasi Ferroni, Riccardo e il figlio Giovanni, nel segno della bella “Maniera Italiana”, il Movimento ideato da Bruno d’Arcevia e dal critico Giuseppe Gatt nei primi anni Ottanta del secolo scorso, sostenuto da Paolo Portoghesi e apprezzato da Maurizio Calvesi.

Un indirizzo, di cui Riccardo Tommasi Ferroni, sognatore di fiabe, storia e realtà,  è stato un vertice adamantino e che oggi è tenacemente rappresentato, fra gli altri, da pittori coltissimi come Antonella Cappuccio e Rodolfo Papa, le cui opere, attraversando con spirito nuovo le praterie del sacro, del surreale e  dei miti d’ogni tempo e cultura, si pongono in controtendenza rispetto al determinismo e alle astrazioni avanguardistiche e concettuali che mirano a destrutturare la grande tradizione artistica comunicativa, apparsa talora in sintonia con i dati metafisici e con la raffigurazione della spiritualità nel quotidiano; in altre parole, si tratta di artisti che riscattano nella sequenza estetica ormai rara ordo-compositio-claritas la presenza del disegno, fondamento anche nella scultura di un visionario come Angelo Canevari.

Riccardo Tommasi Ferroni, Apelle e Pan, collezione-Taverna

Non casualmente, Riccardo Tommasi Ferroni, Antonella Cappuccio, Rodolfo Papa, Angelo Canevari, sono stati cooptati fra gli anni Settanta e Duemila nella Pontificia Accademia dei Virtuosi al Pantheon. Un antico Sodalizio artistico cattolico, divenuto Accademia nel 1928, che, accostatosi da circa un decennio alle circoscrizioni operative delle estetiche contemporanee, fluttuanti fra virtualismi, gossip à rebours, denunzie socio-culturali, aperture a forme istallazionistiche, management, figure di curatori, ha rinunziato alle proprie radici identitarie, per altro sempre aggiornate, che richiamano arte, letteratura, musica, poesia, storia, con riferimento, in quest’ultimo caso, soprattutto alle proprie fonti primarie archivistiche; questo si è verificato, oltre che per scelta di campo della sua dirigenza pro tempore, ora mutata nel vertice, anche per l’influenza di un ecclesiastico, convinto che le Avanguardie contemporanee stanno scrivendo teandricamente le nuove grammatiche dell’arte.

Una prova significativa di ciò è l’abolizione nel 2017 della rivista accademicaAnnali della Pontificia Insigne Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon”. Nata nel 2000 sotto gli auspici di s. Giovanni Paolo II e di uno storico di fama internazionale come il cardinale Paul Poupard, ambedue sostenitori di un rinvigorito umanesimo cristiano, come auspicato dallo stesso Papa Wojtila nella “Lettera Apostolica” del 6  gennaio 2001, Novo millennio ineunte, quella rivista, sostenuta da finanziamenti della stessa Accademia dei Virtuosi,  costituiva il registro annuale degli incontri, spesso nel palazzo della Fondazione Besso, dei soci accademici con gli amici del Sodalizio, che facevano vivere con i loro contributi il passato e il presente delle arti, dell’architettura, della storia, della saggistica, della musica.

Fortunatamente, in Vaticano continua ad esistere un’Istituzione benemerita come il Pontificio Comitato di Scienze Storiche, vero carrefour mondiale della cultura, fondato da Pio XII nel 1954 a conclusione di un percorso di valorizzazione della storia e della filologia iniziato con la Lettera Apostolica del 18 agosto 1883, Saepe numero considerantes di Leone XIII e culminato con l’adesione del Vaticano, nel 1938, al Comité international de sciences historiques.  

L’altra mostra, inauguratasi il 3 ottobre scorso, è intitolata I Fantasmi del passato. Abiti in stile dal ‘500 all’ ‘800. Sartoria Arco nel tempo di Angela Aquilini.

Palazzo Chigi, Camera da letto
Palazzo Chigi, Sala delle Belle

Inconsueta ma perfettamente consonante con la filosofica poliedricità formale della bellezza, questa esposizione di abiti in stile dal Cinquecento all’Ottocento si snoda attraverso le sale museali del palazzo Chigi in un percorso fantasmagorico cadenzato dal ricordo di antichi esemplari.

Romanticamente evocativa, la mostra coniuga nel segno della bellezza storia, arte, spettacolo, realtà e finzione. Angela Aquilini, infatti, con l’originalità e la valentìa  sartoriale di chi sa lavorare contestualmente sia tessuti rigidi che impalpabili, come la lana, il cotone, il taffetà, elegante e leggero, lo chiffon, soffice e trasparente, l’organza, serico e rigidamente strutturato e polivalente, ha dato vita a seducenti realtà sartoriali attraverso il rifacimento di abiti antichi come veicoli di immagini evocative di memorie flagranti nel giuoco dei “ritorni” al presente tipico del sistema della moda. Un sistema che, profilando una concezione idealistica dello spirito, può definirsi romantico, dove si incontrano il finito e l’infinito e dove contendono ragione e irrazionalismo, universo e monadi.

La successione degli abiti disseminati fra opere d’arte antica nell’ideale percorso in palazzo Chigi realizza così una sequenza strutturale estetica distribuita in tre momenti fatidici, che Roland Barthes ha definito Moda attuale, Moda virtuale, Storia. Momenti che in questo caso si materializzano nell’estetica sublime dei numerosi dipinti dei ricordati grandi maestri, con i quali gli abiti si integrano, idealizzati in un sistema retorico che istituisce una sequenza di realtà, evocazione, sogno.

Abito di Claudia Cardinale
Abito di Alain Delon

Questi abiti esposti in rapporto sia consonante che dialettico con le opere d’arte chigiane danno vita ad una metaforica mimesis estetica riferita alle realtà storiche evocate e dunque alle tendenze dei gusti di antiche epoche che rivivono nella seducente finzione delle pitture chigiane, teatralizzate nei loro contesti estetici e socio-culturali nei saloni del palazzo aricino.

La mostra è un invito concreto e retorico ad un tempo a partecipare alla dialettica di intuizione e di “sistema”, per cui il dato storico idealizzato dalle pitture si reifica negli abiti e diviene testimonianza flagrante di vite trascorse. Ne costituisce una prova la ricostruzione fatta da Angela Aquilini degli abiti indossati da Claudia Cardinale e da Alain Delon nel ballo immaginato da Tomasi di Lampedusa ne Il Gattopardo ed esposti nella mostra di Ariccia in una sala dedicata all’indimenticabile resa cinematografica di quel capolavoro letterario fattane da Luchino Visconti nel 1963, con alcune riprese proprio nel palazzo chigiano di Ariccia.

Per concludere va segnalato che il prossimo 24 Ottobre alle ore 18 verrà presentato dal Prof. Massimo Pulini, docente dell’Accademia di Belle Arti di Bologna il “San Girolamo in un paesaggio del Cadore“, capolavoro ritrovato di Tiziano e Campagnola

http://Sotto la Torre di Toblin. Identificate le cime del Cadore in un dipinto che sta tra Tiziano e Domenico Campagnola

Vitaliano TIBERIA,  Roma, 22 Ottobre 2025