di Cecilia FORTUNA
Cecilia Fortuna dopo la laurea in Lettere e Filosofia all’Università Cattolica di Milano, con una specializzazione in Storia dell’arte e tesi in Storia dell’architettura moderna, ha conseguito un Master in Interactive Media for Interior Design presso lo Iuav di Venezia. La sua esperienza spazia dalla didattica alla comunicazione, avendo lavorato negli uffici stampa della casa editrice 24 Ore Cultura, per la promozione di mostre e cataloghi d’arte, e di Cassina, iconico brand del design italiano. Docente di lettere e storia dell’arte, collabora con testate di approfondimento culturale e magazine online, tra cui Finnegans. Con questo articolo inzia la sua collaborazione con About Art
Nel frenetico susseguirsi di eventi mondani che caratterizza la Milano Design Week c’è un luogo che impone una riflessione meditativa sul razionalismo italiano, Villa Pestarini progettata da Franco Albini tra il 1938 e il 1939.

Per la prima volta assoluta aperta al pubblico, la villa ospita l’esposizione di Alcova 2026, una piattaforma espositiva pionieristica del Fuorisalone dedicata al design contemporaneo e sperimentale. Per il 2026, trasforma due location uniche nella zona Baggio/Primaticcio: la storica Villa Pestarini e l’ex Ospedale Militare di Baggio.
Quest’anno Alcova ha ospitato 131 talenti internazionali, tra cui designer indipendenti, prestigiose scuole di design, come la Saint Martins school of Arts di Londra e la Design Academy di Eindhoven, e brand iconici come Cassina con l’allestimento di Patricia Urquiola, offrendo una panoramica della ricerca nel design.

L’esposizione di Alcova rappresenta una sorta di SoHo milanese del design, che unisce installazioni, arte e architettura in spazi industriali o storici prima abbandonati e chiusi al pubblico, un approccio che crea un cortocircuito tra il luogo e l’oggetto esposto. In tal modo il pubblico può scoprire luoghi privati o solitamente inaccessibili, come Villa Pestarini e aree inesplorate dell’Ex Ospedale Militare, inclusa la chiesa e l’archivio.


Villa Pestarini rappresenta un unicum nel panorama milanese in quanto è l’unica villa esclusivamente realizzata dal Maestro del razionalismo italiano a Milano. Una delle più studiate dagli architetti che finalmente potranno ammirarla anche dall’interno.

Costruita in origine vicino a un distributore di benzina in accordo con l’esaltazione del mito futurista della velocità, l’architettura si mostra all’esterno come un esercizio di purezza e sottrazione: una facciata stradale severa, sottolineata da tagli netti. Al contrario all’interno troviamo una facciata caratterizzata da ampie aperture di luce verso il giardino privato ed al primo piano un terrazzo con pergolato.
Quando si visita villa Pestarini ci si rende conto di come Albini abbia creato dei volumi unici e straordinari capaci di delineare un’architettura senza tempo.
La scala interna, perno della distribuzione spaziale, non è un semplice elemento funzionale ma un corpo etereo che esalta il passaggio tra livelli rendendo concreta la dinamica tra gli ambienti principali e funzionali. La contrapposizione tra la scala e la parete traslucida restrostante rende ancora più evanescente la struttura, puntellata da gradini in marmo di carrara.
L’occasione dell’esposizione invita a dialogare i designer contemporanei con gli spazi della Villa e con l’eredità di Albini. In particolare sono due gli interventi legati a questa eredità: l’installazione di Patricia Urquiola che riunisce i pezzi del design iconici di Albini rieditati in esclusiva da Cassina – Haworth. La sedia Tre pezzi, la chaise-longue a dondolo Canapo, il tavolino Cicognino trovano in questo spazio la perfetta collocazione. L’altra esposizione legata al Maestro è quella di Boccamonte che presenta la sua prima collezione di arredi celebrando il lavoro dell’architetta Luisa Castiglioni, allieva di Albini.
La villa tra basement, piano terra, primo piano e spazi esterni si popola di progetti di designer e studi che la reinterpretano in chiave contemporanea, confondendo lo spettatore che si trova a porsi domande su ciò che è contemporaneo e ciò che è il linguaggio razionalistico di Albini. Mentre l’esterno rimane caratterizzato dal rigore formale, dalla lamiera grecata bianca e dal vetrocemento, l’interno è popolato dai progetti di designer indipendenti e studi internazionali che si misurano con gli interni cercando una riconnessione spirituale con il bisogno profondo dell’abitare.
Se Villa Pestarini rappresenta la dimensione intima e colta del progetto, l’esposizione di Alcova presso il complesso dell’Ospedale Militare di Baggio mostra il contrasto estetico che si fa brutale e al tempo stesso affascinante: le grandi installazioni site-specific occupano spazi abbandonati e fatiscenti di cui si legge ancora la storia e la consunzione.
In questo contesto, il design si spoglia della sua funzione puramente commerciale per diventare strumento di indagine sociale. Progetti come “Devices for Connection” o le riflessioni dell’architetto danese Bjarke Ingels nei talk pomeridiani, trasformano l’esposizione in una “città nella città”, dove la tecnologia e l’intelligenza artificiale (tema centrale del workshop curato in collaborazione con Claude) accompagnano nella ricerca di una nuova grammatica estetica. Partecipare ad Alcova non è una semplice visita fieristica, ma un’esperienza di scavo archeologico nel futuro. È l’invito a riscoprire come il design contemporaneo possa ancora trarre linfa vitale dal rigore razionalista, trovando in quegli spazi — pensati quasi un secolo fa — la cornice perfetta per le domande dell’uomo di domani.
Cecilia FORTUNA Milano 3 Maggio 2026





