redazione
Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo comunicato dell’Holocaust Art Tribute concernente un importante ritrovamento operato dal dott. Roberto Malini della litografia originale di Pablo Picasso dedicata alla Shoah, la TĂŞte de prisonnier dâAuschwitz. Roberto Malini, scrittore, ricercatore e difensore dei diritti umani, è da tempo impegnato nel far riemergere le testimonianze artistiche della Shoa e per questo è stato insignito del Premio Rotondi 2018 quale âSalvatore dellâarte della Shoahâ , E’ consulente etico editoriale e curatore di collezioni dâarte, fra cui quelle del Museo Nazionale della Shoah di Roma e della Cittadella di Barletta.Â
âL’opposto dell’amore non è l’odio, è l’indifferenza. L’opposto dell’arte non è la bruttezza, è l’indifferenza. L’opposto della fede non è l’eresia, è l’indifferenza. E l’opposto della vita non è la morte, è l’indifferenzaâ.
Lo disse Elie Wiesel, sopravvissuto alla Shoah e scrittore, nel corso di un’intervista rilasciata nel 1986 all’U.S. News & World Report. Gli fa eco oggi Roberto Malini, poeta, artista e difensore dei diritti umani, conosciuto come âMonument manâ e insignito del Premio Rotondi 2018 quale salvatore dellâarte dellâOlocausto:
“L’indifferenza è sorella dell’oblio ed è per questo che diventa fondamentale recuperare testimonianze della persecuzione e dello sterminio di ebrei, rom, omosessuali, disabili e di tutte le minoranze perseguitata del nazionalsocialismo. Una pagina di diario, uno spartito musicale, una fotografia sono tessere che ci consentono di uscire dall’indifferenza e recuperare la Memoria. Da parte mia, mi occupo da tanti anni di cercare le opere perdute degli artisti dell’Olocaustoâ.Â
Ă proprio di questi giorni la notizia di nuove scoperte effettuate da Malini, che ha giĂ recuperato negli anni oltre quattrocento opere cercandole in tutto il mondo, sulle tracce dei testimoni, delle famiglie delle vittime e dei “Giusti”. Opere realizzate da pittori, scultori e incisori assassinati nei campi di sterminio o sopravvissuti alla deportazione. Opere sfuggite alla distruzione perpetrata dai seguaci di Hitler, che costituiscono un patrimonio unico, custodito oggi in collezioni pubbliche come il Museo Internazionale della Shoah di Roma e la Cittadella della Musica e dellâArte Concentrazionaria di Barletta.
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Tra le nuove acquisizioni spiccano il foglio Plus jamais dâAuschwitz di Ădouard Pignon, amico di Picasso e protagonista della Resistenza francese, unâopera che testimonia con forza grafica lâimpegno civile dellâartista; un’acquaforte da tempo dispersa di Corinna Modigliani, cugina di Amedeo, costretta a rifugiarsi in un convento per sfuggire alle leggi razziali; un’incisione di Bruno Canova, partigiano deportato a Mauthausen, che raffigura gli effetti sconvolgenti delle guerre; infine, la litografia originale di Pablo Picasso dedicata alla Shoah, la TĂŞte de prisonnier dâAuschwitz.Â
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Realizzata per la commemorazione del decimo anniversario della liberazione del campo, la litografia di Picasso fu stampata in pochi esemplari su pregiata carta di cotone e distribuita nel 1955 e nel 1970 (XXV anniversario dellâapertura dei cancelli di Auschwitz) agli invitati alle solenni serate presso la Salle Pleyel di Parigi. Si tratta dell’unica opera d’arte che Picasso abbia dedicato al tema della Shoah:
âQuesta scoperta dimostra che la memoria dellâOlocausto non passa soltanto attraverso i documenti storici, ma anche attraverso le immagini create da artisti che hanno saputo cogliere lâessenza dellâorrore e trasformarla in simbolo universale,â afferma Roberto Malini. âPicasso, con la sua TĂŞte de prisonnier dâAuschwitz, non ha inteso celebrare lâenormitĂ della tragedia avvenuta nel principale campo di sterminio in Polonia, ma ha scelto di raffigurare attraverso una ragnatela di segni un volto umano che, da solo, rappresentasse milioni di volti: lâindividuo ridotto allâessenza scheletrica del corpo e della mente, sopravvissuto come icona oltre la cenere. L’artista spagnolo aveva visitato Auschwitz nel 1948 ed era rimasto profondamente colpito dallâorrida imponenza della ‘Fabbrica della morte’, dall’incontro con alcuni sopravvissuti e da decine di di fotografie di internatiâ.
Va sottolineata ancora una volta lâimportanza dei ritrovamenti – ora legati ai ghetti e ai campi di morte, ora a chi raccolse dai sopravvissuti la missione di testimoniare – per la storia dellâarte del Novecento e per la didattica della Memoria, ricordando come queste opere siano nel contempo un’indispensabile ereditĂ che ci ha consegnato il passato e un monito rivolto tanto a noi cittadini del presente quanto alle generazioni che verranno.
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Nella foto, la TĂŞte de prisonnier dâAuschwitz di Pablo Picasso
