redazione
PRIMA MATERIA 0.2
31 gennaio 2026 – 18 aprile 2026
Palazzo Sforza Cesarini, Genzano di Roma
a cura di Andrea Di Nezio, Vanessa Mingozzi, Nilufar M. Reza

Promossa da Fondazione Terre Latine, in collaborazione con Comune di Genzano di Roma
giuria Chiara Capodici, Lucrezia Longobardi, Raffaella Lupi, Riccardo Venturi
Prima Materia è un festival delle arti, ideato e curato da Andrea Di Nezio e Vanessa Mingozzi, con la collaborazione di Nilufar M. Reza, con l’obiettivo di indagare il potenziale dell’arte di generare connessioni tra persone, luoghi e storie e di restituirci nuove interpretazioni della realtà .
Anche la seconda edizione dell’esposizione si apre con una chiamata rivolta a tutte le forme d’arte, finalizzata a raccogliere opere capaci di trasformare un tema comune – una prima materia – in esperienza percettiva.
Dopo il successo della prima edizione, tenutasi presso Palazzo Sforza Cesarini di Genzano di Roma dal 2 novembre 2024 al 16 febbraio 2025, il Festival crea una nuova occasione di fondere promozione artistica e valorizzazione del territorio rileggendone i miti e le radici culturali.
Prima Materia 02 – Il tema
La mostra che presentiamo nuovamente a Palazzo Sforza Cesarini di Genzano, parte dal mito del territorio, a testimonianza del legame dell’iniziativa con i luoghi che ne hanno ispirato la creazione fin dall’inizio.
La collettiva Prima Materia 0.1 aveva esplorato il fecondo immaginario figurativo della dea Diana, il fascino botanico del Ramo d’Oro e dei boschi che ancora popolano i paesaggi del lago, nonché la profondità di significato del cruento rito di successione del sacerdote della dea, il Rex Nemorensis.

Con Prima Materia 0.2 si dà campo al personaggio mitologico di Virbio/Ippolito, il primo dei Rex Nemorensis. Virbio è comunemente rappresentato come un’erma bifronte, ovvero dotato di due volti: quello di un giovane e quello di un vecchio, con gli sguardi rivolti in direzioni diametralmente opposte. Il riferimento originario di questa duplicità figurativa si ritrova in Giano, la divinità romana che presiede agli inizi, alle transizioni e ai passaggi. I due volti di Giano guardano al passato e al futuro, ma la sua essenza risiede nel punto in cui le due teste e le due dimensioni si incontrano: Giano è la soglia, il volto invisibile e inafferrabile del presente. Virbio/Ippolito e Giano rappresentano due sofisticate modalità di raffigurare il tempo: da un lato il ciclo di morte e rinascita, dall’altro la condizione del presente come punto di tensione tra memoria e attesa. Nell’epoca odierna, in cui il presente sembra essere la dimensione temporale in cui collassano vita e aspirazioni dell’uomo occidentale, questi due personaggi mitologici e l’idea di tempo che incarnano si rivelano una fonte di ispirazione preziosa, tanto a livello personale quanto collettivo.
La mostra
Rappresentare il tempo, interrogandosi sulla sua natura, sulla sua correlazione con lo spazio fisico e sugli effetti che la sua esperienza ha sulle vite degli esseri umani, è una sfida che qui diventa mostra, con 44 artisti selezionati tra i 386 partecipanti alla open call (aperta dal 15 luglio al 15 novembre 2025).

L’allestimento porta le opere, diverse per approccio tecnico e sensibilità artistica, nelle stanze del piano nobile di Palazzo Sforza Cesarini e nell’anticamera della Sala delle Armi, strutturando un percorso variegato che accompagna il visitatore attraverso le differenti sfumature di significato maturate nella riflessione sul tempo.
Artisti e opere in mostra
Livio Billo (La porta stretta), Mary Pappalardo (Big Round Ikigai), Silvia Lepore (Beyond),
Francesco Damiani (Taraxacum Δ Dario), Imbò (Espace TDSj02), Barbara Visciano (Frammenti di tempo), Stefano Zaratin (Coltura idroponica), Daniela Daz Moretti (Giano/Nido), Chiara Ricci (Ombre del tempo), Anna Costantino (Cimelio mio, dolce oro), Raffaella Menichetti (Esfoliazione), Maria Grazia Carriero (PROTECTION #03), Federica Nocita (Inizio plurale), Ilaria Franza (UN.limited), Silvia Paoletti (Nel tuo sguardo), Michela Tumiati (Struttura I), Chiara Bertin (Senti le rane cantare), Katerina Korshun (Ciò che resta), Silvia Pasi (Metamorfismo – Ricomposizione n.1), Francesca Semerano (104), Rosa Maria Villani (Segno libro – tracce del tempo), Alberto Emiliano Durante (AXIS), Giulia Manfredi (Dissolving self), Lanfranca Giacalone (Tracce di Tempo), Federica Bartoli (Habitat Z), Gianmarco Aquilani (Eterno decadere), Manifatture Sottosasso; Lorella Morgantini e Marco Malavolti (Tempo fossile), Deborah Sica (Residuo 01), Valeria Maggiolo (Riflesso Impermanente), Vaste Programme: Giulia Vigna e Leonardo Magrelli (Come si fa la marmellata), DEHORS/AUDELA: Salvatore Insana e Elisa Turco Liveri (Sogno piĂą non ricordo), Matteo Capone (SIN), Start-Associazione culturale: Gioia Marchegiani e Federica Iacobelli (Un posto obliquo), Violante Varriale (Tre linee tre linee tre linee, dialogo a 60 ampere), Dmitrii Khramov e Mariia Khramova (HOROS), Gabriele Maschio (senza titolo), Riccardo Masini (Hibiki éźż), Sara Santarpino e Giulio Messina (A nulla servono i fiori), Daniele Cornacchia (Sedimenti del tempo), Charlotte Landini (Success is the New Failure), Silvia Struglia (sic tibi felix), Maria Sky (Il dono), Daniele Di Nezio (Spot of Time), Nicolò Giovanni Tria (Errant woods & oscillators).
Roma 25 Gennaio 2026


