di Claudia RENZI
LEONARDO, LA MADONNA CON BAMBINO E IL GATTO DELLA NATIVITà
Tra gli animali presenti la notte della Natività nella mangiatoia in cui nacque Gesù c’è, secondo una leggenda cristiana, anche un gatto: il felino risiedeva lì già da un po’ quando, quella sera, Maria e Giuseppe, che non avevano trovato posto in nessuna locanda di Betlemme, vi furono indirizzati.
Alla sua presenza lì si deve, secondo questa tradizione, la M visibile sulla fronte di tutti i felini (anche quelli neri, se osservati al sole): il gatto poté restare poiché la Vergine non volle fosse scacciato e, quando Gesù fu nato, si accoccolò vicino a Lui iniziando a fare le fusa, riscaldandolo, del tutto gratuitamente senza aspettarsi nulla in cambio, con la purezza propria degli animali. Maria, intenerita, fece una carezza sul capino del gatto e laddove erano passate le sue dita comparve la M del suo nome, sigillo di gratitudine a intendere come nessun gesto d’amore, neanche il più piccolo, sfugga allo sguardo divino. Questa caratteristica, che la genetica spiega in maniera molto meno suggestiva, salvò parecchie creature durante i secoli bui nei quali i gatti erano perseguitati perché ritenuti famigli delle streghe: dato che la M sulla fronte li qualificava come connessi a Maria, quelli che avevano questo segno ben visibile venivano risparmiati da roghi e torture [1].
Il gatto, interpretato in maniera ambivalente nel corso dei secoli a seconda di tempo e cultura, è presente in innumerevoli opere d’arte; più raramente si trova invece in compagnia della Madonna e Gesù Bambino.
Uno dei primi a pensare a una “Madonna del gatto” fu Leonardo da Vinci. Leonardo ha disegnato spesso e volentieri animali: attraverso il disegno ha studiato e indagato il movimento dei loro corpi, espressioni e sentimenti, e ha lasciato diversi disegni proprio per una mai dipinta Madonna del gatto, nei quali il piccolo felino è assurto a compagno di giochi di Gesù Bambino.
La cronologia di questi studi non è attestata unanimemente, ma la maggior parte di essi si colloca attorno al 1480-1482. Sono giunti fino a noi almeno sei fogli del maestro sul tema, ovvero: uno studio (New York, coll. privata – Fig. 1) in cui Gesù, in braccio alla Vergine, stringe affettuosamente a sé il piccolo felino; uno studio conservato presso il Musée Bonnat di Bayonne con tre schizzi insistenti in particolare sulla figura del Bambino e del gatto “in piedi” (Fig. 2);


uno studio insistito su entrambi i lati (Londra, British Museum, Inv. 1856-0621-1) con, inseriti in un arco, la Vergine seduta con il Bambino e il gatto in braccio a formare un insieme compatto (Figg. 3 e 4);
3 – Leonardo, Studio per la Madonna del gatto, Londra, British Museum (Inv. 1856-0621-1 recto); 4 – Leonardo, Studio per la Madonna del gatto, Londra, British Museum (Inv. 1856-0621-1 verso)
uno studio agli Uffizi (Firenze, Galleria degli Uffizi, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, Inv. 421 E) anch’esso disegnato su verso e recto in cui, al recto (Fig. 5),

si vedono la Vergine col Bambino in braccio e il gattino seduto al pari di Gesù su un cuscino rotondo, che volge il muso all’esterno mentre Madre e Figlio invece si guardano mentre sul verso (Fig. 6)

c’è soltanto la figura del Bambino che stavolta volge il profilo a guardare il gatto, quasi invisibile, mentre della Vergine si percepisce la mano a sostegno della caviglia dx del Figlio (nel foglio degli Uffizi Leonardo ha tracciato il Bambino ricalcando sull’altro lato del foglio, esponendolo controluce e quindi disegnando); uno studio conservato al British Museum (Londra, British Museum, Inv. 1857-1-10-1), pure disegnato sul recto e sul verso, dove il maestro si è concentrato sulla figura del solo Bambino con il gatto (Figg 7 e 8);


infine uno studio al British Museum (Londra, British Museum, Inv. 1860-6-16-98), con diverse pose soprattutto del Bambino col gatto il quale, nello schizzo sulla dx, pare avere un collare fatto di sonagli o campanellini (Fig. 9).


A questi studi, circa il solo gatto, possono aggiungersi due fogli più tardi: lo Studio di gatti e un drago (1513 ca., Windsor, Royal Library 12363r – Fig. 10) in cui il felino è studiato in moltissime pose e attitudini: probabilmente uno stesso gatto ha fornito, in momenti e giorni diversi, tutto il repertorio a Leonardo che, possiamo immaginare, si sarà intrattenuto molto volentieri a studiare la piccola tigre; e lo Studi sull’equivalenza di superfici e un gatto in cui al lato dx c’è un gatto visto di tergo che fa la toeletta (1513-7, Milano, Biblioteca Ambrosiana, Codice Atlantico, f. 268r – Fig. 11).

Anche circa gli studi per la Madonna del gatto, dato il dinamismo delle pose sia del Bambino che del felino, è probabile si tratti di studi dal vero e occorre dunque immaginarsi che Leonardo abbia schizzato, sul suo taccuino, un bambino che giocava con un gatto e pensato, in un secondo momento, di realizzarne un dipinto che purtroppo, come in molti altri casi, è quasi certamente rimasto soltanto a livello di idea.
È presumibile che Leonardo sia partito semplicemente da una scena domestica che ha visto coi suoi occhi per caso – un bambino in un cortile che spupazzava più o meno energicamente il gatto di casa –; sono infatti rare opere di fine Quattrocento in cui la Madonna e il Bambino compaiono assieme a un gatto (es. un affresco oggi in Santa Maria della Neve a Vigevano, in cui si vede il Bambino stringere tra le mani un agnello dalla coda insolitamente lunga che in origine, infatti, era un gatto poiché la chiesa da cui proviene, Santa Maria dei Pesci, distrutta nel 1607, era in prossimità di un mercato ittico: nulla di più facile dunque che la zona fosse pattugliata da gatti a tutte le ore, e che l’autore dell’affresco ne avesse contezza; oppure la Madonna col Bambino che gioca con un uccellino di Giovanni Martino Spanzotti, 1475 ca., Philadelphia Museum of Art[2], nella quale il gatto è raffigurato a fianco di Gesù e scruta interessato l’uccellino).
Non è accertabile, allo stato attuale delle conoscenze, se Leonardo conoscesse la leggenda del gatto della Natività (com’è noto, la maggior parte dei suoi taccuini, e quindi scritti e disegni, non è pervenuta) ma nell’incompiuta Adorazione dei Magi (1481-2, Firenze, Galleria degli Uffizi – Fig. 12), che è dello stesso periodo degli studi per la Madonna del gatto, la posa della Vergine e il Bambino ricorda vagamente quella degli schizzi oggi a Londra.

Nella tavola compaiono animali: sullo sfondo si notano cavalli con e senza cavaliere; almeno due cani che vorrebbero partecipare alla zuffa e, all’estrema destra, proprio sopra l’autoritratto di Leonardo, si leggono – da basso verso l’alto – tre musi equini, poi un altro equino di cui si intravede lo zoccolo dx che sembra chinare il capo e, appena più su, infine, un bue (inconfondibile per via delle corna). Dato che l’ultimo equino è vicino al bue, e ha le stesse proporzioni, se ne può dedurre che sia un asino (la gora appena sopra il capo non consente di apprezzare bene la lunghezza delle orecchie, per averne assoluta certezza) quindi si tratterebbe dell’asino e del bue ovvero degli animali che, secondo i vangeli apocrifi, erano presenti nella mangiatoia al momento della nascita di Gesù.
Non sembrano esserci gatti da nessuna parte, ma non va dimenticato che l’Adorazione dei Magi che oggi misura 246×243 in origine era più ampia: le misure odierne sono il risultato di una decurtazione nella parte inferiore del dipinto. La riduzione è indovinabile anche dal fatto che sui tre lati superstiti è visibile una sorta di fascia non dipinta (probabilmente il calcolo per la cornice). Dunque, non è dato sapere le esatte misure originarie, che forse componevano un quadrato perfetto (in tal caso, non è chiaro perché resecare una tavola di tali dimensioni per uno o due centimetri: possibile non ci si fosse premurati prima di misurare esattamente l’eventuale vano nel quale la tavola avrebbe dovuto collocarsi?); se invece ci fosse stato abbastanza spazio da avere una tavola rettangolare, è ipotizzabile il maestro vi avrebbe collocato, in primo piano, piante e/o anche piccoli animali tra i quali, magari, un gatto. Nel margine inferiore centrale, tra il Magio di sx e sotto il piede dx della Vergine, sembrano esserci infatti degli animaletti, forse pulcini o topolini mentre, osservando due disegni relativi alla tavola, si evince la presenza anche di altri animali: nello Studio per lo sfondo dell’Adorazione dei Magi (Firenze, Galleria degli Uffizi, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, Inv. 436 E) compare infatti un cammello mentre nello Studio per l’Adorazione dei Magi conservato al Louvre (Parigi, Cabinet des dessins, Inv. RF 1978r) si vedono bene, alle spalle della Vergine col Bambino, il bue e l’asino e, sullo sfondo, dei cavalli. In conclusione, se in origine la tavola dell’Adorazione dei Magi fosse stata rettangolare, vi avrebbe potuto essere abbastanza spazio per inserire, in primo piano in basso, piante e, perché no, un gatto.
Esistono invece versioni di altri maestri, posteriori agli studi di Leonardo, in cui un gatto compare con la Vergine e il Bambino, es. nella Madonna col Bambino e un gatto (1485-90 ca., Baltimora, The Walters Art Museum[3]) attribuita al Maestro della Pala Sforzesca o alla sua cerchia, si vede, su un piano ricoperto da un tappeto, Gesù Bambino seduto su un cuscino che rivolge lo sguardo a un gattino arlecchino “seduto” sulla sx, sotto lo sguardo vigile della Madonna che con la mano sx regge il Figlio e con la dx sembra carezzare il dorso del felino. Il manto arlecchino è riferibile sia a gatti maschi che femmine, dunque qui non è chiaro se il felino sia gatto o gatta: secondo una variante della leggenda, infatti, il gatto della Natività sarebbe una gatta, che partorì nella mangiatoia nello stesso momento in cui Maria diede alla luce Gesù – secondo la tradizione, Giuseppe non assistette al parto perché era andato a cercare una levatrice, e tornò con lei quando Gesù era già nato, dunque gli unici testimoni diretti della divina nascita sarebbero comunque soltanto gli animali: l’asino, il bue (la cui presenza è segnalata dai vangeli apocrifi)[4], ecc. – e, in effetti, in alcuni dipinti c’è una gatta a giocare con il Bambino; es. nella Madonna della gatta di Giulio Romano (1522-3, Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte – Fig. 13) il felino è inequivocabilmente femmina, per via del suo manto calicò,

mentre nella Visita di santa Elisabetta con san Giovanni Battista e san Zaccaria alla Sacra Famiglia detto anche Madonna della gatta di Federico Barocci (1598 ca., Firenze, Galleria Palatina di Palazzo Pitti Fig. 14)


è ancor più palese il genere della micia dato che, ricoverata su un lembo della veste della Vergine intenta a ninnare il Figlio addormentato nella vicina culla, sta allattando un gattino (Fig. 15).
Barocci aveva già dipinto una Madonna del gatto (1575, Londra, National Gallery) nella quale sono visibili, in braccio alla Vergine, Gesù e San Giovannino: quest’ultimo tiene in alto con la destra un cardellino (associato, com’è noto, alla Passione di Cristo) cui è rivolta tutta l’attenzione di un gatto in basso a sx; e aveva già inserito un micio, addormentato in una cesta, nell’Annunciazione (1582-4, Città del Vaticano, Pinacoteca) in basso a sx; il particolare è meglio apprezzabile, in questo caso, da diverse copie (es. quella gli Uffizi).
La presenza di un gatto o gatta nella iconografia relativa alla Vergine pare comunque essere frequente: sono innumerevoli le Annunciazioni nelle quali è presente un gatto [5] che poi ricompare nella mangiatoia a Betlemme o, come si è visto, resta in compagnia di Maria anche quando Gesù è un po’ più grande: secondo una leggenda ucraina, la gatta di Betlemme accompagnò la Vergine nella fuga in Egitto[6], ecc.
(Leonardo) per l’intelligenzia de l’arte cominciò molte cose e nessuna mai ne finì; parendoli che la mano aggiungere non potesse aggiungere alla perfezzione de l’arte ne le cose che egli si immaginava, con ciò sia che si formava nella idea alcune difficultà tanto maravigliose che con le mani, ancora che fussero eccellentissime, non si sarebbono espresse mai”[7]
e, forse anche per questo, non ha mai tradotto in pittura la sua Madonna del gatto, e dunque non è possibile sapere se avrebbe dipinto un gatto maschio o femmina, in altre parole se, come già scritto, conosceva la leggenda della gatta/o della Natività, tuttavia un suo seguace – non meglio identificato tra Fernando Yañez o Fernando Llanos – ha lasciato una Madonna con Bambino e agnellino (1502-5, Milano, Pinacoteca di Brera – Fig. 16) strettamente imparentata col disegno del maestro al British Museum al verso: è evidente, osservando la coda, che la creatura sulla dx era in origine un gatto, il cui musetto è poi stato coperto con quello di un agnello, come confermato anche dalle indagini diagnostiche[8].

Infine, Leonardo conosceva di certo quantomeno favole legate a un gatto specificamente femmina: nel Codice Atlantico riportò infatti una favola che parla di un topo e di una gatta[9].
Ad ogni modo, l’intima connessione tra l’uomo e i fratelli animali fa parte del prodigio del Natale, e ancor prima della Natura, e Leonardo, così attento al creato, semmai avesse dipinto la sua Madonna del gatto, ne avrebbe dato splendido conto.
©Claudia RENZI, Roma, 4 Gennaio 2026
NOTE
[1] Golowin Sergius, Gatto amico, mago, Milano, 1990, pp. 77-8.
[2] Fredericksen Barton B., Zeri Federico, Census of Pre-Nineteenth-Century Italian Paintings in North American Public Collections, 1972.
[3] Zeri Federico, Italian Paintings in the Walters Art Gallery, Baltimore, 1976, pp. 290-291 (Scheda n. 197).
[4] Si veda per questo Widmann Claudio, La simbologia del presepe, Roma, 2004. Secondo lo Pseudo Matteo, quando Gesù nacque, anche gli animali si misero in preghiera e, ancora, il leone e la pantera furono scorta e guida della Sacra Famiglia nella fuga in Egitto.
[5] Si ricorda qui per tutte l’Annunciazione di Lorenzo Lotto (1534, Recanati, Museo civico Villa Colloredo Mels).
[6] Golowin S., cit., p. 79.
[7] Vasari Giorgio, Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti, Roma, 1997, p. 559 (Vita di Leonardo da Vinci).
[8] Per questo si veda Marani Pietro C., La Madonna del gatto di Leonardo in un dipinto della Pinacoteca di Brera: nuove indagini e restauri, Milano, 1996.
[9] Codice Atlantico, 67v: “Stando il topo assediato in una sua piccola abitazione dalla donnola la quale con continua vigilanza attendea alla sua disfazione, e per un piccolo spiraculo ragguardava il suo gran periculo. Infrattanto venne la gatta e subito prese essa detta donnola e immediate l’ebbe divorata. Allora il ratto fatto sacrificio a Giove d’alquante sue nocciole ringraziò sommamente la sua deità e uscito fuori della sua busa a possedere la già persa libertà, della quale subito insieme colla vita fu dalle feroci unghia e denti della gatta privato”.
BIBLIOGRAFIA
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Fredericksen Burton B., Zeri Federico, Census of Pre-Nineteenth-Century Italian Paintings in North American Public Collections, 1972
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Golowin Sergius, Gatto amico, mago, Milano, 1990
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Il cosmo magico di Leonardo da Vinci: l’Adorazione dei Magi restaurata, catalogo della mostra, a cura di Schmidt Eike D., Ciatti Marco, Parenti Daniela, Firenze, 2017
-
Il restauro dell’Adorazione dei Magi di Leonardo. La riscoperta di un capolavoro, a cura di Ciatti Marco, Frosinini Cecilia, Firenze, 2017
-
Laurenza Domenico, Uomo del Rinascimento. Genio del futuro, Novara, 2002, 5 voll.
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Leonardo da Vinci 1452 – 1519. Il disegno del mondo, catalogo della mostra, a cura di Marani Pietro C., Fiorio Maria Teresa, Milano, 2015
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Leonardo Da Vinci: Master Draftsman, catalogo della mostra, a cura di Bambach Carmen C., New York, 2003
-
Marani Pietro C., La Madonna del gatto di Leonardo in un dipinto della Pinacoteca di Brera: nuove indagini e restauri, Milano, 1996
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Pasti Stefania, Giulio Romano e la Madonna della gatta: uno studio iconografico, “Storia dell’Arte”, 31, 2012, pp. 27-61
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Pedretti Carlo, Io & Leonardo, Milano, 2008
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Vasari Giorgio, Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti, Roma, 1997
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Widmann Claudio, La simbologia del presepe, Roma, 2004
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Zeri Federico, Italian Paintings in the Walters Art Gallery, Baltimore, 1976


