“Non avevo idea che fosse rimasto qualcosa di tanto perfetto”. “Ercolano. L’arte di vivere”. La mostra a Castel Sant’Angelo sulla vita quotidiana a Ercolano (fino al 18 Ottobre).

di Nica FIORI

O qual rara ventura de’ nostri giorni è mai, che si discopra non uno ed altro antico monumento, ma una città! Quanto non ci sentiamo rapire, quando udiamo, che si rinvengono ad ora ad ora colonne rare, bassi rilievi, pitture eccellenti, mosaici insigni, statue in copia grandi e piccole, di marmo, e di metallo…”

Con queste parole dello storico e antiquario veronese Scipione Maffei (Seconda lettera sopra le nuove scoperte d’Ercolano, 1748) vengono accolti i visitatori della mostra “Ercolano. L’arte di vivere”, ospitata a Roma, a Castel Sant’Angelo, dal 22 luglio al 18 ottobre 2026.

“Ercolano. L’arte di vivere”. La mostra a Castel Sant’Angelo sulla vita quotidiana a Ercolano

L’esposizione conduce il visitatore alla scoperta della vita quotidiana nella splendida città vesuviana, considerata la “sorella minore di Pompei”, ma secondo molti ancora più affascinante; la curatela è di Massimo Osanna, Capo Dipartimento Attività Culturali del Ministero della Cultura, Federica Colaiacomo, Direttrice del Parco Archeologico di Ercolano, Luca Mercuri, Direttore dell’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo, e Francesco Sirano, Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Il progetto espositivo trae spunto dalla mostra “Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola nell’antichità”, da poco conclusasi a Ercolano nella Villa Campolieto, ma è stato completamente ripensato per le sale cinquecentesche del castello romano, alle quali si accede dal Cortile dell’Angelo.

Il percorso, articolato in sette sezioni, amplia significativamente il racconto, estendendolo dall’alimentazione alla vita quotidiana dell’antica Ercolano, attraverso una selezione di oltre 70 reperti, molti dei quali finora custoditi nei depositi del Parco archeologico e presentati eccezionalmente al pubblico in occasione di questa mostra, che è la prima dedicata a questa città al di fuori della Campania.

La scelta di Castel Sant’Angelo come sede espositiva riveste per i curatori un significato particolare. Il monumento, emblema della stratificazione storica di Roma – da mausoleo di Adriano a fortezza, da residenza papale a museo – offre l’occasione per un dialogo tra due luoghi profondamente diversi ma accomunati dalla capacità di conservare, ciascuno secondo la propria storia, straordinarie testimonianze del passato.

2 Mostra Ercolano. L’arte di Vivere.

L’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., che secondo Plinio il Giovane sarebbe avvenuta “nove giorni prima delle Calende di settembre” (data che corrisponde al 24 agosto), è il principale evento eruttivo del Vesuvio in epoca storica. Essa mutò profondamente la morfologia del vulcano e provocò la distruzione di Ercolano, Pompei, Stabia e Oplontis, le cui rovine, rimaste sepolte sotto strati di materiali piroclastici, sono state riportate alla luce a partire dal XVIII secolo.

Per quanto riguarda Ercolano, in particolare, la situazione fu aggravata da una pioggia torrenziale che impastandosi con i materiali espulsi e con i crolli della parete vulcanica formò una colata di fango bollente che investì in pieno l’abitato e che, alla fine della sua disastrosa avanzata, solidificò in una massa compatta di roccia, alta mediamente 12-15 metri. Pochi giorni dopo la catastrofe, era rimasto soltanto un uniforme banco tufaceo che fece perdere per secoli il ricordo della città.

Soltanto intorno al 1710 alcuni ritrovamenti fortuiti durante lo scavo di un pozzo fecero intuire quanto era celato in profondità e nel 1738 il re Carlo III di Borbone diede l’avvio alle indagini archeologiche (dieci anni prima della scoperta di Pompei, che risale al 1748), con scavi per cunicoli e l’asportazione frettolosa di tutto ciò che si poteva, compresi gli affreschi che vennero staccati e trasformati in quadri. Gli scavi si protrassero fino al 1780, ripresero in più tempi nel secolo seguente, finché ebbero un indirizzo sistematico a partire dal 1927 sotto la direzione di Amedeo Maiuri.

Attualmente l’area dissepolta, all’incirca la metà dell’antica città, si stende ai piedi della moderna Ercolano. Osservandola dall’alto, come è possibile dal ponte che introduce agli scavi, si nota l’impianto urbanistico ortogonale con il decumano massimo più largo rispetto alle altre vie. Nonostante fosse meno importante di Pompei, Ercolano era in realtà ai suoi tempi un centro residenziale raffinato che comprendeva anche quelle ville marittime che i Romani prediligevano, tradizione che proprio a partire dalla scoperta di Ercolano sarà ripresa dal patriziato napoletano nelle celebri “Ville Vesuviane” del cosiddetto Miglio d’Oro.

La casa media, in genere, è più piccola di quella pompeiana, ma spesso decorata in modo anche più sfarzoso, con sculture in marmo e in bronzo, rivestimenti marmorei nei pavimenti e affreschi di notevole finezza alle pareti.

3 Capitello di lesena, Parco archeologico di Ercolano
4 Elementi di arredo a forma di maschere teatrali
5 Frammenti di affrescon con centauro marino

Entrare in una casa di Ercolano significa assaporare l’atmosfera di una abitazione di 2000 anni fa. Il blocco improvviso della vita ha consentito di fermare l’attimo dell’esistenza quotidiana e la morsa eruttiva ha permesso la conservazione di arredi e suppellettili che altrimenti sarebbero andati dispersi. Seppure carbonizzato, in ambiente povero di ossigeno si è mantenuto perfino il legno dei soffitti e dei tramezzi divisori, caratteristici della Casa a Graticcio, come pure alcuni mobili, dei letti, una cassaforte, un graziosissimo larario.

Tutti questi arredi, proprio perché legati alla vita quotidiana, segnarono all’epoca del loro ritrovamento il gusto e la cultura europea ed imposero la moda dell’antiquariato.

La prima parte della mostra romana è concepita come una Wunderkammer (la “camera delle meraviglie” che ha preceduto la moderna concezione di museo), il cui intento è non tanto quello di esporre, quanto di suscitare stupore nel visitatore. Non c’è un filo conduttore unico, ma un insieme di oggetti disparati, alcuni dei quali presentati per la prima volta al pubblico, come quelli relativi agli scavi recentissimi a Villa Sora (Torre del Greco). In questa sala sono riuniti 42 reperti di eccezionale valore provenienti dai depositi del Parco archeologico di Ercolano: statue, busti, elementi architettonici, resti di affreschi dai colori perfettamente conservati, che raccontano il livello artistico e culturale e la qualità della vita nell’antica città alla vigilia della catastrofe.

6 Mostra Ercolano . L’arte di vivere. Wunderkammer
7 Ercolano. L’arte di vivere. Wunderkammer 2

Ci incantiamo, in particolare, davanti alla raffinatezza di alcuni pezzi scultorei, tra cui la statuina di una figura femminile che allatta un pargolo, un sostegno da tavolo raffigurante il dio Attis, i rilievi con Nettuno e Mercurio e un oscillum (elemento sospeso oscillante da giardino) con una figura di baccante nell’estasi della danza.

8 Statuina di donna che allatta
9 Oscillum con baccante

La sezione seguente consiste in un’emozionante sala immersiva dedicata all’eruzione del Vesuvio, tra contenuti audiovisivi, dipinti, stampe e porcellane che documentano la costruzione dell’immaginario del vulcano nell’Europa del Grand Tour, soprattutto in occasione di alcune eruzioni settecentesche (1767, 1779, 1794), descritte dal famoso diplomatico britannico Sir William Hamilton, che era anche archeologo, antiquario e vulcanologo. Lo spettacolo della forza terribile della natura ha qualcosa di “sublime”, che si trasforma in bellezza nelle opere esposte, tra cui Veduta dell’eruzione del Vesuvio dal ponte della Maddalena di Pierre-Jacques Volaire (olio su tela, 1781-83, Napoli, Museo di Capodimonte) e la Burrasca al chiaro di luna nel Golfo di Napoli (olio su tela,1822, Parma, Complesso della Pilotta) di Joseph Rebell.

10 Pierre-Jacques Volaire, Veduta dell’Eruzione del Vesuvio dal ponte della Maddalena
11 Joseph Rebell, Burrasca al chiaro di luna nel Golfo di Napoli

L’iter espositivo prosegue con “Dal mito alla strada”, che ricostruisce con installazioni audiovisive e reperti archeologici la vita quotidiana, come nel caso della vendita di cibi e di bevande per il consumo quotidiano nei thermopolia (taverne dai caratteristici banconi con incavi per ospitare i contenitori del cibo o bevande calde a base di vino) o anche nei panifici. I cibi si sono conservati perché, diversamente da Pompei, che è stata sepolta da una coltre di ceneri e lapilli, il fango consolidatosi in roccia a Ercolano ha permesso la conservazione dei materiali organici.

Tra i reperti più sorprendenti sono le pagnotte, carbonizzate dall’altissima temperatura dell’evento eruttivo, ma conservate intatte, con la loro forma simile a quelle raffigurate nel celebre affresco pompeiano della distribuzione del pane, qui esposto in riproduzione: sono accostate ad alcune teglie circolari del forno di Sextus Patulcius Felix, che fanno parte di una serie di 25 stampi rinvenuti a Ercolano.

12 Pagnotte di Ercolano

Ma cosa c’era nella dispensa di un ercolanese? Il percorso entra nell’intimità della domus, tra cucina e dispensa, mostrando mortai, pentole, casseruole e preziosi reperti organici (cereali, legumi, fichi, pesche, cipolle, olive), che documentano con rara precisione la dieta quotidiana degli antichi abitanti. Gli stessi cibi si ritrovano raffigurati negli affreschi che rappresentano immagini della dispensa.

13 Focus dedicato ai cibi degli Ercolanesi
14 Quadretto con frutta, da Ercolano, MAN Napoli
15 Ercole ebbro, marmo, Parco archeologico di Ercolano

Il racconto prosegue con il vino, la cui produzione era una delle attività economiche più redditizie della Campania antica, in particolare il Falernum, ricordato da Plinio il Vecchio come uno dei vini più rinomati del suo tempo.

Il vino non poteva mancare nell’alimentazione dell’epoca, in quanto bevanda assolutamente potabile (diversamente dall’acqua, che non sempre era sicura) e al tempo stesso era legato al culto misterico di Bacco, dio della vite, della fertilità e dell’ebbrezza rituale.

Una scultura in marmo, proveniente dall’importante Casa dei Cervi, raffigura Ercole ebbro, ma anche altri pregevoli oggetti ricordano la religione bacchica, come una gamba di tavolino decorata con la figura di un satiro, Bacco bambino e il dio Priapo.

16 Decorazione di gamba di tavolino con satiro e altre figure

L’ultimo ambiente espositivo richiama la sala dei banchetti, con una sorta di tavola imbandita, dove troviamo anche delle uova, il cui fragile guscio si è conservato nella sua caratteristica forma. Tra tintinnabula (campanelli in bronzo), vasellame in vetro, bronzo e argento, candelabri e lucerne, è esposta anche una meridiana in marmo che scandisce simbolicamente i tre momenti dell’alimentazione antica: ientaculum, prandium e cena.

17 Focus dedicato al banchetto
18 Meridiana in marmo, Parco archeologico di Ercolano

L’oggetto forse più peculiare della mostra è una larva convivialis, ovvero una piccola figurina scheletrica che, posata sulla tavola, ricordava ai commensali la brevità della vita e li invitava, su ispirazione della filosofia di Epicuro, a godere dei piaceri del convivio. In questo caso l’oggetto è d’argento ed è posato, insieme a un bicchiere di vetro e ad altre suppellettili, su un tavolino rotondo a tre piedi, che somiglia a quello raffigurato in un quadretto con una scena di banchetto (affresco, MAN di Napoli).

19 Tavolino con larva convivialis e altri oggetti da banchetto
20 Quadretto con scena conviviale, da Ercolano, MAN Napoli

Alla fine del percorso la frase di Percy Bysshe Shelley, “Non avevo idea che fosse rimasto qualcosa di tanto perfetto” (1819), sembra la giusta conclusione per descrivere la sorprendente bellezza dei reperti esposti.

Nica FIORI  Roma 26 Luglio 2026

“Ercolano. L’arte di vivere”

Dal 22 Luglio 2026 al 18 Ottobre 2026

Castel Sant’Angelo, Lungotevere Castello 50 – Roma,

Orario: dal martedì alla domenica dalle 9.00 alle 19.30 (ultimo ingresso ore 18.30). Chiuso il lunedì

Info: tel. +39 06 39967100

info@coopculture.it

Sito ufficiale: http://direzionemuseiroma.cultura.gov.it