Oltre il “Ritratto di Maffeo Barberini”: un valore aggiunto e una iconografia da indagare.

di Antonello DI PINTO

A mio parere l’acquisto, da parte dello Stato italiano, del Ritratto di Maffeo Barberini, è stato un ottimo affare e spiego perchè.

Caravaggio, Ritratto di Maffeo Barberini, già Collezione privata, Firenze

In genere il prezzo delle cose, degli oggetti, di un viaggio, di una prestazione e persino del cartellino di un calciatore, viene stabilito dal mercato, ossia da quel sottile equilibrio che vige tra la domanda e l’offerta. A tal proposito faccio due esempi:

-Se un giorno ci fermassimo in un Autogrill per ordinare un caffè, e quando siamo alla cassa, dopo una fila estenuante, la barista, tutta scocciata, mentre scrolla Instagram, ci dicesse: 3 euro, grazie ! Di sicuro rumineremmo qualche pesante impropero al suo indirizzo: mai si era visto che un maledetto caffè, in Autogrill, costasse questa fortuna! (3 euro costituiscono una fortuna!). Oltretutto è risaputo che in Autogrill il caffè spesso lascia molto a desiderare! Ma anche se fosse stato il caffè più gustoso del mondo, 3 euro sono comunque una somma ingente per una stramaledetta tazzina di caffè!

Altro esempio:

Immaginiamo di dover fare un regalo importante alla nostra amata; dopo aver racimolato qualche centinaio di euro nei vari salvadanai, decidiamo di recarci in una nota gioielleria del centro di Roma per acquistare finalmente ciò che avevamo puntato da mesi: un portachiavi firmato, con una patacca dorata a forma di firma in bella vista!

Salve, vorrei quel portachiavi che ho visto in vetrina!- avremmo proferito con una punta di orgoglio all’indirizzo della commessa algida. Tuttavia, lei, la commessa algida, tutta agghindata come un manichino, sembra non ascoltare tale richiesta, e invece dell’anelato portachiavi ci propone un magnifico Rolex, tutto d’oro massiccio, tempestato di diamanti che solo a vederlo farebbe venire la tremarella. Signore – dice la commessa algida – stia tranquillo!  – E chissemove!– Avrebbe risposto un noto giornalista romano – e la commessa di rimando: il prezzo che le proponiamo per questo straordinario orologio è davvero conveniente! Si vabbè, in che senso? A quel punto la commessa, sfoderando un inaspettato sorriso complice, risponde: costa solo 3000 euro!

Accipicchia!! Sono sicuro che la maggior parte di noi avrebbe fatto un salto fin sotto il lampadario, immaginando il figurone nel momento solenne dello spacchettamento durante la cena a lume di candela!

Certamente lo compro! È quello che avremmo risposto, a costo di rinunciare a mille e cinquecento tazze di pessimo caffè!!

In conclusione, possiamo affermare che, sebbene tremila euro siano una somma esosa, acquistare quel tipo di orologio a quel prezzo sarebbe per chiunque un ottimo un affare!

Ed è esattamente questo il ragionamento che ha fatto Lo Stato italiano con il Ritratto di Maffeo Barberini: gli esperti di mercato del Ministero della Cultura hanno stabilito che la cifra di 30 milioni di euro era esigua e ragionevole. Quisquilie, per un’opera accertata del grande Caravaggio.

Caravaggio, Ecce Homo, Madrid, coll. privata

Magari avesse fatto lo stesso lo Stato spagnolo per l’Ecce Homo di Madrid, un capolavoro inedito svenduto – a quanto si sa- ad un cittadino britannico per poco più di 30 modesti milioncini! Una miseria!!!!! A proposito – che resti tra noi – sono convinto che il nostro iconico Ministro (Hipster) Alessandro Giuli, zitto zitto, quatto quatto, non se lo sarebbe fatto scappare. Le sue intuizioni recenti lo dimostrano, vedi l’Ecce Homo ‘portatile’ di Antonello da Messina, dal sottoscritto già trattato in un recente articolo su About Art (Cfr.https://www.aboutartonline.com/antonello-da-messina-un-dipinto-acquisito-un-valore-perenne-e-qualche-nota-sullecce-homo/  ).

Per quel che sappiamo, di sicuro il Ritratto di Maffeo Barberini non sarà un capolavoro come l’Ecce Homo di Madrid, ma c’è qualcosa di misterioso in quel ritratto che a mio parere resta ancora da svelare.

Caravaggio in effetti, nel dipingere quel ritratto, più che fuori sembra che al nostro Maffeo lo abbia guardato dentro, abbia scrutato nelle sue profondità più remote, negli anfratti inesplorati della sua personalità, conosciuta come cinica e ambiziosa.

Caravaggio, Ritratto di Maffeo Barberini (partic. occhi)

Lo sguardo. Gli occhi di Maffeo sono asimmetrici, velati da una profonda malinconia, rassegnati al proprio destino. Sono occhi che sembrano guardare oltre le grandi vetrate dello studio di Palazzo Madama, oltre la vita che scorre là fuori, oltre il ciarlare delle meretrici e il tanfo di cotenna che esalano i muri della Locanda della Lupa. Quegli occhi sbilenchi se ne fregano di tutti, consapevoli di una carriera ancora agli albori, ma con un epilogo certo: sarò Papa! Se non fossi convinto che quegli occhi li avesse dipinti Caravaggio in persona, da studioso di pittura quale ritengo di essere, li avrei considerati deboli, imprecisi, incerti, non di mano maestra, ma di umile allievo!!!

Caravaggio-Ritratto-di-Maffeo-Barberini-partic.-volto

Una secchezza esecutiva che ho riscontrato anche nelle fattezze del volto, nelle mani, nell’orecchio in ombra, (l’abito non l’ho considerato visto che è stato ridipinto quasi per intero). Il collarino bianco mi pare un obbrobrio!(ma davvero Caravaggio ha dipinto in quel modo un collarino?).

Dettagli che ho avuto modo di approfondire dal vero, nella grande mostra su Caravaggio a Palazzo Barberini. Ho notato che ogni cosa era ridotta al minimo, la pittura era stringata, anche le luci erano tenebrose (possibile? ma se è datato 1598? Ma se quell’anno ha dipinto il Bacco degli Uffizi che è tutto un altro mondo!!!! Màh!). In più ho constatato che la sottoveste bianca (la Soprana) che esce sotto l’abito talare, sembra che sia stata dipinta con la stessa fretta con cui ha dipinto la camicia del David con la Testa di Golia della Galleria Borghese.

Ma che c’entra? tuonerebbero gli storici! Niente, riflettevo ad alta voce!! Insomma, più osservavo il ritratto più avevo la sensazione che Caravaggio l’avesse dipinto controvoglia. In buona sostanza, grandi potenzialità ma ancora inespresse! Era come una Ferrari parcheggiata col cambio in folle, sentivo il rombo del suo motore, percepivo la sua potenza, pur osservandola immobile! Capii che c’era dell’altro che dovevo scoprire. E fu così, che mentre tutti sostavano davanti all’Ecce Homo, siamo rimasti soli io e lui: Maffeo…

Di fronte a me, non c’era la pittura che ritraeva un giovane prelato, c’era la sua personalità, la vita di un uomo dall’aspetto mite ma dalle spiccate ambizioni. Man mano che mi isolavo dal resto, riuscii a percepire persino l’odore di legno vetusto che esalava l’ambiente in cui egli era seduto, sentii la gentilezza del suo fiato, l’alternarsi del suo respiro profondo, il battito cupo del suo cuore. E in quella dimensione ho colto le sue afflizioni, le sue fragilità, sin anche i suoi perduti amori. Sì, perché Maffeo ha amato, e pure tanto!! Sono rimasto di fronte a lui per chissà quanto tempo, poi ci siamo salutati, da vecchi amici; lui mi ha indicato la via d’uscita con la sua mano destra, movendo appena le sue labbra carnose, quasi come se volesse dirmi: grazie per aver parlato con me. Grazie per avermi fatto compagnia, grazie per avermi fatto sentire ancora vivo, grazie per avermi grattato di dosso tutti questi restauri inopportuni, grazie per avermi fatto capire la grandezza del ritratto che mi ha fatto quel brontolone di Michele, cosa che non avevo capito quattrocentoventotto anni fa. Per questo chiedo scusa a lui e al suo amico fidato Onorio Longhi, che lo accompagnava il giorno in cui egli mi mostrò il ritratto. Soprattutto quando sbottai dicendo: Michele, che hai fatto? non mi somiglia per niente! Se lo avessi immaginato, avrei scelto Orazio Gentileschi, quello sì che è un gran pittore

Gertrude Stein davanti al suo ritratto dipinto da Pablo Picasso nel 1906. Fotografia di Man Ray, 1922 © Centre Pompidou, MNAM-CCI, Dist. RMN-Grand Palais / immagine Centre Pompidou, MNAM-CCI © Man Ray2015 Trust / ADAGP, Parigi 2023 © Succession Picasso 2023/jcrtra/l114nas2_vol4/MAN_RAY/AO_CNAC_GP_MANRAY_LOT2/LOT2_4_PV_01/IFIN_CONSERVATION_LIVRABLE/BS_4G00701.TIF

Mentre me ne andavo, sulle scale di Palazzo Barberini mi venne in mente il ritratto di Picasso a Gertrude Stein (1874 – 1946), nota drammaturga e collezionista americana. Dopo novanta pose massacranti, Picasso finalmente le mostrò il ritratto, lei delusa disse: Maestro, sbaglio o forse non mi somiglia abbastanza? Sul volto di Pablo si palesò un ghigno di commiserazione, probabilmente pensò: sorella cara, con la faccia che ti ritrovi meglio di così non avrei potuto farti! (da lì -azzarderei- nacque il Cubismo!!)

Anche la critica del tempo rimarcò il fatto che la ricca scrittrice non somigliasse al suo ritratto.

E fu a quel punto che la più intelligente Gertrude Stein, in una storica conferenza stampa, pronunciò la famosa frase:

sì e vero, non le somiglio, ma sono convinta che col tempo le somiglierò!

Questo sta a significare che Pablo Picasso, dopo aver cancellato mille volte quel ritratto, durante quelle novanta pose estenuanti, aveva cominciato a scrutarla dentro, e fu lì che la trovò….

Antonello DI PINTO  Roma, 29 Marzo 2026