Nei Colori di Burano. Riccardo Roiter Rigoni omaggia Gerhard Richter nella tavolozza viva della laguna

di Debora GUSSON

Al Lido di Venezia, negli spazi dell’Ausonia Hungaria-Five-Star Luxury Hotel, è stata inaugurataNei Colori di Burano”, la mostra fotografica di Riccardo Roiter Rigoni promossa dall’Associazione Culturale MostraLido. L’esposizione, a ingresso libero, resta visitabile fino al 25 agosto 2026 (orario 15:00–19:00).

A corredo di ogni opera esposta, i visitatori troveranno un apposito QR code tramite il quale consultare la scheda informativa corrispondente e poter scaricare il catalogo dell’esposizione.

Il progetto nasce da un’intuizione tanto semplice quanto radicale: guardare Burano non come cartolina lagunare, ma come un immenso campionario cromatico da studiare con rigore quasi scientifico. Roiter elimina dall’inquadratura sfondi, architetture e riferimenti figurativi, isolando la sola superficie colorata delle facciate fino a farne un’unità percettiva autonoma. Il risultato è un censimento visivo mai tentato prima: centinaia di fotogrammi raccolti in molti dei sopralluoghi tra calli e fondamenta, con una reflex quasi equipaggiata con un 50 mm, senza alcuna correzione digitale di contrasto o saturazione.

1. Omaggio a “192 Farben” Riccardo Roiter Rigoni, 2026 — Composizione fotografica, 192 fotogrammi

Il riferimento dichiarato è alle Colour Charts di Gerhard Richter, presentate nel 1966 e riprese dall’artista tedesco più volte nel decennio successivo: griglie di rettangoli monocromatici che riducevano il colore a puro sistema combinatorio. Roiter Rigoni ne raccoglie l’eredità concettuale, ma la rovescia: se Richter costruiva una tavolozza artificiale con vernici industriali, qui la matrice è reale, viva, sedimentata nella storia delle famiglie buranelle. E proprio nel confronto con Richter emerge il dato più significativo del progetto: a Burano manca il nero, un’assenza che si fa presenza tangibile.

2. Omaggio a “Fünfzehn Farben” Riccardo Roiter Rigoni, 2026 — Composizione fotografica, 15 fotogrammi
3. Omaggio a “Farbtafel”139-7 Riccardo Roiter Rigoni, 2026 — Composizione fotografica, 8 fotogrammi

Il gesto di Riccardo Roiter si inserisce, pur con un mezzo del tutto diverso, in una genealogia lunghissima. Venezia è da secoli laboratorio privilegiato per chi studia il rapporto tra colore e luce: già nel Cinquecento la scuola lagunare di Giorgione, Tiziano, Tintoretto e Veronese aveva affermato il primato del colore sul disegno, costruendo la forma non con la linea ma con campiture tonali che vibrano sotto la luce mutevole della laguna; la stessa distanza che Vasari, fiorentino, non mancò di rimarcare rispetto alla tradizione toscana del disegno.

4. Cento storie di famiglia, studio sul rapporto tra colori e legami famigliari. Riccardo Roiter Rigoni, 2026- composizione fotografica, 100 fotogrammi
5. Mai Paura, riflessione sulla cromofobia della società contemporanea. Riccardo Roiter Rigoni, 2026 – Composizione fotografica, 124 fotogrammi

Nei secoli successivi la città ha continuato ad attrarre chi cercava di catturare quella luce instabile e riflessa: dal vedutismo di Canaletto e Francesco Guardi, capaci di restituire l’atmosfera cangiante di cielo e acqua, fino a William Turner, che a Venezia trovò il soggetto ideale per dissolvere la forma in colore puro, e a Claude Monet, che nel 1908 vi dipinse una delle sue ultime grandi serie sulla luce. È in questo solco che si colloca anche il legame storico di Gerhard Richter con la città, con otto partecipazioni alla Biennale, il Leone d’oro nel 1997 e, non ultime, le vedute fotografiche scattate lungo Riva Corito negli anni Ottanta, poi trasformate in pittura.

La mostra raccoglie questa eredità e la traduce nel linguaggio fotografico contemporaneo: Roiter non dipinge la luce lagunare, la fotografa nel momento esatto in cui si deposita sull’intonaco delle case di Burano, proseguendo per altra via la stessa domanda che da sempre anima la ricerca cromatica veneziana: cosa succede al colore quando è la luce dell’acqua a definirlo?

6. Disconnessioni, indagine sulle relazioni umane nell’era iper-connessa. Riccardo Roiter Rigoni, 2026 – Composizione fotografica, 80 fotogrammi
7. Colori e Regate, omaggio al territorio e alla tradizione della voga in Laguna. Riccardo Roiter Rigoni, 2026 – collage fotografico, 9 fotogrammi

Il percorso si apre con tre omaggi diretti ad altrettante Colour Charts (192 Farben, Fünfzehn Farben, Farbtafel 139-7), veri e propri “tintometri” fotografici dell’isola. Si prosegue con l’inedito “Cento Storie di Famiglia”, cento rettangoli che raccontano il legame tra colore e appartenenza familiare, con le sue curiose facciate bicolore, testimonianza di passaggi generazionali tra nuclei diversi.

“Mai Paura” interroga invece la cromofobia della società contemporanea, mettendo a confronto la vivacità delle facciate con il progressivo “ingrigimento” di automobili, oggetti e moda degli ultimi decenni. Ancora più inquieta è “Disconnessioni”, ottanta fotogrammi quasi interamente grigi in cui solo dieci colori isolati sembrano cercarsi senza mai incontrarsi, metafora della solitudine nell’epoca iperconnessa, temperata da un ultimo rettangolo rosa che lascia spazio alla speranza.

Chiude il percorso “Colori e Regate”, omaggio alla tradizione remiera lagunare e alla memoria di Sergio “Ciaci” Tagliapietra, dove l’assegnazione per sorteggio dei colori ai gondolini richiama la stessa logica antigerarchica delle campiture di Richter.

All’apertura ha partecipato una folta rappresentanza istituzionale, tra cui esponenti della Giunta comunale e della Municipalità di Lido e Pellestrina, nonché molti artisti noti nel panorama lagunare. Nei testi che accompagnano il catalogo, la mostra viene letta come rappresentazione di un modo tutto veneziano di guardare il mondo, capace di tenere insieme libertà e regole, creatività e memoria, identità individuale e dimensione collettiva.

9. Alcuni momenti della presentazione

Sul piano più teorico, il presidente dell’Accademia di Belle Arti di Venezia sottolinea come l’operazione di Roiter Rigoni onori “la migliore tradizione dell’astrazione e della sottrazione visiva”, mentre l’architetto Federico Zubiolo ricorda come tradizione vuole che le tinte delle case nascessero in origine da un’esigenza pratica dei pescatori, per poi trasformarsi in identità collettiva. Anche l’artista Luigi Ballarin e il giornalista Lorenzo Mayer insistono sulla stessa idea di fondo: la ricchezza di Burano non sta nel singolo colore, ma nell’armonia che nasce dal loro dialogo, proprio come, sottolinea il presidente di MostraLido Luca Pradel, il lavoro di Roiter Rigoni prosegue idealmente la tradizione dei vedutisti che hanno consegnato Venezia alla storia.

L’aspetto più originale della ricerca resta però visivo prima ancora che concettuale: alcuni fotogrammi non restituiscono soltanto la tinta, ma la materia stessa dell’intonaco, con le sue rugosità e le vibrazioni prodotte dalla luce lagunare. Il colore smette così di essere pura percezione ottica e diventa memoria tattile, quasi un’estensione fisica dell’identità di chi abita quelle case. È qui che il dialogo con Richter trova il suo esito più personale: dove le Colour Charts tendevano a un sistema impersonale, nell’obiettivo di Roiter Rigoni il colore torna a raccontare un luogo preciso, le sue famiglie, la sua storia.

Una mostra essenziale e rigorosa, che vale la visita non solo per chi ama la fotografia, ma per chiunque voglia vedere Burano, e forse anche il proprio sguardo sul colore, con occhi diversi.

Debora GUSSON  Venezia, 9 Agosto 2026