di Cinzia VIRNO
Il 28 maggio si è inaugurata presso la Galleria Paolo Antonacci la prima mostra “romana” di Paolo La Motta, nato nel 1972, da sempre attivo a Napoli. Lo stretto legame con la città partenopea, in particolare, la vita nel Rione Sanità , plasmano interamente la sua identità di artista. La Motta è pittore e scultore di ormai riconosciuto spessore internazionale.
La sua arte affronta il vero nei suoi molteplici aspetti: dalla figura, al paesaggio, alla rappresentazione di luoghi, con costanti riferimenti all’arte del passato. La Motta ha una personalitĂ complessa, sensibile alle problematiche del sociale, nel contempo alimentata da un forte lirismo e rappresenta, a mio avviso, una delle espressioni piĂą autentiche, colte e, oserei dire, necessarie, nel panorama dell’arte visiva odierna.

La sua ispirazione nasce dall’osservazione diretta di una realtĂ che ha la peculiaritĂ di non essere mai scontata. Coglie un attimo, ferma in un episodio, sposta l’attenzione dal soggetto principale a quello che c’è intorno. Una modalitĂ che suscita, in chi osserva le sue opere, un senso di dubbio o smarrimento, che invita ad indagare, ad andare oltre.
Molti i riferimenti all’arte del passato: dal classicismo, al Seicento e all’Ottocento partenopeo. Particolarmente evidente, in quest’ultimo caso, il suo interesse per Antonio Mancini. Ma le suggestioni e le tangenze con diversi singoli artisti sono ancora più numerose.
Sylvain Bellenger, che ha diretto per otto anni il Museo e Real Bosco di Capodimonte a Napoli, dove, nel 2021 ha fortemente promosso e curato un’esposizione a lui dedicata, presentando questa mostra scrive sulle sue opere:
“vi ritroviamo le materie di Thomas Jones, le luci di Edward Hopper, gli angoli di Andrew Wyeth, i silenzi di Vilhelm Hammershøi, i corpi atletici di Thomas Eakins o le malinconie della camera di Degas, ma anche l’eco di un’intera tradizione di paesaggio e della visione…… “

La Galleria Paolo Antonacci, per la sua peculiarità e per la tradizione espositiva legata, tra l’altro, all’arte neoclassica alle tematiche del paesaggio, del vedutismo e  del Grand Tour, appare come luogo ideale per presentare questo artista al pubblico non solo romano ma internazionale che costantemente la frequenta.
A tal proposito, permettendomi una piccola digressione, vorrei sottolineare che il giorno dell’inaugurazione un collezionista kuwaitiano, entusiasta, ha prontamente acquistato un quadro del pittore.
In mostra oltre trenta dipinti e tre sculture: un bronzo e due terrecotte.
Attento allo studio del quotidiano, di cui affronta molteplici aspetti, La Motta ci presenta in questa occasione scene di vita vissuta, scorci cittadini, spazi vuoti fortemente evocativi, emblematiche figure singole in situazioni al limite del metafisico.
L’ ispirazione dell’artista è mossa da una profonda e intensa carica poetica ed emotiva e ci mostra un universo intimo nel quale tuttavia lo spettatore è fortemente coinvolto.

L’importanza di La Motta oggi non deriva soltanto da un’eccellente e rigorosa abilitĂ tecnica, ma anche dall’evidente volontĂ di autonomia dai piĂą consueti schemi di mercato che ancora oggi tendono ad uniformare i fini dell’opera d’arte. In questo senso conserva un’assoluta libertĂ di pensiero e di espressione.
Si è formato al Liceo artistico e poi all’Accademia di Belle arti di Napoli dove ha studiato con il grande maestro Augusto Perez. E’ certamente da quest’ultimo che ha assimilato la potenza plastica – ovviamente riconoscibile nella sua scultura, ma anche nella pittura – e l’ammirazione per Achille D’Orsi e Vincenzo Gemito, dei quali, tra l’altro, è un vero e proprio connoisseur..
Numerose e tutte di grande successo, le mostre a cui ha preso parte, tra cui quella alla Galerie Mercier di Parigi nel 2019 che ne ha confermato la fama all’Estero.
Qui esposti  troviamo luoghi a volte senza figure, spazi antichi come nei dipinti su Ercolano e Pompei
                                                  Ercolano e Pompei
o nelle varie versioni dell’Eretteo.

Particolari tra i più comuni della città come in Muro napoletano, o Finestra di Napoli. Ma anche situazioni con figure spesso solitarie e comunque colte in un momento senza tempo, come bloccate in un’istantanea.


In tutte le opere di La Motta sembra aleggiare qualcosa di sospeso. Guardandole scavano dentro, portano al di lĂ della mera visione. CuriositĂ e stupore sono i sentimenti che suscitano.
Nell’opera Il ciclista è il lago con i pesci che si presenta come una sorta di abisso che ci incanta con gli azzurri e verdi smaltati.

E’ un mondo fiabesco, dove la minuscola bicicletta in movimento sullo sfondo sembra appartenere ad un altro contesto. Eppure non c’è invenzione: è la realtà . Tutto è perfettamente coerente. L’originalità sta nel modo di presentarla.
Quel verde – azzurro lo ritroviamo in Controluce, suggestiva composizione dalle linee essenziali, confermando l’uso emozionale che La Motta fa del colore

In opere come Meriggio lo spettatore è spinto a domandarsi cosa stia facendo esattamente il giovane, intento forse a guardare il proprio riflesso nel vetro di una porta o in uno specchio.

Questa studiata ambiguità interpretativa è proprio ciò che alimenta la curiosità attorno ai quadri dell’artista.


Ma quello che più impressiona, in questo caso è la luce che inonda la parte bassa della figura. Il sole fuori deve essere forte, quasi accecante, e anche se il suo bagliore colpisce una parte minima del quadro, si fa protagonista dell’intera composizione.
In Giovane alla finestra, un uomo semi nascosto da una tenda guarda verso di noi. Ci si chiede se si stia celando o se invece voglia spostare la tenda per finire di mostrarsi. Analogamente compenetrata in un’atmosfera sospesa, la tela Alla finestra  che mostra una stanza vuota e dominata dall’unica figura di una donna di spalle. La sua solitudine appare profonda e i suoi atteggiamenti rimangono indecifrabili per chi la osserva.
Si resta attoniti davanti alla geniale opera Spiaggia, nella quale, se non fosse per il minuscolo frammento di pattino, in alto a destra, perso in una distesa di sabbia, saremmo davanti a un quadro astratto. Dove andrà a finire l’altra estremità di questa imbarcazione? Ancora sulla spiaggia o in riva al mare?

La capacitĂ di stimolare il ragionamento e la fantasia sono ulteriori pregi di questo artista che ci lascia in sospeso, evitando di fornirci una spiegazione univoca e trasformando la tela in un fitto campo di possibilitĂ interpretative.
E a questo proposito rammento, come affermava Umberto Eco in “Opera aperta”, che questa è la vera dimensione dell’arte: lasciare allo spettatore il completamento semantico e concettuale dell’opera stessa.
Cinza VIRNOÂ Roma 14 Giugno 2026
Paolo La Motta-
Silenzi parlanti
Roma, Galleria Paolo Antonacci,
dal 29 maggio al 20 giugno 2026


