di Marco FIORAMANTI
Roma, Galleria INTERZONE – Via Macerata, 46
Anna Arendt: VANISHING
Fino al 31 ottobre (Martedì-Venerdì, 15-20 – Sabato 11-13 & 16-20)

CUT-UP DELLA MEMORIA
EVANESCENZA è il titolo di questa splendida mostra, la prima in Italia, alla cui autrice – e lo dico senza alcun rischio di smentita – dovrebbe essere riservato un posto nell’Olimpo dei grandi. Ricordi, affetti e dolore vengono qui espressi e rappresentati (in scatti e fotoincisioni per lo più in bianco/nero) per essere salvati dall’oblìo. L’allestimento delle due ampie sale dello spazio espositivo, curato con estrema cura e organizzato per liberi percorsi narrativi, permette al fruitore di calarsi profondamente tra le pieghe della nostalgia che la Arendt riesce a trasmettere con intensa emozione.
Mi chiamo Anna Arendt. Ma non è questo il nome che mi hanno dato i miei genitori quando sono nata. Sono nata e ho trascorso la mia vita nella Repubblica Democratica Tedesca. Era una dittatura. Molti di noi vivevano nella paura. La Stasi era ovunque. Avevo 24 anni quando cadde il Muro. Mia figlia aveva 2 anni. La Stasi venne sciolta. Ma la paura rimase.

Evanescenza: tendenza a divenire indistinto, inafferrabile. È ciò che accade alla nostra memoria che “fluisce, tergiversa, inventa e confonde mentre la fissità dell’immagine fotografica cattura, attesta, conferma e dimentica” (Bernardo Pinto de Almeida).
«Entrambi i miei genitori sono nati in Germania nel 1940. Entrambi figli della guerra.
I miei nonni erano stati soldati. Entrambi erano stati in Polonia tra il 1940 e il 1941. Uno tornò due anni dopo la fine della guerra. L’altro non è mai tornato a casa. Ricordo i volti delle mie nonne, di mia madre, di mio padre quando facevo domande sulla guerra. Lo ricordo prima da bambina, poi da giovane, poi da madre e ora io stessa da nonna. Non ci sono state risposte. Solo silenzio e lacrime.»

Dal comunicato stampa leggiamo:
Con la mostra Vanishing ― diventato anche un libro fotografico per i tipi della Charcoal Book Club in Ohio ― Anna Arendt mette in mostra alla galleria Interzone il suo modo di interpretare ciò che la circonda, le evocazioni e i sentimenti, i blocchi di sensazione che trattengono lo sguardo dentro una tensione personale.
Creare immagini e collezionarle in serie è il mio modo per trovare un percorso su cui camminare. Questo percorso collega il mio passato, il momento in cui mi trovo e mi conduce nel futuro. Diventa il mio ricordo. Ma la mia memoria ha rotture, buchi, momenti di disorientamento. Cerco di riempire quegli spazi con la mia immaginazione.»
“Da bambina ho trovato il modo di aprire uno scaffale segreto che conteneva album fotografici della mia famiglia. Ho scoperto il potere di un’immagine. Una foto scattata nell’estate del 1940. Una giovane famiglia, mia nonna, il suo bambino e mio nonno in uniforme tedesca. Una fotografia piena di contraddizioni, che porta con sé sentimenti ambivalenti ancora oggi.”
Anna Arendt è sposata con il fotografo Adam Grossman Cohen e ci racconta:
«Il padre di mio marito era Sid Grossman [anche lui fotografo, N.d.R.]. La sua famiglia proveniva da una zona della Polonia che un tempo faceva parte dell’antico impero austro-ungarico. Era la stessa zona in cui furono mandati i miei nonni durante la guerra.»

Da qui l’urgenza di dare risposte alle sue domande interiori, all’ambivalenza, alle contraddizioni, ai vuoti enormi di memoria:
«Per più di 15 anni ho viaggiato in quei luoghi in cui erano state entrambe le nostre famiglie. Ho camminato attraverso città e villaggi, boschi e ciò che restava dei campi di concentramento. Lodz, Wrozlaw, Warsawa, le foreste intorno a Nowy Dwor, Białystok, Lublino, Cracovia, Oświęcim, Katowice, Bytom. Ho visto Treblinka, Sobibor, Majdanek e Auschwitz. Durante questo periodo ho fotografato sconosciuti, la mia famiglia e i miei amici a casa a Berlino.»
Il progetto editoriale ed espositivo di Vanishing prende corpo da fotografie scattate principalmente tra Germania e Polonia nell’arco di quei 15 anni.
In Vanishing il tempo si intreccia si avviluppa su stesso, nel suo tragitto lungo la storia si porta appresso contrasti e contraddizioni; trascina brandelli di non detto, di magia e mistero. Anna Arendt si domanda, e noi con lei: «per quanto tempo esiste la memoria?… Fare foto è il mio modo per andare avanti»

Marco FIORAMANTI Roma 26 Otobre 2025
INTERZONE GALLERIA è una galleria d’arte contemporanea con un’attenzione particolare per la fotografia di artisti internazionali e italiani. Ideata e fondata e diretta dal fotografo Michele Corleone, in collaborazione con la musicista e compositrice di elettronica Antonia Gozzi.
Nel 2013, la galleria ha aperto i suoi spazi nel distretto del Pigneto, nel cuore della Roma popolare legata a Pasolini. Nasce per promuovere e sviluppare la fotografia ― nelle sue più ampie declinazioni ― proponendo mostre fotografiche, di pittura e video installazioni, arti plastiche, workshop, presentazioni di progetti artistici, concerti, incontri e dibattiti.
INTERZONE GALLERIA è principalmente un’area di collaborazione tra professionisti di vari settori, provenienti dall’editoria fotografica, dall’esperienza in laboratorio di stampa ai sali d’argento, dal mondo della fotografia istantanea (Polaroid / FujiFilm) e fine art, dalla ripresa e dal montaggio e dalla post-produzione video, dalla musica. La Galleria ha una sua produzione di cataloghi fotografici e di POSTER D’AUTORE in limited edition per il collezionismo.

