di Antonio GIORDANO
Rosso C 01020: Robert Lang, Palazzo Guido Ascanio Sforza, 01020 Proceno (VT).
Rosso C 01020 non è soltanto il titolo della mostra di Robert Lang; è un codice genetico, un’intersezione semantica dove il potere ecclesiastico del passato si innesta nel presente geografico della Tuscia.
Il “Rosso C” richiama l’autoritĂ del cardinale Guido Ascanio Sforza, il cui abito talare ha impresso nei secoli il colore di una domus di potere; “01020” è il codice di avviamento postale di Proceno, cifra che sigilla l’appartenenza a questo borgo incastonato lungo la Via Francigena, luogo di passaggio, di sosta e di lenta sedimentazione storica.

Nell’opera di Lang, la dicotomia tra il sacro potere del Cardinale e la prosaica umiltĂ della terra rurale viene risolta attraverso l’atto performativo del calco. Come documentato nell’opera (foto 1), l’impronta del pavimento del Palazzo G.A. Sforza — il luogo dove l’autoritĂ del Camerlengo di Santa Romana Chiesa si faceva architettura — diviene, nelle mani dell’artista, una superficie tattile che conserva la memoria del suolo.
Utilizzando il lattice per elevare la materia povera del pavimento a una dignitĂ museale, Lang compie un’operazione di archeologia del presente: egli non riproduce il luogo, ma lo “spoglia”, rendendo visibile la trama stratificata che sta sotto i nostri passi.


Ladinamica espositiva, descritta dall’artista nell’opera articola questa riflessione in un dialogo tra stasi e movimento. Se il grande calco centrale inquadrato e le due impronte libere su sostegni in alluminio evocano una presenza totemica, la serie di dipinti — pensati come bandiere che scendono verso il pavimento — crea un legame diretto tra la verticalitĂ della storia e l’orizzontalitĂ della terra.


Queste “bandiere”, permeate del rosso cardinalizio, non celebrano una vittoria politica, ma la persistenza di un territorio. Esse oscillano tra il ricordo del fasto rinascimentale e l’urgenza di un’ecologia che richiama l’Uomo al rispetto del proprio contesto geografico.


In questa cornice, la Via Francigena, asse portante della Tuscia che attraversa Proceno, diventa metafora dell’intero percorso espositivo:
un cammino di consapevolezza in cui il visitatore è chiamato a riconoscere, nel “01020”, non un semplice dato burocratico, ma la traccia vivente di un’identitĂ rurale che resiste al tempo.
Lang, attraverso la sua poetica della traccia, ci ricorda che abitare un luogo significa innanzitutto esserne profondamente, e fisicamente, impregnati.
Antonio E.M. GIORDANOÂ Roma % Luglio 2026
