Quando un figurativo si fa astratto; da “Capitolium Art casa d’aste” il “Primo maggio a Mosca”, capolavoro (capovolto) di Giulio Turcato tra i ‘prime lots’ nell’asta del 15 Aprile

di Luigia BRADAMANTE

                            IN ASTA IL CAPOLAVORO (CAPOVOLTO) DI GIULIO TURCATO 

Concepito da Giulio Turcato nel ‘52 come dipinto di impianto ancora figurativo, “Primo maggio a Mosca” viene trasformato in una composizione astratta proponendolo capovolto alla visione del pubblico. Quel semplice escamotage che azzerava la leggibilità di ogni narrazione pregressa, fa dell’opera un punto di snodo della carriera del pittore, il momento che segna la sua volontà di abbandono di ogni intento descrittivo della realtà. Il capolavoro capovolto dell’arte italiana post war sarà posto all’incanto da Capitolium Art casa d’aste il 15 aprile.

Un lavoro cardine della produzione anni ‘50 di Giulio Turcato ricompare sul mercato, sarà proposta all’incanto mercoledì 15 aprile dalla casa d’aste Capitolium Art. L’opera, un grande olio su tela intitolato I maggio a Mosca, è uno dei cinque dipinti di Turcato selezionati da Lionello Venturi per la Biennale di Venezia del 1952, un’edizione nella quale il critico presentava una sala dedicata agli artisti dell’ala astrattista del Fronte Nuovo delle Arti.

Giulio Turcato (1912 – 1995) I Maggio a Mosca, 1952 olio su tela, 219.0 x 149.5 cm Prima esposizione Venezia, XXVI Esposizione Biennale Internazionale d’arte, Sala XV

Tesserato del Partito Comunista Italiano con un passato di militanza partigiana alle spalle, Turcato si dimostrava in quegli anni interessato a trattare tematiche di impegno politico e sociale nell’ambito di una ricerca di rinnovamento formale volta al superamento del linguaggio del realismo socialista.  La durezza dello scontro tra realisti e astrattisti aveva avuto occasione di testarla già dal 1948, quando la I^Mostra nazionale d’arte contemporanea, esposizione in cui era presente anche uno dei suoi Comizi, era stata demolita dalla stroncatura più clamorosa del dopoguerra, quella scritta sulle pagine di Rinascita dal temuto Roderigo di Castiglia, al secolo Palmiro Togliatti.

Giulio Turcato al lavoro nel suo studio

Per niente intimorito o demotivato, Turcato aveva scelto di presentarsi alla Biennale del 1952 con la stessa tipologia di opere bollate dal potente articolista come “cose mostruose”, “orrori e scemenze”, “scarabocchi” e la polemica si era di nuovo accesa. Questa volta la scintilla era scaturita da una recensione non proprio benevola di M.Borgese, critico del Corriere della Sera, al quale si era preso la briga di rispondere un critico di grande peso come Christian Zervos. In due accorati articoli di riflessione sullo stato dell’arte contemporanea italiana pubblicati su Cahiers d’Art, la famosa rivista che aveva fondato negli anni Venti, Zervos si sofferma con entusiasmo sui lavori di Turcato in mostra, arrivando a contrapporne lo spirito innovativo alla magniloquenza della Battaglia di Ponte dell’Ammiraglio di Guttuso, esposta in una sala adiacente.

Renato Guttuso (1911 – 1987) La Battaglia di Ponte dell’Ammiraglio, 1952 Anche l’opera di Guttuso, oggi conservata agli Uffizi, venne presentata al pubblico in occasione della XXVI Esposizione Biennale Internazionale d’arte. Essa rappresenta il tipo di linguaggio pittorico che Turcato cercava di superare.

A più di sessant’anni dagli articoli di Zervos, il Primo maggio moscovita posto all’incanto da Capitolium mostra ancora una freschezza e una modernità all’altezza dei lusinghieri giudizi riservatigli da quel prestigioso supporter.

Una chiave determinante per capire l’importanza dell’opera come punto di snodo nello sviluppo della pittura di Turcato è offerta dalla storia della sua lettura critica. È infatti necessario chiarire che quello che oggi ci appare come un dipinto compiutamente astratto era stato inizialmente concepito come opera di impianto ancora figurativo.

Per celebrare la giornata del lavoro, Turcato aveva ideato una composizione in cui una schematica sagoma di fabbrica veniva affiancata da un motivo di fuochi d’artificio, chiaramente ispirato ai memorabili scatti fotografici dello spettacolo pirotecnico offerto nel ‘45 ai moscoviti per festeggiare la vittoria nella II guerra mondiale.  Nelle prime foto dell’opera, pubblicate da Lionello Venturi nel volume Otto pittori italiani, la scena dei lavoratori in festa attorno alla fabbrica è ancora decifrabile. Tutto cambia a partire dagli articoli di Zervos su Cahiers d’Art, dove il Primo maggio a Mosca viene riprodotto a testa in giù, escamotage che, rendendo illeggibile l’originaria narrazione, lo trasforma in una composizione astratta.

Sancito dalla firma di Turcato, il nuovo orientamento proposto da Zervos diventa quello definitivo.

Il capolavoro capovolto dell’arte italiana post war sarà esposto a Palazzo Cigola Fenaroli Valotti, la sede bresciana di Capotolium Art, nei giorni del 13 e 14 aprile.

Luigia BRADAMANTE Roma 12 Aprile 2026

Asta 583 Capitolium Art di Arte Moderna e Contemporanea

15 aprile 2026 alle 16,00 CEST

 Esposizione

13 e 14 aprile ore 10,00-13,00 / 15,30-18,30

 Palazzo Cigola Fenaroli Valotti Via C. Cattaneo 55 – Brescia

 Il catalogo dell’asta è online su

 www.capitoliumart.com

 Ufficio stampa:

Scarlett Matassi +39 345 0825223

  info@scarlettmatassi.com