“… secondo che il cervello gli cricca”. Il marchese del Grillo nel ritratto di Sebastiano Ceccarini esposto alla Galleria Spada (fino al 29 Giugno)

di Alessandra IMBELLONE

Il marchese del Grillo esposto alla Galleria Spada

Fino al 29 giugno sono esposti alla Galleria Spada i ritratti del marchese del Grillo e della moglie, Faustina Capranica, provenienti da collezione privata e recentemente attribuiti da Massimo Francucci al pittore Sebastiano Ceccarini (Fano, 1703-1783).

La coppia di dipinti è stata presentata al pubblico l’8 maggio, nel corso di una giornata di studi dedicata proprio al pittore fanese (Sebastiano Ceccarini. Un artista tra le Marche e Roma), ricca di interventi dei maggiori specialisti – Adriana Capriotti, Anna Maria Ambrosini Massari, Bonita Cleri, Francesco Petrucci, Stefano Papetti, Angelo Mazza e lo stesso Francucci – e densa di novità attributive.

La più eclatante fra queste è senz’altro il ritratto del marchese Onofrio del Grillo (Fabriano, 1714-1787), personaggio storico realmente esistito la cui identità è andata nei secoli mischiandosi con la fantasia popolare e ammantandosi dell’aura del mito.

Il marchese Onofrio del Grillo nel ritratto di Sebastiano Ceccarini
La marchesa Faustina Caparanica nel ritratto di Sebastiano Ceccarini

Attivo a Roma già dal 1724, Sebastiano Ceccarini fu un artista poliedrico, instancabile e sempre pronto a mettersi in discussione sperimentando tecniche diverse e nuovi generi pittorici, ma fu nella ritrattistica che ottenne i maggiori consensi.

L’attribuzione di Francucci si basa su puntuali confronti all’interno della sua produzione, ad esempio fra Onofrio e il coevo ritratto di Alessandro Castracane degli Antelminelli (1773, Banca Intesa, in comodato d’uso presso la Galleria Nazionale di Urbino) oppure tra Faustina e il ritratto di Giacinta Orsini passato sul mercato antiquario o ancora con quello di Candida Marini, moglie del pittore, che mostra lo stesso vezzo di un neo posticcio (Parma, collezione Ricci). Quanto all’esecuzione, il termine post quem per i due ritratti è segnato dalla mise del marchese del Grillo che Ceccarini ritrae con indosso il “rubbone”, la lussuosa veste rossa e oro dei Conservatori di Roma, incarico che ricoprì dal 1773. Una serie di elementi distintivi volti a mettere in mostra l’elevato status sociale dei due personaggi in pendant, lei ingioiellata e vestita alla moda, con un grazioso cagnolino da compagnia, lui con il rubbone e la lettera che lo presenta come “sua eccellenza il signor Marchese Onofrio del Grillo, Conservatore di Roma”, fanno dedurre che i ritratti siano stati commissionati proprio in occasione del conferimento della carica pubblica.

Fra 1744 e 1745 intanto un gruppo di caricature di Pier Leone Ghezzi raccolte nel Codice Ottoboniano 3119 (Biblioteca Apostolica Vaticana) – ritratti forse del ricchissimo zio Bernardo di Pietro Francesco Maria del Grillo, che morì nel 1757 all’età di cent’anni lasciando ad Onofrio un’insidiosa eredità – segnavano l’inizio della leggenda del marchese del Grillo, personaggio presto divenuto popolare a Roma per le sue bizzarrie, le beffe e la sua dissolutezza. Fin da allora le imprese del marchese del Grillo, che Ghezzi descrive come

“un cavaliere ricchissimo, tanto di denaro che di gioie, ma è tanto sordido che va per Roma a piedi e veste come un birbo” o come “huomo ricco assai ma altrettanto bisbetico (…) e delle volte è generoso e delle volte stretto, secondo che il cervello gli cricca”,

si mischiano nella fama e nella leggenda popolare alle imprese dello zio.

Dopo la sua morte, poi, nel secolo successivo il marchese del Grillo sarebbe divenuto un personaggio letterario le cui gesta furono narrate in diverse opere, prima fra tutte forse quella di Raffaello Giovagnoli (Leggende romane. Il marchese del Grillo, 1887) alla quale sarebbe seguita l’operetta di Domenico Berardi Er Marchese der Grillo, rappresentata con grande successo al Teatro Metastasio di Roma il 23 novembre 1889.

Alberto Sordi nelle vasti del Marchese del Grillo nel film di Mario Monicelli

La trasposizione cinematografica di questo personaggio leggendario, seguita a una serie di romanzi novecenteschi che riproponevano la stessa materia, lo avrebbe infine reso immortale. Con il film di Mario Monicelli (Il marchese del Grillo, 1981) dove il protagonista è interpretato da un indimenticabile Alberto Sordi, il personaggio di Onofrio sarebbe entrato per sempre nell’immaginario popolare.

Un marchese del Grillo che parla in romanesco, dalle sagaci battute mutuate dai versi di Giuseppe Gioacchino Belli (“mi dispiace, ma io so’ io e voi nun siete un…”), beffardo, cinico e donnaiolo rimane il nostro marchese del Grillo. Quanto all’identificazione poi di Albertone con il personaggio è sufficiente dire che l’attore fece incidere sulla propria tomba a mo’ di epitaffio la lapide che recita “sor Marchese è l’ora”.

Questo e altro è stato raccontato da Massimo Francucci nella sua presentazione intitolata Il marchese del Grillo tra Ceccarini e il mito e nel suo sapiente articolo attributivo in Settecento fanese. Ai romani e tutti non rimane che omaggiare il personaggio ammirandone il ritratto alla Galleria Spada, intonando le strofe di Nicola Piovani, che musicò il film, ispirate direttamente dalla storia e dal mito:

Mia cara Olimpia, méttete in pompa, che sto grillaccio der marchese sempre zompa! Zompa chi campa, scherzosamente, allegramente…Il marchese del grillo – Mia cara olimpia … (360p)

Alessandra IMBELLONE  Roma, 31 Maggio 2026