Mozart e le virtuose del pianoforte nella Vienna dei suoi tempi.

di Claudio LISTANTI

Mozart e le virtuose del pianoforte nella Vienna dei suoi tempi.

Una delle iniziative intraprese da Mariangela Vacatello da quando è stata nominata alla direzione artistica del Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano è la rassegna intitolata Serie Mozart: Amadeus e Le Virtuose già inserita nel Cantiere 2024 e riproposta nel programma del Cantiere 2025 che si sta svolgendo in questi giorni. Iniziativa di particolare valenza per la rassegna di questo anno che celebra il felice traguardo della cinquantesima edizione.

La caratteristica di questi cicli di concerti è, ovviamente, quella di porre la lente di ingrandimento sui concerti viennesi per piano e orchestra di Mozart riproponendoli, oltre che con il contributo della stessa Vacatello, anche con quello di giovani ma già esperte e valide strumentiste. Tale elemento è un omaggio al mondo viennese conosciuto da Mozart all’epoca della composizione di concerti per pianoforte, a quel mondo che amava Mozart soprattutto da parte delle giovani musiciste conquistate dalla musica del genio di Salisburgo. Da parte sua Mozart, i cui concerti per piano composti nella capitale austriaca sono immensi frutti musicali della sua maturità artistica, produsse diciassette concerti che coprono un periodo della sua esistenza che va dal 1782 al 1791, vale a dire dai 26 anni fino all’ultimo anno di vita.

Fig. 1 Wolfgang Amadeus Mozart in un ritratto postumo di Barbara Krafft del 1819.

Mozart aveva un particolare rapporto con il mondo al femminile verso il quale mostrava una particolare stima, certamente lontana dal quel ‘maschilismo’ che ha afflitto il mondo della musica fino alla fine dell’800 e anche oltre. Elemento questo dimostrato dall’attenzione e la stima che provava per la sorella, Maria Anna, il cui rapporto familiare e artistico è stato messo in risalto dalla musicologa Maria Grazia Sità nelle pagine del programma generale. Una personalità forte, che ha avuto una certa influenza in alcune scelte del compositore, ricoprendo una parte importante per le sviluppo e l’affermazione della sua arte.

Le esecuzioni dei singoli concerti, inoltre, sono state arricchite da nuove cadenze appositamente commissionate, per l’occasione, a giovani musicisti, tutte eseguite in prima esecuzione assoluta. A tutto ciò, poi, si è aggiunta anche la parte orchestrale affidata anch’essa ad altri giovani interpreti come l’Orchestra Giovanile Italiana diretta da Giovanni Conti, per giungere a concerti stimolanti e di particolare interesse per l’ascoltatore con esecuzioni tutte salutate da lusinghieri successi di pubblico.

La cosa più importante, oltre alla incontestabile qualità mostrata dai concerti, è quella che questa iniziativa rispetta in maniera decisa alcuni dei principi enunciati da Hans Werner Henze, fondatore di questo particolare, e per molti versi meraviglioso, festival. Nello specifico parliamo della felice connessione tra tradizione e sperimentazione, tra basi storiche e attualizzazione, elementi che nobilitano il significato del termine imposto al festival, ‘Cantiere’, evocante lo status di ‘lavori in corso’ che, proprio nei ‘cantieri’ si rivolge non solo alla costruzione di nuove entità architettoniche ma anche alla ‘manutenzione’ di quanto costruito in precedenza, azione che garantisce il rinnovo delle esperienze passate.

L’esempio, ci sembra, calzi a pennello per dimostrare la validità delle scelte artistiche che hanno dato vita al ciclo di concerti Serie Mozart: Amadeus e Le Virtuose che ha mostrato di essere uno dei punti forti del programma del Cantiere che riesce ad accrescerne il peso specifico artistico in maniera determinante.

La Serie Mozart: Amadeus e Le Virtuose proponeva tre concerti.

Possiamo riferire solamente di due ascoltati presso il Tempio di San Biagio.

Il primo si è svolto il 17 luglio con l’esecuzione dei concerti K459 e K 488.

Il Concerto per pianoforte n. 19 in fa maggiore, K 459 ha aperto la serata. Composto nel 1784 è una composizione piuttosto snella nello sviluppo che si apre tradizionalmente con un Allegro per certi versi semplice ma che mostra una particolare fusione tra la corposità dell’orchestrazione e gli interventi del pianoforte solista tra i quali si instaura un dialogo molto inteso e coinvolgente, elemento di una certa rarità per l’epoca che si intensifica con il proseguo della composizione transitando attraverso un delizioso Allegretto centrale per concludersi con il fantasioso Allegro assai finale all’interno del quale non mancano riferimenti al teatro d’opera.

Fig. 2 La pianista Hisako Kawamura protagonista del concerto del 17 luglio. Ph: Marco Borggreve

Solista era la pianista Hisako Kawamura, strumentista di ottimo livello che ha mostrato sicurezza e cura nei particolari e un grado di preparazione di particolare valenza. È una pianista molto apprezzata nell’ambiente musicale, stima certificata dai Primi Premi ai concorsi Haskil di Vevey, al Casagrande di Terni, il Viotti di Vercelli e lo Chopin di Darmstadt. Un palmares che le ha consentito di collaborare con molte orchestre di livello europeo e di partecipare a numerosi festival internazionali ed essere protagonista di diverse incisioni. Il suo pianismo si è inserito molto bene nel discorso musicale, questo grazie anche all’attenta direzione di Giovanni Conti.

Per il Concerto K459 Mozart scrisse le cadenze per la conclusione del primo movimento e del terzo movimento. Josef Schultewolter è stato il compositore al quale sono state commissionate entrambe concependo delle cadenze del tutto tradizionali nella quali si riverberavano alcuni spunti musicali ed incisi provenienti dalla composizione stessa creando una piacevole fusione tra loro.

Seguiva il Concerto per pianoforte n. 23 in la maggiore, K 488. Composto nel 1786 ha la particolarità di essere prodotto in concomitanza della composizione de Le nozze di Figaro. Rispetto al K458 poco prima ascoltato, risente un po’ di questa collocazione evidenziando forse una più spiccata semplicità di base che influenza anche la fusione tra orchestra e pianoforte. Un concerto in definitiva più contenuto nell’insieme con un Allegro iniziale comunque incisivo nello sviluppo dei temi. L’elegante e delicato Adagio centrale rafforza questa intimità grazie anche ad una spiccata cantabilità che poi sfocia nell’Allegro assai finale caratterizzato de un coinvolgente e vigoroso virtuosismo.

Fig. 3 La pianista Maya Oganyan protagonista del concerto del 17 luglio.

Le doti pianistiche della giovanissima armena Maya Oganyan, oggi diciannovenne, si sono rivelate ideali per l’esecuzione di questo brano che ha dimostrato di interpretare con sicurezza e, soprattutto, con autorevolezza.

Nonostante la giovane età ha già ottenuto riconoscimenti in diversi concorsi e collaborazioni con orchestre e formazioni cameristiche. Questo concerto di Montepulciano ci dice che siamo di fronte ad una strumentista dal promettente futuro vista la disinvoltura con la quale ha superato tutte le difficoltà.

La cadenza del primo movimento è stata composta da Pamela Soria che ha creato una composizione rispettosa al massimo delle caratteristiche dell’originale mozartiano che, come lei stessa ha dichiarato nelle note del programma generale, ha “… cercato di preservare l’equilibrio e la personalità complessiva del concerto.”

Successo trionfale alla fine del concerto per tutte e due le pianiste e per la direzione d’orchestra.

Il terzo concerto si è svolto il 19 luglio con l’esecuzione dei concerti K456 e K 503.

Il Concerto per pianoforte n. 18 in si b maggiore, K 456 fu composto nel 1784. Si ipotizza che fu scritto per la giovane virtuosa cieca Maria Theresia Paradies ma è un elemento non provato ma che comunque nobilita lo spirito costitutivo di questa serie di concerti che vogliono essere un omaggio alle ‘virtuose’ della Vienna di Mozart.

Alcuni critici lo considerano, giustamente, di stile francese per il carattere brillante e festoso contenuto all’interno che si concretizza nei due tempi estremi, entrambi fantasiosi e trascinanti Allegro vivace. Ma l’ispirazione francese non è esente dal rimante tempo di mezzo, un malinconico Andante un poco sostenuto, che può ricordare la melodia e il patetismo presenti nelle arie del ‘700 francese. Nell’insieme Mozart si esprime con la consueta eleganza e sapienza strumentale.

Fig. 4 la pianista Mariangela Vacatello direttrice artistica del Cantiere di Montepulciano e protagonista del concerto del 19 luglio.

Mariangela Vacatello, direttrice artistica del Cantiere di Montepulciano, ci ha regalato una interpretazione intensa di grande spessore. Si è inserita magistralmente nel discorso musicale intraprendendo uno stretto colloquio con la direzione d’orchestra di Giovanni Conti per una esecuzione fluida e scorrevole che esaltava l’incedere del discorso musicale. La Vacatello, precoce talento pianistico, è stata la prima donna italiana ad avere riconoscimenti in diversi concorsi internazionali come il “Ferruccio Busoni” di Bolzano, “Top of the World” in Norvegia, “Queen Elisabeth” di Bruxelles. È oggi una delle artiste e musiciste più stimate come dimostra anche la sua nomina a direttrice artistica del Cantiere di Montepulciano, una delle manifestazioni più importanti dell’estate musicale italiana ed il successo ottenuto nella serata è stato travolgente.

La cadenza del primo movimento è stata affidata a Sunghyun Lee e composta anch’essa sullo stile mozartiano risultando congruente e simbiotica con l’originale.

A conclusione della serata il Concerto per pianoforte n. 25 in do maggiore, K 503. Scritto nel 1786, secondo l’autografo terminato il 4 dicembre di quell’anno e, quindi, nel periodo di intervallo fra la prima esecuzione delle Nozze di Figaro (1 maggio 1786) e la nuova commissione per Don Giovanni (gennaio 1787). Caratteristica principale di questo concerto è lo spiccato virtuosismo che, all’epoca, si stava affermando all’interno della produzione per piano e orchestra di Mozart. Tale particolarità emerge in tutti e tre i movimenti a partire dall’Allegro maestoso iniziale caratterizzato da una introduzione orchestrale particolarmente imponente. Si articola poi nell’Andante centrale, elegante e raffinato nel quale sono presenti anche elementi di carattere popolare caratteristiche che convergono e si esaltano nell’Allegretto finale.

Fig. 5 La pianista Viviana Lasaracina protagonista del concerto del 19 luglio.

Per una composizione di queste caratteristiche è stata felice la scelta di affidare la parte solista a Viviana Lasaracina. Anch’essa genio musicale precoce (ha iniziato lo studio del pianoforte a sei anni) concludendo, nel 2016, con il massimo dei voti e la lode, il corso triennale di alto perfezionamento con Benedetto Lupo presso l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Ha frequentato masterclass di virtuosi come Berman, Virsaladze, Perticaroli e Lonquich ed ha suonato per le principali istituzioni musicali collaborando anche con diverse importanti orchestre europee. Nella serata si è dimostrata strumentista ideale per eseguire un concerto caratterizzato dallo spiccato virtuosismo che ha saputo interpretare con intensità e vigore ponendo cura e spessore anche alla cantabilità.

La cadenza del primo movimento è stata affidata a Tiago José Fialho Jesus che, a nostro modo di vedere, ha trovato un giusto equilibrio tra rispetto della tradizione e inserimento di novità che, usando le sue stesse parole, si propongono

“… creando momenti in cui tempi ed energie diverse potessero coesistere — suggerendo un Mozart alternativo, possibile…”

Successo sterminato anche per questa serata con tutti i protagonisti chiamati più volte al proscenio a testimonianza di un incontestabile gradimento per i contenuti del concerto.

Concludiamo con una riflessione su le nuove cadenze commissionate per questo ciclo di concerti. In questa serie di concerti c’è stata la collaborazione di Ateneo Renano (Kolleg der Künste): classi di composizione di Brigitta Muntendorf e di Miroslav Srnka, (HfMT Köln). Come da noi evidenziato le nuove cadenze presentate in prima esecuzione assolta erano inserite nel solco di Mozart, nell’insieme misurate ma contenti anche efficaci innovazioni. Tale soluzione ci sembra più indicata rispetto a quelle adottate nella serie di concerti dello scorso anno che evidenziavano soluzioni d’avanguardia con il frequente utilizzo del pianoforte preparato interventi che all’ascolto risultavano stridenti e contrastanti con lo stile mozartiano.

Fig. 6 Il direttore Giovanni Conti che ha guidato l’Orchestra Giovanile Italiana.

Un’ultima citazione è per il direttore d’orchestra Giovanni Conti che ha guidato l’Orchestra Giovanile Italiana, creta all’interno della Scuola di Musica di Fiesole e formata da giovani musicisti di un’età compresa tra i 18 e i 27 anni.

Conti ha dato spessore alla sua interpretazione grazie al valore dell’orchestra creando parallelamente una felice fusione tra la parte orchestrale e quella solista per un risultato sonoro davvero apprezzabile nell’insieme che il pubblico ha gradito con molta evidenza.

Claudio LISTANTI  Roma  27 Luglio 2025