“Quando a Roma vedevano il mondo venire da loro”. Alla Galleria Borghese “ZANABAZAR. Dalla Mongolia al Barocco globale” (fino al 22 Febbraio)

di Nica FIORI

Cosa succedeva in Asia e negli altri continenti mentre a Roma si affermava l’arte barocca?

Partendo da questa domanda la Galleria Borghese, dopo la mostra Barocco Globale. Il mondo a Roma all’epoca di Bernini, tenutasi nelle Scuderie del Quirinale dal 4 aprile al 13 luglio 2025, con la curatela di Francesca Cappelletti, direttrice della Galleria Borghese, e di Francesco Freddolini, ha sviluppato un originale progetto che esplora la complessità delle relazioni tra figure e manufatti apparentemente lontani per contesto storico, geografico e tecnico, ma accomunati da una sorprendente affinità nello spirito creativo e nella capacità di incidere sul futuro delle arti nei Paesi indagati.

1 Locandina

Dal 20 gennaio al 22 febbraio 2026 la prestigiosa Galleria ospita, quindi, due opere provenienti dal Chinggis Khaan National Museum di Ulan Bator (Mongolia), che per la prima volta arrivano in Europa e, dopo la mostra romana, saranno esposte nel Museo d’Arte Orientale di Torino (dal 27 febbraio al 7 aprile 2026). Si tratta di due straordinarie sculture in bronzo dorato di Zanabazar (1635-1723), un nobile discendente di Gengis Khan, che preferì alla spada dei suoi antenati la veste da monaco buddista.

Come il Dalai Lama nel Tibet, Zanabazar regnò in Mongolia come un dio vivente, inaugurando nel XVII secolo un’epoca di rinascita culturale, religiosa e artistica e cambiando per sempre il volto della sua terra.

2 Presentazione della mostra Zanabazar

Nato nel cuore della steppa asiatica, all’interno di quello che era stato uno dei più vasti imperi mai realizzati dall’umanità, si chiamava Eshidorji, ma a soli quattro anni di età, dopo aver manifestato un talento straordinario e una profonda inclinazione per la religione, fu riconosciuto come Öndör Gegeen (“Sua Santità l’Illuminato”) e assunse il nome di Zanabazar, e in sanscrito Jnanavajra, che vuol dire “Colui che impugna lo scettro fulminante della saggezza”. All’età di quindici anni si recò a Lhasa per approfondire gli studi sul buddismo e lì venne riconosciuto come reincarnazione di uno dei cinquecento discepoli originari del Buddha. Dopo aver completato la sua formazione, all’età di diciannove anni tornò in patria, dove divenne il primo Bogd Gegeen, ovvero il capo spirituale e politico della Mongolia. Sotto la sua guida furono fondati monasteri e sviluppate forme di arte sacra di straordinario valore, fu creato il sistema di scrittura Soyombo Udeg e venne promosso il dialogo diplomatico con il Tibet, la Manciuria e la Russia.

La sua visione pacifista contribuì a fargli ottenere un ampio consenso popolare; purtuttavia si dice che forse morì avvelenato, probabilmente perché entrò in contrasto con le aspirazioni di alcune élite guerriere che avrebbero voluto recuperare la supremazia militare del passato.

Oltre a essere maestro spirituale, poeta, matematico, linguista, Zanabazar fu il più grande scultore mongolo dell’età moderna. Egli seppe diffondere il buddismo presso i nomadi delle steppe, rendendolo accessibile ai fedeli, oltre che con le traduzioni dei testi religiosi, con le sue sculture capaci di parlare direttamente allo sguardo e all’animo: forme naturali, armoniose, “calde alla vista”, come le definiscono i mongoli, alludendo a una percezione coinvolgente, lontana dall’astrazione e dalla rigidità di raffigurazioni precedenti.

A lui e ai suoi discepoli si devono opere ispirate a viaggi e soggiorni nei monasteri tibetani, venerate come oggetti sacri nei luoghi di culto e nei templi da lui fondati in tutta la Mongolia. Tra le sue sculture, si distinguono per l’altissimo valore estetico le Tara, ovvero manifestazioni femminili del Buddha: divinità legate alla protezione, alla liberazione e agli stati interiori dell’essere.

Ed è proprio una Tara verde l’opera più affascinante esposta nella Galleria Borghese: un bronzo di grande raffinatezza con la sua superficie levigata e un’armoniosa naturalezza della posa che evidenzia la perfezione del corpo sinuoso, in sintonia con il fiorire della natura, della quale è partecipe. Ricordiamo che le Tara possono essere verdi o bianche. La verde è fiorita, in quanto è la personificazione di una femminilità matura, come evidenziato dal seno prosperoso, perché ha già sperimentato la maternità, e la sua gamba pendente può essere identificata come un simbolo di azione e liberazione dalle paure. La tara bianca, più contemplativa, appare invece virginale, con un seno più contenuto e coperto e una rigida posa frontale (posizione del loto).

3 Zanabazar alla Galleria Borghese. Dalla Mongolia al Barocco Globale Ph. A. Benedetti ©Galleria-Borghese
4 Zanabazar Tara verde. Ph. A. Benedetti ©Galleria Borghese

L’altra scultura è un autoritratto di Zanabazar in trono, nel quale si può percepire il suo stato di illuminato, dall’espressione intensa, ma priva di enfasi. Secondo le usanze orientali la sua autorità si accompagna a un trono sfarzoso, ma la sua figura rifulge solo di spiritualità.

5 Zanabazar, Autoritratto in trono

Proprio per la santità del suo autore, ci sono state grandi difficoltà di tipo burocratico per poter esportare all’estero queste sculture, che per i mongoli sono oggetti di culto.

Ospitate nel Salone d’ingresso della villa Borghese, a diretto contatto con opere di età classica, dialogano a breve distanza con le opere secentesche di Gian Lorenzo Bernini (si vede, in particolare, Il ratto di Proserpina nell’attigua Sala degli Imperatori), proprio perché si vuole evidenziare come entrambi gli scultori abbiano lasciato un’impronta inconfondibile nelle rispettive culture, dando vita a modelli destinati a influenzare enormemente le generazioni successive.

6 3 Zanabazar alla Galleria Borghese. Dalla Mongolia al Barocco Globale Ph. A. Benedetti ©Galleria-Borghese

In contemporanea con l’inaugurazione della piccola mostra di Zanabazar, nell’ambito del progetto che si riaggancia al Barocco globale, è stato donato ai giornalisti il volume “Global networks in early modern Rome. Images, objects and diplomacy”, a cura di Francesco Freddolini, edito da Mandragora.

Nell’introduzione di Francesca Cappelletti, particolarmente significative ci appaiono le parole relative alla rinascita delle relazioni con i paesi non europei a partire dal pontificato di Paolo V Borghese (1605-1621):

 “Mentre sul piano politico Paolo V si trovava talvolta in una posizione di svantaggio nel suo ruolo di attore chiave tra le grandi potenze europee, ruolo che doveva mantenere con autorità ed equilibrio, mediando tra le ambizioni dei sovrani e rischiando di sottomettersi a loro, il mondo al di fuori dell’Europa gli appariva come un palcoscenico in cui la fede, la conoscenza e il ruolo di Roma potevano trovare un orizzonte più ampio, da coltivare con maggiore immaginazione e coraggio. Il continuo confronto con le culture e le storie riportate dai viaggiatori – non solo missionari – alla corte papale, insieme alle descrizioni di terre lontane, situate in parte in un Oriente un tempo favoloso e ora esplorato, che si sovrapponevano ai territori dei miti antichi, e lo studio degli elementi naturali, contribuirono ad ampliare gli orizzonti visivi anche di coloro che non avevano mai lasciato Roma, ma che, a Roma, vedevano il mondo venire da loro”.

I saggi raccolti nel libro evidenziano il ruolo di Roma all’inizio dell’età moderna, non tanto come capitale dell’arte – aspetto questo ampiamente evidenziato da generazioni di storici precedenti – ma piuttosto come importante nodo all’interno di complesse reti di scambi tra ambienti geopolitici e culturali multiformi.

Già dall’immagine di copertina, raffigurante L’ambasceria giapponese con Hasekura Tsunenaga e Luis Sotelo, tratta dal fregio ad affresco di Agostino Tassi del 1616 nella Sala dei Corazzieri del Quirinale, ci si rende conto di quanto varie fossero le ambascerie giunte a Roma nei primi anni del ‘600. Purtroppo uno dei personaggi raffigurati nel dipinto, lo spagnolo Luis Sotelo, missionario francescano, sarebbe poi morto da martire in Giappone nel 1624.

7 copertina Global-Networks

Con l’istituzione della Congregatio de Propaganda Fide da parte di Gregorio XV, nel 1622, la missione evangelizzatrice della Chiesa trova una sistemazione organica per affrontare e risolvere i drammatici problemi posti dal contatto con culture molto diverse. L’attenzione degli autori è focalizzata proprio sulle reti di scambi politici, diplomatici e culturali dell’epoca, per poter meglio comprendere le politiche e le dinamiche di potere che collegavano la Curia papale con altre entità all’interno e all’esterno delle culture cristiane. Attraverso una serie di esempi, alcuni anche precedenti al Seicento, il libro esplora, in particolare, temi come la circolazione e le funzioni delle immagini all’interno delle relazioni globali, la vita sociale degli oggetti in transito e in contesti stranieri, lo scambio di informazioni, la trasformazione degli ecosistemi e le relazioni tra esseri umani e animali come marcatori di distinzione sociale e prova di relazioni transculturali.

Nica FIORI  Roma  25 Gennao 2026

“Zanabazar alla Galleria Borghese. Dalla Mongolia al Barocco Globale”

20 gennaio- 22 febbraio 2026

Galleria Borghese. Piazzale Scipione Borghese, 5 – 00197 Roma

Orario: tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle ore 9 alle 19 (ultimo ingresso alle 17,45)

Prenotazione obbligatoria. Tel. 39 06 32810; www.galleriaborghese.it