“Roma. Seconda stella a destra”. Una guida in 100 pagine per scoprire i monumenti romani legati agli astri

di Nica FIORI

Seconda stella a destra, questo è il cammino …”.

Rifacendosi all’incipit di una nota canzone di Edoardo Bennato (L’isola che non c’è, 1980), l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) ha ideato delle guide turistiche, che invitano i lettori a esplorare le città italiane attraverso itinerari un po’ insoliti, tra Sole, Luna e cieli stellati. Caratterizzate da un formato tascabile (12 x 18 cm) e da un numero fisso di 100 pagine, con una mappa inserita nell’aletta di copertina, queste pubblicazioni permettono di riscoprire il patrimonio culturale da una prospettiva celeste, rivelando i legami profondi e sacrali tra il cielo e la città.

La guida “Roma. Seconda stella a destra. Una guida al cielo nascosto in città”, a cura di Giangiacomo Gandolfi, Nicoletta Lanciano, Francesca M. Aloisio, Maria Teresa Menna, Valeria Cappelli, con illustrazioni di Andrea Meneghetti, è stata realizzata in 4 lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo) ed è stata presentata in occasione della Giornata Nazionale dello Spazio nella Curia Iulia, nel Parco archeologico del Colosseo, diretto da Simone Quilici.

1 Copertina

Si potrebbe senz’altro affermare, dopo un’approfondita analisi dell’Urbe, che l’astronomia a Roma è ovunque, a volte ben visibile, come nel caso degli osservatori astronomici e del Planetario, e a volte nascosta in architetture templari e in raffigurazioni mitologiche. Perfino la topografia con i sette colli della tradizione (Septimontium) è stata messa in relazione con le sette Pleiadi nel cielo, e sotto il primo imperatore Augusto sono stati eretti alcuni monumenti che rispecchiano una forte connessione con gli astri, tra cui il Tempio di Marte Ultore (cioè Vendicatore dell’assassinio di Cesare) nel Foro di Augusto, che aveva la facciata orientata verso Antares, la principale stella dello Scorpione. Diverse strade della città antica erano allineate astronomicamente, a partire dalla Via Sacra, che era orientata verso il sole al tramonto nel solstizio d’estate; la via che veniva percorsa dai vincitori in trionfo presentava all’inizio del IV secolo d.C. un suggestivo allineamento con il Colosso solare di Nerone, incorniciato dall’Arco di Costantino e dalla sua quadriga che rappresentava Apollo.

Sulle orme dell’Impero, anche la Chiesa continuò a interessarsi all’astronomia, e non per sola curiosità scientifica, ma perché faceva parte di una strategia civica e politica più ampia, che garantiva a Roma di rimanere un centro di conoscenza, spiritualità e potere. Nel tardo Rinascimento si usava l’espressione “in Syderis Forma” (a forma di stella) per descrivere l’assetto urbano durante il pontificato di Sisto V (1585-1590). Per suo volere, in effetti, l’architetto Domenico Fontana progettò una rete di strade rettilinee che, irradiandosi dalla basilica di Santa Maria Maggiore, collegavano alcune importanti chiese (San Giovanni in Laterano, Santa Croce in Gerusalemme, San Lorenzo, la SS. Trinità dei Monti, Santa Maria del Popolo) formando uno schema che ricordava una stella: un piano urbanistico finalizzato a facilitare l’orientamento dei pellegrini verso i luoghi più sacri.

Una stella segna anche l’inizio del viaggio alla scoperta dell’astronomia segreta di Roma. Si tratta della grande stella a otto punte dello stemma Chigi sopra Porta del Popolo, che costituisce l’ingresso settentrionale dell’Urbe.

Fu papa Alessandro VII a far rappresentare l’emblema della sua famiglia sulla nuova facciata interna dell’antica Porta Flaminia, commissionata a Gian Lorenzo Bernini per celebrare l’arrivo della regina Cristina di Svezia a Roma nel 1655 e ritroviamo la fortunata stella in altri celebri monumenti chigiani, tra cui la rinascimentale Cappella Chigi, fatta erigere dal ricco banchiere di origine senese Agostino Chigi nella chiesa di Santa Maria del Popolo.

2 Cappella Chigi a Santa Maria del Popolo

Nella sua volta un cielo apparentemente rotante risplende nei mosaici disegnati da Raffaello e ispirati al Pantheon, secondo un modello astrologico dell’Universo allora conosciuto, con tutte le sfere planetarie e gli opportuni riferimenti zodiacali, come Apollo-Sole identificato con la costellazione del Leone, Diana-Luna con la Vergine, Saturno con l’Acquario e il Capricorno, Marte con lo Scorpione e con l’Ariete, Venere con il Toro e la Bilancia e Giove con il Sagittario e i Pesci.

La Cappella Chigi rientra nel primo dei sei itinerari romani tracciati nella guida, intitolato “Da piazza del Popolo al Collegio Romano”.

Nell’ambito di questo itinerario, in piazza Montecitorio, simbolo dell’attuale potere politico, si trova il cosiddetto obelisco di Augusto (già del faraone Psammetico II, VI sec. a.C.), che costituiva lo gnomone dell’Horologium Augusti ed è tuttora utilizzato in una più moderna meridiana. Portato a Roma da Heliopolis, questo simbolo del dio solare Ra assumeva un significato particolare per il primo imperatore: era il monumento che rappresentava la sua vittoria sull’Egitto e allo stesso tempo proiettava sulla sua figura un alone divino.

3 Obelisco di piazza Montecitorio

La sua ombra si stendeva su una grande lastra di pietra, che era proporzionata alla sua altezza, in modo che all’ora sesta (cioè mezzogiorno) del solstizio d’inverno l’ombra fosse lunga quanto la lastra stessa e decrescesse lentamente giorno dopo giorno per poi ricrescere di nuovo, seguendo i righelli di bronzo inseriti nel pavimento di pietra, come ci fa sapere Plinio. La sua cuspide dorata terminava con una sfera, simbolo del dominio di Roma sul mondo, segnando i giorni, i mesi, i segni zodiacali e perfino le indicazioni sui venti. Il mirabile congegno (inaugurato nel 10 a.C.), opera di Facondo Novio, stupì i romani e i visitatori della Caput mundi, ma dopo trent’anni la registrazione del tempo “non era più conforme al vero”, sempre secondo Plinio, forse perché lo gnomone si era smosso in seguito a una scossa tellurica, oppure perché le alluvioni del Tevere ne avevano provocato l’abbassamento.

Il monolito di granito rosso, alto 22 metri, era iscritto con geroglifici su tutte e quattro le facce, mentre oggi appare molto rovinato e una facciata è stata rivestita da lisce lastre granitiche. Il suo cattivo stato è dovuto ai Normanni di Roberto il Guiscardo, che, arrivati a Roma nel 1084, lo ridussero in pezzi. Rimesso in luce nel 1748, è stato poi innalzato 200 m più a sud rispetto alla collocazione di Augusto. Quanto al lastricato originale, in travertino, se ne può scorgere solo una piccolissima parte nella cantina di un palazzo in via di Campo Marzio.

Non è che un frammento quello che vediamo, eppure dà un’idea della grandiosità della meridiana, ideata basandosi su modelli greco-ellenistici, ai quali si aggiungeva l’intento celebrativo di Augusto, tanto che il 23 settembre, sua data di nascita e insieme equinozio d’autunno, l’ombra dello gnomone raggiungeva il centro dell’Ara Pacis, massimo monumento augusteo. In tal modo era come se una linea conducesse dalla nascita di Ottaviano Augusto direttamente alla Pace, e in effetti egli si riteneva “natus ad pacem”. Come dire che con Augusto aveva inizio un nuovo giorno e un nuovo anno, o meglio una nuova era: un’era di Pace.

Un altro monumento che rientra nel primo itinerario è il Pantheon, la cui costruzione si deve a Marco Vipsanio Agrippa, luogotenente e genero di Augusto, come si legge nel timpano della facciata, anche se, in seguito a un incendio, fu rifatto da Adriano. Un trionfo di armonia e proporzioni caratterizza questo tempio cosmico i cui cerchi della cupola, con 28 cassettoni ciascuno, evocano il numero dei pianeti e i giorni lunari. Il ventotto era un numero che gli antichi consideravano perfetto, dal momento che è il risultato dalla somma dei primi sette numeri e che il sette è un numero che indica perfezione, poiché sono sette i pianeti visibili a occhio nudo.

4 Cupola del Pantheon

L’enorme foro sulla volta (oculus), a 45 m dal suolo, sembra connettere l’edificio direttamente al firmamento. Il Pantheon, come si legge nella guida, funziona come un immenso orologio solare in cui i raggi del sole percorrono il lato della volta, toccando diversi punti agli equinozi e ai solstizi. Ogni 21 aprile, anniversario della fondazione di Roma, al mezzogiorno solare, il Sole investe il portone producendo uno stupefacente effetto luminoso (ierofania), entro il quale si ipotizza che l’imperatore si facesse avvolgere come da un mantello di luce.

Molto meno conosciuto è Palazzo Patrizi Montoro, in piazza San Luigi dei Francesi, dove si può scoprire il cielo in 18 tele settecentesche, dedicate all’astronomia. Tra i tanti personaggi raffigurati, vi è Cesare nell’atto di riformare il calendario, Copernico che osserva un’eclissi di Luna a Roma, Tycho Brahe che misura la supernova in Cassiopea e la cometa apparsa nel 1577, Galileo che dona il telescopio al Doge di Venezia, l’astronomo Gian Domenico Cassini che presenta la sua meridiana a Bologna e Vincenzo Coronelli che lavora ai suoi globi dipinti.

Il primo itinerario termina con il complesso del Collegio Romano, già sede dell’omonimo istituto dei Gesuiti e ora del Ministero della Cultura, della Biblioteca Casanatense e del liceo classico Ennio Quirino Visconti. Nel XVII secolo il Collegio divenne il centro dell’astronomia dell’epoca e qui passarono grandi scienziati. Sulla facciata principale si notano la torre dell’osservatorio astronomico settecentesco (specola) e gli orologi solari e meccanici, mentre all’interno scienza e meraviglia s’intrecciano nel Wundermusaeum, ospitato nell’Aula Magna del liceo, in ricordo della Wunderkammer del padre gesuita Athanasius Kircher. Nella Biblioteca Casanatense, inoltre, sono conservati magnifici volumi, una sfera armillare, globi e strumenti astronomici.

5 Collegio Romano

In questo primo capitolo sono inseriti dei box con alcuni approfondimenti, tra cui quello dedicato a Galileo, la cui storia a Roma inizia e finisce nel breve tratto tra il Collegio Romano e la chiesa domenicana di Santa Maria Sopra Minerva, dove fu condannato dal tribunale dell’Inquisizione per aver sostenuto la teoria eliocentrica. Tra gli altri astronomi legati al Collegio Romano viene ricordato Padre Angelo Secchi, che ha diretto la specola dal 1852 al 1878. È lui che per primo ha osservato lo spettro luminoso degli astri, ponendo le basi per la moderna astrofisica, e sempre a lui dobbiamo anche l’individuazione del meridiano di Monte Mario a Roma, detto anche Primo Meridiano d’Italia. Un altro approfondimento è dedicato agli obelischi, che a Roma sono ben 13, in quanto simboli iconici del potere del sole e della padronanza del tempo.

Anche gli altri itinerari (“Intorno al Campidoglio”, “Villa Borghese e dintorni”, “Da Campo de’ Fiori a San Pietro”, “Da Santa Maria degli Angeli a Santa Maria Maggiore”, “Astronomia ieri e oggi”) sono caratterizzati dallo stesso tipo di approccio: capitoletti dedicati ai monumenti e approfondimenti vari, il tutto reso in modo sintetico, ma esauriente, e con un discreto numero di immagini, in bianco e nero e a colori.

Andando avanti nella lettura, scopriamo, tra le altre cose, che Roma conserva un gran numero di meridiane, costruite soprattutto dopo la riforma gregoriana del calendario (1582), basandosi sul ricordo del primo orologio solare di Augusto e sugli scritti di Vitruvio. Tra le più conosciute vi è quella di piazza San Pietro, che utilizza l’obelisco posto al centro della piazza come indicatore dell’ombra. Intorno a esso, oltre alla linea metallica con i vari regoli, è disegnata sul pavimento una rosa dei venti. L’obelisco è quello celeberrimo innalzato da Domenico Fontana al tempo di Sisto V, che inaugurò l’uso di trasformare questi monumenti egizi in piedistalli per la croce, mentre la linea meridiana è stata realizzata nel 1817 da monsignor Filippo Gilli.

Decisamente più importante e complessa è la meridiana della basilica di Santa Maria degli Angeli. Voluta da papa Innocenzo XII alla fine del ‘600, fu realizzata e terminata dall’astronomo e archeologo Francesco Bianchini nel 1702, sotto il pontificato di Clemente XI. In questo caso è un foro gnomonico praticato in una parete a determinare con la sua luce (anziché con l’ombra), la stessa funzione della punta dello gnomone. Dal foro nella parete sud i raggi del sole penetrano all’interno della basilica, tagliando proprio a mezzogiorno la lunga linea di ottone ramato che collega il transetto con il presbiterio. Altre linee mostrano il terminus Paschae, ovvero i limiti fissati per la data del giorno di Pasqua, e altre tacche e linee minori segnano la posizione dell’Orsa Maggiore e altre osservazioni astronomiche. Insieme ad alcune targhe e iscrizioni sul pavimento, troviamo anche i bei disegni in marmi colorati raffiguranti i dodici segni zodiacali.

6 Meridiana di S. Maria degli Angeli

Altri orologi solari di notevole interesse sono quelli realizzati intorno alla metà del XVII secolo da padre Emmanuel Maignan dell’Ordine dei Minimi di S. Francesco di Paola nel convento di Trinità dei Monti e a Palazzo Spada, attuale sede del Consiglio di Stato, entrambi sul tipo a galleria, con le linee disegnate sulla volta e sulle pareti. Più alla portata dei comuni visitatori è quello di Villa Borghese, installato nella parte anteriore del secentesco Casino della Meridiana (detto anche “Seconda Uccelliera”), non lontano da un altro noto orologio della villa, funzionante ad acqua e inserito in una gradevole fontana.

Tra le curiosità che riguardano, invece, la Luna, è di grande interesse la prima rappresentazione realistica del nostro satellite, dipinta ad affresco da Lodovico Cardi, detto il Cigoli, tra il 1610 e il 1612 nella Cappella Paolina, su commissione di Paolo V Borghese, che chiese espressamente un’iconografia della Vergine tratta dall’Apocalisse:

Nella cupola si dipingerà la visione dell’Apocalisse cap. 12, cioè una donna vestita di sole, sotto i piedi la luna, intorno al capo una corona di dodici stelle …”.

Secondo moltissime interpretazioni teologiche, la donna che calpesta il serpente allude alla Madonna che vince sul male ed è da questa visione che deriva la tradizionale iconografia dell’Immacolata. Il crescente lunare, che deriva dalle immagini di alcune dee dell’antichità, allude alla purezza della Madonna e allo stesso tempo ai cambiamenti del mondo. La Chiesa vedeva la luna come astro incorrotto, con la superficie liscia, ma il Cigoli la raffigurò come la descrisse Galileo nel Sidereus Nuncius (1610), ovvero con rugosità, montagne e crateri, evidenziando così, all’interno di una chiesa papale, l’operato dello scienziato che tre anni dopo sarebbe stato denunciato al Sant’Ufficio per le sue idee astronomiche.

7 Lodovico Cigoli, affresco nella Cappella Paolina di S. Maria Maggiore

Altri straordinari dipinti sono quelli che raffigurano zodiaci, oroscopi e altre situazioni astrali, presenti in diversi palazzi romani. In queste raffigurazioni è quasi sempre il mito che prende il sopravvento, dando rappresentazione concreta di personaggi spesso ispirati alle Metamorfosi di Ovidio. Ricordiamo, in particolare, nella villa Farnesina alla Lungara, nella stessa loggia affrescata da Raffaello con il Trionfo di Galatea, il coloratissimo oroscopo del padrone di casa, dipinto da Baldassarre Peruzzi nel 1511. Si tratta della configurazione celeste al momento della nascita del ricco banchiere Agostino Chigi, decorata con pianeti e costellazioni mitologiche e accuratamente pianificata matematicamente. L’edificio stesso è orientato secondo tale oroscopo, volendo ribadire il legame indissolubile con gli astri.

8 Baldassarre Peruzzi, volta con oroscopo di Agostino Chigi (part.)

La cosmografia “più vertiginosa”, secondo gli autori della guida, è la Stanza della Segnatura, nel Palazzo Apostolico Vaticano, una sala quadrata con le pareti decorate da quattro affreschi di Raffaello

orientati in armonia con le decorazioni della volta e con lo skyline della cit, mentre il terzo asse spaziale punta verso il cielo”.

L’architettura allude forse anche alla Roma Quadrata di Romolo, il nucleo originario della città dalla forte valenza simbolica e rituale. Nell’allegoria dell’Astronomia, collocata in un riquadro angolare tra La Scuola di Atene e Il Parnaso, è rappresentata una figura che tiene in mano un globo celeste. La figura (identificabile con la musa Urania) sta guardando in realtà sul globo il meridiano relativo al momento dell’elezione di Giulio II, celebrando così la nuova età dell’oro inaugurata dal pontefice. Un altro globo celeste  è raffigurato nella Scuola di Atene, retto da Zoroastro, perché all’epoca si riteneva erroneamente che fosse lui il fondatore della scienza astronomica, mentre Tolomeo regge il globo terrestre.

9 Raffaello, Astronomia, Stanza della Segnatura

Tra i pontefici anche Urbano VIII era fortemente interessato all’astronomia, che all’epoca significava anche filosofia naturale e astrologia, tanto che egli venne definito dai contemporanei “perfettissimo astrologo” e la sua elezione venne salutata come “mirabile” congiuntura astrale e raffigurata a Palazzo Barberini in un affresco di Andrea Sacchi nella Sala della Divina Sapienza.

10 Andrea Sacchi, Affresco della Divina Sapienza con Costellazioni

Pur tuttavia egli fu inflessibile con gli astrologi e nella guida viene ricordato che l’abate della basilica di Santa Prassede, Orazio Morandi, che era amico di Galileo, venne chiuso in carcere, e lì morì poco dopo, prima di subire il processo, perché aveva tracciato un oroscopo del pontefice che ne pronosticava la morte per il 1630. Si dice che Urbano VIII, per contrastare il triste vaticinio, avesse fatto ricorso alle operazioni magiche di Tommaso Campanella e per sua fortuna regnò ancora fino al 1644.

La guida, oltre all’indubbio interesse dei contenuti trattati, è di facile lettura e assolutamente consigliabile per le notizie pratiche relative a ogni singolo monumento (indirizzo, orari di accesso, costo dei biglietti e possibilità di prenotazioni per visite guidate, telefono e indirizzo elettronico) e per l’utilissima carta topografica estraibile, le cui porzioni sono riprodotte anche nei diversi itinerari.

Il costo è di circa 10-12 €, a seconda del rivenditore.

Nica FIORI  Roma 21 Dicembre 2025