di Claudio LISTANTI
È partita lo scorso 8 agosto la 79^ Edizione della Stagione Lirica Sperimentale di Spoleto con la rappresentazione, presso il Teatro Caio Melisso di una nuova opera di Antonio Agostini, Nanof, l’Altro per l’occasione eseguita in prima esecuzione assoluta.

L’opera prende spunto da uno degli argomenti più dibattuti della nostra epoca, quello della crudeltà e dell’inutilità dei manicomi che furono aboliti nel 1978 grazie all’opera del veneziano Franco Basaglia, neurologo e psichiatra italiano, vero e proprio innovatore per il trattamento delle malattie mentali.

Lo scienziato fu il maggiore protagonista della preparazione e dei contenuti della Legge 180/1978, a tutti meglio nota come Legge Basaglia, con la quale in Italia si è operata una revisione degli ospedali psichiatrici soprattutto tramite un cambiamento delle terapie per i pazienti con problemi psichiatrici.
Quella dei manicomi fu una delle tematiche sociali fondamentali per il rinnovo del nostro paese; ad essa si abbinarono anche le questioni relative al divorzio e all’aborto con dibattiti e discussioni che si svilupparono trasversalmente all’interno della nostra socialità, discussioni che continuano anche adesso dopo quasi mezzo secolo. L’introduzione di queste riforme, però, contribuì alla modernizzazione della nostra cultura ed all’avanzamento della nostra nazione e della nostra società.
Nanof, L’Altro si basa su una storia della seconda metà del secolo scorso, i cui contorni e sviluppi calzano alla perfezione con quanto Basaglia sosteneva riguardo al trattamento dei malati di mente e sulla necessaria soluzione per il problema. Nell’opera è rappresentata la storia di Oreste Fernando Nannetti un operaio romano sofferente di problemi esistenziali che negli ultimi anni 40, dopo una manifestazione operaia, fu accusato di resistenza e offesa a pubblico ufficiale. Come si usava allora, soprattutto per coloro che non avevano adeguati rapporti con altre persone, fu istradato in manicomio perché considerato schizofrenico. Con il manicomio, solitamente, iniziava un percorso terapeutico terrificante che se non portava direttamente alla morte, riusciva a distruggere la personalità del malato fino a renderlo disadattato ed impossibilitato ad ogni tipo di rapporto e contatto sociale.

Nannetti fu prima ospitato presso il Santa Maria della Pietà di Roma per essere trasferito poi al Manicomio di Volterra da dove uscì con l’introduzione della Legge Basaglia ma completamente incapace di interloquire con gli altri, rifiutando la piena libertà, per cercare riparo in una altra struttura psichiatrica presso la quale visse fino alla morte.
Nel Manicomio di Volterra però avvenne una cosa fondamentale. Ebbe a disposizione uno dei muri perimetrali dell’ospedale per scrivere, tramite una fibbia del pigiama, tutto quanto voleva. Il muro, che misurava linearmente più di 100 metri divenne così una sorta pagina aperta scritta in una lingua sconosciuta, a prima vista come dei geroglifici, che però erano lo specchio della sua personalità e del suo pensiero. Grazie ad un infermiere, Aldo Trafeli, che interloquì spesso con il malato, si è riusciti a decriptare quelle scritte apparentemente incomprensibili e consentire una lettura abbastanza circostanziata dei suoi pensieri e del suo modo di pensare. Traspaiono così racconti di viaggio interspaziali, tra la Terra la Luna e gli altri Pianeti, disegni di elicotteri, antenne radiofoniche e televisive, navicelle spaziali accanto (e questo è l’elemento più toccante) a parenti per descrivere di una famiglia mai esistita. Citava le figure della madre, della moglie, financo di una ‘impossibile’ figlia. Tutto ciò spiega come una mente, dai più considerata malata, fosse, invece, in fondo lucida.
Questa triste storia ha colpito la sensibilità del compositore viareggino Antonio Agostini, che ha ne ha utilizzato i contorni per la sua prima esperienza nel campo del teatro per musica. Per l’occasione ha collaborato anche alla stesura del libretto, redatto insieme alla letterata e poetessa Chiara Serani con il contributo del critico musicale Davide Toschi. Ne è scaturita un’opera che riesce ad abbinare sintesi ed approfondimento proponendo un dialogo scarno quanto efficace costruito sulla decriptazione dei graffiti di Nannetti alternati a testi concepiti per l’occasione. Il titolo Nanof, L’Altro non è altro che la sigla del protagonista NAN (Nannetti) O (Oreste) F (Fernando), mentre il termine Altro è ispirato al mondo che lo stesso Nannetti vuole rappresentare con i suoi graffiti, quello diverso dalle brutture del presente ma immaginato alla perfezione in tutti i dettagli.

La trama si sviluppa narrando le vicende di Nannetti nel Manicomio di Volterra. Specificatamente presso il Padiglione Ferri dove erano detenuti coloro accusati di reati. La storia si sviluppa in sei quadri. Nel primo ci si trova davanti ai suoi graffiti con la fibbia, strumento con la quale incide. Segue un interludio quando il malato viene sottoposto alla tremenda pratica dell’elettroshock sotto la supervisione del Primario e degli Infermieri. Nel Secondo quadro poi ci sono due “Lei” sdoppiamento della figura femminile di riferimento, madre ma anche moglie e figlia. Nel Terzo Il Primario fa fotografare i graffiti considerati elemento creativo che dimostra come cura e comprensione sia efficace terapia. Nel Quarto quadro un’altra ferocia: due Infermieri danno a Nanof delle cartoline bianche per scrivere messaggi a conoscenti che non ha. Ma la posta non sarà mai spedita. Nel Quinto Nanof rimane solo ma riesce ad intravedere la luce, come evasione e ancora di salvezza. Nel Sesto e ultimo ricompaiono le due Lei per cantare delle filastrocche altro riferimento alla sua sfortunata infanzia. Si rende conto però di essere solo, si accascia a terra ma le Lei lo rincuorano e lo aiutano a rialzarsi.
Il musicista Antonio Agostini fin dal 2019 pensava di porre in musica la storia di Nanof producendo allo scopo alcuni Studi che però non presero forma definitiva. Per Nanof L’Altro ha concepito una partitura in linea con il contenuto poco prima esposto, creando un’opera musicale di poco più di un’ora veramente sintetica ed efficacemente rivolta allo sviluppo teatrale dell’immenso dramma che rappresenta. Scritta per un organico di quindici strumentisti, una piccola orchestra da camera con archi, flauto e ottavino, oboe clarinetti, fagotto, due corni, tromba e percussioni. Per la parte vocale sei cantanti. Il ruolo baricentrico è, naturalmente, quello di Nanof realizzato per baritono con una linea vocale particolarmente orientata verso il declamato che si spinge fino al parlato ma molto ben utilizzata per raggiungere la necessaria intelligibilità dei contenuti della parte e dell’opera.

I due ruoli femminili, Lei 1 soprano e Lei 2 mezzosoprano hanno una parte più impervia per le rispettive tessiture, spesso orientate verso lo sprechgesang di carattere espressionista tedesco di Schönberg che sempre mette a disagio gli interpreti, di non facile comprensione nel testo, ma certamente efficace per colore e timbro nell’ambito della rappresentazione ed utili per trasmettere sensazioni e stati d’animo. Maschili le altre tre parti, Primario basso, Infermiere 1 tenore e Infermiere 2 baritono per tre linee vocali prevalentemente orientate verso il recitativo.

Oltre all’utilizzo della musica elettronica anche una cospicua parte corale utilizzata come rafforzativo delle parti soliste in certi momenti dell’opera che davano l’indispensabile senso della coralità.
Nel complesso molto chiara è l’ispirazione di Agostini a diverse poetiche musicali del ‘900 come quella di Alban Berg con analogie del Wozzeck, nella scena inziale con le attigue parti de il Primario e del Capitano. Presente è anche Dallapiccola del quale si possono rilevare analogie con la parte de La Madre de Il Prigioniero. Così come evidenti sono alcuni riflessi bartokiani, soprattutto nell’incedere dei ritmi e, per ammissione dello stesso Agostini, di Giacomo Manzoni suo insegnante. Nel complesso, però il discorso musicale è sempre fluente, sottolineato in maniera totalmente drammatica dall’uso continuo, anche se non invasivo, delle percussioni. Nel finale la musica porta ad una sorta di sublimazione. Ormai il percorso di Nanof è giunto alla fine e il musicista ci fa ascoltare una musica grave, solenne, cupa, quasi una marcia funebre. Nanof è assistito dalle due Lei che lo aiutano in una ideale resurrezione che ci fa pensare ad un’altra vita oltre il manicomio che, fisicamente per Nanof è impossibile, ma che solo ‘risorgendo’ può portare al riscatto e alla piena libertà.

Per la riuscita dell’opera determinante è stata la parte visiva curata da Alessio Pizzech che ha dato il giusto impulso alla realizzazione creando, parallelamente alla musica, quel percorso che ha distinto l’esistenza dello sfortunato Nanof all’interno del Manicomio con tutte le sue brutture e le sue crudeltà. Imperante la presenza del colore rosso che ha dato incontrovertibilmente il senso del dramma e della tragedia senza sbocco. Così come i lampi di luce che ci conducevano visivamente in quel senso di libertà e di evasione dal manicomio, che in definitiva è un carcere vero e proprio, verso la luce e verso la leggerezza che solo la libertà ci ispira. Del tutto condivisibile la scelta di porre come ultima raffigurazione uno striscione con la scritta ‘La libertà è terapeutica’ frase enunciata dallo stesso Franco Basaglia, che può essere considerata la chiave di lettura di questa nuova opera che si è affacciata con forza nel mondo del teatro per musica e che meriterebbe senza dubbio una riproposta all’interno delle stagioni liriche di tutto il mondo.

Per chiudere il discorso sulla parte visiva c’è da segnalare la particolare cura che Pizzech ha dato ai movimenti d’insieme come a quelli dei singoli personaggi accrescendo la valenza teatrale dello spettacolo e dell’amalgama tra le varie componenti, per un’azione scenica arricchita dagli appropriati movimenti dei figuranti. Poi gli altri elementi fondamentali della rappresentazione, le scene di Andrea Stanisci, i costumi di Clelia De Angelis e le luci di Eva Bruno, tradizionali collaboratori dello Sperimentale che nelle diverse stagioni hanno contribuito fattivamente al successo degli spettacoli.
Nella recita alla quale abbiamo assistito (8 agosto) è emersa la prova del baritono Marco Guarini, proveniente dal concorso del 2024, interprete intenso del ruolo di Nanof sia dal punto di vista vocale che scenico. Nelle due parti femminili due cantanti provenienti anch’esse dal concorso 2024, il soprano Chiara Latini Lei 1 e il mezzosoprano Emma Alessi Innocenti Lei 2 (vincitrice del primo premio), entrambe molto brave per le rispettive difficili parti. Per il Primario c’era la bella voce di basso di Giuseppe Zema, proveniente dalle libere audizioni mentre per le altre due parti maschili bravi il tenore Paolo Mascari Infermiere 1 e il baritono Dario Sogos Infermiere 2, entrambi provenienti dal concorso 2023.
Concludiamo con la direttrice Mimma Campanale musicista dotata di sensibilità e musicalità. Portata alla musica del ‘900, lo scorso anno ci fece buona impressione nel Pierrot Lunaire di Arnold Schönberg al Cantiere di Montepulciano e tutte le buone impressioni provate in quella sede si sono confermate oggi per questa occasione spoletina. Ci è sembrata attenta ad imporre alla recita una forza espressiva in linea con i contenuti dell’opera e con l’impostazione registica di Pizzach per una esecuzione nell’insieme felicemente unitaria. Ma un altro elemento è risultato importante per questa sua prova, i suoi studi nel campo della Psicologia. Una conoscenza che le ha consentito di scavare più a fondo l’azione anche in relazione della particolare e tragica storia di Nanof frutto di un modo di trattare quel tipo di malattia in maniera controproducente, elemento che si riverbera in tutta l’opera. Una intensa interpretazione grazie alla partecipazione dell’Ensemble Calamani del Teatro Lirico Sperimentale che, ancora una volta, ha dimostrato il valore di ogni singolo componente. Valida anche la prova del Coro del Teatro Lirico Sperimentale diretto da Mauro Presazzi.
Comunque è giusto ricordare tutto il lavoro fatto sui giovani cantanti ed interpreti, sia dal punto di vista della recitazione sia dal punto di vista esecutivo. Visivamente tutti hanno dato impressione di sicurezza nei movimenti, di espressività e di felice interpretazione vocale. Parimenti c’è da ricordare tutti i tecnici del Teatro Lirico Sperimentale per il loro importante contributo dato alla realizzazione dello spettacolo.
Al termine della recita successo di grande rilievo per Mimma Campanale e per Marco Guarini ma anche per tutti gli altri protagonisti della serata salutati da fragorosi applausi e continue chiamate al proscenio per tutti.
Claudio LISTANTI Roma 10 Agosto 2025
