Monteverdi – Herreweghe. Eccezionale binomio per la chiusura del 25° Festival delle Crete Senesi

di Claudio LISTANTI

La XXV Edizione del Festival delle Crete Senesi che ha come protagonista il Collegium Vocale Gent e il suo direttore Philippe Herreweghe si è concluso venerdì 1° agosto con un concerto di grande spessore eseguito presso la Chiesa di San Francesco ad Asciano e completamente dedicato a Claudio Monteverdi.

Fig. 1 Il compositore Claudio Monteverdi in un dipinto di Bernardo Strozzi (circa 1630).

Questo festival che anima una delle più belle zone della campagna a sud di Siena è da anni tra i punti di riferimento per tutti gli appassionati di musica perché mette in evidenza e valorizza ulteriormente quel tipo di repertorio europeo che va dalla fine della fine del ‘400 fino al ‘600. Questo grazie a Philippe Herreweghe musicista e direttore di grande esperienza che è riuscito a dare una indelebile impronta al festival grazie alla sua continua attvità di vero specialista per questo tipo di musica.

Per una manifestazione di questo tipo il compimento dei 25 anni di attività è un traguardo importante ed il programma approntato da Herreweghe è stato senza dubbio celebrativo per la particolare valenza ed interesse.

Il programma come sempre è stato impostato alla varietà dei contenuti. Articolato in una dozzina di concerti di musica strumentale e vocale, con opere musicali appartenenti al già citato periodo 4-500 al quale sono stati aggiunti lavori contemporanei proponendo un, così, un excursus che va dal Rinascimento ai giorni nostri.

Come sempre due sono stati i luoghi simbolo di questo festival, la Chiesa di San Francesco ad Asciano che ha ospitato buona parte dei concerti in programma e la Chiesa di Sant’Anna in Camprena, luogo magico di questa parte della Toscana e del Senese, che riesce a congiungere catarticamente musica, bellezze architettoniche e spiritualità, per regalare condizioni ottimali di fruizione musicale. In questa edizione Sant’Anna in Camprena ha ospitato un concerto dedicato alle figure storico-musicali di due importanti rappresentanti del 4-500, Josquin Desprez e Jean Richafort.

Fig. 2 L’interno della Chiesa di San Francesco ad Asciano.

La serata conclusiva del 1°agosto.

La Chiesa di San Francesco ad Asciano che affonda le radici al XIII secolo quando fu consacrata, ancora oggi presenta testimonianze del glorioso passato medioevale anche se, nel corso dei secoli, ha avuto modifiche e rimaneggiamenti fino al periodo barocco. Visivamente propone al visitatore un ambiente architettonico vario dove coesistono elementi medioevali e barocchi risultando però unico e unitario, ideale per ospitare le musiche di questa splendida serata dedicata al genio di Claudio Monteverdi.

La specialità e la grandezza di Monteverdi, infatti, è quello di essere il compositore che ha lasciato un segno indelebile nella Storia della Musica, segnando il passaggio epocale dalla musica rinascimentale alla musica barocca. L’innovazione fu una delle sue caratteristiche fondamentali che accompagnarono l’evoluzione del linguaggio musicale con il quale pose le basi per la costituzione del melodramma e nella relazione tra musica e testo, base di una nuova teatralità, che sconvolse la sua epoca ma che ebbe riflessi importanti dal punto di visto espressivo che durano, considerando attentamente le varie evoluzioni, fino ai nostri giorni.

Per il concerto sono state scelte musiche provenienti dalla Selva morale e spirituale, un’opera tarda di Monteverdi, che compose nel 1640 espressamente “Dedicata alla Sacra Cesarea Maesta dell’Imperatrice Eleonora Gonzaga” come riporta la pubblicazione dell’anno successivo.

La Selva fu composta per Venezia, città con la quale ebbe un particolare rapporto che oggi chiameremo ‘professionale’, durato vari decenni fino alla morte avvenuta, proprio presso la città lagunare, nel 1643 mentre la città ne custodisce anche oggi le sue spoglie presso la Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari.

La Selva morale e spirituale è una sorta di raccolta che comprende una serie di composizioni di genere diverso che vanno da testi morali, alcuni dei quali opere di Petrarca, a musiche di carattere spirituale e religioso molte delle quali prodotte per la Basilica di San Marco. La raccolta contiene 40 brani per costituire una antologia che comprende composizioni di estrema varietà sia per le strumentazioni utilizzate sia per i generi musicali. Non si conoscono i criteri di questa scelta ma, indubbiamente, ci fornisce una panoramica unica ed esaustiva sulla produzione musicale di questo genio della musica.

L’altro elemento che colpisce è l’utilizzo del termine ‘Selva’. Se consultiamo un vocabolario italiano il termine selva, in senso figurato, è descritto come “Moltitudine fitta di cose o persone” e quindi ci fa pensare ad una cosa ricca e articolata anche se poco ordinata e confusa.

Fig. 3 Philippe Herreweghe durante il concerto del 1° agosto. Crete Senesi festival – Collegium Vocale Gent – © Pablo Menjibar.

Philippe Herreweghe non si è fatto spaventare da questa ‘Selva’ soprattutto dalla sua (figurata) impenetrabilità come appare in molte fiabe e, al contrario, dimostra ottima dimestichezza con questo immenso ‘corpus’ come si può rilevare analizzando la serie di capolavori che ha scelto per questo significativo concerto, offrendoci così un ‘excursus’ nell’arte monteverdiana di particolare pregnanza e valenza.

A introdurre la serata è stata il secondo dei cinque madrigali posti all’inizio della raccolta, tutti testi profani su temi morali. Nello specifico Voi ch’ascoltate in rime sparse su testo di Petrarca, realizzato a cinque voci e due violini. È il testo introduttivo del Canzoniere petrarchesco con il quale il poeta ricorda sulle sue esperienze giovanili amorose e infelici, ma delle quali si è liberato.  Riflette così sulla vita considerando l’esperienza un errore di gioventù concludendo con una riflessione ‘morale’, testualmente “… vergogna è ’l frutto,e ’l pentersi, e ’l conoscer chiaramente che quanto piace al mondo è breve”. Monteverdi tratta questa tematica in maniera squisitamente ‘polifonica’ i cui risultati emozionali sono il frutto delle varie linee melodiche si intrecciano.

Seguiva un omaggio a Giovanni Gabrieli, predecessore di Monteverdi a San Marco, con un brano prettamente strumentale, Canzon terza, che ha avuto anche il pregio di solennizzare tutta la serata anche perché utilizzata come preludio ad uno dei brani più interessanti, Messa a 4 da cappella formata da Kyrie, Sanctus – Benedictus e Agnus Dei, musicalmente chiaro omaggio alla polifonia di stampo palestriniano.

Fig. 4 Un momento del concerto del 1° agosto. Crete Senesi festival – Collegium Vocale Gent – © Pablo Menjibar.

Poi il Gloria che nella Selva segue la precedente Messa, realizzato a sette voci e concertato con sette strumenti. La storiografia non conosce l’esatto motivo per cui fu composto ma c’è l’ipotesi, come evidenziato nel programma di sala, che fu parte di una messa più ampia che Monteverdi scrisse per celebrare la fine della tragica peste del 1629-1631 che a Venezia produsse 50.000 morti.

È questo un chiaro omaggio ad uno degli aspetti più significativi dell’arte di Monteverdi, l’innovazione. All’ascolto appare forte il contrasto con la precedente messa caratterizzata del ‘semplice’ stile cinquesentesco palestriniano, mentre questo Gloria, composizione strutturalmente monumentale, propone un senso del ritmo veramente rivoluzionario per l’epoca esaltato dalla complessa fusione tra voci e strumenti.

Seguiva uno dei momenti più importanti di tutta la serata, Pianto della Madonna sopra al Lamento d’Arianna ed è il brano che chiude la Selva, musicato su testo latino. Il musicista rielabora il tema del celebre Lamento d’Arianna del 1608 facente parte di un’opera andata ormai perduta, L’Arianna. Se nel testo originale italiano Arianna risulta essere disperata per il suo perduto amore, in questa nuova veste, il cui testo latino propone l’incipit Iam moriar mi Fili, c’è una sorta di trasformazione da Lamento ad Evocazione, nella fattispecie quello della Vergine ai piedi della Croce.

Fig. 5 Il soprano Miriam Allan. (Foto tratta dal sito web della cantante).

Un brano di pure sensazioni, una linea di canto evocatrice del dolore di Maria per la morte del figlio accompagnata dal suono della tiorba. Vogliamo porre in evidenza l’interpretazione del soprano australiano Miriam Allan che ha eseguito il brano in maniera del tutto espressiva, evidenziando intonazione e cura nei diversi abbellimenti presenti nella linea vocale assieme ad una non comune facilità di emissione senza mostrare sforzi o forzature di ogni genere, per un canto lineare e avvincente che ha costituito uno dei momenti magici di tutto il concerto.

L’excursus’ nella Selva monteverdiana è poi proseguita con l’intenso Confitebor Secondo sempre in carattere concertato e a tre voci con l’utilizzo di due violini seguito dallo scintillante Magnificat Primo (su due contenuti nella Selva) realizzato a otto voci a 8 voci con due violini e quattro tromboni. Per questo brano Herreweghe evidenzia nelle note di sala che Monteverdi utilizza gli stessi strumenti del Gloria ma aggiunge una seconda voce di contralto utilizzando anche un doppio coro. Una composizione di straordinaria grandezza, originalità e monumentalità, conclusione ideale per un programma come questo.

A proposito dell’esecuzione Philippe Herreweghe ha diretto il Collegium Vocale Gent con la consueta cura in tutte le sue parti per una personale interpretazione che ha messo in risalto tutte le particolarità dei brani tramite l’attenzione ai suoni con particolare attenzione al bilanciamento tra le diverse linee vocali che si intrecciavano con le parti strumentali per risultati, nell’insieme, del tutto apprezzabili.

La riuscita del concerto, oltre al contributo fondamentale di Herreweghe, è dovuto anche ad un altro contributo fondamentale, quello degli esecutori vocali e strumentali, in possesso singolarmente di una ottima preparazione musicale che li rende, tutti, solisti di rango ma che riescono a valorizzare anche tutte le parti d’insieme, numerosissime nel concerto ascoltato.

Fig. 6 Una sezione degli esecutori nel concerto del 1° agosto. Crete Senesi festival – Collegium Vocale Gent – © Pablo Menjibar.

Vogliamo citare tutti i protagonisti della serata. Per le parti strumentali Sophie Gent e Augusta Mckay Lodge violini, Martin Bolterauer e Anna Schall cornetti, Charlotte Van Passen, Susanna Defendi, Joost Swinkels, e Bart Vroomen, saqueboutes (termine storico francese per indicare il trombone antico), Ageet Zweistra cello, Johannes Ötzbrugger tiorba e Maude Gratton organo.

Per le parti vocali ricordiamo il già citato soprano Miriam Allan. La cantante non è stata applaudita, come avrebbe meritato, a scena aperta solo perché lo stesso Herreweghe aveva chiesto al pubblico di non applaudire tra un brano e l’altro ma ha ottenuto un lusinghiero successo personale al termine del concerto. Poi Barbora Kabátková mezzosoprano, Alex Potter controtenore, Marine Fribourg altro, Samuel Boden e Benedict Hymas tenori, Edward Grint e Jimmy Holliday bassi.

Successo di pubblico travolgente al termine del concerto con gli interpreti chiamati al proscenio dopo numerose e continue ovazioni che hanno suggellato una serata musicale particolarmente intensa, partecipata e appassionante.

Claudio LISTANTI  Roma 3 Agosto 2025