di Giuseppe BERTI
Confesso che ho vissuto, direbbe Rosanna Chiessi se fosse ancora tra noi.*
Confesso che ho vissuto, direbbe Lei citando Pablo Neruda, confesso che ho desiderato e che ho amato, confesso che ho attraversato molte vite e molte avventure, che ho conosciuto un mare di gente, artisti e poeti, intellettuali e scrittori, amici, bellimbusti, traditori e traditrici, di tutto e di più insomma…

Cosa scrivere, dunque, di Rosanna Chiessi (Littoria, 1934 – Reggio Emilia, 2016) che non sia stato già scritto da altri? Dai numerosi altri che solo a citarli si riempirebbe un foglio formato A4 ? E poi, come riassumere in poche pagine la sua vita “nomade”, un fiume in piena che ha sempre esondato dagli argini in un intreccio continuo e fecondo tra arte e vita ?
Di Lei dicono che fosse bellissima, una bellezza da Miss Italia o da attrice, al punto che le avevano anche proposto di entrare nel mondo del cinema a Roma o in quello delle sfilate di moda, la gente si voltava infatti per strada a guardarla … Invece Rosanna era stata costretta a buttare via certi sogni, si era trovata, all’inizio, a condurre una “vita agra”, da poveri ma belli, tanto per restare in argomento da Cinecittà: gli studi interrotti per far fronte ai rovesci economici della famiglia; un primo lavoro in fabbrica; poi l’ impiego in un ufficio pubblico e, infine, il matrimonio.
Era il 1954, Rosanna aveva vent’anni. Sembra l’inizio o la fine di un tardo film neorealista: lei giovane madre e modesta impiegata, lui, il marito, dirigente in ascesa del grande partito della Sinistra (1), una vita piccolo borghese ecco, con ruoli ben definiti e scontati. E invece … Invece Rosanna alla fine di quel decennio butta all’aria ogni cosa, si appassiona all’ arte figurativa, comincia a studiarla, a intrepretarla, a viverla nella propria quotidianità . E così Lei inizia una “Vita Nova”, inizia la grande avventura nel mondo dell’ arte, poi raccontata e narrata, questa avventura, dai tanti che hanno conosciuto Rosanna come gallerista e imprenditrice di quel mondo: che l’hanno conosciuta come straordinaria protagonista dell’arte italiana ed internazionale degli ultimi decenni del Novecento.
Dunque la sua nuova vita -una delle tante, del resto- comincia nel 1962 in una Galleria d’Arte aperta da Rosanna in centro città, “Il Portico”, dove vengono proposti nobili autori del Realismo e impertinenti artisti informali. C’è però appena il tempo di fare un primo bilancio che gli anni Sessanta irrompono con tutta la giovane forza dell’utopia travolgendo approdi sicuri e consolidate certezze. Si impongono infatti nuove visioni e nuovi linguaggi, nuovi interpreti e nuove parole d’ordine: Arte concettuale, Arte povera, Poesia visiva, Pop Art, Optical Art, Body Art, Nouveau Réalisme … golose tentazioni, irresistibili sirene per uno spirito anticonformista come Rosanna.

Del resto in città non mancano gli intellettuali e gli artisti carichi di più aggiornate consapevolezze con cui Lei comincia a collaborare; non mancano neppure i politici che si mostrano aperti ad ogni novità, ad ogni proposta indecente, come andava invece dicendo la solida e chiusa borghesia cittadina. (2)
In quegli anni, in effetti, Reggio Emilia sembrava davvero un frenetico laboratorio (3) dove si praticavano trapianti ed innesti, si sperimentavano formule strane, si incontravano apprendisti stregoni. Logico, dunque, che anche Rosanna inizi a pensare che la vita sia Altrove che “Il Portico” sia ormai un indirizzo vecchio e scaduto, logico che Lei cominci a pensare che ci siano orizzonti più vasti su cui gettare lo sguardo, oltre Reggio oltre la sua vita di moglie, oltre ogni cosa di prima.

,,,.Vado al massimo, avrebbe cantato qualche tempo più tardi Vasco Rossi, e Lei, Rosanna, in quegli anni Settanta, va davvero al massimo, va a tavoletta, come si dice; anzi, a dirla tutta, non smette mai di spingere il piede sull’acceleratore anche nei decenni successivi. Impossibile perciò riassumere qui, in poche righe, tutto ciò che Lei fa e inventa e produce dagli anni Settanta in avanti, i viaggi, le fiere internazionali, gli incontri, le mostre, le attività editoriali, i festival, le opere e le performance. Solo a indicare il nome degli artisti, degli intellettuali e dei poeti con cui Rosanna lavora e collabora sarebbe necessario avere ancora molte pagine a disposizione(4); perché sono davvero decine e decine gli autori italiani e stranieri (maestri indiscussi delle Avanguardie più influenti del secondo Novecento) che con Lei producono edizioni d’arte, multipli e opere uniche, autori che vivono con Rosanna l’esperienza artistica nelle sue espressioni più vitali e feconde.
Già, perché la straordinaria, geniale intuizione di Rosanna Chiessi è di fondare una casa editrice (1971) “Pari Editori&Dispari”, il Primo Mobile direbbe Dante, l’amor che move il sole e l’altre stelle, tutto nasce da lì, infatti: edizioni rare, mostre, eventi, performances, installazioni e concerti, viaggi, festival, musica e poesia. Tutto ciò che viene dopo è dunque la conseguenza di quella intuizione , comprese le case e le abitazioni, le residenze [case/laboratorio, case/teatro, case/gallerie d’arte, case/ostello, case /openspace] che Rosanna cambia con la frequenza con cui noi ci cambiano il vestito.
Tutto, dunque, nasce da “Pari&Dispari”: cinquant’ anni a surfare sull’onda dei grandi Movimenti del secolo scorso, quello della Body art del gruppo Fluxus, dell’Azionismo viennese, quello dell’Happening e del Movimento giapponese Gutai; cinquant’anni e passa a surfare tra Reggio, Bologna, Roma, Capri, Napoli, Basilea, Dusseldorf, Colonia, Berlino e Cavriago, sì anche Cavriago, questo piccolo paese che, ai bordi della nostra città, diventa per qualche anno, a partire dal 1976, crocevia internazionale di festival e di eventi d’arte. Come Capri, del resto, presso Casa Malaparte dove si susseguono azioni e perfomances spettacolari, magari a picco sul mare.
Ma c’è un’ultima cosa da aggiungere: Rosanna Chiessi ha documentato, commentato e fotografato ogni cosa che ha fatto. Il risultato? Il “Fondo Rosanna Chiessi”, questo è il risultato. Ovvero l’archivio fotografico, storico e artistico di “Pari&Dispari” (5), 54 album corredati da migliaia di fotografie riordinate e commentate da Lei, viva testimonianza di fondamentali capitoli dell’arte contemporanea dagli anni Sessanta del secolo scorso in avanti, fino ai nostri giorni: un racconto, anche per immagini, di una vita che non si è fermata mai. Di più vite, anzi: vissute “fino all’ultimo respiro”, A bout de souffle avrebbe detto Jean-Luc Godard.
Giuseppe BERTI Reggio Emilia 13 Luglio 2025
* Il testo è tratto da ” Protagonisti”, Vol. IV°- a cura di Giuliana Lusuardi- Vittoria Maselli Editore, Reggio Emilia.
NOTE
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Otello Montanari, parlamentare del PCI nella terza legislatura (1958-1963)
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Si devono qui ricordare le intelligenti aperture dell’amministrazione Comunale della città, guidata dal sindaco Renzo Bonazzi, nei confronti della cultura d’avanguardia di quei primi anni Sessanta, dagli incontri con gli interpreti del Gruppo 63 alle esibizioni del Living Theatre. D’altra parte in città c’è anche un folto gruppo di giovani artisti, poeti, intellettuali con cui Rosanna Chiessi comincia a rapportarsi e ad interagire: Corrado Costa, Adriano Spatola, Giulia Niccolai, Giulio Bizzarri, Paolo Carta, Ennio Scolari, Giuseppe Anceschi, Claudio Parmiggiani, Nino Squarza, Luciano Bertoli, Gianni Ruspaggiari, Bruno Olivi, Vivaldo Poli.
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Da parte di questi “giovani leoni” reggiani erano frequenti anche i contatti con l’Istituto d’ Estetica dell’ Università di Bologna retto da Luciano Anceschi e il suo assistente Renato Barilli, e con il gruppo degli intellettuali de “Il Verri”(rivista fondata da L. Anceschi), la più importante rivista delle Neoavanguardie letterarie degli anni Sessanta e Settanta del Novecento: da Umberto Eco a Giorgio Celli, da Edoardo Sanguineti a Nanni Balestrini, ecc…
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Vengono qui citati, in ordine alfabetico, solo alcuni tra i più importanti intrepreti delle Neoavanguardie degli ultimi decenni del secolo scorso con cui Rosanna Chiessi ha lavorato: R. Alberti, N. Balestrini, Beuys, G. Bizzarri, E. Andersen, M. Ceroli, G. Chiari, P. Corner, C. Costa, G. Desiato, F, Guerzoni, A. Kaprow A. Knowles, U. Lüthi, A. Lora Totino, D, Higgins, J. Jones, G. Maciunas, L. Mainolfi, C. Moorman, Nam June Paik, H. Nitsch , C. Parmeggiani, A. Rainer, D. Roth, M .Rotella, H. Soo Kim, S. Shimamoto, A. Tardos, F. Vaccari, E. Villa, B.Watts.
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Il Fondo “Rosanna Chiessi, Archivio storico artistico PARI&DISPARI è stato donato dalla figlia Laura Montanari alla Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia (2017)


