Nabucco apre la Stagione 2025-2026 del Teatro Comunale Pavarotti-Freni di Modena. Successo ma anche qualche contestazione.

di Claudio LISTANTI

Il Teatro Comunale Pavarotti Freni di Modena ha aperto la stagione lirica 2025-2026 con una nuova produzione di Nabucco di Giuseppe Verdi affidato alla direzione d’orchestra di Massimo Zanetti, alla regia di Federico Grazzini e ad una equilibrata compagnia di canto nella quale è emersa la matura voce del soprano Marta Torbidoni. La recita, nonostante qualche contestazione, è stata salutata da calorosi applausi.

Aprire una stagione con Nabucco di Giuseppe Verdi sembrerebbe una cosa scontata vista la popolarità dell’opera che la rende, sulla carta, tra le più conosciute. In sostanza non è proprio così. La sua popolarità, infatti, la deve al famosissimo coro ‘Va pensiero’ da tutti conosciuto al punto che, temerariamente, alcuni ne proposero l’adozione come inno nazionale in luogo di quello scritto da Michele Novaro sui versi di Goffredo Mameli, da molti giudicato poco raffinato ma, in definitiva, più appropriato allo scopo.

Ascoltare il Nabucco nella sua interezza è però non del tutto frequente vista la sua fama e il Teatro Comunale di Modena, in collaborazione con la Fondazione I Teatri di Reggio Emilia e in coproduzione con OperaLombardia e Azienda Teatro del Giglio di Lucca ha messo in scena questa nuova produzione consentendo al pubblico di apprezzare le particolarità della partitura che, nel catalogo verdiano ricopre un ruolo di fondamentale importanza.

Fig. 1 Marta Torbinoni (Abigaille) e Fabián Veloz (Nabucco) © Rolando Paolo Guerzoni.

Rappresentata per la prima volta nel 1842, Nabucco, giunge in un periodo chiave della vita del musicista. Infatti Verdi in quell’epoca si trovò di fronte ad una ultima possibilità di giungere al pieno successo dopo essere stato una innegabile promessa nel campo dell’opera lirica. Dopo l’incoraggiante inizio con Oberto Conte di San Bonifacio, giunse al fiasco de Un Giorno di regno avvenuto in parallelo ad una serie di sciagure e di lutti personali che, senza fare facili retoriche, avrebbero distrutto le personalità più robuste. Dopo la perdita della sorella Giuseppa, ci furono le premature morti dei suoi due figli (Virginia e Icilio Romano) e della moglie Margherita Barezzi eventi che ne scossero la sua sensibilità di uomo e di artista.

L’allora impresario della Scala Bartolomeo Merelli aveva intuito le doti di questo giovane proponendogli, certo anche per convenienza personale e della sua attività, questo soggetto tratto da Nabuchodonosor un dramma del 1836 di Auguste Anicet-Bourgeois e Francis Cornue, due specialisti del teatro di carattere storico che confezionarono questo dramma dai risvolti spettacolari che rappresentava le gesta del re assiro con il contorno della conquista di Gerusalemme e dell’esilio babilonese degli ebrei attraverso diversi colpi di scena che catturarono l’attenzione del pubblico. Visto il gradimento La Scala ne propose nel 1838 una versione per balletto affidata al ballerino e coreografo Antonio Cortesi dl titolo Nabuccodonosor, anch’esso spettacolo di successo sancito da trentacinque repliche. Solera, grande uomo di teatro e uno dei librettisti più in vista del momento, nel 1840 ne produsse un libretto proposto all’epoca al famoso musicista Otto Nicolai il quale rifiutò un dramma di queste tinte, sicuramente non idonee alla sua personalità di musicista. Merelli quindi si trovò ad avere nel suo patrimonio questo libretto ed il suo fiuto di uomo di teatro gli consentì di trovare il momento ideale per essere utilizzato. Innanzi tutto riuscì a convincere Verdi a musicarlo ed inoltre, conscio del fatto che il musicista era di fronte ad un bivio che poteva condurlo all’abbandono del teatro per musica oppure al pieno recupero di questo promettente compositore. Nabucodonosor (questo il titolo originale dell’opera che si tramutò in Nabucco dopo qualche anno) fu programmato in chiusura della Stagione di Carnevale del 1842, scelta che poteva consentire di ammorbidire un eventuale esito poco felice, utilizzando nel contempo le scene utilizzate per il balletto ottenendo così una apprezzabile ‘economia aziendale’.

Fig. 2 Una scena d’insieme di Nabucco. Teatro Comunale di Modena © Rolando Paolo Guerzoni.

Per la rappresentazione furono comunque scelti cantanti di primo piano come il baritono Giorgio Ronconi nel ruolo di Nabucco che in futuro per Verdi interpretò ruoli fondamentali in Ernani, I due Foscari e soprattutto Rigoletto e il basso Prosper Dérivis cantante emergente nell’ambito del grand opéra francese, un magnifico Zaccaria che l’anno successivo sarà Pagano nei Lombardi e nel 1857 protagonista nel Le Trouvère a Parigi. A questi due cantanti si aggiunse il soprano Giuseppina Strepponi nel ruolo fondamentale di Abigaille, cantante di rango che, nonostante la giovane età era già in declino per la sua frenetica attività di canto alla quale era costretta per ampliare i guadagni necessari alle spese dovute alla sua particolare situazione familiare. La recita ebbe successo grazie ai due grandi cantanti e nonostante la non felice prova della Strepponi. Numerose furono le repliche dell’opera, ben cinquantasette, vero e proprio primato scaligero.

Per Verdi il momento di svolta avvenne, quinid, alla grande. Lancio definitivo nel mondo dell’opera lirica al quale si accompagnò la conoscenza della Strepponi, che divenne amante e successivamente moglie ma, soprattutto amica, consigliera e donna fondamentale per la sua vita di artista.

Nabucco, pur essendo opera frutto delle consuetudini dell’opera della prima metà dell’800, soprattutto per l’utilizzo dei pezzi chiusi che Verdi però utilizza in maniera del tutto funzionale cercando sempre una continuità tra loro come nel caso della conclusione del terzo atto unendo ‘Va pensiero’ alla profezia di Zaccaria, rendendolo uno dei momenti più efficaci dell’opera. Sicuramente il modello dal quale Verdi parte è Rossini, in particolare quel grande affresco che è Moïse, del quale con riverenza ne ripropone la monumentalità ma con chiarezza si avvertono i primi sintomi di orientamento al futuro, la ricerca del superamento della staticità di opere come queste a favore dell’incalzare dell’azione scenica. Si intravvedono quasi ovunque i prodromi di quella ‘teatralità’ che sarà una delle principali caratteristiche della sua arte di operista, specificatamente nella ricerca dell’espressività nei recitativi e delle arie per giungere ad una più evidente visione d’insieme, frutto della fusione tra i ruoli di orchestra, coro e solisti. Certamente qui sono abbozzati, a volte incerti ed immaturi, ma è chiara la presenza di una scintilla che il tempo farà di Verdi un musicista ‘drammaturgo’ di grande portata.

Fig. 3 Nabucco. Teatro Comunale di Modena. Il momento di ‘Va pensiero’ © Rolando Paolo Guerzoni.

Per questa esecuzione modenese la realizzazione scenica è stata affidata al regista Federico Grazzini, artista in possesso di una lunga esperienza teatrale che ha concepito una scena basata sulla semplicità e su una certa atemporalità rivolgendo lo sguardo al ‘nocciolo’ del dramma. Soluzione che può essere accettabile per un’opera come Nabucco ma che ha mostrato alcuni limiti per l’adozione di soluzioni sceniche ormai scontate. In primis quello di dare alla brigata dei babilonesi le sembianze di nazisti/fascisti soluzione ormai abusata che non fa più nemmeno notizia. Poi l’introduzione di elementi disturbanti come l’apertura del sipario a metà della sinfonia che toglie quell’effetto sorpresa che riserva l’opera che al termine della stessa ci offre la visione dell’interno del Tempio di Salomone in agitazione per l’incedere degli Assiri al loro cospetto. Momenti come questo sono il cardine dell’arte teatrale di Verdi e così si vanificano. Anche l’aver ingabbiato il popolo in una struttura geometrica al neon ha disturbato la visione soprattutto nel momento (esilarante) quando il Grand Sacerdote di Belo lo guida con movenze da direttore d’orchestra. Così come la scelta di togliere il fulmine che colpisce Nabucco a favore di un colpo di spada inferto da Abigaille. Al contrario, però, i movimenti scenici ci sono sembrati inerenti alla trama oltre ad essere sicuramente curati ed efficaci. Coadiuvato da Anna Bonomelli per scene e costumi e da Giuseppe Di Iorio per le luci, elemento questo fondamentale per la ‘semplicità’ dell’insieme, tutti i realizzatori della scena sono stati contestati al termine della recita indice di una certa stanchezza da parte del pubblico che dovrebbe far riflettere sull’opportunità di cambiare le scelte scenico-registiche di oggi rivolgendo attenzione, soprattutto, a quanto espongono i libretti, solitamente creati da artisti provvisti di genialità e senso del teatro.

Fig. 4 Marta Torbinoni (Abigaille) e Fabián Veloz (Nabucco) nel finale di Nabucco © Rolando Paolo Guerzoni.

Per quanto riguarda la compagnia di canto si è rivelata nell’insieme certamente valida. Il soprano Marta Torbidoni ha offerto una prova vibrante, appassionata e scenicamente credibile. Frequenta con facilità il registro acuto cosa che la rende un’Abigaille di un certo peso anche se il registro grave le pone qualche problema che supera però con professionalità. Per lei un successo personale di grandi dimensioni che il pubblico le ha riservato al termine dell’affollata recita del 24 ottobre.

Fig. 5 Riccardo Zanellato (Zaccaria) e laura Fortino (Anna) in un momento di Nabucco © Rolando Paolo Guerzoni.

Zaccaria era Riccardo Zanellato basso che per la sua esperienza è particolarmente indicato per questo ruolo grazie alla profondità della voce che riesce a modellare con sicurezza, restituendoci un ruolo di grande spessore anch’esso molto apprezzato dal pubblico che lo ha applaudito a lungo al termine della recita.

Al baritono argentino Fabián Veloz è stato affidato il ruolo di Nabucco che, però, ci sembra abbia sofferto un po’ le asperità del ruolo che, ricordiamo, fu scritto per una stella dell’epoca, Giorgio Ronconi. Qui Veloz, seppur in possesso di una voce di particolare spessore ha mostrato qualche difficoltà nel frequentare il registro acuto mostrando però una presenza scenica del tutto in linea con l’importanza del ruolo. Una interpretazione comunque del tutto valida, grazie anche ad un finale convincente che ha conquistato l’approvazione del pubblico.

Una buona impressione ha destato la prova del tenore Matteo Desole seppur nella parte vocalmente poco ampia, anche se scenicamente importante, di Ismaele che il cantante, allievo di Raina Kabaivanska, ha interpretato con sicurezza ed incisività, buon viatico per ruoli tenorili di più importante peso specifico. Anche per lui molti applausi al termine.

Molto convincente anche la prova del mezzosoprano Chiara Mogini, una Fenena autorevole dalla voce robusta e ben impostata che è emersa con forza nell’andante e cantabile ‘Oh dischiuso è il firmamento’ che impreziosisce lo splendido finale dell’opera. Un personaggio che la Mogini ha saputo interpretare in maniera convincente anche nella recitazione consentendole di ottenere un piccolo ma significativo successo finale.

Convincenti anche le altre parti, Lorenzo Mazzucchelli Gran Sacerdote di Belo, Laura Fortino Anna e Saverio Pugliese Abdallo.

Nabucco è un’opera certamente ‘corale’ ed il Coro Lirico di Modena era atteso ad una prova del tutto impegnativa che si riverbera per tutta la durata dell’opera risultando nell’insieme del tutto efficace per quello che, a tutti gli effetti, è in definitiva uno dei personaggi principali dell’opera. Al netto di qualche indecisione iniziale per il coro una prova di livello grazie alla cura del direttore Giovanni Farina, tutti ampiamente applauditi a scena aperta e al termine della recita.

Il direttore Massimo Zanetti, in possesso di un curriculum di tutto rispetto soprattutto per le interpretazioni verdiane ha diretto l’Orchestra Filarmonica Italiana con una certa continuità e affidabilità anche se nella parte iniziale la sua interpretazione ha mostrato qualche limite nella cantabilità e nel respiro d’insieme soprattutto per l’adozione di tempi, forse, troppo stretti e per la propensione ad un certo ‘fragore’ nelle parti più eroiche. Non condividiamo la scelta di togliere le riprese delle cabalette elemento che toglie un po’ di quel senso ottocentesco che l’opera possiede. La sua direzione però è cresciuta con il procedere dello spettacolo restituendoci una interpretazione nell’insieme valida, premiata al termine dall’evidente consenso del pubblico.

Concludiamo segnalando che questa edizione di Nabucco sarà disponibile in streaming da domenica 26 ottobre fino al 26 maggio 2026 su  https://operastreaming.com/spettacolo-nabucco-modena-2025/

Claudio LISTANTI  Roma 26 Ottobre 2025