Nella «casa magica» di Tullia Matania. Il ricordo corale dell’artista napoletana da poco scomparsa

di Giulio de MARTINO

All’«Istituto Italiano per gli Studi Filosofici» di Napoli, sabato 15 novembre 2025, in due saloni gremiti di amici e di allievi, si è ricordata la vita e rievocata la personalità umana e artistica di Tullia Matania (Napoli, 19 agosto 1925 – 2 settembre 2025). Ci sono stati brevi e commossi interventi, intervallati da brani di Mozart e Ravel eseguiti al pianoforte.

Una vita, quella di Tullia Matania, lunga: vissuta tutta con l’immersione nel «continuum» degli affetti, delle passioni e delle arti. Una vita che ha attraversato le idee e i mutamenti del «secolo breve» e ne ha assimilato – trasfigurandoli creativamente – le delusioni e i sommovimenti.

Fig. 1 Tullia Matania, Martire del 1799, opera donata dall’artista nel 1999 all’Istituto Italiano degli Studi Filosofici per il bicentenario della “Proclamazione della Repubblica napoletana”.

La casa della pittrice Tullia Matania, in via Aniello Falcone, è stata – per la Napoli del secondo ‘900 – un luogo magico: sempre aperta agli artisti, agli amici e a iniziative culturali come: mostre, concerti, dibattiti. È stata una «casa d’artista» con dentro l’artista ancora viva e propositiva, una «casa archivio» e una «casa museo» in cui i ricercatori e i visitatori diventavano subito attori e protagonisti.

Fig. 2 Tullia Matania nei primi anni ‘50 mentre disegna a “Villa Paradiso” ai Camaldoli. Fig. 2 bis Tullia Matania nel suo studio alla fine degli anni ’60; ©Associazione Ugo Matania

Del doppio ruolo di Tullia Matania: maestra e artista, testimone e geniale protagonista, ci dice il racconto della sua vita. Era nata nel 1925 a Villa Lucia, edificio neoclassico in stile pompeiano, situato a mezza costa sulla collina del Vomero, accanto al parco della villa Floridiana. Era cresciuta nell’alveo di una famiglia in cui le arti e la cultura erano protagoniste: figlia di Ugo Matania (Napoli, 1888 – 1979) pittore e celebre disegnatore del supplemento domenicale Il Mattino illustrato.

Ugo Matania, per parte sua, era il nipote di Edoardo Matania (Napoli, 1847 – 1927) e il cugino di Fortunino Matania (Napoli, 1881 – Londra, 1963). Erano stati entrambi celebri disegnatori e illustratori tra i due secoli. Edoardo fu disegnatore di copertine per l’editore Bideri e collaborò con L’illustrazione italiana. Per l’editore Treves, illustrò l’opera “Garibaldi e i suoi tempi” di Jessie White Mario (1884) e la “Storia del Risorgimento Italiano” di Francesco Bertolini (1889). Fortunino Matania, con il padre Edoardo, illustrò “La vita e il regno di Vittorio Emanuele II di Savoia primo re d’Italia” di Giuseppe Massari (1901) e lavorò a lungo a Londra.

Tullia era cugina di Clelia Matania (Londra, 18 settembre 1918 – Roma, 13 ottobre 1981), figlia di Fortunino, attrice di teatro e di cinema. Tra le relazioni familiari aurorali di Tullia, ricordiamo anche quella con Alberto Della Valle (Napoli, 3 aprile 1851 – 24 dicembre 1928) disegnatore e fotografo noto per essere stato uno dei principali illustratori dei romanzi di Emilio Salgari, la cui sorella Clelia Della Valle (n. 1853) aveva sposato Edoardo Matania.

Fig. 3 Tullia Matania. Brochure della mostra alla Galleria d’Arte Cairola,
Milano, 13-24 febbraio 1960, testo di Domenico Rea. ©Associazione Ugo Matania

La sua attività artistica iniziò come ballerina e come musicista, ma presto si appassionò al disegno e alla pittura. Iniziò nei primi anni ’40, ritraendo e familiari e gli amici e poi i soldati inglesi e americani di stanza a Napoli. Nel 1948 realizzò la scultura in bronzo “Il Fauno”. Seguirono alcune mostre a Milano, dove frequentò l’ambiente artistico della Galleria Jamaica. Strinse così amicizia con artisti come Gianni Dova e Roberto Crippa.

Negli anni ’50 partecipò alla VII Quadriennale Nazionale d’Arte al “Palazzo delle Esposizioni” di Roma (22 novembre 1955 – 30 aprile 1956). In quel periodo – nell’ambito dei lavori di risanamento del Rione Carità, devastato dai bombardamenti, eseguì alcuni pannelli monumentali sul fronte di un edificio sul tema del lavoro. Era pittura monumentale e figurativa che ritraeva ragazzi di Napoli, madri, operai.

Fig. 4 Tullia Matania. “Sedici pannelli monumentali”. Rione Carità. Napoli. Progetto dell’architetto Raffaello Salvatori.

Negli anni ’70 – fedele alla sua personalità di artista geniale e fantasiosa, ma sempre disponibile e affettuosa – Tullia Matania si immerse nel flusso della neo-avanguardia e diede forma al ciclo delle «Foglie» con inchiostri su tela. Elaborò anche la prima serie dei «Marmi» che fu esposta alla Galleria San Vidal di Venezia, al Sagittario di Milano e a Napoli, alla Galleria l’Incontro, utilizzando frammenti di lastre di marmo e scarti di cantiere recuperati.

Nel 1979, unendo i mestieri dell’arte con la missione dell’insegnamento delle arti, fondò l’«Associazione Ugo Matania. Libero Centro per le Arti Visive», con la quale organizzò mostre, premi, laboratori e corsi di disegno, pittura e scultura che si svolgevano nella sua casa-studio di Villa Belvedere.

Fig. 5 La scuola di disegno e pittura di Tullia Matania. ©Associazione Ugo Matania

Mai statica e sempre sensibile alle sfide del lavoro artistico, negli anni ’90 diede principio ad una nuova fase di ricerca in cui la manualità creativa intrecciava: disegno, pittura, collage, scultura, cucito in filo di rame e materiali semanticamente sempre nuovi. Creò alcune «Viae Crucis», due delle quali sono nella Casa dei Padri Gesuiti a Cappella Cangiani in Napoli.

Nel 1991 elaborò le installazioni multimediali di «Terra Arsa» collocate nella Sala Carlo V del “Maschio Angioino” di Napoli con testi recitati e pannelli figurativi di grandi dimensioni.

Fig. 6 Napoli. Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, “Salutiamo Tullia insieme” (15/11/2025)

Una mostra di sculture intitolata «Victimae Mundi» fu allestita da Tullia a Napoli nella Chiesa di San Francesco delle Monache nel luglio 1994, in collaborazione con il Comune di Napoli, Italia Nostra e l’«Associazione Ugo Matania».

Nel dicembre 2002, Tullia Matania realizzò la scultura monumentale in ferro e filo di rame: “Kabul – reti d’ombra”, in esposizione presso la Biblioteca Nazionale di Napoli. Era l’espressione di quel linguaggio artistico spiritualmente elevato e polimaterico a cui si sarebbe dedicata negli anni successivi, ispirandosi alle tragedie belliche del Novecento.

Fig. 7 Tullia Matania. “Kabul – reti d’ombra”. © Biblioteca Nazionale di Napoli “Vittorio Emanuele III”.

Con un «Ordine del giorno», il Consiglio Comunale di Napoli si è impegnato a proseguire nell’opera «di ricordo e di valorizzazione» del lavoro artistico e della figura di Tullia Matania, intitolandole un luogo pubblico.

Fig. 8 Napoli. Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, “Salutiamo Tullia insieme” (15/11/2025)

Una eguale attenzione andrebbe prestata alla casa in cui visse e lavorò: agli archivi e al museo che racchiude. Lì sono custoditi momenti importanti della vita di Napoli tra l’800 e la prima metà del ‘900, quando svolse un ruolo di primo piano nella trasformazione culturale e artistica italiana, nel passaggio dall’incisione alla fotografia, dall’illustrazione disegnata all‘immagine mass-mediale.

Giulio di MARTINO  Napoli, 16 Novembre 2025

Riferimenti

https://www.matania.it/archivio-matania/

https://www.facebook.com/profile/100064877439420/search/?q=kabul

https://www.beniculturali.inaf.it/opac/musei/opere-d-arte/soccorso