” … me lo levai dinanzi ne lo volsi mai più vedere”. L’amara vicenda di Niccolò Tornioli, autore de”Gli Astronomi”, un capolavoro della Galleria Spada.

di M.Lucrezia VICINI

                                         Niccolo’ Tornioli  (Siena, 1606 – Roma, 1651)

Gli Astronomi, olio su tela, cm 148 x 218,5. Inv. n.269; Roma, Galleria Spada, III Sala

PROVENIENZA: COLLEZIONE DI VIRGILIO SPADA

Esposizioni: La Ragione e il Metodo. Immagini della scienza nell’arte italiana. Crema 1999; Ricercare. Scienza e Tecnologia in Italia dal Rinascimento al XXI secolo. Tokio 2001; Il Cannocchiale e il Pennello – Pisa Palazzo Blu 9 maggio-19 luglio 2009

Il dipinto fu acquistato da  padre Virgilio Spada (1596-1662), fratello oratoriano del cardinale Bernardino (1594-1661), direttamente dal pittore il 30 giugno 1645, insieme ad un altro raffigurante Caino che uccide Abele, oggi nella Sala dei Velluti di Palazzo Doria Pamphili a Roma, per un totale di 85 scudi (1).

Tra i due esisteva un solido rapporto amichevole e di committenza. Lo Spada considerava l’artista secondo solo a Pietro da Cortona e la stima che riservava per lui la esprimerà formalmente nell’Opus Architectonicum redatta con il Borromini nel 1647, mettendo in risalto la sua bravura, che vedeva purtroppo non assistita da uguale fortuna (2).

Fu proprio tramite Virgilio, in quanto sovrintendente ai lavori della Reverenda Fabbrica di San Pietro, che ottenne l’incarico di eseguire i cartoni e i relativi mosaici per la cappella del SS.mo Sacramento, i cui pagamenti risalgono da febbraio del 1647 ad aprile del 1648 (3).Un lavoro notevole che al suo termine avrebbe dovuto celebrare la carriera artistica del pittore e invece ne rappresentò la fine.

Egli, poco esperto nella tecnica musiva non utilizzava le tessere colorate, ma si limitava a dipingerle e pertanto poco prima del Giubileo del 1650, venne interrotto insieme agli altri, tra cui lo Spadarino, da una lettera scritta dallo stesso Virgilio (4 ).

Il danno provocato con l’astuzia gli costò così ulteriori possibilità di lavoro nel mondo romano e soprattutto il sostegno di Virgilio il quale, in una lettera del 1658 in cui motivava la sospensione dei lavori della cappella, ebbe a dire sdegnato contro di lui:

“…me lo levai dinanzi ne lo volsi mai più vedere onde ivi divenne nemico” ( 5 ).

Morirà un anno dopo, il 18 agosto del 1651.

Nell’inventario dei beni ereditari del 1655 di Virgilio, il dipinto con Gli Astronomi è citato come

Un quadro grande con figure diverse di matematici, del Tornioli, cornice dorata (6).

Risulta invece menzionato col titolo di Scuola di Astronomia s. 200 e con l’attribuzione a Mattia Preti nell’inventario del 1759 (7),  che lo descrive  nella Stanza  a volta, ovvero nell’attuale quarta Sala del Museo. Nell’Elenco Fidecommissario del 1862 è possibile rilevarlo con lo stesso titolo, ma senza attribuzione, e inoltre spostato nella Camera turchina verso la piazza, in una stanza del Piano Nobile del Palazzo Spada (8). Sempre come Scuola di Astronomia, ma con il diverso riferimento a Luca Giordano, il dipinto viene ancora segnalato nella ricognizione inventariale del 1925 e nella coeva stima di Hermanin che lo valuta L.2000 (9). Documentato all’interno delle stanze di Palazzo Spada fino a questo anno 1925, trovò definitivamente la sua attuale collocazione nella terza Sala del Museo nel 1951, quando Federico Zeri curò l’allestimento della Galleria per poterla riaprire al pubblico.

L’opera è stata assegnata al periodo giovanile di Mattia Preti dal Porcella (10). Longhi (11) si esprime a favore di un pittore toscano, molto vicino a Sigismondo Coccapani. L’attribuzione a Niccolò Tornioli spetta a Zeri (12) che opera un confronto con l’ovale affrescato nel  soffitto dell’anticamera della  cappella di San Filippo Neri alla Chiesa Nuova e con le altre opere certe del pittore presenti nel Museo stesso.

Incisione di Stefano della Bella

Il soggetto nasce da una interpretazione della stampa di Stefano della Bella posta sul frontespizio del Dialogo dei Massimi sistemi del mondo, Tolemaico e Copernicano di Galileo Galilei, edito a Firenze nel 1632, dove è raffigurata una disputa tra Aristotele e Copernico relativa alla validità delle due teorie, eliocentrica e geocentrica.

La scena della discussione nel dipinto del Tornioli si anima nel gruppo di sinistra e del centro, dove spicca un personaggio con berretto, identificato con l’astronomo polacco Nicolò Copernico, che indica in lontananza le fasi lunari a sostegno della teoria eliocentrica da lui enunciata nel 1540.

A fermare la sua mano destra è Aristotele,  assertore della teoria geocentrica, verso il quale si mostra compiaciuto il personaggio alle sue spalle, inteso proprio come l’astronomo Tolomeo.

Niccolò Tornioli Gli Astronomi,  particolare
Niccolò Tornioli Gli Astronomi particolare 1

La donna che indica Aristotele e guarda Tolomeo sta a sottolineare l’intesa speculativa tra i due. A destra il dipinto si arricchisce di spunti iconografici atti a convalidare l’esattezza della teoria eliocentrica, confermata da Galileo attraverso il cannocchiale, nuovo strumento di indagine da lui scoperto, grazie al quale potè visionare ed esplorare approfonditamente la volta celeste, e che rese noto con il Nunzio Sidereo del 1610 provocando la sua condanna. La presenza del cannocchiale nella mano del giovane in primo piano che osserva il globo celeste, derivazione del celebre Narciso del Caravaggio (13), rappresenta un omaggio proprio a Galileo che in tal modo potè dare impulso allo studio dell’astronomia. Quest’ultima impersonata dalla donna con il berretto, squadra e compasso che invita pure l’altro gruppo alle sue spalle a guardare una stella sul globo celeste.

L’opera eseguita dall’artista nel pieno della sua maturità artistica, oltre a rispondere ai gusti culturali del padre oratoriano, che fin da giovane nutriva un forte interesse per l’astronomia e l’astrologia, e all’epoca si mostrò valido sostenitore del pensiero e della  metodologia di Galileo,  manifesta l’apertura agli ideali caravaggeschi e cortoneschi che si riscontrano nella carica emotiva dei personaggi e nell’attenzione mostrata per il modellato e per il panneggio. Non mancano riferimenti,  nella cura degli effetti chiaroscurali, alla pittura del Lanfranco e di Mattia Preti, e alla scuola veneta nella resa della gamma cromatica, densa e modulata da  vive tonalità di colore. Qualità stilistiche presenti anche nella Disputa di Gesù con i dottori nel Tempio di Collezione privata (14) .

Per un approfondimento sui dipinti del pittore Niccolò Tornioli presenti presso la Galleria Spada, si veda la presente monografia : Vicini M.L. Il Pittore Niccolò Tornioli e la Galleria Spada. Roma 2001

M. Lucrezia VICINI  Roma 25 Gennaio 2026

NOTE

1)Cannatà R., in Laboratorio di restauro 2, a cura di Dante Bernini, Roma,1988,pp.174-179, note 1,2; Fondo Spada Veralli. Archivio di Stato di Roma, Vol.829,carte 51,74; Cannatà,R., Il Collezionismo di Virgilio Spada, in Cannatà,R., Vicini,M.L., La Galleria di Palazzo Spada. Genesi e storia di una Collezione, Roma,1992,pp.74-79,82  note 43-49;Ciampolini,M., Bernardino Mei e la pittura Barocca a Siena, catalogo della mostra, Firenze1987,pp.109-121; Vicini,M.L., Il pittore senese Niccolò Tornioli e la Galleria Spada, Roma,2001,pp.3-31;
2) Connors J., Borromini and the Roman Oratory, 1980,pp.23-24;
3) Cannatà R., op.cit., in Cannatà,Vicini,1992,pp.76-77,83,  note 38,39,41
4) Heimburger Ravalli M., Architettura Scultura e Arti minori nel Barocco Italiano, Ricerche nell’Archivio Spada, Firenze,1977, p.201-203; Guthlein K., Quellen aus dem Familienarchiv Spada zum Romischen Barock, Romisches Jahrbuch fur Kunstgeschichte,1978,pp.185-186
5) Heimburger Ravalli M., Architettura Scultura e Arti minori nel Barocco Italiano, Ricerche nell’Archivio Spada, Firenze,1977, p.205; Guthlein K., Quellen, aus dem Familienarchiv Spada zum  Romischen Barock, Romisches Jahrbuch fur Kunstgeschichte, 1985,p.215
6) Cannatà R., op.cit.in Cannatà,Vicini,1992,p.86,
7) Zeri F., La Galleria Spada in Roma, Firenze,1954,pp.136-137,161,n.650; Cannatà R., Vicini M.L., La Galleria di Palazzo Spada. Genesi e storia di una Collezione, Roma,1992,p.172,n.650;
8) Cannatà R., Vicini,M.L., op.cit.1992,p.191
9) Cannatà R., Vicini,M.L., op.cit.1992,pp.195,199
10) Porcella A., Le Pitture della Galleria Spada, Roma,1931,pp.141,238
11) Longhi R., 1949, comunicazione orale in Zeri,F., 1954,op.cit.p.137
12) Zeri F., op.cit.1954,pp.136-137
13) Vodret R., Caravaggio e i suoi. Percorsi Caravaggeschi a palazzo Barberini, Napoli,1999,pp.27-28
14) Randolfi R., Alcune precisazioni sull’attività romana di Niccolò Tornioli, in Studi di Storia dell’Arte, 1996, n. 7,pp.353-354; Randolfi R., Niccolò Tornioli, Todi 2022
Cannatà R., Galleria di Palazzo Spada, Roma,1995,pp.83-84
Vicini M.L., Guida alla Galleria Spada, Roma,1998,pp.53-54
Weston G.M. ad vocem, Dizionario Biografico degli Italiani, V.96, 2019