“RESTITUZIONE” di Ilaria Palomba; una raccolta poetica dove “rivelare sé stessa portandosi alla luce” (alla Libreria Feltrinelli, venerdì 28, h, 18,30)

di Marco FIORAMANTI

Ilaria Palomba

RESTITUZIONE

Prefazione di Gianpaolo G. Mastropasqua. Postfazione di Silvio Raffo
Interno Libri Edizioni 2025 – pp. 120   € 15,00

THE RETURN

Osserva bene / La luce del mattino / Nasce dal buio

(hai-K.O. dell’alba fluviale)

Nella tecnica del restauro di dipinti, la parola “restituzione” si riferisce alla operazione di recupero di pitture o parti di pitture nascoste sotto ridipinture o strati di scialbo.

Ilaria Palomba

È questo il senso che io voglio intendere nell’interpretare questa nuova raccolta di versi (il XIV volume in ordine di tempo tra romanzi, poesie e saggi, ndr) di Ilaria Palomba, l’artista nata barese, naturalizzata romana, coadiuvata dai testi di Gianpaolo G. Mastropasqua e Silvio Raffo.

Proposito è quello della restituzione del sé, del rivelare sé stessa portandosi alla luce, eppure il pericolo, quello di ‘ri/velare’, col senso inconscio di ‘nascondere nuovamente’, quello resta.

L’occhiello è dedicato all’immenso Ceronetti che le fa da guida in questo viaggio interiore.

Il ‘grande Guido’ che un tempo scrisse:

Tutto è dispersione, lacerazione, separazione, rotolare di ruota senza carro, e questo ha nome esilio, o anche mondo1,

poggia la sua testa sulla spalla di Ilaria come farebbe l’angelo wendersiano nella Berlino del Muro.

L’intero blocco di poesie è diviso in sette sezioni, una silloge che vive di respiri differenti. Sistole e diastole affrontano non solo il dramma dell’esistenza, ma si aprono – braccia spalancate – a un coro di voci, le cui dediche hanno nomi propri, sono quelli dei poeti e degli artisti a cui sono state dedicate. La prima sezione, rimasta per anni chiusa in un cassetto, titola ALLUVIONE, è memoria storica, è un volgere lo sguardo al passato per rivedersi. Apre, a più riprese, con una serie di “se” – alla Kipling – consolatori, disperatamente fiduciosi, cosciente che “nulla muterà se non muta il sentire”. Fa seguito CATABASI, discesa nell’Ade di persona viva. Qui troviamo ancora un “se” d’inizio, un’offerta alla tua “immensa sparizione”, e due poesie con dedica, all’argentina Alejandra Pizarnik, la quale scriveva «non voglio andare / nulla più / che fino al fondo», e alla russa Marina Ivanovna Cvetaeva che così appuntava: «La vita è una stazione, presto me ne andrò, dove – non lo so dire»).

Nelle cinque poesie della sezione ASCESI c’è l’abbaglio, l’invocazione, “sacra luce delle cripte, / accogli le carovane nel deserto e, come racconta l’autrice in una intervista, è l’estasi che dura qualche istante o persino qualche giorno. MEMORIA è invece fatta di quella nostalgia struggente che i germanici chiamano Sehnsucht, dipendenza da un desiderio ardente (“nuda è la sponda arresa delle cose, / nuda la tua materia in me s’insolve” e anche “Adesso non posso più urlare / mi resta il bordo, la cura del silenzio”). DISSOLVENZA racchiude il lento disfacimento di sé e l’impossibilità di vivere il tempo a ritroso (“Sul fulgore delle primule / prometto di non esistere”).

In RESTITUZIONE Ilaria vive e canta la contemporaneità, il qui e ora luminosi, (“il canto gregoriano della luce”) e rende omaggio a Robert Walser, in una giostra commovente di promesse (“Prometti di restare mille anni / a osservare il cielo senza giurare / vendetta agli astri”). Ultima sezione, MISTICA, è all’impronta della leggerezza, dell’abbandonarsi al sogno, del ‘così è, se vi pare’, mentre ascolto un’eco lontana che gratta via le maschere dal volto e dalla scena.

Scrive John Keats a J.A. Hessey:

“Anime alla deriva… mi tuffai a capofitto nel mare, e di conseguenza acquisii una più profonda conoscenza dei fondali, delle sabbie e delle rocce, che se fossi rimasto a riva, sul prato, a fumare una stupida pipa e a prendere un tè accompagnato dai consigli sensati”.

John Keats (da una lettera a J.A. Hessey, 8 ottobre 1818)

Marco FIORAMANTI   Roma  27 Novembre 2025

NOTA

  1. Guido Ceronetti, “Tra pensieri”, Adelphi 1991