Mauro Molinari: “Figure” dal passo leggero … Dall’accessorio di moda al grounding, dall’empatia all’oggetto messaggio: “Put yourself in someone’s shoes”

di Carla GUIDI

 

Una mostra imperdibile questa di Mauro Molinari dal titolo “Figure” alla Galleria Gallerati, via Apuania, 55 (Roma) fino al 16 luglio 2025 da lunedì a venerdì ore 17-19, ma con la possibilità di visitarla fino all’8 settembre prossimo, previo appuntamento al tel 06/44258243 – 347 7900049 –http://www.galleriagallerati.it

1 Mauro Molinari nel suo studio – foto di Valter Sambucini

Catalogo con i testi di testi di Carlo Gallerati, Loredana Cacace, Emanuela Carone, Stefania Severi. 

2 Locandina mostra
3 Copertina Catalogo

Vengono esposte due grandi tele ed alcuni oggetti, rivisitati attraverso una delicatissima pittura su sovrapposizioni di carte colorate. Tra questi 20 teatrini, libri d’artista e 29 paia di scarpe da donna (misure dal 35 al 39, cioè per piedi di persone diverse) scarpe fantasmatiche, sandali col tacco alto e décolleté come icona senza tempo di femminilità e seduzione, con sorprendenti storie ricamate dentro e fuori … Tutte calzature però che non contendono fraintendimenti di natura fisica/olfattiva, in poche parole non sono oggetti-feticcio nel senso freudiano del termine e neanche nell’accezione del ready made ovvero objet trouvé di Marcel Duchamp, con un doveroso riferimento a Louise Kaplan psicoanalista e scrittrice statunitense – Falsi idoli. Le culture del feticismo -. Neppure vogliono essere oggetti-merce, immessi nel circuito della moda, poiché diverso è il contesto e gli oggetti in questione non hanno la vestibilità dell’uso.

4 – Istallazione calzature

Aderiscono invece a pieno titolo alla loro funzione di “segno”, nell’eterna rincorsa linguistica tra significante e significato che l’oggetto “scarpe” porta con sé, un doppio per definizione e grounding materiale dell’immateriale, non a caso Mauro li ha ribattezzati “fantasmi”.

Questo chiama in causa il teatro, come presenza inserita nella forma verbale empatica e metaforica di “camminare nelle scarpe altrui”. Un vecchio proverbio degli indiani Apache recita (in una delle sue tante versioni): “Prima di giudicare qualcuno devi camminare molte lune con i suoi mocassini” … o se vogliamo corrispondente al “sapersi mettere nei panni degli altri”. Sempre sul filo della contraddizione a questi presupposti teorici la performance interattiva della bellissima Gloria Bazzocchi, è stata invitata dall’artista nell’inaugurazione a drammatizzare piacevolmente la “prova delle calzature” offerta alle signore presenti … Ma si è trattato di un happening, focalizzato non tanto sull’oggetto ma sull’evento, in sintesi di nuovo una forma di teatro che diviene intercambiabilità eletta ad esibizione.

                                                                                               5 – 6 – 7 Fantasmi

In diverse occasioni ho già parlato del complesso lavoro artistico e dell’ispirazione poetica del nostro autore, che non si accontenta di trovare formule stilistiche stabili, ma si rinnova ed alimenta il suo repertorio di invenzioni narrative, poiché di “Figure” si tratti e si continui a trattare nel suo universo simbolico.

Nel 2020 avevo scritto, sempre per questa rivista, “Le Textures di Mauro Molinari: di che stoffa siamo fatti?” – https://www.aboutartonline.com/textures-racconti-e-trame-per-un-immaginario-gentile-un-viaggio-nella-complessita-della-poetica-di-mauro-molinari/ dove già mettevo in risalto la sua passione narrativa incontenibile ed anche quel contesto formativo della sua emotività che rimanda all’infanzia dell’artista; il padre infatti era commerciante di tessuti e poi proprietario con la moglie di un atelier di moda.

Molinari bambino è vissuto quindi a contatto di stoffe di tutti i tipi, di tutti i colori, di tutte le consistenze; simulacri di stoffa infine come vestiti, presenze inquietanti e sensuali abitate da corpi immaginari, ma anche storie tessute, raccontate in intrecci preziosi, antichi e moderni, che riassumono la storia dell’umanità, provenendo dal tempo e dallo spazio di varie parti del mondo, portando il tocco di sconosciute dita delicate e l’immaginario dei popoli più diversi. Una pelle narrante quindi, ma anche un tessuto sensibile, illuminato dalla luce colorata delle stoffe sciorinate e scritte. In tal senso si devono intendere le due grandi tele qui esposte

 8 e 9 – “Astrazione” 2006, due acrilici su tela, da un tessuto cinese seta a garza del III sec. a.C., cm 140 x 120

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Partendo dalla consapevolezza che la ricerca artistica di Mauro Molinari si è svolta per cicli – che vanno dai registri informali degli anni ’60 alla pittura scritta ed alle geometrie modulari del ventennio successivo – infine negli anni ’90 si è dedicato alla rielaborazione pittorica dei motivi tessili, realizzati come segni di scrittura, frammenti di cose e di presenze naturali, vegetali e persino araldiche. Questi hanno invaso superfici pittoriche, tele, carte e stoffe, infine oggetti, che sono quelli qui ripresentati, rendendo giustizia a preziosi libri d’artista, teatrini, abiti e scarpe.

Infine dal 2008 Mauro Molinari ha iniziato quel ciclo pittorico dove torna centrale la figura umana, riconoscibile come soggetto della narrazione e immersa di solito in architetture urbane per un percorso socio-narrativo denso di prospettive che affondano in tutte quelle problematiche alle quali il postmoderno ci ha assuefatti. Nel mio articolo sopra citato (ci tengo a dirlo) mettevo quindi in risalto un particolare ricorrente che pare in genere passare inosservato. Cioè queste presenze umane navigano in ambienti che sembrano come ricuciti; se ne vedono i segni di sfilacciature, frantumazioni, filtrati attraverso stilemi personali, che aprono sempre un dialogo figurale con i più vari tessuti che fanno da sfondo, la stoffa ricamata, l’arazzo, la tenda. Come si vede anche in questo acrilico del 2014, qui riportato, si denuncia, ancora una volta, la predilezione di Mauro per il teatro, le scenografie che presentano la loro realtà come pura rappresentazione.

10 – Il palleggio 2014 – acrilici su tela 80×100

Più volte messo in risalto da molti autori, in un libro Renata Pompas inserisce a pieno titolo Mauro Molinari tra i fondatori storici della Fiber Art Italiana, ma aggiungo che egli, a mio parere, non inciampa mai nella perversa dicotomia tra astratto e figurativo, ma affronta a vari livelli quello che ci comunica Horst Bredekamp con “Immagini che ci guardano. Teoria dell’atto iconico”. Compaiono e ricompaiono quindi queste “figure”, titolo dell’attuale mostra, che corrono in improbabili scenografie cittadine o seminascoste, appena accennate o solamente percepite nella loro assenza. Ci sono sempre state in una trama narrativa che si rinnova e prosegue la sua indagine sull’avventura della vita.

E’ questo un intreccio virtuoso che risalta nella sua biografia e negli scritti della sua compagna e musa, da poco scomparsa Emanuela Carone, restituiti nel catalogo con il titolo “Venti anni di Orditi & Trame” del quale riporto un brano:

Per la sua storia ed i suoi interessi (e certo non per il dilagante tentativo di confondere la moda con l’arte) Molinari non poteva sottrarsi al confronto con l’abito: proprio dal suo percorso di sperimentazione nasce naturalmente, nel 2004, l’allestimento di 2 grandi vetrine di abiti di carta nella Tessitura Mantero di Como; in questa installazione-ambiente la delicatezza dei materiali, l’impostazione delle forme e l’originalità della pittura esprimono molto bene il confronto-contrasto del prodotto d’arte con il prodotto di consumo (ecco un’altra “scena” che reinvesta la realtà!). Esprimeva gli stessi significati la spettacolare installazione allestita l’anno precedente nel Museo de L’impression sur Ėtoffes di Mulhouse, dove decine di scarpe dipinte salivano il grande scalone d’accesso alle sale museali. E ancora, l’installazione al Salons de l’Hôtel de Ville di Montrouge, dove un manichino dalle forme stereotipe – ma mutilato – troneggiava al centro del salone con una pelle incisa e dipinta in modo preziosissimo.
11 – Selfie 2019 elaborazione digitale e pittura su tela 150×100

In un altro mio articolo, più recente, “Mauro Molinari. Scenografie e narrazioni di corpi che riflettono la luce” (Latina, 21 – 29 marzo) https://www.aboutartonline.com/mauro-molinari-scenografie-e-narrazioni-di-corpi-che-riflettono-la-luce-latina-21-29-marzo/ evidenzio come infine Mauro abbia poi prediletto narrare, in un mondo di segni e simboli, di superfici ricamate e preziose, la “corruttibile” ed emotivamente energica presenza umana, ma protagonista rimane la pelle, la superficie del quadro, la stoffa, l’aria simbolica che avvolge i personaggi che a loro volta riflettono la luce e gli oggetti. Una rappresentazione poetica che non anestetizza, ma denuncia, con metafore ironiche e sorprendenti. Sono tutti corpi che brillano e rimandano pensieri figurali, come in questo splendido autoritratto del 2019, un corpo che sembra di vetro e che lasci trasparire una luce che viene da dentro, sulla cui pelle il mondo si riflette come un tatuaggio.

In conclusione vorrei citare, dall’interessante articolo di Stefania Severi, alcune notazioni che condivido pienamente:

Ho seguito il cammino di Mauro Molinari nella Fiber Art, di cui giustamente è considerato in Italia uno degli epigoni, dalla fine del secolo scorso, e precisamente da quando mi coinvolse nel suo progetto “Stellae Errantes” che ebbe la sua prima presentazione nella Abbazia di Fossanova, nel 1999, per approdare, per l’Anno Santo del 2000, alla Basilica di Santa Maria in Montesanto, la Chiesa degli Artisti di Roma, di cui all’epoca curavo l’attività espositiva. (…) A me che già seguivo la Fiber Art, l’interpretazione che ne offriva Molinari era decisamente diversa da quella proposta da quasi tutti gli artisti di quella corrente. Mi apparve come lo “studioso” del tessuto. Ma da cosa veniva questo interesse così specifico? Normalmente si pensa che l’artista crei in modo indipendente e autonomo, ma questo è vero solo in parte perché la formazione ha comunque un ruolo importante e per Molinari era stata offerta dalla dimestichezza con le stoffe, avendo avuto i genitori attivi nel campo del tessile e della moda. Quindi si può dire che un sottile fil rouge, quello appunto del filato, abbia attraversato la sua vita da sempre. Ed eccolo riaffiorare nell’artista anche se fuori dal telaio. Basta leggere le didascalie di tante sue opere per incrociare lampassi, broccati, velluti, tarlatane, sete, garze, sciamiti, a partire dalle sete a garze cinesi del III secolo a.C., con provenienze, oltre che dalla Cina, da tutt’Italia e da Spagna, Inghilterra e India. Molinari ha attinto da tutti questi tessuti, sempre antichi, e ricchi di fascino per le memorie sedimentate, dando loro nuova vita e nuovo senso.
12 Installazione
Sono divenuti opere scultoree, appunto, pianete, scatole, libri, borse, scarpe, vestiti, pannelli … ed hanno trovato sempre un nuovo significato. In quei primi anni 2000 la sua ricerca ha prodotto una serie di 19 libri-catalogo, molti dei quali arricchiti da una grafica numerata e firmata, raccolti nella collana “Tessuti e Trame”, un termine che allude anche ad una ricerca personale e ad una riflessione sulla vita. (…)

Carla GUIDI  Roma 13 Luglio 2025