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“Fui jeri a Scacciadiavoli. Lettere da una cantina dell’Ottocento”
Presentato a Montefalco il volume di studi storici sull’Umbria dell’Ottocento, indagata attraverso la storia del più antico complesso vitivinicolo della regione.
La recente pubblicazione del volume “Fui jeri a Scacciadiavoli. Lettere da una cantina dell’Ottocento”, scritto da Monica La Torre ed uscito per i tipi di Etgraphiae nel febbraio 2026, costituisce un contributo di rilevante interesse per gli studi dedicati alla storia economica, agraria e sociale dell’Umbria contemporanea.
L’opera, presentata il 21 maggio presso il Museo di San Francesco di Montefalco, propone infatti una ricostruzione documentaria della genesi e dello sviluppo della cantina Scacciadiavoli – riconosciuta quale prima azienda vitivinicola moderna della regione – inquadrandone gli attori nel più ampio contesto agronomico, sociale, politico e culturale dell’Umbria di fine Ottocento.
Il volume è il risultato di una complessa attività di ricerca archivistica condotta dall’Autrice nell’arco di tre anni. Attraverso l’esame sistematico di oltre un migliaio di documenti conservati in archivi umbri e romani, oltreché i Vaticano, La Torre ha ricostruito il contesto economico, tecnico e culturale entro il quale maturò, nella seconda metà del XIX secolo, il processo di modernizzazione della vitivinicoltura umbra. Lettere private e commerciali, libri mastri, relazioni tecniche, mappe catastali e corrispondenze amministrative delineano un quadro di straordinario dinamismo, restituendo la complessità delle trasformazioni che interessarono la Valle Umbra a cavalo tr ai due secoli.
La presentazione del volume ha visto la partecipazione del professor Manuel Vaquero Pineiro -Università degli Studi di Perugia, del dottor Gianni Venditti-Archivio Apostolico Vaticano, del sindaco di Montefalco Alfredo Gentili e della proprietà dell’azienda rappresentata da Liù Pambuffetti.
Il coordinamento dell’incontro è stato affidato al vicesindaco ed assessore alla cultura Daniele Morici. In sala, studiosi e rappresentanti del mondo culturale umbro, tra i quali lo storico Fabio Bettoni, il prof. Fabio Fatichenti, il sociologo Roberto Segatori e il presidente della Corte d’Appello di Perugia Giorgio Barbuto.
Il prof. Bettoni, in particolare – già docente di Storia economica presso l’Università degli Studi di Perugia, ha curato la revisione critica del lavoro, garantendone il rigore metodologico e l’accuratezza storico-scientifica seguito il lavoro di ricerca garantendo al volume la revisione critica e l’accuratezza storica.
In sala era presente anche la prof.sa Rossella Belli, il cui contributo si è rivelato particolarmente prezioso ai fini della ricostruzione documentaria: la sua tesi dedicata al carteggio tra la famiglia Boncompagni Ludovisi e Michele Faloci Pulignani custodito presso l’Archivio manoscritti della Biblioteca Comunale di Foligno, ha infatti costituito uno strumento fondamentale per l’individuazione, la contestualizzazione e l’interpretazione delle fonti.
La Belli ha collaborato con Monica La Torre nelle operazioni di interpretazione paleografica, trascrizione e riordino delle missive, contribuendo alla definizione filologica del corpus documentario di oltre settecento elementi.
Particolarmente significativo è stato l’intervento di Gianni Venditti, che ha illustrato le attività di riordino del Fondo Boncompagni Ludovisi presso l’Archivio Apostolico Vaticano. Venditti ha evidenziato come il recupero e la sistematizzazione della documentazione abbiano consentito di ricostruire con maggiore precisione le dinamiche amministrative, patrimoniali e imprenditoriali della famiglia Boncompagni Ludovisi, con particolare riferimento agli investimenti realizzati in Umbria tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. Le corrispondenze intercorrenti tra Carlo Toni, agente umbro dei principi di Piombino, e il principe Rodolfo Boncompagni Ludovisi costituiscono, in questo senso, una fonte di primaria importanza per comprendere il rapporto tra aristocrazia fondiaria, innovazione agricola e sviluppo territoriale.
Il volume si inserisce all’interno del più ampio dibattito relativo ai processi di modernizzazione agraria nell’Italia postunitaria. Nel corso del XIX secolo, infatti, l’Umbria fu interessata da un significativo rinnovamento delle pratiche colturali e produttive, fortemente influenzato dai modelli vitivinicoli francesi e tedeschi. Accanto al ruolo esercitato dalla Facoltà di Agraria di San Pietro a Perugia, che rappresentò uno dei principali centri di elaborazione teorica dell’innovazione agronomica nazionale, si affermò l’azione di alcuni grandi proprietari intenzionati a introdurre criteri imprenditoriali moderni nella gestione agricola.
Tra questi assume particolare rilievo la figura di Ugo Boncompagni Ludovisi. A partire dal 1880 il principe avviò in località Scacciadiavoli Cavallara un articolato progetto di riorganizzazione produttiva volto alla creazione di una vitivinicoltura orientata ai mercati nazionali ed esteri. L’iniziativa si caratterizzò per l’introduzione di pratiche innovative allora del tutto inedite nel contesto umbro: l’adozione del sistema di allevamento Guyot, il ricorso a maestranze specializzate provenienti anche dall’estero, la razionalizzazione dei processi produttivi e la costruzione, completata nel 1893, di un complesso architettonico di ispirazione francese concepito secondo criteri industriali avanzati.
L’analisi documentaria restituisce inoltre un aspetto centrale della ricerca: la progressiva valorizzazione del vitigno sagrantino all’interno di una nuova concezione qualitativa della produzione vinicola. Attraverso l’utilizzo del sagrantino in assemblaggio con il sangiovese, Boncompagni Ludovisi elaborò un modello produttivo che può essere considerato antesignano dell’attuale Montefalco Rosso DOC. Successivamente, sotto la proprietà di Vittorio Rolandi Ricci, l’azienda sarà la prima a produrre, nelle annate 1921 e 1924, un sagrantino secco vinificato in purezza.
Il volume assume pertanto un valore che travalica la dimensione della storia aziendale. Attraverso l’analisi delle fonti archivistiche, contribuisce alla comprensione dei processi di trasformazione economica e sociale tra XIX e XX secolo, evidenziando il ruolo svolto dalla vitivinicoltura nella ridefinizione del paesaggio agrario, delle strutture produttive e delle relazioni sociali. La cantina Scacciadiavoli emerge non soltanto quale caso imprenditoriale d’eccellenza, ma anche quale testimonianza materiale della costruzione della modernità rurale italiana.
Roma 31 Maggio 2026


