“Roméo et Juliette” di Gounod arriva con successo per la prima volta al Teatro dell’Opera di Roma

di Claudio LISTANTI

Roméo et Juliette di Charles Gounod è stata recentemente rappresentata al Teatro dell’Opera di Roma, per la prima volta eseguita nelle stagioni operistiche del teatro romano. La proposta ha catalizzato l’attenzione del pubblico romano che è convenuto numeroso in teatro. L’opera è stata rappresentata in un nuovo allestimento affidato al regista Luca De Fusco ed alla sapiente bacchetta di Daniel Oren con una compagnia di canto molto apprezzata nella quale si sono distinti i due interpreti principali, Nino Machaidze e Vittorio Grigolo.

Il musicista Charles Gounod, in possesso di una discreta produzione operistica e di una apprezzata produzione sacra, è uno dei musicisti più conosciuti. Questo soprattutto per il Faust, la sua opera lirica più rappresentativa che è presente con una certa frequenza nelle stagioni liriche di tutto il mondo divenendo composizione ‘mitica’ in grado di attirare l’attenzione degli appassionati di questo genere musicale.

All’interno del catalogo di Gounod ci sono però altre undici opere oggi per lo più poco conosciute nonostante trattino argomenti interessanti come Sapho, La Reine de Saba, Mireille e, appunto, Roméo et Juliette.

Fig. 1 Il compositore Charles Gounod in un ritratto di Vespasiano Bignami del 1888. Archivio Storico Ricordi.

Quest’ultima però, in Francia come in altri paesi europei, è piuttosto conosciuta mentre in Italia, nonostante la partitura possieda diversi aspetti interessanti, non trova facilmente posto all’interno delle stagioni liriche come dimostra la totale assenza dall’importante, e più che centenario, palcoscenico romano.

Roméo et Juliette è stata scritta da Charles Gounod nel 1865 su libretto in francese di Jules Barbier e Michel Carré, librettisti di fiducia del musicista, tratto dal grande capolavoro teatrale di William Shakespeare del quale è uno dei drammi più rappresentati ed interpretati sotto varie forme di spettacolo.

Gounod già in gioventù mostrò interesse per questo soggetto. Nel 1841, a 23 anni, infatti iniziò a musicare il dramma basandosi sul libretto di Felice Romani de I Capuleti e i Montecchi, musicato da Bellini e Vaccaj. Solo nel 1865 riuscì a concludere il progetto costruendolo però sul testo francese di Barbier e Carrè ed utilizzando anche alcuni elementi musicali del 1841. L’opera fu rappresentata però dopo due anni, nel 1867 a Parigi presso il Théâtre Lyrique di place du Châtelet, interpretata, nella parte di Juliette dal celebre soprano Caroline Miolan-Carvalho.

Roméo et Juliette conquistò anche gli altri teatri parigini. Nel 1873 fu rappresentata all’Opéra-Comique con protagonista assoluta sempre la Miolan-Carvalho mentre nel 1888 fu accolta sul palcoscenico dell’Opéra palais Garnier con protagonisti due miti del teatro lirico, Adelina Patti e Jean De Reszké. La struttura dell’opera fu modificata per soddisfare le esigenze stilistiche necessarie per essere accolte nei diversi teatri. L’edizione del 1888, che più si avvicina alla struttura del Grand-Operà è quella prevalentemente utilizzata oggi.

Roméo et Juliette, rispetto all’esempio illustre di Felice Romani, è più aderente all’originale shakesperiano, soprattutto per l’attenzione verso la travagliata storia d’amore in essa rappresentata. Ovviamente il processo di trasformazione del testo teatrale in dramma operistico ha richiesto diversi interventi di ‘semplificazione’ per adattare l’azione alle esigenze della musica e proponendo un finale diverso concepito per un ultimo duetto tra i due protagonisti.

La partitura comunque è molto interessante soprattutto dal punto di vista strumentale, elemento che la rende raffinata ed elegante con diversi momenti grandiosi dei finali del primo e del terzo atto ed una parte corale di notevole proporzione che si materializza già all’inizio con un canto utilizzato come preludio, Vérone vit jadis deux familles rivales, che ci introduce nella cornice storico-drammatica dell’opera. Nel complesso è apprezzabile una certa compattezza d’insieme, con la linea di canto votata al declamato tramite la quale il compositore vuole dare alla sua creatura una coesione drammatica.

Fig. 2 Vittorio Grigolo (Roméo), Nino Machaidze (Juliette). Foto di Fabrizio Sansoni-Teatro dell’Opera di Roma.

Ai due protagonisti, Roméo e Juliette, Gounod riserva due arie solistiche. Quella dell’atto iniziale riservata a Juliette, Je veux vivre dans le rêve, di carattere ‘leggero’ utile per dare a Juliette i caratteri giovanili, molto virtuosistica, con ogni probabilità scritta per le caratteristiche vocali della prima interprete, Caroline Miolan-Carvalho, cantante particolarmente votata al repertorio lirico-leggero. Per Roméo c’è la cavatina del secondo atto, Ah, lève-toi, soleil!, elegante ed espressiva che ci comunica le emozioni del personaggio nello scorgere la trasparenza della finestra illuminata dietro il balcone di Juliette. Ma quello che rafforza la rappresentazione sono i quattro duetti dedicati alla storia d’amore dei due sfortunati amanti veronesi, che sono l’asse portante di quattro atti su cinque (tutti escluso il terzo) elemento questo che la critica giudica vero e proprio elemento di continuità che, nel teatro d’opera francese, fu poi ripreso più volte in particolare da Massenet.

Nel complesso Roméo et Juliette è un’opera senza dubbio elegante per la fattura musicale frutto dell’arte compositiva di Gounod basata sella raffinatezza dei suoni che si traduce in una sapiente orchestrazione che però soffre della mancanza di una efficace tensione drammatica che ne limita gli effetti teatrali insiti nel grande dramma di Shakespeare. Allo stesso momento, però, è da approvare pienamente l’iniziativa del Teatro dell’Opera di aggiungere alla specificità della sua produzione quest’opera che ci regalato la possibilità di conoscere una composizione che, comunque la si pensi, è senza dubbio valida e, nel complesso, accattivante.

Fig. 3 La scena iniziale di Roméo et Juliette. Regia di Luca De Fusco. Foto di Fabrizio Sansoni-Teatro dell’Opera di Roma.

La realizzazione scenica

Questo nuovo allestimento di Roméo et Juliette è stato affidato al regista Luca De Fusco, artista molto apprezzato in Italia per aver guidato diverse istituzioni teatrali nazionali nel campo della prosa e per aver partecipato a diverse realizzazioni nel campo dell’opera lirica. Attualmente è direttore artistico del Teatro di Roma e la realizzazione dell’opera di Gounod si pone all’interno di una iniziativa di più largo respiro che vede il Teatro dell’Opera e il Teatro di Roma collaborare per un triennio e produrre spettacoli strutturati per essere ospitati in ognuno dei loro palcoscenici per soggetti teatrali diversi. L’allestimento di Roméo et Juliette, infatti, sarà poi utilizzato dal Teatro Argentina per servire da cornice per Peccato che fosse una sgualdrina di John Ford.

De Fusco ha realizzato uno spettacolo che ha preso ispirazione dal fatto che l’azione si svolge a Verona che se si va su una carta geografica si vede che si trova nei pressi del Lago di Garda sulla cui sponda lombarda sorge Salò, località che la Storia ce la ricorda come centro della tragica esperienza della omonima Repubblica con gli eventi dolorosi che ne sono conseguiti e che hanno caratterizzato per l’Italia la fine della Seconda Guerra Mondiale. Secondo De Fusco, come egli stesso dichiara nell’intervista che compare sul programma di sala, questa vicinanza Verona-Salò gli ha suggerito di accoppiare la rivalità tra Capuleti e Montecchi a quella tra repubblichini e Partigiani. Si arricchisce così la spasmodica ricerca che caratterizza il mondo teatrale di oggi di trovare forzatamente una modernizzazione il più delle volte, come in questo caso, avventurosa e distante dal contesto storico messo in evidenza dalla genialità degli autori che hanno concepito l’originale.

Fig. 4 Nino Machaidze in una scena di Roméo et Juliette. Foto di Fabrizio Sansoni-Teatro dell’Opera di Roma.

Secondo il nostro parere il dualismo repubblichini-Partigiani non è raffrontabile con quello di Capuleti-Montecchi, seppur caratterizzati entrambi dalla violenza ma generati da sentimenti diversi. Quest’ultimo conseguenza di una rivalità familiare che produce effetti nefasti nell’ambiente e nella vita dei due giovani ma quanto accadde nella cosiddetta Repubblica di Salò, oggi tirata spesso in ballo per una anacronistica equiparazione tra le due parti contendenti, era il frutto della ferocia di un regime ormai preda di un disfacimento avviato dalla sua stessa incapacità attraverso il quale tentò disperatamente di sopravvivere.

Fig. 5 Roméo et Juliette. Christian Senn (Capulet). Foto di Fabrizio Sansoni-Teatro dell’Opera di Roma.

Sulla base di ciò De Fusco ha concepito uno spettacolo di ambientazione anni ’40 nella quale i due personaggi principali sembrano come incorniciati in un mondo di morti. Il tutto ottenuto con il contrasto del bianco e nero che ricorda i tragici anni ’40 e il colore vivo che caratterizza i due protagonisti creando però un effetto che porta lo spettatore ed essere un po’ distante dalla cornice storica ed emozionale alla quale la musica di Gounod fa continuo riferimento. Inoltre lo spettacolo, concepito come detto per esigenze di due palcoscenici diversi e di due generi teatrali diversi, è risultato nell’insieme troppo ‘semplice’ e non hanno giovato le diverse inserzioni ‘video, oramai in costante presenza nei teatri d’opera, che nella quasi totalità dei casi non riescono ad arricchire il contesto scenico. Anche i movimenti registici hanno risentito di questa semplicità di base.

Fig. 6 Roméo et Juliette – Nino Machaidze (Juliette). Foto di Fabrizio Sansoni-Teatro dell’Opera di Roma.

Roméo et Juliette può essere considerato una diretta derivazione del grand-opéra francese e quindi presenta spettacolarità abbinata a parti più intimiste. Ci sono grandi masse da muovere in piccoli spazi e ci sembra che questo aspetto abbia un po’ sofferto nella realizzazione scenica a vantaggio di quelle più intimiste, qui efficacemente circostanziate.

Per concludere il discorso sulla parte visiva c’è da dire che Luca De Fusco è stato sostenuto ottimamente nella sua realizzazione da Marta Crisolini Malatesta per scene e costumi, Gigi Saccomandi per le luci, Alessandro Papa per la parte video e da Alessandra Panzavolta per i movimenti coreografici. Tutti hanno contributo in maniera ottimale alla concezione scenica di De Fusco.

L’esecuzione musicale

Per quanto riguarda l’esecuzione musicale Roméo et Juliette ha avuto due grandi interpreti nelle parti principali, il soprano Nino Machaidze Juliette e il tenore Vittorio Grigolo Roméo, entrambi cantanti di grande esperienza che hanno ottenuto un successo personale di grandi dimensioni.

Nino Machaidze è un soprano molto apprezzato a livello internazionale che nelle sue diverse interpretazioni ha più volte sostenuto la parte di Juliette. Chiaramente qui a Roma ha dimostrato di essere padrona del ruolo anche se ha sofferto un po’ nell’aria del primo atto. Creata per le caratteristiche vocali Miolan-Carvalho cantante famosa per la sua agilità mentre la Machaidze possiede delle doti che si avvicinano di più a personaggi del repertorio donizettiano e verdiano, basati entrambi su uno spessore vocale più intenso, elemento questo in lei ben presente come ricordiamo personalmente in una Giovanna d’Arco ascoltata a Parma. Questa sua peculiarità ha arricchito la sua interpretazione di Juliette restituendoci un personaggio del tutto credibile che è cresciuto con il procedere dell’esecuzione fino al duetto finale che sugella l’opera di Gounod.

Fig. 7 Nino Machaidze (Juliette) Alejo Álvarez Castillo (Pâris). Foto di Fabrizio Sansoni-Teatro dell’Opera di Roma

A questo duetto ha contribuito in maniera del tutto ottimale Vittorio Grigolo, un tenore che secondo le classificazioni storiche si può definire ‘lirico’ elemento ideale per il personaggio di Roméo al cui genere sicuramente appartiene e che Grigolo ha interpretato con evidente sicurezza fin dalla cavatina del secondo atto. Inoltre ha esibito una linea vocale elegante riuscendo a raggiungere senza sforzo il registro acuto.

Per Nino Machaidze e Vittorio Grigolo un successo personale di grandi dimensioni, trionfale al termine della recita, ampiamente meritato dai due cantanti.

Il resto della compagnia ha dimostrato la sua validità anche se ad essa Gounod ha riservato ruoli vocali più secondari. Nella parte ’en travesti’ di Stéphano (altra peculiarità dell’opera francese) il mezzosoprano giapponese Aya Wakizono ha offerto una prova notevole superando le varie asperità vocali iniste nella parte grazie alla sua lunga esperienza.  Tutti validi gli altri componenti della compagnia: Nicolas Courjal Frère Laurent, Mihai Damian Mercutio, Valerio Borgioni Tybalt, Christian Senn Capulet, Géraldine Chauvet Gertrude, Nicolas Courjal Le Duc de Vérone, Raffaele Feo Benvolio, Alessio Verna Gregorio e Alejo Álvarez Castillo proveniente dal progetto “Fabbrica” – Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma nel ruolo di Pâris.

Fig. 8 Vittorio Grigolo e Nino Machaidze nel finale di Roméo et Juliette. Foto di Fabrizio Sansoni-Teatro dell’Opera di Roma.

Concludiamo con la direzione d’orchestra di Daniel Oren risultata del tutto curata ed entusiasmante. Oren è uno specialista per l’opera francese, ricordiamo su tutte una pregevole esecuzione de La Juive di Halévy ascoltata non molto tempo fa a Torino. Anche qui a Roma per Roméo et Juliette ha fornito una interpretazione palpitante che ha messo in risalto la delicata e trascinante storia d’amore mettendo in evidenza l’eleganza della raffinata partitura esaltandone la strumentazione assieme ai ritmi e ai colori e trovare la via per rendere omogenea e teatrale la linea vocale con la parte più strettamente strumentale, per una simbiosi ideale per la rappresentazione del dramma. Questo grazie alla collaborazione dell’Orchestra del Teatro dell’Opera alla quale si aggiunge anche la prova convincente del Coro del Teatro dell’Opera diretto da Ciro Visco.

Per Daniel Oren un successo personale vibrante al termine della recita (30 aprile) decretato dal numeroso pubblico convenuto a teatro per una serata che ha rinnovato ancora una volta i successi che Oren ha avuto nella sua carriera, molti dei quali attenuti proprio qui a Roma, regalandoci sempre esecuzioni affascianti e applaudite.

Claudio LISTANTI  Roma 3 Maggio 2026