di Cinzia VIRNO
Con grande interesse ho ripreso gli studi sull’artista Scipione Vannutelli, intrapresi oltre vent’anni or sono e pubblicati nel 2004[1].
L’occasione è stata la mostra “on line” presso la Galleria Berardi che ho avuto il piacere di curare. Messa in rete nell’aprile scorso, con presentazione dello stesso Gianluca Berardi è visibile su youtube (https://www.youtube.com/watch?v=XfISgopYObc ).
La mostra tratta sommariamente l’intera attività del pittore dando conto anche di alcune informazioni recentemente ottenute, grazie alla pubblicazione delle lettere tra Scipione e sua sorella Laura, con il comune amico Alessandro Trotti Bentivoglio[2]. Siamo tuttavia consapevoli che su questo artista c’è ancora molto da scoprire e contestualizzare.
Con questo evento, ho inteso fare il punto sull’attività di Vannutelli finora ricostruita e divulgare la conoscenza dell’artista. Ammiratissimo in vita, oggi è infatti noto solo agli esperti di pittura dell’Ottocento, mentre meriterebbe, a tutti gli effetti, un posto di rilievo nella storia dell’arte.
Spero quindi di aver aggiunto un tassello a questo faticoso percorso di ricerca, ripercorrendo la sua attività artistica con alcuni chiarimenti e ulteriori informazioni che riassumo brevemente in questo articolo.
La nascita e la famiglia.
Scipione Vannutelli nasce a Roma il 10 novembre 1833 da una famiglia nobile, colta e benestante.
Recenti studi d’archivio sui registri di battesimo, condotti da Anna Lisa Genovese hanno corretto la vecchia credenza che lo voleva nato a Genazzano, lo stesso giorno, nel 1834[3].
Il padre Giuseppe era un avvocato rotale e amministratore dei principi Colonna (motivo per cui la famiglia visse per un periodo nel loro palazzo a Roma), mentre la madre Clara Girometti era un’artista versatile, intagliatrice di gemme e musicista. A ricordare i genitori rimane il monumento funebre in Santi Apostoli a Roma, realizzato dal genero, lo scultore Vincenzo Luccardi.


Nonostante la nascita romana, Scipione trascorse lunghi periodi della giovinezza a Genazzano, considerandola la sua vera patria.
La dimora della famiglia Vannutelli si configura come un salotto culturale costantemente aperto a letterati e pittori. Le fonti dell’epoca riportano che il maestro francese Horace Vernet eseguì un ritratto della signora Vannutelli mentre sedeva al pianoforte (episodio recensito nel 1833 dalla rivista Revue de Paris), e che Francesco Podesti immortalò Scipione in tenera età. Nel corso della sua carriera, Vannutelli ottenne il plauso unanime di esperti e appassionati, venendo annoverato tra i principali interpreti della pittura del suo tempo. L’enorme popolarità globale e l’elevato volume di vendite di opere, compiute soprattutto oltre i confini italiani – con una forte concentrazione nel mercato degli Stati Uniti – costituiscono il motivo per cui, oggi, la collocazione di molti suoi dipinti resta sconosciuta.
La formazione e i viaggi all’estero
Abbandonati gli studi classici, si iscrisse all’Accademia di San Luca diventando allievo di Tommaso Minardi, da cui apprese una solida tecnica di disegno e lo studio dei maestri del Quattrocento, senza però condividerne l’ispirazione religiosa spesso presente nei suoi soggetti. Frequentò inoltre lo studio romano del pittore austriaco Carl Wurzinger. La sua formazione si arricchì grazie a numerosi viaggi in Europa: studiò a Parigi con Ferdinand Heilbuth, si aggiornò sul realismo storico di Ernest Meissonier e visitò Vienna, l’Olanda e la Spagna. Fondamentale fu il soggiorno a Madrid nel 1866 insieme al pittore catalano Mariano Fortuny; l’amicizia con quest’ultimo influenzò profondamente lo stile di Vannutelli, che da lui apprese l’uso di colori vivaci e il modo di realizzare scenografie fastose.
Lo stile e i temi preferiti
Stilisticamente, Vannutelli partì da basi romantiche per poi evolvere verso una meticolosa ricerca della realtà, influenzato anche dal naturalismo dell’amico Nino Costa.

Prediligeva le scene di genere e di vita quotidiana (prive di retorica e ricche di dettagli storici e costumi), i paesaggi, i ritratti e i drammi shakespeariani, avvicinandosi allo stile preraffaellita e mantenendo sempre una costante ricerca del bello.




Dagiovane prese l’abitudine di registrare ogni esperienza, copie da museo o gente comune, in piccoli schizzi e acquerelli, per poi rielaborarli in studio.


Un’altra grandissima fonte di ispirazione fu Venezia, dove trascorreva ogni estate, essendo rimasto affascinato dalle sue architetture e dai maestri del passato (come Tiziano e Tintoretto).


I primi successi e i capolavori
Le sue prime opere importanti furono scene di vita quotidiana, come Devozione e La ricamatrice (1855).


In quel periodo, il suo studio romano (aperto al pubblico due volte a settimana) era un frequentatissimo punto di ritrovo per l’alta società, che accorreva per vederlo mettere in posa i modelli con abiti sfarzosi. Il successo definitivo arrivò nel 1861 all’Esposizione di Firenze con il dipinto storico Maria Stuarda si avvia al Patibolo, acquistato dal re Vittorio Emanuele II per Palazzo Pitti che si distingue per la straordinaria resa dei tessuti e dei ritratti.


Nel 1862 presentò a Brera Margherita di Valois (oggi a Milano), un ritratto intimo e solitario di cui colpisce il forte contrasto cromatico tra l’abito bianco e la parete rossa. A questi anni d’oro appartengono infine due celebri ritratti dei suoi cognati: quello del citato scultore Vincenzo Luccardi (1862), marito di Carolina e quello del generale Hermann Kanzler (1867), marito di Laura, ambientato sullo sfondo della battaglia di Mentana, oggi al Museo di Roma.

Vannutelli ottiene un’immensa popolarità soprattutto a Parigi, città dove soggiorna a lungo affittando diversi studi e partecipando regolarmente ai Salon d’arte. Nella capitale francese entra in contatto con la Maison del celebre mercante d’arte Goupil, il quale apprezza notevolmente la sua produzione pur senza stringere con lui un contratto di esclusiva. La fama del pittore si estende rapidamente anche al resto d’Europa e in Inghilterra: i registri commerciali della stessa Maison parigina documentano, nel 1873, che il quadro I piccioni di Venezia venne comprato a Londra prima di essere rivenduto a L’Aia.
I capolavori parigini e i legami culturali
Il dipinto che gli garantisce la definitiva consacrazione internazionale è Un intrigo sotto il portico del Palazzo Ducale a Venezia, presentato al Salon del 1864.

L’opera, oggi di proprietà della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, apparteneva all’epoca alla principessa Matilde Bonaparte, che si occupò personalmente della sua esposizione;


il dipinto rimase nella sua dimora di Parigi dove ricevette le lodi del critico Théophile Gautier attraverso un sonetto dedicato. Nello stesso anno, Vannutelli espone anche ad Anversa il quadro Conversazione in giardino.
Tra il 1864 e il 1866 l’artista si trasferisce temporaneamente a Londra per poi fare ritorno a Parigi. Al Salon del 1866 propone La fidanzata del cantico dei cantici (detta anche La cantica), una monumentale e complessa opera vicina alla sensibilità preraffaellita, animata da modelle di straordinaria bellezza e da una natura dipinta a grandezza naturale. Di questo dipinto, realizzato in due differenti versioni e spesso menzionato nelle lettere scambiate con l’amico pittore Alessandro Trotti Bentivoglio, si sono oggi purtroppo perse le tracce. Al Salon del 1868 espone Le religiose a Roma e collabora con l’amico Trotti realizzando le figure per la tela Veduta di Sant’Onofrio a Roma.

Lo stesso paesaggio del Gianicolo fa da sfondo al suo dipinto Sul prato (1868), un’opera intesa con una luce calda e soffusa che evoca lo stile di Corot e che consacra Vannutelli tra i massimi esponenti del paesaggismo romano dell’Ottocento.
Il salotto romano e la clientela internazionale.

A partire dagli anni Sessanta, la residenza romana di Vannutelli si trasforma in un rinomato salotto culturale internazionale, frequentato da illustri personalità della musica come Franz Liszt e Georges Bizet. Nel 1869 partecipa con successo all’Esposizione di Bruxelles e, dal 1871, entra a far parte del Circolo artistico internazionale partecipando alla mostra inaugurale presso la Casina del Pincio a Villa Borghese.
Durante gli anni Settanta la sua clientela si espande ulteriormente oltreoceano: i ricchi collezionisti americani Morgan acquistano importanti dipinti e acquerelli, tra cui Interno di San Fermo Maggiore a Verona e La festa del Cardinale. Altre tele vengono comprate dal gallerista Georges Petit, dal collezionista russo Botkin e dai finanzieri tedeschi Oppenheim.

Tra le vendite più importanti spicca quella al ritrattista statunitense George Healy, che acquista per la cifra record di 4000 franchi un dipinto con due ragazzi su un prato sullo sfondo del porto di Ripetta.

Vita familiare e primi ruoli istituzionali
Il coronamento di questo fortunato periodo avviene nel 1872, anno in cui Scipione sposa la parmense Maria Elisa Carolina Piroli, figlia dell’influente deputato e senatore Giuseppe Piroli.
Nel 1873 nasce la figlia Giorgia, di cui l’artista, da adulta, dipingerà un celebre ritratto a figura intera.

Grazie al suo prestigio, nel 1875 Vannutelli viene eletto presidente del Circolo artistico internazionale e, sotto la sua guida, l’associazione organizza un grande banchetto a Roma in onore del compositore Richard Wagner. Lo stimato intellettuale Baldassarre Odescalchi gli dedica un capitolo di un suo testo sugli studi di artisti a Roma lodando l’alto valore artistico e la freschezza sia dei suoi quadri principali sia delle tante sue opere in formato ridotto che ritiene non meno importanti [4]
I successi nelle grandi esposizioni europee.
La produzione dell’artista resta incessante. Partecipa al Salon di Parigi del 1877 con Una processione a Venezia e all’Esposizione Universale del 1878 con La monferina e La notte. In quell’anno dipinge il re Vittorio Emanuele II sul letto di morte, avviando una serie di collaborazioni con Casa Savoia per cui realizzerà, nel 1890, il ritratto di Umberto I con l’ordine della giarrettiera.


Tra gli anni Ottanta e Novanta espone regolarmente in tutta Italia (Milano, Torino, Bologna, Roma) e all’estero, in particolare a Monaco e Bruxelles, dove presenta paesaggi della campagna romana e ritratti della moglie. Nel 1881, all’Esposizione Nazionale di Milano, la sua opera Le ammantate ottiene una tale fama da guadagnarsi la copertina de L’Illustrazione Italiana. Il tema delle donne velate diventerà uno dei suoi soggetti preferiti, riproposto anche ne Le novizie a Roma (Monaco, 1883).
L’affresco a Genazzano e il legame con “In arte Libertas”
Tra il 1881 e il 1882 si cimenta nell’affresco realizzando Il transito di San Giuseppe per il Santuario di Genazzano;

l’opera si distingue per un’inedita e vigorosa ricerca del vero nella rappresentazione del santo morente. Nel 1887 ospita nel suo grande atelier di Palazzo Pamphili (in piazza Navona) la mostra del gruppo artistico “In arte Libertas”. Pur non essendo un socio ufficiale, Vannutelli condivide con il fondatore Nino Costa l’amore per la natura, l’estetismo di fine secolo e la tecnica del paesaggio studiato dal vero all’aria aperta (en plein air) e rifinito in atelier. Nello stesso anno si trasferisce in uno studio più piccolo in via Margutta, venendo costretto a vendere gran parte dei suoi arredi, tra cui reperti antichi del nonno Girometti e oggetti di pregio acquistati a Parigi all’asta dello studio dell’amico spagnolo Mariano Fortuny, morto nel 1874.
L’apice artistico, la morte e l’eredità
Nel 1888 realizza il capolavoro letterario I funerali di Giulietta, ispirato a Shakespeare.

L’opera, acquistata nel 1892 dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna su consiglio di Ettore Ferrari e Domenico Morelli, segna il vertice e la conclusione della sua celebre produzione di grandi dipinti storici e scenografici.

Dopo un’ultima partecipazione alla Biennale di Venezia (1893) e a una mostra a Bruxelles (1894), muore improvvisamente a Roma il 19 maggio 1894, subito dopo la nomina a presidente della Reale Calcografia.
La sua importanza viene celebrata con numerose mostre postume, tra cui una sala personale alla Biennale di Venezia del 1903. Oggi una ricca collezione dei suoi quadri a olio, acquerelli e disegni, è custodita nel Palazzo Colonna di Genazzano. Numerosi materiali quali, schizzi, bozzetti e documenti d’archivio, provengono invece da Villa Clementi a Cave, che fu la residenza di sua figlia Giorgia, Mentre la Galleria degli Uffizi conserva un suo celebre autoritratto.
Cinzia VIRNO Roma 24 Magio 2026
NOTE

