di Chiara GRAZIANI
Il messaggio di papa Leone per la giornata mondiale della pace, anticipato ai giornalisti il 18 dicembre dal cardinale Michael Czerny, non è solo un richiamo fortissimo alla responsabilità di ognuno nei confronti del bene comune per eccellenza – un mondo in pace – ma è anche una dura e semplice analisi sull’insensatezza folle, e suicida, della presente corsa al riarmo.

Capovolgendo la narrazione che vuole l’operatore di pace come illuso, se non imbelle, in un mondo nel quale l’aggressività omicida sarebbe da considerare parte legittima della natura umana, il Papa rivendica la vera lotta, la sola lotta efficace: quella disarmata.
E’ stata la “lotta di Cristo”, scrive, entrato e calato nella storia in un preciso scenario politico, sociale, militare (non meno duro di quello attuale). E’ la sola lotta che ci salverĂ dalla follia che ha preteso quasi tremila miliardi di dollari in armamenti nel 2024 e che, con l’arma irrazionale della paura, di piĂą ancora ne reclamerĂ nel 2025 e nel 2026. Sono dieci anni, scrive Leone, che i centri di potere finanziari e tecnologici sono il vero dominus dietro le quinte, capaci di indirizzare gli stati e le loro politiche alla guerra che produce profitti e miserie, dividendi mostruosi e sterminii, inconcepibili arricchimenti personali e distruzione. La vera irrazionalitĂ Â – dunque – non è la cura della pace, ma la resa alla guerra, per di piĂą nel nome dell’interesse di pochissimi, sempre piĂą mostruosamente ricchi (e la condanna della concentrazione delle ricchezze è piĂą che frequente nei suoi discorsi).
La pace, per il Papa, è figlia della speranza. La guerra è figlia della paura che, dunque, rende colpevole chi la alimenta con un “riallineamento delle politiche educative” propagandistico e con messaggi veicolati nelle scuole, nelle università e sui media che ci insegnano a sentirci in pericolo. Diceva Goering, protagonista criminale della follia di due guerre mondiali, la prima da eroe della Nazione e la seconda da maresciallo del Reich: per andare alla guerra “basta spaventare il popolo, dirgli che sta per essere attaccato, e ti seguiranno dove vorrai”. Un grande inganno, vecchio come il mondo, più vecchio del mestiere più vecchio del mondo. Eppure sembra che torni a funzionare. Sul fuoco della paura si soffia, anzi tira proprio il vento.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, dichiara che il Fentanyl, oppiaceo artificiale che i medici Usa hanno largamente prescritto in passato su pressione delle case farmaceutiche statunitensi che lo producevano, è “un’arma di distruzione di massa”. E racconta al mondo la bugia che Il Fentanyl invada gli Usa dal Venezuela; Paese che intende destabilizzare, se non proprio conquistare a cannonate anche senza l’autorizzazione del Congresso al quale dovrebbe chiedere il permesso di muovere guerra. Sta dunque costruendo le basi giuridiche per attaccare un Paese ricchissimo di petrolio e lo fa seguendo lo schema di Bush Jr, per la seconda guerra del Golfo.
All’epoca gli Usa mentirono al mondo ed alle Nazioni Unite sulle inesistenti armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, con il generale Colin Powell che agitò una fialetta dal contenuto, a suo dire, letale davanti ai rappresentanti delle Nazioni. Gli credettero, o meglio gli vollero credere (quale generale sano di mente avrebbe esposto l’assemblea e se stesso al rischio della rottura della fiala?). Ed il mondo dell’informazione fece il resto.
Oggi Trump attacca ed affonda navi in acque internazionali, uccide a caso e secondo arbitrio, assedia di fatto il Venezuela, più o meno con lo stesso pretesto. Che, tra l’altro, gli verrebbe buono, un domani, anche contro la Cina dove si produce uno dei componenti base dell’oppiaceo sintetico che ha scatenato negli Usa un’epidemia autoindotta dalla cultura del consumo compulsivo di farmaci. Paura ed ancora paura. Un gruppo di rappresentanti del Congresso statunitense ha diffuso un video destinato ai militari, ricordando loro il dovere di disobbedire ad ordini illegali (che fa parte del diritto dal processo di Norimberga contro i gerarchi nazisti che, per obbedienza, avevano sterminato gli ebrei). Trump ha risposto chiedendo per loro, sui social, la pena di morte per tradimento.
 Non arriverà a fare impiccare dei parlamentari. Ma chi, portando una divisa, fosse tentato dal dovere di disobbedire è avvisato. Paura, ancora paura.
Ed è in questa parola “disobbedire” che c’è il gancio che può collegare il discorso di Leone alla narrativa di Trump, uno statunitense per la speranza, l’altro per la paura. Uno con Cristo che lotta senza armi (questo Papa mite ama il concetto di lotta, declinata anche come impegno personale), l’altro che detta legge con l’esercito più letale del mondo e con la più forte economia del pianeta. Un singolare braccio di ferro fra due figli degli States, tutti e due profondamente statunitensi, che non potrebbero, però, essere più diversi.
La narrazione attuale suggerisce che il Papa è il capo degli illusi – generosi o imbelli fate voi – e che l’aggressivitĂ umana, la lust of dominance, esisterĂ sempre e, soprattutto, è legittima. Quindi la lotta disarmata “per la pace”, semplicemente non avrebbe strumenti, tranne che l’appello alla parte migliore dell’uomo (che potrebbe non esistere neppure).
Al contrario, gli strumenti esistono. A cominciare dalla pietra angolare degli strumenti di pace: la parola “no”. E non suona come un caso che sia proprio Pietro a dire nei Vangeli :
“Etiam si omnes ego non”. (Anche se tutti, io no).Â
Disobbedire, non conformarsi, non adeguarsi. Non richiede armi ma coscienza ed assunzione di responsabilità ; responsabilità collettiva ed individuale che è stata continuamente richiamata nella conferenza stampa del 18. La parola “no”, nel suo senso resistenziale, fa parte del magistero della Chiesa fin da Pietro.
Papa Prevost ricorda poi l’insegnamento del Concilio Vaticano II a proposito dell’evoluzione nei secoli delle macchina della guerra che, grazie ad armi sempre più tecnologicamente evolute , scrivevano i padri conciliari
“offre quasi l’occasione di compiere delitti sospingendo la volontà degli uomini alle più atroci decisioni” .
Questo portava a livelli di responsabilità , individuale e collettiva, “enormi”. E lo sono ancora di più oggi, sessant’anni dopo il Concilio, quando, scrive Leone:
“Constatiamo come l’ulteriore avanzamento tecnologico e l’applicazione in ambito militare delle intelligenze artificiali abbiano radicalizzato la tragicità dei conflitti armati. Si va perfino delineando un processo di deresponsabilizzazione dei leader politici e militari” che delegano alle macchine la decisione su chi debba vivere o morire. “Una spirale distruttiva senza precedenti dell’umanesimo giuridico e filosofico su cui poggia ed è custodita qualunque civiltà ”.
Una spirale distruttiva storicamente inedita che ha dei centri e degli ispiratori. Non è un tragico ineluttabile destino dettato dall’aggressività umana.
“Occorre denunciare –insiste il Papa – le enormi concentrazioni di interessi economici e finanziari che vanno sospingendo gli Stati in questa direzione”.
Ma la denuncia non basta. Contemporaneamente occorre “favorire il risveglio delle coscienze ed il pensiero critico” o anche la denuncia sarà vana. E’ dalla coscienza e dal pensiero critico, coltivato e non soffocato dalla propaganda, che poi si può passare per arrivare al dialogo, alla umanizzazione del “nemico”, alla via maestra della diplomazia ed all’edificio comune delle regole del diritto internazionale da proteggere da qualunque delegittimazione. Non solo. Altri mattoni potrebbero, dovrebbero aggiungersi.
La Chiesa, ormai riconosciuta grazie al pontificato di Francesco come legittima interlocutrice di religioni e culture differenti, con Leone mette sempre al centro del tavolo la necessitĂ di rendere forte il diritto.

Il mai sbocciato concetto di “crimine contro la pace”, quello che già consentirebbe di sanzionare non solo chi conduce un conflitto in maniera scellerata ma anche chi non lo previene o chi complotta per scatenarlo, richiede una messa a punto per imporsi, come non riuscì a fare neppure nel già citato processo di Norimberga contro i criminali nazisti. Fra le cose nuovissime che Leone affronterà probabilmente con lo strumento massimo di magistero, un’enciclica, c’è non tanto il mercato mondiale delle armi (più vecchio del più vecchio mestiere del mondo) quanto il suo sorgere inarrestabile e non contrastato come attore occulto delle politiche internazionali di guerra.
Nel messaggio per la giornata mondiale della Pace il Papa avverte chiaramente che la mostruosa concentrazione di interessi, accelerata dal sorgere di tecnologie “intelligenti” al servizio della produzione di armamenti, non consentità altra via che la progressiva distruzione sistematica di comunità e territori. E tanto più renderà sterminare e radere al suolo, tanto più l’industria bellica produrrà . E reclamerà acquirenti.

Un po’ come accade con la guerra nel cuore dell’Europa alla quale ci si chiede di partecipare come finanziatori dell’industria Usa ma non da mediatori.
Abbiamo chiesto, alla luce di questo, al cardinal Czerny se possa essere qualificato “crimine contro la pace” anche la sottomissione o peggio l’appoggio allo strapotere finanziario del mercato delle armi che, parola di Leone, “vanno sospingendo gli Stati” verso una “spirale distruttiva” esiziale per l’umanità intera.
“Non sono un giurista – ha risposto con l’abituale prudenza – ma si tratta di un’espressione retorica forte ed importante ed umanamente mi sentirei di rispondere sì. Ma non sono un giurista, ripeto”.Â
Ritiene allora, abbiamo chiesto, che il punto possa essere sottoposto in ogni caso alla comunità internazionale come strumento per frenare “la spirale distruttiva”?
“Sì – è stata la risposta – dobbiamo tentare di tutto. E questo può essere un modo di farlo”.

Complottare contro la pace, a scopo di profitto e dominio. Papa Francesco, prendendosi dell’illuso da noti commentatori italiani, parlava della necessità di espellere la guerra dalla storia prima che sia lei ad espellere noi. Leone pare determinato, con chiarezza unica nel panorama dei capi di Stato, a denunciare il cuore del problema (le “enormi concentrazioni private” di profitti e potere). Ma anche all’alleanza con chi ci sta, credente o no, per rafforzare il diritto e disarmare i cuori.
Chiara GRAZIANI Roma 21 Dicembre 2025
