Opere di pittura e scultura di grande livello ancora poco note nella chiesa di San Tommaso Becket a Padova

di Francesco CARACCIOLO

La chiesa di San Tommaso Becket a Padova e la sua ricchezza artistica

Non esiste allo stato attuale un catalogo aggiornato che illustri in modo esaustivo quanto di straordinario è conservato all’interno della chiesa di San Tommaso Backet, ubicata nel centro storico di Padova, vicinissima all’area dove sorgeva l’antico Castello dei Carraresi, conosciuto anche come Castello di Ezzelino o Castelvecchio, di cui sopravvivono alcune persistenze, tra cui la Torlonga.

La chiesa è intitolata a San Tomaso Becket, arcivescovo di Canterbury e fa parte di un grande complesso che fu retto dai sacerdoti secolari di San Filippo Neri fino al 1890, comprendente, oltre alla suddetta chiesa, anche la casa e l’oratorio. Impossibile in questa sede elencare tutte le opere presenti in codesta chiesa oratoriana ma mi piace ricordare che siffatto luogo è famoso per le sue oltre mille reliquie e soprattutto per conservare il busto dipinto di San Filippo Neri, risalente al XVII sec., il quale miracolosamente sudò 27 volte (fig. 1).

1. Immagine miracolosa di San Filippo Neri, Sec. XVII, Padova, San T. Becket; (foto F. Caracciolo)

L’esterno dell’edificio, che si affaccia sulla stretta Via San Tommaso, si presenta completamente disadorno, contrassegnato solamente da una facciata in mattoni animata da quattro paraste di ordine gigante e da due finestre termali in cima: il portale centrale è di forme semplici con la chiave di arco in pietra di forma trapezoidale (fig. 2).

2. Facciata della chiesa di San Tommaso Becket a Padova, sec. XVII

L’assoluta povertà del rivestimento esterno riflette l’agognato ritorno alla Chiesa delle origini e alla corrente di pensiero che predicava la sobrietà e la povertà in contrasto con lo sfarzo rinascimentale (M. Calvesi).

Più ricco e animato appare invece l’interno della chiesa oratoriana – ricostruita nel corso del XVII secolo su costruzioni precedenti – il cui spazio interno è occupato da un’ampia aula rettangolare conclusa dal presbiterio quadrato e absidato, coperto da cupola sorretta da alto tamburo (fig.3).

3. Interno della chiesa di S. Tommaso Becket, Padova, XVII sec. (foto F. Caracciolo)

In particolare, il soffitto piano dell’edificio è decorato da quindici dipinti, eseguiti dai grandi maestri veneti ed emiliani del ‘600, che illustrano i Misteri del Rosario. Vi hanno lavorato artisti quali il Maffei e Luca da Reggio. A proposito di quest’ultimo pittore emiliano, è riferibile a lui stesso anche la grandiosa pala d’altare conservata all’interno della seconda cappella a destra, dedicata a San Giuseppe (fig.4).

4. Luca Da Reggio, pala di S. Giuseppe, 1642, Padova, San T. Becket; (foto F. Caracciolo)

Tale opera di straordinario pregio raffigura la Madonna col Bambino e i SS. Giovannino, Giuseppe e Antonio da Padova e propone tonalità chiare e trasparenti, care al ductus pittorico degli emiliani di cui Luca Ferrari, noto come Luca da Reggio (Reggio Emilia, 1605 – Padova, 1654) è il più valido erede. Le figure, immerse in un’atmosfera vaporosa, dialogano con gesti e sguardi: solamente Sant’Antonio ne resta escluso, rivolgendo il suo sguardo molto penetrante allo spettatore.

Nella prima cappella a destra invece campeggia un’altra grandiosa ancona dipinta (fig. 5), entro un ricchissimo apparato marmoreo di straordinaria magnificenza classica, a firma di Ermanno Stroiffi (Padova, 1616 – Venezia, 1693) pittore padovano dell’ordine degli oratoriani di San Filippo Neri. La Deposizione di Stroiffi è di grande impatto emotivo suscitato dal corpo nudo di Cristo spinto in primo piano, spettacolo barocco della morte. Il pittore oratoriano, allievo del grande Bernardo Strozzi genovese (1581-1644), mostra una formazione eclettica ed aggiornata sulle novità della pittura fiamminga (Rubens) e del naturalismo caravaggesco.

5. Ermanno Stroiffi, Deposizione, XVII sec. Padova, San T. Becket; (foto F. Caracciolo)

Infine, il complesso di San Tommaso a Padova si fregia di possedere opere di finissima scultura, tra cui gli angeli del Bonazza (fig. 6) e una ricca pinacoteca, contenuta nella sagrestia in cui è conservata finanche una rara tavola di Antonio Vivarini (sec. XV), la cui storia si lega a quella dei collezionisti che hanno provocato in passato lo smembramento del trittico originario, le cui ante laterali sono finite a Londra.

6. G. Bonazza, Angelo, scultura, prima metà del ‘700, Padova, San T. Becket;,(foto F. Caracciolo)

Francesco CARACCIOLO  Roma 29 Marzo 2026

Fonti: S. Tomaso Martire, itinerari guidati nell’architettura sacra, Comune di Padova