di Marco FIORAMANTI
Ilaria Palomba
RESTITUZIONE
Prefazione di Gianpaolo G. Mastropasqua. Postfazione di Silvio Raffo
Interno Libri Edizioni 2025 – pp. 120 € 15,00
THE RETURN
Osserva bene / La luce del mattino / Nasce dal buio
(hai-K.O. dell’alba fluviale)
Nella tecnica del restauro di dipinti, la parola “restituzione” si riferisce alla operazione di recupero di pitture o parti di pitture nascoste sotto ridipinture o strati di scialbo.

È questo il senso che io voglio intendere nell’interpretare questa nuova raccolta di versi (il XIV volume in ordine di tempo tra romanzi, poesie e saggi, ndr) di Ilaria Palomba, l’artista nata barese, naturalizzata romana, coadiuvata dai testi di Gianpaolo G. Mastropasqua e Silvio Raffo.
Proposito è quello della restituzione del sé, del rivelare sé stessa portandosi alla luce, eppure il pericolo, quello di ‘ri/velare’, col senso inconscio di ‘nascondere nuovamente’, quello resta.
L’occhiello è dedicato all’immenso Ceronetti che le fa da guida in questo viaggio interiore.
Il ‘grande Guido’ che un tempo scrisse:
Tutto è dispersione, lacerazione, separazione, rotolare di ruota senza carro, e questo ha nome esilio, o anche mondo1,
poggia la sua testa sulla spalla di Ilaria come farebbe l’angelo wendersiano nella Berlino del Muro.
L’intero blocco di poesie è diviso in sette sezioni, una silloge che vive di respiri differenti. Sistole e diastole affrontano non solo il dramma dell’esistenza, ma si aprono – braccia spalancate – a un coro di voci, le cui dediche hanno nomi propri, sono quelli dei poeti e degli artisti a cui sono state dedicate. La prima sezione, rimasta per anni chiusa in un cassetto, titola ALLUVIONE, è memoria storica, è un volgere lo sguardo al passato per rivedersi. Apre, a più riprese, con una serie di “se” – alla Kipling – consolatori, disperatamente fiduciosi, cosciente che “nulla muterà se non muta il sentire”. Fa seguito CATABASI, discesa nell’Ade di persona viva. Qui troviamo ancora un “se” d’inizio, un’offerta alla tua “immensa sparizione”, e due poesie con dedica, all’argentina Alejandra Pizarnik, la quale scriveva «non voglio andare / nulla più / che fino al fondo», e alla russa Marina Ivanovna Cvetaeva che così appuntava: «La vita è una stazione, presto me ne andrò, dove – non lo so dire»).
Nelle cinque poesie della sezione ASCESI c’è l’abbaglio, l’invocazione, “sacra luce delle cripte, / accogli le carovane nel deserto” e, come racconta l’autrice in una intervista, è l’estasi che dura qualche istante o persino qualche giorno. MEMORIA è invece fatta di quella nostalgia struggente che i germanici chiamano Sehnsucht, dipendenza da un desiderio ardente (“nuda è la sponda arresa delle cose, / nuda la tua materia in me s’insolve” e anche “Adesso non posso più urlare / mi resta il bordo, la cura del silenzio”). DISSOLVENZA racchiude il lento disfacimento di sé e l’impossibilità di vivere il tempo a ritroso (“Sul fulgore delle primule / prometto di non esistere”).
In RESTITUZIONE Ilaria vive e canta la contemporaneità, il qui e ora luminosi, (“il canto gregoriano della luce”) e rende omaggio a Robert Walser, in una giostra commovente di promesse (“Prometti di restare mille anni / a osservare il cielo senza giurare / vendetta agli astri”). Ultima sezione, MISTICA, è all’impronta della leggerezza, dell’abbandonarsi al sogno, del ‘così è, se vi pare’, mentre ascolto un’eco lontana che gratta via le maschere dal volto e dalla scena.
Scrive John Keats a J.A. Hessey:
“Anime alla deriva… mi tuffai a capofitto nel mare, e di conseguenza acquisii una più profonda conoscenza dei fondali, delle sabbie e delle rocce, che se fossi rimasto a riva, sul prato, a fumare una stupida pipa e a prendere un tè accompagnato dai consigli sensati”.
John Keats (da una lettera a J.A. Hessey, 8 ottobre 1818)
Marco FIORAMANTI Roma 27 Novembre 2025
NOTA
- Guido Ceronetti, “Tra pensieri”, Adelphi 1991

