di Claudio LISTANTI
La Da Vinci Classics ha recentemente pubblicato un Cd interamente dedicato all’opera pianistica di Giovanni Sgambati affidato all’interpretazione di Michele Tozzetti.
Questa iniziativa editoriale è di grande spessore storico musicale perché volta a diffondere l’opera di uno dei compositori italiani alla sua epoca (1841-1914) più celebri grazie alla sua appartenenza alla scuola musicale italiana, rivolta soprattutto alla musica cameristica e sinfonica. Tale specializzazione, però, si scontra con la nostra cultura musicale che sottovaluta i musicisti che, soprattutto nell’800, sono appartenuti alla cameristica e alla sinfonica giudicando validi solamente quei compositori che si sono dedicati all’opera lirica, genere musicale che, più di ogni altro è considerato coerente al nostro mondo culturale e artistico.

Giovanni Sgambati, nato a Roma nel 1841 dove è vissuto fino al 1914, è senza dubbio un chiaro prodotto dell’ambiente musicale romano. Iniziò a formarsi giovanissimo, a soli 8 otto anni, nell’ambiente post unitario romano divenendo allievo pianista di Americo Barbieri strumentista legato a Muzio Clementi. L’ambiente aristocratico romano ha fatto da cornice alla sua giovinezza ed alle sue prime esibizioni. Ben presto attirò l’attenzione dell’Accademia di Santa Cecilia, che, giovanissimo, lo accolse come professore onorario di pianoforte.
Importante fu l’iniziativa intrapresa insieme al violinista e compositore Ettore Pinelli, con il quale fondò i corsi pubblici di strumento nella sede di Via di Ripetta che un Regio Decreto del 1870 li pose sotto l’egida dell’Accademia di Santa Cecilia. Queste furono le basi per la nascita, nel 1877, del Liceo musicale di Santa Cecilia nel quale, dallo stesso anno, gli fu assegnata la cattedra.

Nel 1874 con Pinelli e De Sanctis diede vita alla Società orchestrale romana impegnata nella diffusione della musica sinfonica. Nel 1893 fu nominaro direttore artistico della Società Filarmonica Romana. Solo da queste notizie si può capire quanto la figura di Giovanni Sgambati fu importante per la città di Roma alla quale rimase legato fino al giorno della sua scomparsa
Per la formazione del suo gusto musicale contribuirono diversi compositori di scuola mitteleuropea. Già nel 1861, quando Franz Liszt si stabilì a Roma, divenne suo allievo subendo chiaramente l’influenza della sua arte pianistica parallelamente a quella sinfonica.
Negli anni successivi Sgambati seguì Liszt in un viaggio in Germania dove, a Monaco, entrò in contatto con la musica di Wagner facendo anche la conoscenza personale del pianista e compositore russo Anton Rubistein.
Importante per la carriera di Giovanni Sgambati fu anche Richard Wagner che nel 1876 udì a Roma sue composizioni rimanendone affascinato al punto di segnalare il musicista romano alla Casa Editrice Schott, una delle più importanti d’Europa che pubblicò le sue opere ed operò una revisione del suo catalogo.

La sua particolare predisposizione per la musica sinfonica mitteleuropea lo portò a dirigere, nel 1866, la prima esecuzione italiana dell’Eroica ei Beethoven e della Dante-Symphonie di Liszt.
Tutto questo preambolo, oltre a dare notizie sulla vita e la formazione musicale di Sgambati, serve anche a capire come le grandi composizioni della scuola europea in generale, tedesca in particolare, abbiano influenzato il suo stile compositivo che si riverbera con una certa decisione nelle musiche scelte da Michele Tozzetti per questo CD.
Il catalogo di Giovanni Sgambati è piuttosto cospicuo quantitativamente. In esso compaiono composizioni per il suo strumento preferito, il pianoforte, sia utilizzato come strumento solista sia a quattro mani. Diverse sono anche le composizioni per organici cameristici, per orchestra, per coro, per voce e pianoforte e opere vocali con orchestra comprendenti anche diverse Messe
Tozzetti ha scelto brani pianistici molto significativi utili per comprendere la poetica ed il gusto cameristico del musicista. Si parte con le sei Pièces lyriques op. 23 il cui titolo in lingua francese ci comunica un senso di raffinatezza ed eleganza dei suoni. La cantabilità della ‘Romance’ d’apertura già chiarisce la cifra stilistica del brano. Meraviglioso è lo spunto melodico del seguente ‘À la Fontaine’ al quale fanno da contrasto le sonorità più gravi ed incisive di ‘Vox populi’. A conclusione due brani anch’essi antitetici, ‘Ländler’ dall’inconfondibile stile ‘tedesco’ seguito, quasi per una ideale conclusione, da un omaggio al mondo barocco del ‘700 con ‘Gigue’.
La tradizione ottocentesca della trascrizione senza dubbio era una pratica musicale molto frequentata all’epoca di Sgambati e la proposta di Mélodie de Gluck è senza dubbio emblematica per evocare le magie di quel mondo, dove trascrizioni, parafrasi e rielaborazioni per strumento solo erano all’ordine del giorno. Questa pagina si basa sulla Danza degli Spiriti beati dall’Orfeo ed Euridice, e può essere considerato un ulteriore omaggio al mondo musicale francese in quanto facente parte dell’edizione parigina del capolavoro gluckiano.

Segue un’opera pianistica molto interessante, i tre Nocturnes op. 20, un genere di chiara ispirazione chopiniana ma che qui assume caratteri più tardo ottocenteschi con una forte sintesi tra melodia e passionalità che si enunciano con questi tre significativi brani dai tempi Animato, Allegretto con moto e Andante espressivo. Per Sgambati il genere ‘notturno’ non è un riempitivo occasionale ma, al contrario, una vera e propria fonte di ispirazione fondamentale per la sua arte, dimostrata dal fatto che nel corso della sua vita ha percorso con una certa frequenza questa via.
A chiudere il CD un’altra composizione geniale, le Mélodies poétiques op. 36, strutturata in dodici brevi composizioni, veri e propri ‘frammenti’ che però, nell’insieme, non comunicano certo ‘frammentarietà’ ma sono una vera e propria sintesi della sua arte compositiva. Principia con un significativo ‘Praeludium’ per svilupparsi con altre pagine da considerarsi vere e proprie ‘miniature’ che arricchiscono un discorso inerente alla sua poetica con tappe fondamentali come la ‘Canzonetta d’aprile’ , ‘Preghiera turbata’, ‘Dolci confidenze’ ed il conclusivo ‘Cantico di Speranza’.
Nel Cd il pianista Michele Tozzetti si dimostra interprete ideale per un repertorio come questo. Con Sgambati ha in comune il rapporto con la città di Roma dove ha studiato presso il Conservatorio di Musica “Santa Cecilia” di Roma diplomandosi nel 2014 con il massimo dei voti e la lode. Questo comune denominatore può avere influito sulla sua formazione musicale ed avere una maggiora sensibilità verso questo tipo di repertorio. Ciò ci sembra dimostrato dalla sua esecuzione attenta all’espressività dei brani, curando gli aspetti più puramente melodici senza trascurare il linguaggio a volte serrato, a volte più riflessivo ed interiore, tutti elementi che rendono la sua interpretazione intensa, coinvolgente e, nel contempo affascinante.
Da Vinci Classics
Giovanni Sgambati: Piano Works
Pianista Michele Tozzetti
C01168
Claudio LISTANTI Roma 30 Agosto 2026
