di Claudio LISTANTI
Nello scorso mese di dicembre abbiamo recensito una nuova edizione di Stiffelio di Giuseppe Verdi rappresentato con evidente successo presso il Teatro Municipale di Piacenza. Ha inaugurato la Stagione Lirica 2025-2026 del teatro emiliano ed inserito nella attività operistica dei Teatri dell’Emilia Romagna. Ha ottenuto un grande successo grazie alla messa in scena di Pier Luigi Pizzi e ad una importante compagnia di canto guidata dal tenore Gregory Kunde nel ruolo del titolo.
A distanza di qualche settimana il capolavoro verdiano è stato rappresentato al Teatro Comunale di Modena Pavarotti-Freni occasione che ci ha consentito di rafforzare l’apprezzamento per uno spettacolo veramente curato e coinvolgente per la cui esecuzione gli interpreti musicali hanno fornito una prova di ottimo livello.

L’elemento più importante di queste rappresentazioni di Piacenza e Modena è quello di aver dato a Stiffelio il giusto risalto nell’ambito del repertorio come hanno dimostrato queste due serate alle quali abbiamo assistito, entrambe conclusesi con indiscutibile successo di pubblico che ha affollato i due teatri al limite della capienza, mostrando soprattutto estremo interesse per i contenuti di quest’opera che si può considerare, nell’ambito del catalogo verdiano, del tutto rivoluzionaria.
Stiffelio, infatti, rappresentato per la prima volta a Trieste il 16 novembre 1850, giunse in un momento del tutto particolare per l’attività operistica di Verdi, quando ormai la cosiddetta ‘prima maniera’ stava per esaurirsi. Verdi era attratto dalla sperimentazione, ancora piuttosto giovane ma stimolato dalla ricerca di nuove strade che potessero fornire una adeguata e stimolante fonte di ispirazione.

Già nel 1849 con Luisa Miller ci fu una svolta verso un’ambientazione borghese abbinata ad un sempre più evidente allontanamento dalla schematicità dell’opera italiana che costringeva i compositori ad agire all’interno di pezzi chiusi, ma proponendo un canto, che seppur fondato su consistenti basi melodiche, si orienta verso un declamato che esalta i contenuti drammatici del soggetto rappresentato. Dopo Luisa Miller c’è Stiffelio, opera davvero mirabile in senso squisitamente drammaturgico, basato su un dramma teatrale francese, del 1848, Le Pasteur, ou L’Évangile et le Foyer di Émile Souvestre ed Eugène Bourgeois, che il librettista Francesco Maria Piave, tra i più ‘verdiani’ dell’epoca, consigliò al musicista il quale rimase affascinato del soggetto trattato.
La vicenda che si svolge all’interno di una comunità evangelica e che si conclude con il perdono del pastore Stiffelio verso la moglie Lina rea di tradimento coniugale, si conciliava con la necessità di Verdi di percorrere nuove vie e quindi ne favorì la felice ispirazione. Ne nacque un’opera dove tutto è in funzione dell’essenzialità della trama, senza fronzoli, serrata e di grande efficacia teatrale, prezioso gradino dell’evoluzione del teatro per musica. In definitiva un’opera moderna per i tempi come possiamo rilevare oggi.

Ma Stiffelio ha un’altra particolarità, quella di essere pervenuta a noi dopo un percorso a dir poco travagliato, che passa attraverso diversi rimaneggiamenti causati dalla censura, con cambio di epoca, fino ad arrivare ad un rifacimento vero e proprio, ossia Aroldo, che porta l’azione dall’800 al ‘200 con l’aggiunta di un atto che diventano da tre a quattro. Tutte queste vicissitudini condussero Stiffelio all’oblio aggravato anche dal fatto che l’editore fuse i piombi della partitura originale.
Nella seconda metà del ‘900 molti furono gli studi rivolti a ricostruire questa partitura; un lavoro proficuo che ha consentito a Kathleen Kuzmick Hansell di produrre l’edizione critica di Stiffelio che è stata alla base di queste esecuzioni.
Queste recite emiliane hanno avuto l’incontestabile merito di aver ricondotto Stiffelio nei giusti binari, estirpando ogni residua perplessità. Il successo di pubblico è stato notevole, e convinto, testimonianza di un gradimento totale dell’insieme. L’opera appare all’ascolto sorprendentemente unitaria e quello scollamento tra testo e musica, elemento da molti considerato determinate per la valorizzazione dell’opera, qui si ribalta. I due elementi infatti, si uniscono quasi idealmente per offrirci una entità drammatica del tutto funzionale alla sua realizzazione. Tutto sembra raggiugere una perfetta simbiosi dove nulla è mai di troppo e dove tutto è rivolto all’intelligibilità della rappresentazione.

Per arrivare a questi risultati la parte visiva ideata in toto da Pier Luigi Pizzi si è dimostrata del tutto funzionale al successo ottenuto e rivedendo lo spettacolo le sensazioni provate si sono amplificate, riuscendo ad assolvere il necessario ruolo di sedimentare testo e musica in maniera del tutto soddisfacente.
A contribuire al successo di questo Stiffelio, uno degli spettacoli più riusciti, ci sembra, degli ultimi tempi, sia stata senza dubbio anche la parte musicale e, anche qui, il riascolto è stato utilissimo per comprenderne a pieno la valenza.
Su tutto la prestazione vocale di Gregory Kunde, ruolo che il tenore statunitense, sempre attento a scegliere con cura le tappe della sua carriera, ha posto al debutto proprio nella piena maturità artistica del suo lungo viaggio attraverso l’opera lirica. Per lui si è rivelata scelta ideale perché ha mostrato una maturità di canto ideale per questo ruolo, entrando in simbiosi con le specificità del personaggio e regalandoci una interpretazione intensa e fenomenale. Per lui, utilizzando un termine più popolare, un debutto con ‘il botto’ che lascerà un indelebile impronta su questo ruolo nonostante la sfortuna che le vicissitudini storico-musicali hanno posto in secondo piano, restituendogli un pò di giustizia e divenendone interprete di riferimento.

Anche il resto della campagna ha confermato il suo valore, ad iniziare dalla Lina di Lidia Fridman che ha confermato il suo valore come hanno certificato gli convinti applausi del pubblico, soprattutto nella importante scena dell’inizio del secondo atto. Stesso discorso per il baritono Vladimir Stoyanov, uno Stankar di classe dalle emissioni misurate e appassionate che ha dato spessore al ruolo ottenendo, anche lui, un lusinghiero successo personale. Successo personale anche per il secondo tenore, Carlo Raffaelli, che ha affrontato il ruolo di Raffaele che Verdi mette un po’ in secondo piano vista la sua voglia di orientare i riflettori prevalentemente sui tre personaggi prima citati riuscendo a convincere tutti; in ogni caso anche qui a Modena, l’artista ha mostrato di poter ricoprire ruoli anche più impegnativi per il suo timbro di voce. Negli altri ruoli Adriano Gramigni Jorg, Paolo Nevi Federico di Frengel, Carlotta Vichi Dorotea e Giacomo Decol Fritz: tutti hanno confermato la validità delle loro rispettive prove. Alla parte vocale si aggiunge anche il Coro del Teatro Municipale di Piacenza con la direzione di Corrado Casati che ha confermato quanto di buono avevamo già ascoltato.
A guidare l’Orchestra dell’Emilia-Romagna Arturo Toscanini c’era Leonardo Sini per una direzione del tutto in linea con i contenuti dello spettacolo.
Come detto la realizzazione scenica è stata uno dei punti di forza dello spettacolo per cui vogliamo citare tutti coloro cha hanno partecipato fornendo, ognuno, il contribuito necessario alla riuscita: Massimo Gasparon regista collaboratore e disegno luci, Serena Rocco assistente alle scene, Lorena Marin assistente ai costumi e Matteo Letizi per il montaggio video.

Stiffelio, quindi, è tornato a rivivere pienamente e ad occupare il giusto posto nell’ambito del repertorio verdiano come in quello dell’opera lirica di tutti tempi. Dopo ci fu la grande esperienza della Trilogia e nuove opere frutto del desiderio d’innovazione di Verdi che hanno arricchito il suo repertorio fino al gran trionfo del Falstaff. Un’opera possiamo dire pienamente riuscita come hanno dimostrato gli spettatori di Piacenza e Modena intervenendo alle recite e mostrando interesse ed entusiasmo per quanto visto ed ascoltato.
Per chi volesse approfondire quanto da noi riportato segnaliamo che sul portale di Opera Streaming organizzato dalla Regione Emilia Romagna e coordinato dalla Fondazione Teatro Comunale di Modena è disponibile il video di una recita al seguente link: https://operastreaming.com/spettacolo-stiffelio-piacenza-2025/
Claudio LISTANTI Roma 18 Gennaio 2026
